Tempo  5 ore 50 minuti

Coordinate 5706

Caricato 25 novembre 2020

Registrato novembre 2020

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  • Informazioni

     
  • Facile da seguire

     
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40,62 km

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vicino a Nonantola, Emilia-Romagna (Italia)

Facile percorso ciclabile entro i confini del comune di Nonantola. Adatto per MTB e bici da trekking. Il percorso include i luoghi più interessanti di Nonantola tra cui il centro storico, la Partecipanza, il Torrazzuolo con il bosco e la postazione per birdwatching e l'argine del Panaro.
Il percorso è esclusivamente su strade asfaltate tranquille, strade sterrate e sentieri nel bosco.
Nel comune di Nonantola non ci sono percorsi ciclabili segnalati, quindi non ci sono indicazioni lungo questo percorso.

Il punto di partenza del percorso è nel parcheggio adiacente al Parco Della Pace vicino al centro storico. Facciamo un breve tratto nel parco e poi usciamo dal paese verso sud lungo il Canale Torbido. Ora attraversiamo un'area aperta con l'agricoltura. Dopo quasi tre chilometri lasciamo il canale e giriamo a sinistra in via Pilastrello. La seguiamo solo per un breve tratto e poi proseguiamo diritto sulla via Padelle, che è una strada sterrata. Questo ci porta a Redù. A Redu troviamo la Chiesa della natività di Maria Santissima. Vicino alla chiesa c'è un rubinetto dove possiamo prendere acqua potabile. Dopo Redù si prosegue su una strada sterrata attraverso un campo agricolo per poi arrivare alla via Ampergola, e quindi alla via Sebenica. Anche queste sono strade non asfaltate. Passiamo ora da una parte in cui ci sono regolarmente vigneti che si alternano ai campi. C'è anche un tratto con bellissime farnie lungo il percorso.
Continuiamo in questo tipo di paesaggio fino ad arrivare a Rubbiara, dove troviamo la chiesa di San Pietro Apostolo con alle spalle il Percorso della Salvezza. È una collezione di opere in argilla realizzata da Don Gianni Gilli negli anni novanta. Qui infatti è rappresentata la vita di Gesù dall'Annunciazione alla nascita fino alla morte e alla Resurrezione. Il percorso è da intendersi come una specie di oasi catechistica per offrire ai ragazzi e agli adulti la possibilità di contemplare la vita di Gesù. Oggi purtroppo fa un'impressione un po' trascurata, ma la maggior parte delle opere è ancora molto bella.
All'ingresso del cimitero troviamo un altro rubinetto con l'acqua potabile.
Dopo Rubiera pedaliamo su piccole strade attraverso una zona di terreno agricolo verso il Panaro.
Primo seguiamo il fiume ai piedi della diga su una strada asfaltata, ma da Navicello in poi proseguiamo sull'argine.
Sfortunatamente, non esiste un percorso natura o una pista ciclabile lungo il Panaro a questo lato (destra), ma la qualità della strada sterrata è abbastanza buona. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che recentemente si ha lavorato molto sugli argini e sembra che la sorveglianza degli argini sia più frequente. Il tratto lungo il Panaro offre una vista sulla campagna con occasionali vigneti e belle case signorili che ricordano un ricco passato.
Poco prima di Bomporto scendiamo dalla diga e proseguiamo il nostro percorso verso la Partecipanza.
La Partecipanza Agraria di Nonantola è l'unica nella provincia di Modena ed è la più antica fra le sei Partecipanze emiliane (Nonantola, Sant'Agata Bolognese,S. Giovanni in Persiceto,Cento,Pieve di Cento,Villa Fontana - Medicina) tuttora esistenti. La sua origine deriva dalla Carta del 1058 dell'Abate Gotescalco di Nonantola, che concede al popolo nonantolano il diritto d'uso sul terreno coltivabile posto all'interno dei confini del paese. E' una particolarissima forma collettiva di gestione di terreni agricoli ricca di implicazioni storiche e sociali e si basa su una forma di solidarietà che lega determinati gruppi sociali ad un preciso territorio, seguendo regole quasi immutate nel tempo. Esse si basano sull'obbligo di conservare e migliorare il patrimonio avuto in concessione da quasi un millennio per consegnarlo alle future generazioni. Attualmente la Partecipanza di Nonantola si estende a Nord-Est del capoluogo di Nonantola su un territorio di circa 760 ettari di terreno votato prevalentemente all'agricoltura.
