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vicino Cadino, Trentino - Alto Adige (Italia)

Percorrendo l'autostrada A22 uscire a San Michele all'Adige ed oltrepassato il casello proseguire a sinistra mantenendola anche dopo il ponte in direzione Bolzano-Salorno. Si percorrono circa 4km sino a raggiungere la località Cadino dove immediatamente a sinistra si trova un grande parcheggio del ristorante Al Cadino. Parcheggiare ed attraversare la strada dove di fronte si trova il sentiero per l'attacco con tabellone dimostrativo .

AVVICINAMENTO
Il sentiero n.490,in avvicinamento all'attacco,inizia subito con ripidità sostenuta costeggiando alla sinistra il torrente . A breve si incontra un bivio con chiara segnaletica alla sinistra del quale arriva il sentiero di ritorno mentre a destra si prosegue per l'attacco; si oltrepassa il torrente portandosi cosi sulla sponda destra (nel senso del nostro cammino),si entra nella fitta boscaglia e in circa 20' dal parcheggio si giunge ad una comoda panca in legno dove è possibile indossare l'imbrago visto che a pochi metri vi sono le prime funi metalliche .

LA FERRATA
Alcuni metri in leggera discesa traversando a sinistra fino a sfiorare l'acqua,pochi passi sui massi per portarsi sull'altra sponda del Rio e la fune che parte molto verticale su roccia solida,gradinata e ricca di appoggi artificiali . Si "attacca" la via con l'ausilio di alcune staffe metalliche e dopo un breve passaggio dove si sfruttano i buoni appoggi della roccia si continua la salita lungo una serie di altre staffe metalliche fino a giungere,dopo 7-8mt,ad una cengia . Si aggira un breve traverso con l'ausilio anche di una staffa metallica alla base di un diedro inclinato denominato,salto dei Caprioli ,caratterizzato da roccia piuttosto levigata ma con ottimi appoggi per i piedi,tra i quali,anche artificiali. Si inizia con semplici gradoni ,poi una staffa ed alcuni metri di divertente progressione su roccia fino all'uscita dove si trova una breve serie di staffe fin troppo numerose ; attenzione al materiale detritico all'uscita del diedro . A destra si percorre la breve cengia terrosa sempre protetta con cavo mentre alle nostre spalle la visuale spazia verso l'ampia Val d'Adige . Pochi metri lungo la cengia in questione ed a sinistra si trova una paretina verticale ed esposta che inizia con una breve placchetta che rappresenta uno dei rari passaggi in cui è richiesto un certo impegno per raggiungere in un attimo le nuove attrezzature metalliche che hanno ridotto parecchio le difficoltà che caratterizzavano molti tratti di questa via tra i quali,sicuramente,questo. Raggiunte quindi le staffe,la progressione diventa semplice e si possono alternare passaggi su appoggi artificiali a passaggi su roccia,peraltro compatta,per cercare un minimo di soddisfazione nella risalita. Da notare la presenza di un "captatore" per evitare l'eventuale rottura del moschettone in caso di caduta. Si esce su un pulpitino panoramico ,non a caso denominato "Belvedere" ,e con un sentiero,in salita,si lascia temporaneamente il corso del Rio per rientrarvi poi scendendo in traversata obliqua costantemente assicurata con cavo . Nel punto basso della discesa -ambiente suggestivo - ci si ritrova a spostarsi ,per la prima volta,sul lato destro -nel senso della salita- ,del Rio e ad affrontare un breve spigolo che dopo 3-4mt porta sulla sinistra della parete da dove si inizia una lunga traversata,internamente al torrente,a tratti esposta che ora,dopo l'inserzione delle nuove staffe ,ha ridotto di molto le proprie difficoltà . Nella parte finale,il traverso piega nettamente a destra ritrovandosi così alcuni metri in salita verticale anche se piuttosto "appoggiati" giungendo su comodo sentiero boschivo che si inerpica verso il vicino "passaggio dei Gabbiani" a quota 435mt mentre sotto di noi è visibile il parcheggio dal quale si è partiti . Il passaggio in questione,prima del restyling,era