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vicino Zone, Lombardia (Italia)

Difficile vista la presenza di un paio di singoli passaggi nel primo tratto sicuramente più impegnativi poi la Via risulta complessivamente meno impegnativa anche se la notevole e diffusa esposizione può elevare per qualcuno il grado di difficoltà-
Da qui seguire in salita la strada acciottolata -sentiero n.227- che transita dalla palestra comunale e che porta nella Val Vandul , e lungo la quale sono disseminate varie sculture di legno raffiguranti animali fantastici o fiabeschi e che caratterizzano il curioso “Bosco degli Gnomi” , interessante itinerario per famiglie e bambini . Sempre seguendo il sentiero 227 si transita dalle cascine rurali della località Pure, poi si entra in bel bosco ombroso fino a sbucare in una zona aperta denominata “Zuf”. Si prosegue mantenendo la direzione per il monte Guglielmo quindi sentiero n.227 in vista dell'evidente mole rocciosa del Corno del Bene fino a giungere alla grande malga Palmarusso di Sotto (1596mt-2.00h dalla partenza) dove si trova una fontana, e dove iniziano i grandi pascoli che ricoprono la montagna fino alla cima del Monte Guglielmo. Il sentiero nei prati che in salita porterebbe alla sommità del Corno del Bene deve essere qui abbandonato per scendere a destra per alcune decine di metri seguendo la logica direzione verso la base dello spigolo roccioso, direzione attualmente non ancora segnalata. Ad un vicino bivio si mantiene la sinistra mentre a destra si scenderebbe per il sentiero, che passando per malga Casentiga-1410mt, riporta, qualche tornante più sotto, alla via percorsa in salita. Quest'ultimo è in effetti il vecchio sentiero che veniva utilizzato fino al 2015 quando ancora non era stata aperta l'attuale strada. Dal bivio si percorrono 50mt nel bosco "sbucando" nei pressi dell'attacco. Meglio indossare le attrezzature qualche metro prima della parete visto che dallo spigolo strapiombante nonchè dalla linea di salita verticale della Via potrebbe cadere materiale difficilmente evitabile. N.B. dall'alto della parete lungo la Via attrezzata si ha una chiara prospettiva del bivio finale: 1-rosso direzione attacco 2-blu sentiero da Malga Palmarusso di Sotto 3- giallo sentiero in discesa verso malga Casentiga . Di recente è stata aperta una via d'accesso all'attacco della ferrata consistente in una deviazione, qualche tornante prima della malga Palmarusso di Sotto, che attraverso un preesistente sentiero boschivo incrocia poi in quota la traccia che giunge a sinistra dalla malga. Presente attualmente una piccola segnaletica presso la deviazione.

PERCORSO ATTREZZATO

Come anticipato, la ferrata reca attualmente -giugno 2016- il cartello "Non Agibile". Si parte con traverso a destra su roccia solidale anche se in ambiente tendenzialmente umido guadagnando rapidamente lo spigolo dal quale si "stacca" la linea verticale di sviluppo della ferrata e che proseguirà per gran parte della salita. Nei primi metri non sono presenti aiuti artificiali al di fuori del cavo in quanto la roccia presenta buoni appoggi, tuttavia, dopo 3-4mt, un passaggio altrimenti delicato richiede la presenza di alcune cambre metalliche . Breve ma non banale traverso a sinistra dove, nuovamente in verticale, si supera una placchetta inizialmente agevolati dalla presenza di una cambra metallica e poi nel passo successivo con una certa trazione sul cavo visti gli scarsi appoggi per i piedi guadagnando così la parte superiore dove la roccia più gradinata facilita la progressione trovando, in uscita, anche 2 staffe artificiali . Si esce in diagonale a destra percorrendo da prima una breve cengetta rocciosa poi un facile gradone e con l'ausilio di una serie di staffette artificiali si supera una bella placca particolarmente levigata mentre nella parte alta le staffette vengono sostituite da grandi cambre . E' questo un tratto della Via dove la verticalità e l'esposizione sono al massimo e senza gli abbondanti aiuti artificiali sarebbe stato davvero arduo risalire. Si esce dalla placca affrontando, a destra, un traverso servito da alcune staffe mentre le persone di alta statura posso ignorarle utilizzare direttamente la cengetta sottostante giungendo così alla base di un diedro piuttosto gradinato e nello stesso tempo ben servito da attrezzature . Si affronta quindi il diedro in divertente progressione senza particolari difficoltà, se non la notevole e costante esposizione, fino ad una brevissima cengia erbosa che funge da rapido collegamento con una nuova salita verticale agevolati inizialmente da alcune staffe ed uno spuntone roccioso , poi il cavo traversa spostando cosi a sinistra di qualche metro la linea di salita della Via che riprende inizialmente con un passaggio più di forza poi i numerosi aiuti artificiali facilitano la progressione inoltre anche la roccia assume caratteristiche più arrampicabili rispetto alla parte bassa della ferrata . Nuova breve cengia terrosa che stavolta sposta la linea di salita a destra e si risale trovando però una parete più "appoggiata" costituita da divertenti roccette , che non richiedono infatti la presenza di staffe, guadagnando quota ed uscendo, tramite altra cengia , alla base di un bel camino , gradinato, ma comunque abbondantemente attrezzato che si supera senza rilevanti difficoltà. Questa alternanza di tratti verticali a brevi cengette oltre che a favorire eventualmente il recupero fisico permette anche di apprezzare da una parte il lago d'Iseo e dall'altra i verdi pendii del Guglielmo. Proseguendo, ci si ritrova a percorrere un traverso leggermente più lungo di quelli finora incontrati e costituito da alcuni gradoni dei quali uno assicurato con 2 staffe ed un breve tratto semierboso che termina quando il cavo devìa nettamente in salita inerpicandosi tra alcuni gradoni che in un secondo tempo vengo anche attrezzati da una fitta alternanza di staffe e cambre metalliche fino all'uscita . L'uscita avviene presso l'ennesimo piccolo pupito (cengetta) dal quale una cambra agevola la ripartenza in salita ritrovandosi a percorrere una sezione della Via dove alcune facili roccette si alternano ad alcuni passaggi di misto roccia-terriccio compreso un breve traverso e che preludono ormai l'imminente termine della ferrata. Rimangono solo alcune facili roccette con un ultimo balzo per superare l'apice del costone roccioso e fare "ingresso" così nella parte sommitale e verdeggiante del Corno dove il cavo, utilizzato come scorrimano , risulta tuttavia piuttosto rassicurante in caso di fondo bagnato e quindi notevolmente insidioso; da notare che allo stato attuale alcuni paletti di fissaggio del cavo stesso sono già abbastanza instabili. In breve si giunge con semplice camminata al punto sommitale dove non sono presenti targhe o croci di vetta - 1695mt. Non obbligatoria l'ascesa alla ben visibile e panoramica vetta del Monte Guglielmo-1944mt risulta comunque sicuramente consigliata visto che si raggiunge poi in circa 30' tramite il sentiero n.227 trovando pure come punto d'appoggio il rifugio Almici.

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