Tempo  8 ore 59 minuti

Coordinate 225

Caricato 10 agosto 2019

Recorded agosto 2019

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1.716 m
378 m
0
2,0
4,0
8,1 km

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vicino Forno, Toscana (Italia)

Escursione di grande soddisfazione ma impegnativa. Di solito chi fa la ferrata del Contrario non pensa a fare la traversata dello stesso ma vengono scelte altre varianti di discesa senza salire sulla vetta eppure questa scelta sarebbe il proseguimento più naturale e logico dopo aver fatto la ferrata.
La scelta però di fare la traversata del Contrario va ponderata bene perché l’escursione come detto è impegnativa e non di facile classificazione. Il tragitto che da Biforco, punto di partenza di questo itinerario, porta all’attacco della ferrata (2,5 Km circa) è di tipo escursionistico anche se la salita è sempre sostenuta e da 380 metri di altezza si arriva a 1100 con la probabilità di essere già stanchi, se non si è allenati, prima di iniziare tutto il resto che è di difficoltà maggiore. La ferrata che è lunga poco più di 1 km è impegnativa fisicamente e porta ad un’ altezza di 1500 metri. Per fare la traversata del Contrario si salgono altri 280 metri e sia la salita che la discesa dal versante opposto non è più classificabile come escursionismo ma come alpinismo, facile, ma pur sempre alpinismo. Una volta finita la discesa del versante est del Contrario l’itinerario è nuovamente classificabile come escursionismo anche se avanzato perché non si cammina su terreno facile. Il giro per chi è allenato dura fra le 8 e le 9 ore ma se ci si comincia a fermare troppo spesso per i più svariati motivi, come mi è capitato di vedere, 12 ore possono non essere sufficienti e se la durata delle ore di luce non fossero molte potrebbero esserci dei seri problemi.
Appena scesi dall’auto a Biforco si inizia subito a salire e si prende prima la marmifera che va a sinistra (indicazioni per la ferrata e CAI 167) e poi il sentiero che ad un certo punto stacca a destra in ripida salita che poi sarebbe la vecchia lizza degli alberghi che in un paio di punti è sempre conservata abbastanza bene.
Dopo un tratto di bosco il panorama si apre sulla bellissima e verdeggiante valle degli alberghi, sulla costruzione che un tempo fungeva da dormitorio per i cavatori ora abbandonata e sulle retrostanti vette apuane: il Grondilice, il Contrario e il Cavallo.
Da qui si vede bene anche lo scivolo marmoreo detto “la piastra degli alberghi” dove si sviluppa la via ferrata da risalire.
Superata la “casa degli alberghi” in breve ci si trova all’attacco della ferrata che si trova in un piccolo piazzale di una ex cava; fin qui grandi difficoltà non ci sono state ma un po’ affaticati si.
Non mi soffermo nella descrizione della ferrata perché già fatto in altre relazioni però dico sinteticamente che è la più lunga e faticosa delle Apuane ma non difficile tecnicamente e mai troppo esposta se non in un breve tratto della parte terminale.
Dopo aver superato la placca iniziale in ripida salita c’è da un anno un cavo spezzato che ancora non è stato sistemato ma che non pregiudica la progressione in sicurezza in quanto si tratta di un pezzo di circa 3 metri che va fatto non assicurati ma si trova in un punto non esposto e facile.
La ferrata è esposta a sud per cui consiglio, specie nei mesi estivi, di essere all’attacco presto perché ci picchia il Sole e l’ambiente diventa fin da metà mattinata un catino rovente senza un alito di vento; io a Biforco c’ero alle 7 e 15 e all’attacco della ferrata alle 8 per cui mi sono salvato.
La ferrata supera un dislivello di 400 metri in poco più di 1 km e arriva al Passo delle Pecore. Da qui le opzioni per chiudere il giro ce ne sono tante ma oggi essendo da solo e potendo fare il giro più serenamente ho deciso di proseguire fino alla vetta del Monte Contrario che domina il versante marino.
Dal Passo delle Pecore si scende seguendo il sentiero che porterebbe al sottostante Rifugio Orto di Donna ma arrivati ad un certo punto (dove c’ è un palo di ferro piantato a terra) si va a destra seguendo tracce di sentiero e si risale puntando ad un boschetto superato il quale ci si trova davanti una cortina rocciosa che va arrampicata.
L’arrampicata è su terreno leggermente esposto ma abbastanza facile (max 2° grado) anche se il terreno misto paleo è poco stabile.
Superata questa cortina rocciosa ci si trova su un pendio erboso ripido che si risale senza difficoltà fino a trovare, nella parte alta, le prime rocce che vanno aggirate sul lato garfagnino (a sinistra) seguendo una specie di sentierino stretto e piuttosto esposto che probabilmente è stato creato dalle capre.
Aggirata la roccia bisogna risalire il pendio ripido con molta attenzione perché il terreno è instabile e portarci sulla soprastante cresta.
