Tempo  56 minuti

Coordinate 574

Caricato 9 maggio 2020

Registrato dicembre 2009

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1.686 m
695 m
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2,3
4,7
9,37 km

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vicino a Ugliancaldo, Toscana (Italia)

Dopo due mesi di trekking in solitaria e spesso in notturna sui monti dietro casa (benedetti monti!) che mi hanno permesso di mantenere l’allenamento rieccomi sulle amate Apuane…due mesi non facili che però mi hanno dato l'opportunità di progettare 47 giri inediti e interessanti che proporrò nei prossimi mesi, virus e soprattutto Governo permettendo.
Per questo giro ringrazio pubblicamente Silvano Rossi per le preziose informazioni, Enzo Maestripieri per alcuni chiarimenti e consigli ricevuti e Paolo Mazzoni che con il suo foto – album pubblicato su internet mi ha guidato in questa bella escursione che in parte ho comunque voluto personalizzare.
Il giro complessivamente l’ho classificato di media difficoltà perché non presenta particolari difficoltà tecniche ma diventa impegnativo se non si è allenati o non si ha confidenza con il terreno apuano…quest’ultima è una regola che vale sempre se si vuole andare sulle Apuane.
La partenza è dalla marmifera che da Ugliancaldo (MS) porta alla cava del Cantonaccio e più precisamente nel punto da dove proviene il CAI 192 che verrà sceso al ritorno in prossimità di un evidente canale…questo punto è situato poco prima della sbarra che blocca l’accesso alla cava ai non autorizzati.
Si supera la sbarra e si segue la via di cava su salita che si fa sempre più ripida e su terreno smosso; arrivati ad un certo punto occorre telefonare al numero riportato scritto su un cartello se si vuol procedere in sicurezza…l’addetto alla sicurezza risponde sempre e blocca i lavori giusto il tempo per lasciar passare e nessun detrito viene fatto rotolare a valle.
La cava è in funzione tutti i giorni tranne la Domenica ma oggi anche se era Sabato era chiusa per ripristino della strada causa frana quindi non ho dovuto telefonare.
Usciti dalla cava si giunge alla casa dei vecchi macchinari e una volta superata si oltrepassa un piccolo ravaneto costituito da grossi macigni e si segue le indicazioni per la ferrata Zaccagna (ancora ufficialmente chiusa ma presto verificherò).
Ci si ritrova cosi nel bosco e a questo punto, anziché proseguire sul CAI 190 (Sentiero Zaccagna) si prende a sinistra il sentiero che sale (segni bianco rossi o solo rossi) dove c’è il cartello che indica per la ferrata Tordini Galligani (o Siggioli).
Il sentiero sale costantemente e porta dopo vari tornanti all’attacco della ferrata che risale un erto costone fino a raggiungere Foce Siggioli.
Avendo già trattato questa ferrata per maggiori info leggete le relazioni già pubblicate oppure, ancora meglio, andatela a cercare sul sito vieferrate.it .
Arrivati a Foce Siggioli l’idea è quella di salire sul Pizzo d’Uccello da un sentiero nuovo, poco conosciuto e più panormico del CAI 181 che costeggia più o meno sempre la cresta di Capradossa.
La cresta di Capradossa è il tratto di cresta che da Foce Siggioli giunge all’antecima del Pizzo e non il tratto che da Foce Siggioli va verso Poggio Baldozzana come invece dicono erroneamente quasi tutti in quanto il vero appellativo di questo tratto è “costiera di Capradossa”.
Da Foce Siggioli quindi si va verso il Pizzo percorrendo un brevissimo tratto del CAI 181 il quale però si lascia nel punto in cui esso scende leggermente a sinistra mentre a destra è evidente un altro sentieretto che prosegue dritto e dove all’inizio, sul tronco di un albero, è presente un bollo di colore rosso.
Il sentiero è ben visibile e costeggia quasi sempre il filo di cresta; è molto panoramico e non difficile.
L’unico punto in cui occorre avere un minimo d’occhio è quando, poco prima del Picco di Capradossa, occorre fare un traverso prima di salire su esso in quanto il pendio è piuttosto ripido.
Bellissima è la veduta che si ha dal Picco di Capradossa sul Ripiano di Capradossa (punto in cui la cresta si allarga e scorre pari) con dietro il Torrione, il Pizzo d’Uccello e la profonda spaccatura del famoso Canale dei Genovesi.
Superato il Ripiano ho fatto una deviazione sul Torrione di Capradossa in quanto punto molto panoramico…salita breve e facile ma su terreno un po’ instabile, inclinato ed esposto. Dal Torrione la parete Nord - Nord / Est del Pizzo è veramente vicina e così anche il canale dei Genovesi.
Da qui si vede bene un altro canale poco più a sinistra dei Genovesi che sicuramente risalirò questa Estate che potrebbe rappresentare una variante interessante al canale di risalita che prevede questo giro.
Si scende dal Torrione e si riprende il sentiero bollato di rosso percorso finora finchè si giunge ad un ravaneto.
Un’ opzione sarebbe quella di proseguire fino ad innestarsi all'inizio della Via Normale che porta al Pizzo ma in questo giro intendo risalire il Pizzo dal versante Est seguendo inizialmente un evidente canale che sta alla destra (ovviamente) poco sopra l’appena citato ghiaione.
Per raggiungere il canale si sale per un po’ l’instabile ghiaione puntando ad un gruppo di alberi dopo di che ci si dirige senza speciali difficoltà all’inizio del canale.
La salita non presenta particolari difficoltà e dopo averlo percorso per circa 100 metri lo si lascia quando esso si allarga per traversare verso destra per altri 100 metri circa mirando ad una selletta erbosa.
Volendo si può proseguire a dritto nel canale e facendo così immetterci sulla via normale dopo altri 50 metri.
Ma è più interessante traversare a destra in quanto l’ambiente è più panoramico e ci si rende conto meglio di come è fatto il versante Est di questa montagna.
Il traverso verso destra fino alla selletta non è difficile ma avviene su terreno poco stabile e abbastanza inclinato.
Giunti alla selletta siamo vicini alla parte terminale della cresta di Capradossa e al canale dei Genovesi che scorre profondo e più stretto rispetto alla parte bassa.
