Tempo in movimento  3 ore 4 minuti

Tempo  4 ore 14 minuti

Coordinate 6690

Caricato 17 maggio 2020

Registrato maggio 2020

-
-
31 m
-67 m
0
12
23
46,54 km

Visualizzato 25 volte, scaricato 0 volte

vicino a Luogo Condotto, Emilia-Romagna (Italia)

Luogo di partenza di questa uscita in Mtb è l'ombreggiato viale di Via del cimitero di Finale Emilia.

Finale Emilia (Al Finàl in dialetto finalese, Al Finèl in dialetto modenese) è un comune italiano di 15 245 abitanti della provincia di Modena in Emilia-Romagna, di cui costituisce il più orientale comune della provincia, e fa parte dell'Unione Comuni Modenesi Area Nord. Dista dal capoluogo circa 42 chilometri a nord-est.

Finale gode di un tipico clima temperato continentale della pianura padana e delle medie latitudini. Come nel resto della pianura circostante, gli inverni sono moderatamente rigidi, poco piovosi e con giornate di nebbia; le estati sono calde ed afose nei mesi di luglio e agosto, con temperature che possono salire oltre i 35º e con precipitazioni a carattere temporalesco; le primavere e gli autunni sono generalmente piovosi.

Dirigendoci in direzione Est raggiungiamo Via Dante Alighieri che imbocchiamo alla nostra destra. In prossimità di una curva verso sinistra la nostra strada diventa Via Cappuccini, e alla successiva curva sempre verso sinistra diventa Via Aurelio Saffi, con la quale raggiungiamo il ponte sul fiume Panarono una curva a quarantacinque gradi a destra.
Appena superato il ponte svoltiamo a destra su Via Argine Destro panaro per circa due chilometri e mezzo, prima di svoltare a sinistra su Via delle Roveri che percorreremo fino a raggiungere Via Giovan Battista Gnoli che prenderemo alla nostra sinistra. Appena attraversato il canale svoltiamo a destra sull'argine, fino a ritrovarci su Via Riga che attraverseremo appena dieci metri avanti a noi su Via Borgatti. Lasceremo quest'ultima per svoltare a destra su SP 46, e non appena usciti dalla piccola località di "Dodici Morelli" svoltiamo a sinistra su Via Rossetti. In fondo la strada effettua due curve in ordine prima a destra poi a sinistra, dove davanti a noi si può intravvedere i ruderi di Torre Spada dal lato più nascosto. Raggiunta la SP6 che imbocchiamo alla nostra sinistra, sfileremo davanti a tutto questo complesso di edifici in totale abbandono, circondati da piccole mura.

Uno dei grandi patrimoni artistici, parte integrante della nostra cultura locale, è costituito dalle ville padronali diffuse in tutto il territorio centese. Molte di queste, nel corso dell’ultimo decennio, sono state prese in gran considerazione e trasformate in luoghi adibiti a funzione pubblica o privata. Per quanto riguarda il territorio del Malafitto, un caso eccezionale è costituito dal quattrocentesco complesso di Torre Spada, che è oramai totalmente distrutto; e nessuno, nel corso di 19 anni, ha mai pensato di ristrutturarlo.

Il complesso di Torre Spada, anticamente denominato “torre del Forcello”, rappresenta uno degli edifici più antichi appartenenti al territorio centese. Inizialmente, l’intero complesso non era di proprietà della famiglia Spada, che, già possidenti d’alcune tenute nel Centese, l’acquistò solamente del 1663. Prima di divenire residenza degli Spada, la villa era proprietà del Vescovo Calandrino, il quale, quando nel 1460 cedette gran parte dei propri territori ai Centesi, decise di mantenere per sé e per i suoi successori la “tenuta del Forcello”. In seguito, nel 1501, il complesso passò a Ercole I , il quale cedette poi queste terre ad Ercole II d’Este, che le diede in eredità al proprio figlio Luigi d’Este.

Divenne poi proprietà di varie famiglie illustri del Ferrarese: ad esempio nel 1558 divenne la residenza di Ludovico Zagaglia; nel 1601 tornerà in mano al pontificato divenendo proprietà di Clemente VIII, il quale la cederà al nipote , il Cardinale Pinto. Riguardo alla tenuta del Forcello scrisse il cardinale Ludovico Ludovisi nel giugno del 1621. Egli definisce la proprietà come “la punta del Malaffitto” e afferma che questa inglobava “40.000 ettari” (il dato è simbolico per indicare la grand’estensione del territorio), comprese tutte le espansioni avvenute nei secoli precedenti dagli ecclesiastici prima indicati. Il complesso del Forcello divenne dunque dal 1621 proprietà dei Ludovisi. Ciò è noto grazie a tre brevi documenti, il primo del 2 maggio, il secondo del 4 giugno, il terzo del 11 luglio del 1621, e da altri due risalenti al 23 marzo e aprile 1623. Fu il nipote di Ludovico Ludovisi, Nicolò Ludovisi, a vendere la tenuta al cardinale Bernardino Spada.