La cresta Ovest del Contrario non è lunghissima (poco più di 100 metri) ma molto esposta sul lato garfagnino e impressionante da quanto è esposta sul lato marino.
Sul lato marino la parete precipita verticale per circa 500 metri e credo che a livello di esposizione insieme a quella della Roccandagia sia la cresta più esposta che finora abbia visto.
La cresta del Contrario poi è molto affilata in quanto non si supera il metro e mezzo di larghezza e va fatta con concentrazione e sicurezza perché il terreno è instabile e le rocce che sembrano stabili possono non esserlo e rimanere in mano.
Ad un certo punto si arriva ad un roccione dopo il quale c’è un intaglio (visibile anche dalla ferrata) con pareti a “V” con quasi nessun appiglio alte circa 6 metri .
Si può aggirare questo intaglio scendendo di poco dalla cresta sul lato, ovviamente, garfagnino oppure, essendoci una sosta attrezzata, calarsi in corda doppia.
Siccome avevo tutto il materiale per effettuare la calata ho deciso di superare cosi l’intaglio e risalirlo dalla parte opposta in arrampicata. Avevo con me una corda da 20 metri ed è bastata e avanzata.
Tornato in cresta ho continuato la traversata e dopo poco sono arrivato all’ultimo pendio sommitale da farsi in arrampicata facile ma sempre piuttosto esposta sul lato marino.
La vetta del Contrario è caratterizzata da un piccolo pianoro e un masso triangolare dove è posta una piccola targhetta.
La vista è sublime: il Cavallo è li, vicinissimo, anche il Pisanino è molto vicino e poi è molto bello vedere la successione della cresta del Contrario seguita dal Grondilice, dalla cresta Garnerone e Pizzo d’Uccello.
Per la discesa avevo due opzioni e cioè quella di proseguire sulla cresta Est, facile ma esposta, fino ad arrivare alla Foce di Monte Cavallo per poi scendere il ripidissimo pendio verso il lato marino oppure, per ridurre di circa mezzora i tempi, dal versante Sud - Est … ho scelto la seconda opzione anche seguendo il suggerimento dell’amico Giorgio Perna.
Il largo pendio da scendere dalla vetta è ben visibile e inizia subito ripido poco sotto la vetta.
Si scende per circa 100 metri fino ad arrivare all’altezza di una guglia rocciosa che rimane alla nostra sinistra.
A questo punto il canale proseguirebbe verso destra diventando stretto e scosceso per cui bisogna uscire dallo stesso traversando leggermente a sinistra e superando un tratto un pò ripido e ritornare poi leggermente a destra per prati avendo come direzione un ultimo canaletto roccioso facile ben evidente dall’alto che conduce sui prati sotto la Foce di Monte Cavallo.
Consiglio di vedere le foto pubblicate con le indicazioni scritte e magari di stampare e portare dietro quella del versante Sud - Est del Contrario fotografata dal Cavallo dove è disegnato l’andamento da seguire.
Facendo cosi non ci sono problemi di orientamento e si trova la direzione subito tenendo comunque presente che la Foce di Monte Cavallo è sempre visibile e eventualmente raggiungibile risalendo i prati.
La discesa a questo punto è sempre su paleo che copre le buche e quindi occorre prestare attenzione al fine di evitare distorsioni alle caviglie ma meno ripida per cui si va a dritto in discesa stando fra il canale della Foce del Cavallo che si trova alla nostra sinistra e quello che costeggia la base della cresta Sud del Contrario che si trova alla nostra destra.
Nel punto in cui i due canali si incontrano si arriva al CAI 167 (quando si trova un grande ometto in pietra ben visibile da lontano) che dal Passo della Focolaccia porta a Biforco.
Si segue il CAI 167 con un po’ di difficoltà specie all’inizio in quanto i segnavia CAI sono presenti (anche se non molti) ma il paleo copre quasi interamente il tracciato.
Si costeggia e si supera la cresta Sud del Contrario superando alcuni punti leggermente esposti ma non difficili fino ad arrivare a Case Carpano un gruppo di ruderi di ricoveri di pastori e successivamente di cavatori situato proprio sotto il punto in cui finisce la cresta Sud del Contrario.
Il punto è molto panoramico in quanto si vedono le pendici e le gobbe del monte cavallo, la sottostante valle degli alberghi, il Canal Cerignano e la zona delle Vettoline. Una lastronata di marmo vicino alle case riporta vecchie incisioni fra le quali un volto femminile, il volto del diavolo, un uccello e anche dei nomi e delle date…tutto questo frutto dei pastori che cosi passavano il loro tempo libero.
Oltrepassato Case Carpano si prosegue sul CAI 167 fino ad incrociare la lizza degli alberghi nel punto in cui c’è un piccolo rudere poco sotto la casa degli alberghi e da qui in circa mezzora si fa ritorno a Biforco dallo stesso sentiero percorso all’andata.
Consiglio di portarsi dietro almeno 3 litri d’acqua perché si suda molto e fonti d’acqua non ci sono.

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