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vicino Carpineto Romano, Lazio (Italia)

Il monte Sempreviva, con i suoi 1536 m. è la maggiore cima dei monti Lepini, percorso in lungo e in largo, salito e disceso, esclusivamente nel versante sudoccidentale di Bassiano, unica pecca, un motivo in più per andare a buttare lo sguardo sul fianco Carpinetano.
Questo lato si presenta più boscoso, a differenza dell’altro più brullo ed anche se sul fianco pontino la tipicità dei trail e sentieri è caratterizzata dalla presenza di molte pietre di natura sedimentaria disseminate sul terreno (prerogativa questa della zona dei Lepini, il cui nome pare derivare dalla voce latina lapis, cioè pietra calcarea), anche questo versante non è di meno.

Spinti dalla giornata perfetta, la persistente ricercare di trail stimolanti, prendendo il giusto tempo, senza qualcosa di predefinito, non enfatizzando, ma sempre entro le proprie capacità, con il socio “Bros” si fa il giro prettamente in stile freeride. La partenza avviene da uno slargo, fuori dal paese di Carpineto Romano, sulla via Carpinetana in direzione di Maenza, dove in asfalto passando per il centro, ci si sale verso Pian della Faggeta.

Raggiunta la caratteristica depressione carsica, al termine della strada bitumata, evitando di attraversare la piana, si prosegue sulla sterrata che si stacca a destra, con pendenze accettabili, che regala una belle viste d’insieme sull'altopiano. Salendo, la strada forestale si snoda con vari tornanti, raggiungendo l’ingresso del sentiero, che si inerpica sotto una splendida faggeta, con qualche tratto pedalato e tratti a spinta, percependo il risveglio della natura dal torpore invernale ed incontrando cavalli e puledri allo stato brado.

Superato un ultimo curvone, ricoperto da lastroni calcarei, la pendenza si addolcisce, cambiando direzione si attraversa il sottobosco con esemplari di faggio che si ergono come obelischi, avvicinandosi sotto la sommità del Semprevisa. A questo punto la forte pendenza, obbliga a fare spingismo ed usciti allo scoperto, continuando a spingere si affronta la brulla pietraia per arrivare sulla cresta, dove spicca una croce addobbata con insoliti drappi colorati.

Dalla sommità del Sempreviva la vista a 360 ° toglie il fiato, sembra affacciarsi da un balcone, nonostante la foschia, l’occhio si perde sull'infinità di cime dell’entroterra, fino all'orizzonte tra cielo e mare verso il Circeo e le isole Pontine, è comprensibile rimarne stregati e farsi prendere dall’euforia!

Dopo una prolungata pausa, è tempo di andare, attente la parte più divertente e adrenalinica, consapevoli dei rischi e delle difficoltà, si scendere fin sotto l’anticima del Sempreviva, slalomeggiando tra le aspre roccette, per entrare nel bosco su sentiero terroso flow, intervallato da radici. Si prosegue poi, su linea sommitale, alternando tratti in faggeta, con il fondo di tanto in tanto frastagliato tra rocce e trialistico ed un ultima parte smossa con pendenza accentuata fino alla sella Schiazza di Paolone (1335 m), dove giunge il sentiero che sale da Bassiano, godendo della notevole visuale su Campo Rosello.

Rientrati nel bosco, si scende un altro tratto flow, sempre terroso ed intervallato ancora da radici e roccette, raggiungendo una radura sotto monte Capreo, ampio curvone per continuare veloci nella vallata, su sentiero a mezzacosta. D’istinto viene fatta una considerazione, trail fin troppo facile!
Ma non perdersi d’animo, ben presto arriva il pane per i denti, rientrati sotto bosco è bene fare attenzione alle pietre smosse coperte dalle foglie e a qualche stretto passaggio su roccia in contropendenza. Più in basso arriva la sezione imbestialita, un rock garden con passaggi trialistici e ostacoli positivi, che obbligano pure a mettere il piede a terra.
Sul finale il trail serpeggiando su fondo smosso tra radure e florida vegetazione di cespugli di ginepro da paesaggio alpino, si placa!

Ci si ritrova nuovamente sul crocicchio a Pian della Faggeta, si deve scendere per quasi un chilometro in asfalto per prendere la deviazione che passa sotto il costone soprastante Carpineto, ma proprio non si ha voglia. Presentandosi subito un imbocco sterrato, l’ingordigia fa deviare e quale meglio scelta! Si passa dapprima sotto una piccola rupe, che concede di misurarsi con qualche del passaggio, cattivello.
Poi continuando si infila un furente singol track, stretto, tra macchie di arbusti, con fondo breccioso smosso e gradoncini terrosi che, passando per Le Pantane, scaraventa giù, facendo arrivare al ponte Occhio di Bue, sulla via Carpinetana, dov’è l’omonima Fonte e Chiesetta, poco sopra l’area di parcheggio.

In conclusione, giro allenante, salita molto pedalabile, con brevi tratti a spinta sul sentiero, tratto impegnativo di portage per circa 150 m. per arrivare in vetta, dove il panorama regala molto ai sensi. La discesa, tolti due brevi tratti flow, da poca tregua e richiede ottima padronanza di guida, ma in compenso regala tanta soddisfazione.
(01 aprile ’17)

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