Tempo  8 ore 20 minuti

Coordinate 9894

Uploaded 20 maggio 2013

Recorded maggio 2013

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1.209 m
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86,71 km

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vicino Roghudi, Calabria (Italia)

Partendo da Melito P.S. si raggiunge la cittadina di Bova, dopo una breve sosta di rifornimento, si continua per i “Campi di Bova” 1237 mt, da qui al bivio una breve discesa ci conduce ad ammirare due formazioni geologiche naturali: il primo sito che è la “Rocca del Drago” una roccia dalla forma strana, quasi un dolmen di epoca preistorica, con tre cerchi scavati secondo un ordine misterioso. La leggenda narra che questa pietra che rappresenta la testa del drago è il custode di un tesoro. Il tesoro veniva assegnato a chi riusciva a superare la prova di coraggio, che consisteva nel sacrificio di tre esseri viventi di sesso maschile costituiti da un bambino appena nato, un capretto ed un gatto nero. Nessuno nel corso dei secoli volle affrontare questa prova, solo in un caso quando nel paese nacque un bimbo malformato, rifiutato dai genitori, fu prelevato da due uomini che misero in atto la prova di coraggio. Si uccise sia il capretto che il gatto ma quando fu il momento del sacrificio del bambino una tempesta improvvisa provocò la morte di uno dei due uomini, l’altro uomo sopravvissuto fu perseguitato dal diavolo sino alla sua morte. Nessuno successivamente pensò più al ritrovamento del tesoro.
Poco più sotto un’altra roccia costituita da sette piccole roccie sferiche affioranti dal terreno da un blocco unico di roccia friabile. Quest’ultima formazione di roccia detta “Ta vrastrucia” che tradotta dal greco significa “Caldaie del latte” infatti la forma particolare della roccia assomiglia a quella delle pentole in cui si bolliva il latte “a cardara”. La leggenda indica quest’ultime anche come fonte di nutrimento del drago nascosto poco sopra la roccia. Si scende sino al ponte che attraversa il vallone Furria posta a 607 m, alcuni suini selvatici maculati sono incuriositi e spaventati dal nostro passaggio, alcune piante secolari costeggiano la strada, una breve salita ci conduce sino al bivio di Chorio di Roghudi, per poi scendere verso Roghudi, posto a 627 mt sul livello del mare: adagiato sul crinale di una collina che precipita verso il fondovalle, Roghudi è circondato da monti impenetrabili e continua a resistere all'ingiuria del tempo, messo quasi di guardia nel mezzo del torrente Amendolea sulla dx e dal vallone Furria sulla sx.
Il borgo ha origini antiche ed ha fatto parte per lungo tempo delle comunità di lingua grecanica della Calabria; il suo nome in dialetto grecanico (Righùdi) significa “rupestre” con riferimento all’isolamento montano che la circonda.
Il grave terremoto del 1783 ha danneggiato seriamente il paese, che è stato abbandonato negli anni ‘70 in quanto dichiarato inagibile a seguito di eventi franosi ed alluvionali.
Roghudi è ormai un paese fantasma e la sua visita si presenta ricca di suggestione ed intrisa di particolare fascino.
Una breve sosta per recuperare le forze e ancora sulle nostre mtb, percorriamo un tratto ancora in lieve discesa sino al ponte dell’Amendolea posto a 506 mt sul livello del mare, presidiato da alcuni vitelli che sostano tranquilli, affrontiamo ora una serie di tornati per giungere a Roccaforte del Greco, borgo arroccato su un monte alto 935 metri, ancora una breve sosta per poi proseguire sino a raggiungere Melito P.S. Alla fine il GPS segnala Km 86,59 percorsi e 1984 mt di dislivello.

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