Pedalando per la Particepanza, spiccano le diverse Barchesse. Sono costruite ad inizio novecento (ognuno con annesso pozzo), atte a proteggere dal sole, dalla pioggia e a dissetare d'estate chi coltiva i terreni svolgendo cosi un'importante funzione sociale durante la pausa per consumare il frugale pranzo.
Dopo una breve passeggiata attraverso la partecipanza arriviamo alla casa della Guardia, edificio così denominato in quanto costruito nei pressi di un torrione in cui risiedevano i guardiani del bosco dal XV secolo e, in seguito, le guardie campestri della Partecipanza. Nei pressi della Casa della Guardia troviamo Il Campo Catalogo e una area con una grande quantità di tavoli da picnic.
Passato la Casa della Guardia entriamo nella Area di Riequilibrio Ecologico del "Torrazzuolo".
L'ARE il "Torrazzuolo" è caratterizzato dalla presenza di un complesso di elementi naturali e seminaturali, quali canali e fossati, laghi, piccole zone umide ripristinate, canneti, rimboschimenti e da un esteso reticolo di siepi e di filari alberati che ne fanno un luogo di elevato pregio ambientale. All'interno dell'ARE è possibile per i visitatori trovare l'area boscata più grande della pianura modenese (più di 50 ettari), rientrante anche tra le Kyoto forests, intervento finalizzato a ricostruire un frammento dell'antico bosco planiziale attraverso la piantumazione di quasi 60.000 tra piante, arbusti ed essenze tipiche della vegetazione della pianura padana, in particolare: farnie, carpini bianchi, frassini, salici e pioppi. Contigua al bosco si affaccia la palude, una zona umida, denominata della "Valle di Sotto" e della "Valle di Sopra", che funge da prezioso rifugio per una sempre maggior varietà di uccelli acquatici (germano reale, alzavola, marzaiola, aironi rosso e cenerino, piro piro boschereccio, combattente, beccaccino, tabusino, folaga, tuffetto, moriglione, ecc...) e altri animali selvatici (fagiano, lepre, ecc..) Fonte:https://www.naturadipianura.it/luoghi/19-torrazzuolo.
Questo giro in bicicletta ci porta prima attraverso il bosco, poi lungo la zona umida fino a un punto di osservazione per gli uccelli. In questo tratto troviamo anche un macero.
I maceri sono l'ultima testimonianza visibile di una fiorente attività agricola delle province dell'Emilia ormai in disuso: la lavorazione della canapa (Cannabis sativa). Il macero è un bacino idrico artificiale, spesso di forma rettangolare, dalle dimensioni e profondità variabili, utilizzato dal '500 sino agli anni 50 del secolo scorso per il ciclo di macerazione della canapa. Tutto il territorio delle province di Bologna, Modena e Ferrara ne è punteggiato, una diversificazione del paesaggio rurale molto interessante perché offre un ambiente naturale utile come rifugio a piante e animali legati all'acqua. (fonte: il giardino delle Naiadi)
Dalla Partecipanza si torna a Nonantola dove si supera il centro storico come ultima tappa del percorso.
Al centro è difficile individuare le caratteristiche tipiche dell'antico borgo medievale di un tempo, ma ci sono alcuni monumenti affascinanti lungo il nostro percorso. Vediamo successivamente: La Pieve di San Michele Arcangelo, Chiesa di Santa Maria fuori le mura (detta Santa Filomena), l'Abbazia, La Torre dei Modenesi, Piazza Liberazione e La Torre dei Bolognesi (maggiori informazioni su ogni monumento sui diversi waypoint).
In zona via Roma, soprattutto tra l'Abbazia e la torre dei Modenesi, troviamo un'ampia scelta di ristoranti.
Tra la torre dei Modenesi e piazza Liberazione troviamo eGOeBIKE Bike Rental & Tour Negozio e punto di Noleggio, utili per chi ha bisogno di riparare la propria bici (+390598723054 o whatsapp +393483961274). Per chi viene da fuori Nonantola e desidera percorrere questo itinerario, questo è anche un buon posto per noleggiare biciclette.

