Difficoltà tecnica   Medio

Coordinate 1088

Uploaded 18 maggio 2017

Recorded maggio 2017

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1.308 m
556 m
0
2,2
4,4
8,85 km

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vicino Cardoso, Toscana (Italia)

MONTE CROCE 1314 m. Su uno zoccolo calcareo, che cinge con begli appicchi tutta la metà occidentale del monte, si elevano vasti pendii prativi che fanno capo alla cima piramidale famosi per la loro fioritura di giunchiglie.

Si parte da Stazzema, lasciando la macchina in fondo alla strada sterrata chiusa dalla sbarra di accesso al B&B Casa Giorgini.

Percorriamo il tratto di strada sterrata che dalla sbarra ci porta al B&B e intercetta il sentiero CAI 5A (che porta verso il Rifugio CAI Forte dei Marmi) e il CAI 6. Lo percorriamo per un breve tratto, fin dove i due sentieri si dividono e lasciandoci a destra il sentiero CAI 5A proseguiamo sul sentiero CAI 6 in direzione M. Forato, M. Croce, Foce di Petrosciana e Foce delle Porchette.

Lungo il percorso arriviamo alla Fonte di Moscoso, dove è possibile fare rifornimento d'acqua. Presso questa fonte arriva anche il sentiero CAI 8 che partendo da Cardoso, arriva al paesino di Palagnana. Da questo punto in poi il sentiero CAI 6 e 8 hanno percosso comune per circa 200 m dopo i quali troviamo un bivio, al quale svolteremo a destra sul sentiero CAI 8 verso Foce delle Porchette - Palagnana lasciandoci a sinistra il sentiero CAI 6 che porta verso Foce di Petrosciana e Monte Forato.

Il percorso, che fino a questo momento si è svolto su terreno senza particolari salite tranne quella che dal parcheggio al bivio sopra Casa Giorgini, torna a salire in maniera più decisa e, in circa 500 m ci porta alla Foce delle Porchette (m. 962). Da questa foce si raggiunge il M. Croce per il sentiero CAI 108.

Decidiamo invece di fare una variante al percorso classico, il quale nel mese di Maggio diventa transitatissimo di persone che accorrono a vedere la spettacolare fioritura dei Narcisi selvatici detti anche Giunchiglie. Questo percorso che andremo a fare, è in tutta la sua interezza molto panoramico, e interessante facendoci raggiungere alcuni posti che generalmente non raggiungiamo mai con il percorso normale e inoltre non frequentato o quantomeno poco.

ATTENZIONE!!!

Il percorso nel complessivo non è difficoltoso ma presenta alcuni punti esposti con passaggi su roccia alla quale bisogna prestare attenzione soprattutto se bagnata, e un passaggio d’arrampicata di 2-3 grado nell’ultimo tratto sotto la vetta del M. Croce.
Da Foce delle Porchette camminiamo per circa 30 m sul sentiero CAI 109 che se percorso ci riporterebbe verso Foce di Petrosciana; troviamo una trincea baluardo della II GM che salendo ci lasciamo a sinistra per andare a percorrere una non sempre evidente traccia.

Il primo tratto sale in mezzo alle roccie lungo il bordo delle pendici del monte, per poi traversare tutto verso destra su una parete di roccia (PRESTARE ATTENZIONE!!).
Dopo questo traverso, la traccia comincia a risalire, su terreno non più esposto ma bensì si aprono spiazzi verdi in mezzo a vegetazione di faggi non fitta e cominciamo a trovare ometti a segnare il percorso.

Questa traccia ci porta in cima a un pianoro a quota 1168 m. circa. A questo punto, possiamo continuare subito verso destra verso il M. Croce, altrimenti facendo una piccola digressione a sinistra raggiungiamo per poi ritornare, un monumento della II GM con immagine sacra di una Madonna e la Buca di Bosi o Foiba del M. Croce. In questo posto è possibile osservare anche greggi di capre selvatiche .

Torniamo indietro sui nostri passi e superando il pianoro ci dirigiamo verso il M. Croce perdendo leggermente quota per poi ricominciare a salire sui primi pendii che a Maggio sono fioriti di Giunchiglie.

Questi posti sono a mio parere molto più rigogliosi di fioritura dei narcisi, forse per il passaggio quasi nullo di persone.
Risalendo arriviamo alla base di una paretina la quale con dei passaggi di arrampicata di 2° / 3° grado ci portano sul pendio vero e proprio del M. Croce che ci porterà fino in vetta.

Dopo una sosta, riprendiamo il nostro cammino scendendo lungo il sentiero normale del M. Croce, che porta verso la Fonte del Pallino, spiazzo situato tra la base dei prati della montagna e la località Le Scalette.
Qui si trova una piccola risorgiva d’acqua la quale però non è quasi più possibile rifornirsi.

Il tratto di sentiero CAI 108 in località Le Scalette è attrezzato con catene a funzione di corrimano, per poi correre in lieve discesa fino alla Foce delle Porchette.
Arrivati nuovamente a Foce delle Porchette, riprendiamo il sentiero che abbiamo percorso in andata.

MONTE CROCE TRA MITI E LEGGENDE: LE DUE FIAMMELLE
(Tratto da “Le Leggende delle Alpi Apuane” di Paoloi Fantozzi).

Sulle Apuane si crede che la notte del due novembre, ossia la notte dei morti, le anime degli annegati, degli uccisi, degli insepolti e di tutti coloro che comunque non riposano in terra consacrata, vaghino nei boschi e sulle montagne. Nei dintorni del Monte Croce, nelle Alpi Apuane meridionali, c’è una leggenda molto particolare: quella delle fiammelle che una volta l’anno la notte del due Novembre, tornano ad incontrarsi sulla vetta del monte. Tanti anni fa, due giovani pastori erano soliti incontrarsi nei verdi prati sottostanti la cima della montagna e, proprio lassù, si promisero marito e moglie. Un giorno, era il mese di Maggio, a causa delle scorrerie delle navi barbaresche sulla costa, il giovane pastore fu chiamato, come molti altri giovani, a difendere i villaggi dei pescatori sul litorale. La notizia gettò nella più profonda disperazione la povera ragazza che corse subito sulla vetta della montagna, dove tante volte era rimasta con il suo innamorato. Iniziò a piangere e, subito ogni lacrima che versava si trasformava in un profumato fiore. Tanta fu la disperazione della ragazza che, dopo pochi mesi da quel tragico giorno, si ammalò gravemente e morì in pochi giorni. Ogni anno, la notte del due Novembre, due fiammelle bellissime, luminose e serpeggianti, vengono ad incontrarsi sulla cima del Monte Croce. Una di esse viene dal mare e l’altra attraversa i boschi della montagna. Poi si raccolgono in disparte, aggirandosi di dirupo in dirupo, ma non appena un barlume di luce rischiara l’orizzonte, scompaiono e il luogo ritorna, solitario e quasi spaventoso. Nel mese di Maggio i fianchi della montagna si coprono di bianche giunchiglie: sono le lacrime della ragazza che sbocciano ogni primavera in ricordo del suo amore.

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