Coordinate 689

Caricato 26 giugno 2018

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1.495 m
694 m
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2,5
5,0
10,07 km

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vicino Ugliancaldo, Toscana (Italia)

Il Pizzo d'Uccello, definito anche "il Cervino delle Alpi Apuane" per la sua forma, è la prima vetta seria della catena montuosa che si incontra venendo da Nord.
Questo itinerario (che si fa in non meno di 9 ore effettive escluso soste) fatto il 23 Giugno 2018 con il mio amico Emanuele prevede il giro attorno a questo monte percorrendo in un solo colpo 3 ferrate o meglio: una ferrata e cioè la Siggioli e due sentieri attrezzati ovvero il Piotti che si trova sul CAI 191 e lo Zaccagna che si trova sul CAI 190.
Si parte dalla strada sterrata di cava (in alcuni punti occorre fare attenzione e procedere piano) che collega il paesino di Ugliancaldo alla cava del Cantonaccio.
Si parcheggia poco prima della sbarra e in breve si entra nella zona della cava che è ancora in funzione. Consiglio di andarci nei giorni festivi oppure, se ci andate nei feriali, attenzione ai cartelli che ad un certo punto avvertono di telefonare prima del vostro passaggio in modo che bloccano i lavori per lasciarvi passare tranquillamente senza prendersi in testa macigni di marmo grandi anche come un auto!!.
Rispondono subito, bloccano i lavori e vi lasciano passare.
Superata la cava si arriva alla cosiddetta "casa dei vecchi macchinari" , si segue l'indicazione verso destra (Ferrata Siggioli) passando fra dei blocchi di marmo dopo di che si entra nel bosco.
Si procede in salita mai troppo ripida e in breve si arriva all'attacco della ferrata Siggioli la quale è ben tenuta, con cavi ben tesi e mai troppo esposta a parte la parte centrale che è il punto chiave di questa ferrata (per maggiori info vi rimando al sito vieferrate.it) .
Superati i circa 400 metri di dislivello si arriva a foce Siggioli (1400 metri) si lascia sulla sinistra la cresta di Capradossa per andare invece a destra sul sentiero CAI 181 in direzione Foce Giovetto.
Arrivati alla Foce Giovetto si potrebbe salire fino alla vetta del Pizzo d'Uccello con passaggi fra le roccie (alcuni abbastanza esposti e non assicurati) di 1° e 2° grado.
Noi invece, sapendo che ci attende della fatica fisica, dalla Foce di Giovetto anzichè andare in vetta al Pizzo d'Uccello, si prende il sentiero CAI 191 che ci porterà con qualche difficoltà alla foce dei Lizzari.
Il sentiero 191 in alcuni punti è mal tenuto e percorre a mezza costa il versante Sud - Est della cresta di Nattapiana e del Pizzo in un continuo sali - scendi su terreno accidentato. E' un tratto di sentiero lungo, faticoso e piuttosto difficile ma che regala scorci mozzafiato sulla sottostante valle di Vinca per ora è rimasta incontaminata e non interessata dall'attività estrattiva marmifera e vedute eccezionali sui Monti Grondilice e Sagro .
Nel punto più esposto di questo sentiero è presente un tratto attrezzato con cavo intitolato a "Mario Piotti" un noto alpinista morto a 40 anni per un errore banale mentre si allenava sulla palestra di roccia a Vecchiano (PI) . I tratti attrezzati sono in tre punti uno dei quali prevede si superare un dislivello di qualche decina di metri con un certo sforzo fisico. I problemi del 191 riguardano però altri tratti del sentiero, uno in particolare, un traverso di circa 5 metri molto esposto in quanto privo di cavo di sicurezza che se ci fosse non guasterebbe. Qui bisogna fare molta attenzione e usare mani e piedi per cercare i giusti appigli, non soffrire di di vertigini e come sempre confidenza con i terreni apuani che non vanno mai sottovalutati.
E' un sentiero assolutamente da evitare con pioggia, neve e ghiaccio.
Il sentiero 191 e la sua parte attrezzata è sufficientemente segnato anche se diversi segnavia sono nascosti fra i ciuffi d’erba. Ci si muove in mezzo a massi enormi rotolati dall’alto su un tracciato che in alcuni punti è poco visibile anche se vengono in aiuto gli ometti in pietra messi li da qualche bravo escursionista.
