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211,79 km

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vicino Cunettone-Villa, Lombardia (Italia)

Due giorni di mountainbikepacking spettacolari, durissimi ma ricambiati da spettacoli naturali incredibili. Con le bici cariche con borsa anteriore e posteriore (peso della bici carica circa 20 kg) e zaino sulle spalle siamo partiti da Salò alle 8 di mattina di domenica. Raggiunta la ciclabile della val Sabbia a Roè, abbiamo raggiunto ed attraversato Vobarno ed abbiamo iniziato a salire a ritmo blando verso il cavallino della Fobbia, quindi Cocca Veglie e l'altopiano del Monte Manos. Siamo discesi a Capovalle lungo la bella sterratona ben ciclabile. Qui abbiamo fatto rifornimento d'acqua e ripartiti su asfalto per Persone dove, appena terminato il paesello, abbiamo preso a sinistra in direzione ponte Franato a cui si arriva attraverso discese e salite alternate. Arrivati al ponte (che nonostante il nome sembra ben saldo), inizia una salita sterrata lunga ed impegnativa che porta a Denai e che è solo l'antipasto di quello che ci aspetta, la salita da Denai a bocca Cablone, in prossimità del bivio che scende a Bondone, un tratto davvero tosto e lungo da farsi con pazienza e tenacia e magari qualche pausa di riposo. Abbiamo riempito le borracce da un ruscello lungo la salita e ci siamo fermati un po' di volte a mangiare di volta in volta barrette, noci, banane ed un panino fattoci fare a Capovalle. Importantissimo l'aspetto alimentazione in giri come questi, oltre all'acqua naturalmente. E' molto consigliabile non risparmiare per questioni di peso perché ci si potrebbe trovare in situazioni di grande difficolta. Dopo bocca Cablone la salita continua, più tranquilla, poi finalmente spiana ed una discesa soft ci porta fino a malga Tombea, disabitata in questa stagione. Ma è da qui in poi che la natura si fa spettacolare, si percorrono tratti in mezzo ad un paesaggio naturale mozzafiato per quanto selvaggio e spettacolare con montagne e gole di una bellezza rara. La stanchezza inizia a farsi sentire e alcuni tratti di salita tosta, con fondo grossolano, li facciamo spingendo. Si inizia quindi a scendere, sempre su sentieri a tratti molto esposti (prudenza!) con ancora resti di neve, e passaggi in gallerie risalenti alla prima guerra mondiale. Una di queste è franata e per bypassarla occorre scollinare su un sentiero ripidissimo sul quale si porta a fatica a mano la bici carica. Da qui però inizia la discesa per malga Lorina, non troppo tecnica ma con fondo smosso, cosa che la rende non facilissima da percorrere. Successivamente il terreno cambia e diventa molto più divertente con passagi nei boschi e in tratti tipo single trail veloci godibili. Arrivati a malga Lorina riempiamo le borracce e riiniziamo a salire al passo del Tremalzo, la nostra meta. La salita non è mai troppo impegnativa, mancano 400 m di dislivello ma le gambe sono già molto provate. Non senza fatica arriviamo finalmente al ristorante poco prima del passo dove ordiniamo Weiss e Radler che però ci godiamo solo a metà dal momento che scopriamo che al passo nessun ristorante né bar è aperto di sera pur essendo domenica. Siamo obbligati a riprendere il cammino, risalire fino al passo è dura anche se dista solo 1,8 km (di salita) dal ristorante. Ora iniziamo la lunga discesa sterrata che ci porta al rifugio del passo Nota lungo la quale io foro la ruota posteriore; rigonfio sperando che il lattice faccia il suo lavoto. Percorrere la breve salita che dal rifugio porta al passo è una vera sofferenza. Ci lanciamo in discesa (che però non è tutta discesa!) che la luce inizia a calare e la mia gomma non resta gonfia. Il fido Claudio ripara la mia gomma e ripartiamo, giriamo a sinistra a bocca dei Fortini verso Ledro ed una lunga discesa incastonata di simpatici strappi di pura sofferenza di salita ci porta, alle 20.45 al lago di Ledro, già meraviglioso di suo, ma stavolta al crepuscolo, dopo una giornata come questa, ancora più commovente... Percorriamo la riva nord del lago e finalmente arriviamo al tanto agognato punto di pernottamento attaccato ad un ristorante/pizzeria dove diamo sfogo a fame e sete. Appena finito entriamo nel nostro sacco a pelo a pochi metri dalla riva del lago e con la cena sullo stomaco proviamo, con successo variabile, a dormire.
Sveglia alle 5.30 con il lago stupendo alle prime luci del giorno; alle 6 in sella, scendiamo a Molina di Ledro e poi sulla sempre bellissima Ponale, uno dei sentieri panoramici più belli mai visti, e raggiungiamo Riva del Garda dove facciamo colazione. Risaliamo a Nago lungo la salita asfaltata. Questo tratto è pericoloso per i ciclisti, le macchine sfrecciano a pochi cm, consiglio di chiedere a qualcuno la strada alternativa ciclabile che allunga un po' ma è molto più sicura. A Nago compriamo panini e banane ed iniziamo a salire con obiettivo rifugio Altissimo. La gran parte della salita è su strada asfaltata pochissimo frequentata da macchine e con pendenza media (ho detto media, alcuni tratti sono tosti) gradevole. Però è davvero lunga. In prossimità di un parcheggio inizia lo sterrato, con le stesse pendenze dell'asfaltata, diventa però più impegnativo a causa del fondo e della stanchezza accumulata. Finito lo sterrato, attenzione, inizia un tratto poco pedalabile che sfocia in una salita impossibile e piuttosto lunga da percorrersi con la bici in spalla e che rappresenta un notevolissimo sforzo fisico, non per tutti, oltre che psicologico, la fatica fisica è estrema e sembra di non arrivare mai. Alla fine, si arriva al rifugio Damiano Chiesa (purtroppo chiuso) e si va sulla collinetta a guardare il panorama che è davvero incredibile su quasi tutto il lago di Garda... Risaliamo in sella e scendiamo lungo un discesone sterrato di 15-20 min fino al ristorante... (non mi ricordo il nome) dove con Radler e torta ai lamponi riprendiamo vigore. Ripartiamo lungo l'asfaltata in discesa, convinti che da qui scenderemo solo ma, ahimè, dopo la discesa ed il piano ricomincia la salita che ci riporta su di quasi 200 m! Poi lunghissima discesa fino a Ferrara Monte Baldo ma poi ancora salite... Sali e scendi, sali e scendi, alla fine ancora lunghissima discesa fino a Caprino Veronese. Mancano solo 15 km a Torri del Benaco ma bisogna scollinare ancora ed il sole è caldissimo, siamo quasi a 30 gradi. Determinati a non perdere il battello delle 17, stringiamo i denti e voliamo fino all'imbarcadero dove saliamo al volo sul battello che parte dopo 3 minuti. Gli unici 8 km del percorso non pedalati (e gli unici piani!) sono quelli del trasbordo acquatico fino a Maderno, dove mangiamo un mega gelato e ripartiamo per l'ultima fatica sulla Gardesana fino a Salò con un caldo devastante.
Sintesi: avventura stupenda in compagnia di Vincenzo e Claudio, molta soddisfazione, natura mozzafiato, prima 2 giorni in bikepacking con pernottamento in sacco a pelo. Tanta e tanta fatica ma ampiamente ripagata.

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