Tempo  un'ora 54 minuti

Coordinate 383

Uploaded 23 settembre 2018

Recorded settembre 2018

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535 m
399 m
0
0,3
0,5
1,0 km

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vicino Buti, Toscana (Italia)

Della ferrata Sant'Antone c'è chi ne parla bene, c'è chi ne parla male, ma tutti sono d'accordo nel dire che è una ferrata impegnativa.

La ferrata si svolge principalmente in orizzontale (sono circa 1 km di lunghezza per 160 metri di dislivello) con un'ampia esposizione, ma non mancano comunque tratti in verticale sia in salita che in discesa. In più, gli innumerevoli spigoli e cengie che vanno superati, la rendono veramente bella, interessante e completa. Molti la reputano una vera e propria palestra di arrampicata, e a ragione, visto che comunque tutto il complesso è caratterizzato da pareti attrezzate e la roccia ha quasi sempre degli appigli da poter usare in alternativa al cavo.

Ci sono due ampi spazi in cui lasciare la macchina, il primo si trova a circa 300 metri più in basso dall'inizio del sentiero che porta all'attacco della ferrata, il secondo proprio all'uscita, in località Ghiaccetto.

La ferrata è suddivisa in tre parti ed ha tutti i fittoni numerati, da 1 a 178. Il primo tratto va dal fittone 1 al 65, il secondo dal 66 al 106, e l'ultimo dal 107 al 178.

Il primo tratto è particolarmente impegnativo, anche perché i muscoli sono ancora freschi. Dopo un traverso con un primo spigolo da aggirare, si prosegue verso quello che viene definito il "buongiorno della ferrata": un tratto in verticale in salita da fare con l'ausilio di una scaletta di ferro. Il problema però, è arrivarci a questa scaletta!
Altra caratteristica di questo primo tratto è la presenza di una statutetta raffigurante una madonna nera!
Finito il primo tratto, al fittone 65, il percorso incrocia il sentiero che attraversa tutta la ferrata. Qui è possibile interrompere la ferrata scendendo nuovamente verso la strada.

Il secondo tratto è quello meno impegnativo, caratterizzato da tratti verticali in salita e in discesa.

Il terzo tratto è quello più impegnativo a livello fisico. Ormai ci si è abituati alle cengie, agli spigoli, ai traversi ed ai sali e scendi della ferrata. I muscoli sono caldi e abbastanza stanchi. E proprio su questo tratto, poco prima della fine, ci sono due tratti in salita verticale molto ravvicinati (fittone 154 e fittone 158), di cui il primo con un angolo sfavorevole (meno di 90°). Superati questi due tratti i muscoli delle braccia sono sempre più provati. Rimane quindi l'ultimo traverso che porta al fittone 165, dove si può scegliere tra due percorsi di uscita alternativi, il primo (verso l'alto) esce praticamente subito, l'altro invece porta ad un ponte tibetano ed all'ultima salita verticale.

L'ultima parete verticale posta dopo il ponte tibetano è quella più difficile di tutte. Sono circa 5 o 6 metri in cui bisogna praticamente tirarsi su con le braccia. Sono presenti un paio di staffe da usare come aiuto, una è particolamente adatta ad una sosta con il rinvio. Per issarsi sulla parete resta utile anche il cavo del ponte tibetano, che può essere usato per appoggiarci un piede e fare forza.

Usciti dalla ferrata, non resta che firmare il libro di vetta (io l'ho trovato completo!) e sbucare in località Ghiaccetto. Spalle alla ferrata, si attraversa tutto il piazzale verso destra e si incontra il sentiero di discesa che riporta all'inzio della ferrata. Attenzione perché il sentiero è particolarmente ripido.

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