I cavi d'acciaio sono in stato accettabile anche se il tempo, le azioni climatiche e la quasi assenza di manutenzione li hanno resi abbastanza degradati.
Questo impervio sentiero a mezza costa del monte è quasi sempre allo scoperto con brevi tratti vegetati e segue dossi e insenature in un fondo a tratti sassoso o su terreno erboso ripido e comunque sempre abbastanza scosceso specie nell'ultimo tratto prima di giungere alla Foce dei Lizzari.
Arrivati alla foce dei Lizzari (che per noi rappresenta il punto di svolta per tornare sul versante Nord) anzichè scendere a Vinca si prende a destra poco in alto dove è visibile l'inizio del tratto attrezzato intitolato a Domenico Zaccagna noto geologo e mineralogista italiano vissuto a cavallo fra l'800 e il '900.
Nel 2012 il CAI Carrara ha dichiarato questo sentiero ufficialmente chiuso e inagibile e questa cosa si può leggere alla cava del Cantonaccio ma non alla Foce dei Lizzari (?) .
Il sentiero Zaccagna inizia con un breve tratto attrezzato e poi entra nel bosco.
A questo punto essendoci pochissimi segni e molto molto sbiaditi la tentazione sarebbe quella di proseguire a dritto ma cosi facendo si va verso un precipizio con un salto di qualche centinaio di metri.
Bisogna scendere in basso e guardare attentamente i pochi segni rossi presenti sui tronchi degli alberi.
Il sentiero Zaccagna, che poi torna ad essere attrezzato è molto ripido specie nella parte iniziale ma non è particolarmente difficile.
Si sviluppa lungo la ripidissima cresta di Nattapiana (versante Nord - Ovest) e porta alla casa dei vecchi macchinari alla cava del Cantonaccio.
In un punto ho visto che un piolo si è staccato dalla parete e in un altro paio di punti il cavo è attualmente spezzato ma l'intero sentiero è fattibile...attenzione a uno dei due punti dove il cavo è rotto perchè c'è da attraversare un punto esposto anche se si sta parlando di circa 2 metri e poi attenzione soprattutto alle mani perchè il cavo spesso è sfilacciato e ci si può ferire.
Il sentiero Zaccagna é in parte coperto dal vegetato, in parte scoperto su pareti di roccia, in altra parte attrezzato a tratti alterni e ha una precisa connotazione: quella di muoversi su un tracciato con forte pendenza, piuttosto accidentato e con pochi segni e sbiaditi dal tempo...causa anche qui la mancanza di manutenzione e poca frequentazione.
Nei punti dove il sentiero è scoperto si scorge il panorama con i monti a nord meno alti e completamente coperti dal vegetato ed in lontananza i disseminati paesi tipo Equiterme e Ugliancaldo dalle poche case che emergono come tante isole in questo mare di verde. Sul sentiero attrezzato Zaccagna bisogna fare attenzione principalmente a due cose: alla caduta di eventuali sassi dall'alto visto che siamo quasi sempre sotto parete e verificare sempre per sicurezza l’efficienza e la tenuta dei cavi e degli ancoraggi....
Nella parte finale del sentiero Zaccagna molti cavi sono ormai arrugginiti e deteriorati per cui è come se non ci fossero; va detto però che potevano anche non esserci in quanto è vero che dei tratti a volte sono abbastanza ripidi ma non sono mai pericolosi.
Nota positiva: ho visto che in zona hanno portato dei cavi nuovi pronti per essere montati e in alcuni punti della parete sono stati conficcati anelli nuovi dove far passare gli stessi per cui tutto fa pensare a un vicino ripristino e messa in maggior sicurezza di questo sentiero.
La Zaccagna finisce ufficialmente con una scala dopo di che, dopo una breve risalita nel bosco, si ritorna alla casa dei vecchi macchinari e poi, per la stessa via fatta all'andata, al punto di partenza.
Consiglio di portare dietro almeno 3 litri d'acqua e ovviamente il set completo da ferrata ovvero casco, imbrago, longe e guanti.
Il percorso tecnicamente è mediamente difficile ma essendo fisicamente stancante e quindi impegnativo occorre essere allenati per farlo tutto senza problemi.

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