Dalla selletta pian piano ci si sposta verso destra e si inizia a salire senza particolari difficoltà la cresta vera e propria con a destra l’evidente canale a tratti ben visibile fino a giungere all’antecima del Pizzo d’Uccello (presso la quale termina il canale dei Genovesi) da dove passa la Via Normale che si percorre per un breve tratto fino a giungere alla vetta.
Sulla vetta come mi aspettavo, a causa dello scarso allenamento dovuto al blocco delle attività sportive di due mesi che per qualcuno è stato addirittura maggiore visto che durante la stagione invernale le Apuane sono molto poco frequentate, c'erano solo due persone!.
La discesa avviene dalla via normale seguendo i segni del CAI che è abbastanza semplice ma meno semplice di altre vie normali.
Da segnalare solo due brevi passaggi un po’ esposti e un punto stretto che per passare c’è da fare qualche contorsione…per il resto difficoltà tecniche non ci sono.
Si giunge alla Foce del Giovetto e si riprende il CAI 181 fino a Foce Siggioli dove c’è qualche punto un pochino esposto ma attrezzato con cavo. Superata Foce Siggioli si risale seguendo sempre i segni del CAI e si percorre l’aerea e panoramica costiera di Capradossa che rappresenta uno dei punti più belli e panoramici toccati da questo giro che però è stata rovinata dalla presenza di cavi che fungono da scorri mano protettivo anti estetici e inutili in quanto il tratto è aereo ma facile.
La cresta finisce e dopo aver superato un bosco si giunge all’area prativa di Poggio Baldozzana dopo di che ci si immette a sinistra sul CAI 192.
Dopo aver fatto altri svariati tornanti si giunge ad un importante bivio che non è facile da individuare (vedi waypoint!)…anziché proseguire per l’evidente sentiero segnato bisogna girare bruscamente a sinistra su un sentiero inizialmente poco visibile all’inizio del quale, alla base di un albero, è presente un piccolo ometto in pietra.
Il sentiero è ben messo e segnato ma in tre punti ho trovato alberi caduti che lo hanno fatto scomparire: il primo dove c’è un recinto con filo spinato dove bisogna procedere a dritto e superare un canaletto, il secondo dove basta proseguire dritto oltrepassando gli alberi caduti, il terzo poco prima dell’arrivo al punto di partenza.
L’ultimo tratto (il terzo) è veramente impraticabile perché i moltissimi alberi caduti hanno cancellato il sentiero che sarebbe proseguito oltre un canale e i segni del CAI sono assenti o più probabilmente dipinti sugli alberi caduti.
Avendo ben presente che il canale in questione è lo stesso che si vede arrivare da dove si è parcheggiata l’auto ho deciso di scenderlo senza pensarci troppo e infatti è stata la soluzione migliore.
Il canale va sceso per non più di 100 metri, è a tratti poco infrascato ma non presenta particolari difficoltà.
Ho dovuto modificare la traccia gps nel punto della cava del Cantonaccio perché molto disturbata; facendo così è saltato inspiegabilmente il tempo di percorrenza e la data di registrazione che me l’ha messa misteriosamente al 2009 mentre quella di caricamento della traccia è corretta .
Per fare tutto il giro ho impiegato 7 ore e 20 minuti con le giuste e dovute pause.
Consiglio di portare molta acqua perché il sole se c’è picchia forte e fonti d’acqua non ci sono; in caso di maltempo o con terreno bagnato evitare la salita al Pizzo in quanto molti tratti della via normale sono di roccia scistosa e quindi estremamente scivolosa se umida.
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Inizio cava

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Cartello

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Cava

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casa dei vecchi macchinari

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Tratto attrezzato

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Inizio ferrata Siggioli

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Sulla ferrata

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Sulla ferrata

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Sulla ferrata

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Sulla ferrata

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Foce Siggioli - fine ferrata

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Bivio CAI 181 / sentiero cresta di Capradossa

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Sentiero di cresta

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Sentiero di cresta

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Sentiero di cresta

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Sentiero di cresta

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Ripiano di Capradossa

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Torrione di Capradossa

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Cima Torrione di Capradossa

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Sentiero

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Uscita dal sentiero di Capradossa

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Verso il canale Est

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Dentro il canale

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Traverso a destra

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Di nuovo nei pressi della cresta di Capradossa

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Cresta di Capradossa

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Innesto sulla Via Normale per il Pizzo d'Uccello

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Vetta Pizzo d'Uccello (1781 metri)

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Via Normale Pizzo d'Uccello

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Verso la Foce del Giovetto

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Foce del Giovetto

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Costiera di Capradossa

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Costiera di Capradossa

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Cippo

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ATTENZIONE POCO VISIBILE: BIVIO CAI 192

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Sul CAI 192

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