Poco dopo raggiungiamo nuovamente il nostro punto di partenza.

Qualche dettaglio in più:

Il percorso è ideato in senso orario/antiorario.
Tempo impiegato: totale = 5 ore 50 minuti di cui in movimento = 2 ore 51 minuti
Presenza di acqua potabile: a 5 km, a 9 km e a 33 km dall'inizio
Presenza di tavoli picnic: a 31 km dall'inizio
Presenza punto ristoro: Via Roma - Centro Storico
Il percorso è facile dal punto di vista tecnico
Presenza di segnavia: assente

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Sito religioso

Redù - Chiesa della natività di Maria Santissima

Di fronte alla chiesa c'è un rubinetto con acqua potabile.
Albero

Le farnie centenarie a Via Sebenico

Farnia Circonferenza m 4,70 a 1,30 m da terra Diametro Chioma m 29 Età anni 101 (censimento 23-7-2020)
Sito religioso

Rubbiara - Chiesa di San Pietro Apostolo e Percorso della Salvezza

Sito religioso

Parrocchia 'Beata Vergine Assunta' - Bagazzano

Waypoint

Inizio argine Panaro

Monumento

Tavernella

Intersezione

Tenere destra - lasciare l'argine

Waypoint

Inizio Partecipanza

Sito Patrimonio Mondiale

Barchessa

Waypoint

Casa della guardia

Sito Patrimonio Mondiale

Macero

Il macero è un bacino idrico artificiale, spesso di forma rettangolare, dalle dimensioni e profondità variabili, utilizzato dal '500 sino agli anni 50 del secolo scorso per il ciclo di macerazione della canapa. La coltivazione e lavorazione della canapa hanno rappresentato una delle attività agricole più faticose che i nostri nonni ricordino, compiti gran parte affidati alle donne. Le professioni di agricoltore o bracciante sono state le più praticate in questi territori, il racconto del gravoso compito che alla fine di Agosto prendeva il via in ogni angolo della Pianura ricorreva spesso nei racconti della nonna. La canapa giungeva a completa maturazione nei primi giorni di Agosto, erano gli uomini a tagliarla vicino alla radice con un falcetto e insieme alle donne si formavano altissimi covoni con i fusti delle piante suddivisi per altezze. I covoni dovevano essiccare per 4-5 giorni, in caso di pioggia occorreva coprirli. Nella fase successiva, quella della macerazione, il macero giocava il ruolo principale: le fascine venivano adagiate su zattere affondate mediante grossi sassi del peso di almeno 7 chili ciascuno, disposti lungo le rive. La profondità dell'acqua doveva essere almeno 2 metri per ottenere una buona macerazione che era considerata completa quando i fasci di canapa apparivano sbiancati (dai 10 ai 20 giorni di immersione). La nonna ricorda il momento in cui i fasci di canapa detti mannelle venivano estratti dall'acqua come la parte più faticosa dell'intera lavorazione: appesantiti dall'acqua raggiungevano un carico notevole, le zanzare poi non risparmiavano chi doveva trascorrere ore nei pressi delle sponde del macero. Una volta disposta sulle rive, la canapa si asciugava in pile dalla tipica forma a capanna e, una volta essiccata, si doveva trasportare nei pressi della casa colonica in un'apposita struttura detta casella, oggi spesso recuperata e trasformata in una piccola ed elegante dependance. L'ultima fase comprendeva la battitura dei fusti macerati per rompere la parte legnosa ancora presente, seguita dalla pettinatura che eliminava eventuali residui e conferiva morbidezza e lucentezza alla fibre. Questi momenti vengono ricordati con allegria, secondo me anche per gli effetti della Cannabis che tutti conosciamo. Pare che anche le galline che becchettavano i residui della lavorazione sembrassero ubriache e su di giri!! La preziosa fibra veniva utilizzata dalle famiglie contadine per fabbricare robusto cordame, prodotti tessili grezzi e carta. Al termine del ciclo occorreva eseguire una pulizia completa del macero, con cambio dell'acqua (poteva essere utilizzata per una sola macerazione, i gas di fermentazione avrebbero ingiallito la successiva lavorazione), pulizia dalle erbacce e consolidamento delle sponde. Con l'acqua pulita si immettevano i pesci, in genere carpe, tinche e pesci gatto che contribuivano all'eliminazione delle zanzare e alla pulizia del microambiente da alghe ed erbe infestanti. Durante l'anno i pesci fornivano sostentamento per la famiglia e venivano utilizzati per festeggiare la conclusione dei lavori legati alla canapa (quando le zattere venivano immerse, i pesci affioravano perché privati di ossigeno e si potevano pescare con facilità). (Fonte: http://giardinonaiadi.blogspot.com/)
Fontana

Acqua

Punto di birdwatching

Osservatoio Torrazzuolo

Approvvigionamento

Azienda Agrituristica Casa Carpanelli

Sito religioso

La Pieve di San Michele Arcangelo

Non lontano dall’abbazia, tra l’870 e l’887, l’abate Teodorico fece erigere una chiesa dedicata all’Arcangelo Michele, fuori dalle mura di Nonantola, ad uso della popolazione rurale. La prima menzione dell’edificio come pieve risale all’XI secolo (si definisce pieve la chiesa dotata di battistero e con diritto di sepoltura che esercita la giurisdizione ecclesiastica su un territorio). In un lasso di tempo che va dal 1011, data in cui nei documenti si accenna ad una pieve o ad un edificio con funzioni plebane, al 1101, data in cui è attestato un Sinodo tenutosi nella Pieve, si può collocare il periodo di costruzione dell’edificio romanico. (Fonte: Visit Nonantola)
Sito religioso

