Tempo  10 ore 30 minuti

Coordinate 2426

Caricato 25 giugno 2018

Recorded giugno 2018

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1.504 m
694 m
0
3,0
6,0
11,96 km

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vicino Ugliancaldo, Toscana (Italia)

Percorso lungo e faticoso ma veramente bello e consigliato agli appassionati della ferrata.

Si tratta di una ferrata, la Siggioli (o Tordini/Galligani) e di due sentieri attrezzati, il Mario Piotti e il Domenico Zaccagna. Il sentiero Zaccagna è ufficialmente chiuso, ma percorrendolo abbiamo incontrato chiodi nuovi e cavo per ferrata arrotolato. Segni che lasciano ben sperare!

Il giro parte dalla sbarra della cava del Cantonaccio ed inizia subito a salire pesante lungo lo sterrato sino alla "Casa dei vecchi macchinari". Lungo lo sterrato si trovano dei cartelli che indicano il pericolo di caduta massi dal lunedì al sabato e un numero da chiamare per avvisare i cavatori del passaggio. Noi li abbiamo chiamati e ci hanno riposto immediatamente dicendoci di passare tranquillamente.

Non distante dalla "Casa dei vecchi macchinari" (una trentina di metri) inizia il bosco dove si incontra il crocevia tra la ferrata Siggioli (a sinistra) e il sentiero Zaccagna (a destra). Questo è il punto in cui si apre e si chiude l'anello.

Proseguendo a sinistra verso la Siggioli il sentiero nel bosco sale abbastanza ripidamente per circa una mezz'oretta, quando finalmente si giunge alla base della ferrata. Qui si è a circa un'ora dalla partenza.

La ferrata non è particolarmente impegnativa, dura all'incirca un'ora e mezza e i punti più difficili sono praticamente tutti nella prima parte. Una volta raggiunto il punto di incontro con la vecchia ferrata - dismessa per frana - il resto è abbastanza semplice, tranne che per il tratto del "naso": uno spuntone dalla forma di naso, appunto, che richiede un po' più di impegno. ll punto in cui le due ferrate si incontrano è facilmente riconoscibile dal fatto che i fittoni passano dai nuovi di colore grigio ai vecchi di colore rosso.

La ferrata Siggioli termina alla foce omonima. Da qui si può ammirare oltre che al Pizzo d'Uccello, che accompagna l'intera ferrata, anche il Pisanino, gli Zucchi di Cardeto, il Cavallo e anche il più lontano lago di Gramolazzo.

Il percorso prosegue lungo il sentiero CAI 181 per Giovetto, punto di parteza per la salita normale al Pizzo d'Uccello. Il sentiero costeggia la parete est del monte e quando non è nel bosco, lo scorcio è tutto sulla val Serenaia da cui si riescono ad osservare il rifugio Donegani, il rifugio Val Serenaia e più in lontananza il rifugio Orto di Donna. Aggirando pian piano la parete est e dirigendosi a sud, si vedranno anche il Contrario e il Gondilice. Attenzione comunque a dove si mettono i piedi, perché in alcuni brevi tratti il sentiero è esposto.

Da Giovetto si prende il sentiero EEA 191, Mario Piotti. Il sentiero è molto lungo (quasi 3 ore) e percorre tutta la parete ovest del Pizzo d'Uccello. La vista è completamente sulla vallata che circonda il paesino di Vinca, uno spettacolo unico! Si può vedere il Grondilice, il monte Rasori e il monte Sagro.

Durante il percorso si può facilmente sbagliare; erba alta e segni vecchi rappresentano, infatti, la sua caratteristica principale. Ma alcuni segni nuovi, specialmente nella parte iniziale, lasciano anche in questo caso ben sperare che ci sia la volontà di sistemarlo.

I due tratti attrezzati della Piotti sono molto belli, e fatti partendo da Giovetto, risultano anche poco faticosi. Ci sono un paio di punti, però, dove un cavo di sicurezza farebbe sicuramente sentire più tranquilli, specialmente in un traverso (ci ho messo un waypoint) lungo circa 3/4 metri.

Il sentiero 191 finisce al bivio con il 190. Qui è segnato benissimo la parte del 190 che va a Vinca, ma invece non è segnata per niente la direzione per lo Zaccagna (anch'esso 190). Ho messo una foto per evidenziare il cavo d'acciaio del sentiero attrezzato.

Poco dopo il crocevia iniziale si arriva al cartello che segna l'inizio del sentiero Zaccagna. Questo sentiero inizia subito in picchiata (in totale scende per un dislivello di circa 460 metri) e appena si sbuca dagli alberi si affaccia sul solco di Equi Terme e sul punto di partenza di tutta l'escursione, la cava del Cantonaccio. Dopo un po' si incontra il cavo d'acciaio che accompagna quasi tutta la discesa. In alcuni brevi tratti il cavo è spezzato, ma fortunatamente sempre in punti abbastanza tranquilli.

Quasi all'inizio della parte attrezzata, dopo una ripida discesa, è presente un punto sulla parete da cui scende dell'acqua. Non si tratta di una fonte, ma tutto il percorso richiede una quantità d'acqua di almeno 3 litri e mezzo, e questo rivolo che scende direttamente dalla roccia potrebbe far comodo!

Lo Zaccagna passa per lo più nel bosco e anche questo è caratterizzato da erba alta, pochi segni e alberi caduti. Ma si tratta comunque di un sentiero ufficialmente chiuso, quindi non ci si deve sorprendere.

Ma la brutta sorpresa arriva man mano che si scende e non ha nulla a che vedere con il pericolo! Dopo tutta la camminata e il dislivello affrontato, ci si rende inevitabilmente conto che il sentiero Zaccagna, contrariamente a quanto si potrebbe pensare (e sperare), scende oltre il livello della "Casa dei vecchi macchinari", e di conseguenza si prende coscienza del fatto che si dovrà nuovamente salire!

Raccolte le energie e rinfrancati da un giro comunque spettacolare, si riesce ad affrontare anche l'ultima salita che porta a chiudere l'anello. Ovviamente manca ancora tutta la parte di sterrato che porta alla sbarra, ma ormai l'avventura è finita e ci si può finalmente "liberare" dal kit di ferata!

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