considerato uno dei passaggi chiave della Ferrata in quanto l'aggiramento dell'esposto spigolo richiedeva piede fermo ed una certa tenuta sulle braccia visto che erano presenti solo 2-3 pioli metallici al termine del traverso; ora,anche qui,la serie di staffe ha agevolato il tutto e del "passaggio dei gabbiani" è rimasto solo il brivido dell'esposizione. Si inizia dunque,al termine del sentiero,in decisa esposizione e l'ottima tensione del nuovo cavo risulta particolarmente efficace e rassicurante ; ci si avvicina allo spigolo,che si supera tramite l'ausilio di staffe , e si trova,al di là di quest'ultimo,inizialmente un lungo ed esposto traverso di una decina di metri in leggera salita ,sempre,più che attrezzato poi la gola del Rio si stringe e la Via è caratterizzata da un continuo alternarsi tra brevissimi passaggi in verticale ed altri in traversata . Giunti in uno slargo della gola si si può riposare prima di proseguire il percorso sulla parete sinistra del torrente dove la gola si stringe ulteriormente e si risalgono i primi 4-5mt verticali e su roccia molto servita da staffe ,si traversa brevemente a destra e dopo un facile passaggio verticale si giunge ad un bivio dove un'apposita segnaletica indica la possibilità di interrompere la Via con un'uscita di emergenza o proseguire . La prosecuzione della Via comporta il superamento di alcune facili roccette un po' "sporche" in un ambiente semiboschivo e dopo aver camminato per alcuni metri tra grossi massi caratteristici -a destra la grotta del Basalisc 465mt- ,si giunge,in un anfiteatro naturale,curioso e suggestivo ricco di ometti di pietra che qui non fungono da segnavia ma semplicemente decorativi . Terminata l'ammirazione dell'ambiente,si affronta il tratto della Via ferrata che prima del rifacimento era sicuramente il più impegnativo di tutto il percorso e questo sia per la qualità della roccia poco appigliata e per la frequenta probabilità di trovarla umida. Ora,naturalmente,dopo l'inserzione delle nuove attrezzature il giudizio è cambiato e da ciò ne consegue l'eliminazione della deviazione "facile" che permetteva l'aggiramento di questi passaggi. Si attacca il cavo e dopo un breve salto su roccia levigata si incontrano da subito alcune staffe che "accompagnano" fino alla vicina Madonnina all'interno di una grossa nicchia nella roccia con tanto di libro delle firme ma ciò non significa la fine della via attrezzata anzi,si riparte traversando in diagonale ,si piega a destra per aggirare un esposto spigolo tondeggiante e levigato ma fortunatamente attrezzato con 2 staffe metalliche e si guadagna la partenza dell'ultimo "tiro" di cavo della Rio Secco presso la "Grotta della Mariota" 520mt . In termini di verticalità ed esposizione,quest'ultimo tratto ,è il più "tosto" dell'intero percorso attrezzato,sicuramente meno,in termini di difficoltà. Si inizia nei primi metri con 3 nuove staffe ,poi si "cercano" gli utili appoggi presenti nei pochi metri di parete libera da staffe per poi ritrovarle ed uscire così piuttosto agevolmente dalla placca terminando,dopo un breve e facile traverso ,la Via ferrata a quota 580mt.

DISCESA
Ci si incammina nella boscaglia su comodo ed a tratti ripido sentiero per circa 5' fino ad un bivio presso il quale una segnaletica indica a destra l'eventuale prosecuzione per la zona del Cadin Alto e rifugio Sauch mentre a sinistra il rientro a valle tramite sentiero n.489 e poichè tale ritorno è a tratti attrezzato è consigliabile mantenere indossata l'imbragatura. Inizialmente il ritorno avviene su sentiero lievemente in discesa ma dopo alcuni minuti,a sinistra,piega notevolmente verso il basso facendo perdere rapidamente quota (attenzione in caso di fondo bagnato!) ed incontrando,come anticipato,nella prima metà alcuni brevi tratti attrezzati con fune ed una scala ; il percorso,a tratti abbastanza esposto,porta nuovamente a valle in circa 40'.

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