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26,33 km

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vicino Arli, Marche (Italia)

Escursione elettrizzante, indicata per gli amanti del single track di qualità. Non si nasconde la sua rischiosità dovuta alla conformazione del tracciato. Ci troviamo nel comprensorio del Monte Ceresa ed il nostro giro inizia in prossimità della centrale idroelettrica in zona Frazioine Centrale. Raggiunta la S.P. per Ponte d’Arli, si oltrepassa l’antico ponte che sovrasta il fiume Tronto e immediatamente ci si inerpica su per il Monte Camperi. Pedaliamo all’ombra di vaste pinete sempre in salita costante fino al monte Castello, dove, la pendenza si attenua e la strada prosegue dolce sul crinale della montagna. Il colpo d’occhio sul Fosso dei Mottori ci provoca le vertigini quando ci affacciamo dai balconi di arenaria. Arriviamo a Sala, piccolo agglomerato case, dove ci accolgono soltanto i sorrisi dei pochi abitanti rimasti i quali, quasi divertiti dalle nostre incursioni, ci incitano a spinger sui pedali. Continuando, sulla strada principale, stavolta ci lasciamo a sx la deviazione per Piandelloro e proseguiamo dapprima per Scalelle e poi per Pastina attraversando il Fosso Abetella. Da Pastina è evidente a sx una strada che inizia a salire verso il Monte li Cucchi. In prima battuta il fondo si presenta a tratti asfaltato, di seguito la strada diviene brecciata per infine addentrarsi in un incantevole bosco. Dopo un iniziale tratto a forte pendenza la traccia torna più umana e prosegue schivando il Monte li Cucchi sulla dx. Non prima di aver ignorato un paio di tracce che scendono sulla dx, arriviamo alla Sorgente Frigida, ci manteniamo sulla traccia di dx e ci prepariamo all’ultimo sforzo. Alternando tratti pedalabili a tratti poco ortodossi con bici in spalla riusciamo, non senza fatica, ad abbandonare il sentiero 103 C.A.I. e ad imboccare il sentiero 402. Quest’ultimo, sale dalla Costa della Rota e porta verso Piandelloro. Indossate le opportune protezioni e regolata la sella in assetto da guerriglia, iniziamo a scendere per il sentiero che ora si allarga e scivola deciso donando velocità con un bel salto di tanto in tanto. Qualche tronco d’albero di traverso rallenta di poco la nostra discesa ma giunti alla Vena Rapolara ci si parano davanti le note “svolte” di Piandelloro! Il sentiero si restringe si e no fino cinquanta centimetri, si avvinghia su se stesso come un pitone che stritola la preda, poi scende turbinosamente quasi per duecento metri. Le probabilità di superare le “svolte” senza poggiare almeno un paio di volte i piedi a terra sono ridotte al minimo….ammesso che si abbia “manico”. Il tratto è veramente grandioso e ripaga pienamente gli sforzi compiuti nell’arrampicata. Quando approdiamo a Piandelloro, abbiamo il tempo solo per rifornirci d’acqua fresca presso il vecchio lavatoio. I muscoli sono ben caldi e tali devono essere per poter uscire indenni dal Fosso. Al cancelletto di partenza l’immancabile cane “casellante” guaisce scandendo il via ad una discesa da infarto, colma di drops, passaggi intricati e tagli vertiginosi, il tutto immerso in un paesaggio fiabesco qual è il Fosso di Piandelloro. Questo sentiero, il N.425 per la precisione, rappresenta, unitamente al tracciato Cocoscia-Santa Maria, un classico del Monte Ceresa. Quanto a divertimento, solo chi lo ha provato riesce a coglierne l’essenza e la grande dinamicità. Dalla roccia arenaria (da evitare categoricamente dopo precipitazioni piovose) al fondo sterrato che taglia ampi spazi boscosi, dalla flebile traccia tra i prati al tortuoso single track, dal doppio drop impossibile al solco che guida la bici quasi fosse un binario e, per finire, dal guado del ruscello al tratto finale meritevole di applausi! Al termine del sentiero, ci si immette sulla bitumata che in pochi minuti riscende al punto di partenza.
Che altro dire??.....anello meraviglioso….

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