L'Abbazia e La Chiesa di Santa Maria fuori le mura

L’Abbazia di Nonantola è un luogo straordinario dove le vicende storiche, l’architettura, la musica gregoriana e le espressioni artistiche in genere si sono coniugate con la fede cristiana per servire e formare l’uomo attraverso una storia lunga 1300 anni. Un complesso dove si può toccare in modo mirabile il Medioevo europeo, ancora vivente nelle pergamene dell’Archivio Abbaziale e nelle opere del Tesoro Abbaziale, oggi esposte nel Museo Benedettino e Diocesano... La basilica abbaziale è oggi la chiesa concattedrale dell’Arcidiocesi di Modena-Nonantola, che è l’erede materiale e spirituale dell’antico complesso monastico. L’edificio della chiesa di Santa Maria fuori le mura fu fondato nel 1325 dalla Compagnia dei Battuti o dei Flagellanti che ottenne dall’abate di Nonantola di poter costruire una casa fuori dalle mura dove poter accogliere poveri, infermi e pellegrini. La chiesa, tra il 1589 e il 1597, venne ricostruita su quella preesistente ma con dimensioni maggiori e sul lato nord venne aggiunto il coro poligonale. Nel 1798 la Repubblica Cisalpina incamerò i beni della Compagnia e li mise in vendita. L’avv. Giovanni Battista Veratti, all’epoca sindaco di Nonantola, li acquistò e cedette la chiesa all’Abbazia mentre dall’ospedale ricavò degli appartamenti da affittare. Durante la Prima Guerra Mondiale la chiesa venne adibita a ricovero per i militari e fu poi utilizzata come magazzino. Oggi l’edificio, dopo i restauri e la ricostruzione del 2004, presenta un portico a tre arcate in stile rinascimentale e abside a forma pentagonale sormontata da un campanile a torre che rievoca le fattezze romaniche dell’Abbazia. L’interno è costituito da un’ampia aula rettangolare che termina in un presbiterio con altare e affreschi settecenteschi. (Fonte: Visit Nonantola)
Sito Patrimonio Mondiale

Torre dei Modenesi o dell'Orologio (sec. XI-XIII)

La torre dei Modenesi, così chiamata perché costruita dai Modenesi nel XIII secolo, era parte integrante del sistema difensivo del borgo medievale e oggi si erge isolata ad ovest del centro storico, all’inizio di via Roma. La Torre fu costruita nel 1261, anno in cui il Comune di Modena stipulò un lodo con il monastero nonantolano in cui si sanciva la perdita della giurisdizione temporale dell’abate di Nonantola a favore della comunità modenese, ed ebbe la funzione di ospitare un presidio di soldati modenesi a controllo del borgo di Nonantola. Gli anni che precedettero il lodo e la costruzione della torre si inseriscono nell’ambito di fenomeni storici ben più ampi quali la nascita e l’affermazione dei comuni in Italia e le lotte tra Guelfi e Ghibellini; questo periodo fu caratterizzato da una serie di tentativi di ingerenza da parte dei Modenesi nei confronti del monastero nonantolano e dalle guerre tra Modena ghibellina e Bologna guelfa. La torre dei Modenesi era un elemento fondamentale del sistema difensivo medievale di Nonantola; questo apparato di difesa si era modificato nel corso dei secoli: partendo da un sistema di fossati a ridosso del complesso abbaziale si arrivò, a metà dell’XI secolo, all’innalzamento della cinta muraria voluta dell’abate Gotescalco, che racchiudeva uno spazio che comprendeva il monastero e le abitazioni della comunità rurale. A questo periodo storico sono riferibili le tracce di una porta fortificata che conduceva al monastero, visibile sul lato ovest. Nel XVII secolo la torre fu adibita a prigione e 2 edifici si impostarono su precedenti strutture bassomedievali: a est, fin dal 1623, era presente la casa del custode del carcere e ad ovest era attestato un altro edificio dal 1620 (nel 1833 documentato come negozio Allegretti). (Fonte: Visit Nonantola)
Waypoint

eGOeBIKE Bike Rental & Tour Negozio e punto di Noleggio

Sito Patrimonio Mondiale

Piazza Liberazione

Presenza di un rubinetto con acqua potabile
Museo

La Torre dei Bolognesi (sec. XIV) – Museo di Nonantola

2 commenti

  • kermitt62 5-dic-2020

    Ho notato che sulle mappe offline non si trova quasi più il nome della cima ,ma solamente un triangolo che sta ad indicarla senza però il nome ,volevo sapere se ho inavvertitamente toccato qualcosa o se è così anche sulle tue mappe ?
    Grazie

  • Foto di Erik De Groot

    Erik De Groot 5-dic-2020

    Uso solo OsmAnd per la navigazione off-line. In questo programma è tutto "completo", cioè ogni triangolo di una cima è accompagnato di un nome.

Puoi o a questo percorso