Da quel momento la torre dei Forcelli rimase di proprietà dei principi Spada, i successori del cardinale Barberino, i quali vollero esaltare il potere della famiglia conferendo alla nuova proprietà la denominazione di “villa Torre Spada”. Il nuovo complesso rappresentava il tipico palazzo signorile dei nobili del territorio. Essa era, infatti, composta dalle abitazioni dei signori, dagli edifici adibiti alla servitù, dai magazzini, dalle stalle, da una chiesetta e dall’oratorio detto di San Gaetano.

Ma cosa rimane oggi dell’antico Forcello?

Osservando la fotografia a fianco, scattata una ventina di anni fa, notiamo la tenuta di Torre Spada ancora completamente integra, anche se già sui passi di una degradazione che in pochi anni diverrà disastrosa. Le mura rivestono ancora del tutto la pianta dell’intero edificio; si notano la presenza di finestre, camino e, guardando attentamente, anche di grondaie. E chi ricorderà la “Torre del Forcello”, che dal medioevo dominava l’orizzonte del Malaffitto, e si teneva intorno terre tanto prodighe (e tutte chiamate con nome di santi) che il Vescovo di Bologna Filippo Calandrini , quando nel 1460 cedette ai Centesi gran parte delle sue proprietà, proprio a queste non volle rinunciare preferendo tenerle per se e per i suoi successori? Chi potrà più decifrare l’assetto seicentesco del grande Palazzo signorile, l’ampiezza austera degli edifici della servitù, le prosperità accumulate nelle stalle e nei magazzini, le delicate linee settecentesche dell’oratorio di San Gaetano con il suo nitido timpano ed il portico ombroso ed accogliente proprio sulla strada? Oramai del quattrocentesco Forcello rimane solo l’antica torre e, qua e là, qualche rovina di mura cadute. Nel corso di solo una ventina di anni la villa, da palazzo signorile, si è trasformato in un cumulo di macerie dalle quali riusciamo a comprendere solamente la pianta tradizionale dell’edificio.

La locazione per chi vuole raggiungere le sue attuali rovine

Il complesso di Torre Spada è immerso nella campagna, osservando la cartina geografica, notiamo che la località di Torre Spada è collocata lungo la via principale che porta alla località di Cento andando verso sud, mentre proseguendo verso nord si arriva al centro di Bondeno. Il paese si trova precisamente nei pressi di Piastrello dove, proseguendo in questa direzione, ci si inoltra nella campagna al confine tra il ferrarese e il modenese.

Proseguendo sulla SP6 in direzione Nord, raggiungiamo l'abitato di Pilastrello dove svolteremo a destra su Via Molino. Alla sua estremità arriviamo a Molino Albergati e su Via Albergati che attraversiamo per iniziare a percorrere Via Prampolini. Lasceremo quest'ultima per svoltare a sinistra dopo ottocento metri su di una strada bianca che ci permetterà di raggiungere la SP66. Qui svoltiamo a sinistra per circa cinquanta metri prima di svoltare nuovamente a destra su di una sterrata che costeggia il canale Angelino. Raggiunto ed oltrepassato un ponte sull'ennesimo canale svoltiamo a destra per seguirne il corso, a tratti sul lato destro e a tratti su quello sinistro. raggiungiamo così il ponte su Via Croce che seguiremo fino alla sua estremità contro l'argine del fiume Reno. Raggiunta la sommità dell'argine lo cominciamo a percorrere in direzione Sud, fino a sbucare all'inizio del ponte che attraversa il Fiume. Svoltiamo subito a sinistra, attraversiamo il ponte e poi con una svolta di nuovo a sinistra iniziamo a percorrere l'argine opposto in direzione Nord.
Questo bel percorso di sentiero sterrato sull'argine si esaurirà sulla Provinciale 6 che prenderemo alla nostra sinistra. Lasciamo così la provincia di Bologna per tornare in quella di Ferrara. Attraversiamo di nuovo il fiume Reno e in cinquecento metri circa raggiungiamo l'accesso del Bosco della Panfilia.

Il Bosco della Panfilia è una rara foresta planiziale situata in Emilia-Romagna e più precisamente nel comune di Sant'Agostino, al confine tra le province di Ferrara e Bologna, in un'ampia ansa golenale lungo la sponda sinistra del fiume Reno. Ha una estensione di 81 ettari così suddivisi: 50 sono di bosco naturale, 28 di rimboschimenti con specie autoctone effettuati a partire dai primi anni ‘80 e 3 ettari di stradoni e fossi di sgrondo.[1] È delimitato ad ovest dal Cavo Napoleonico, a nord dall'abitato di Sant'Agostino, a est dalle campagne di Poggio Renatico e a sud dall'alveo del Reno (che divide le province di Ferrara e Bologna). Il Canale Emiliano Romagnolo sottopassa il lembo est del bosco e lo stesso fiume.

Il "Bosco di Sant'Agostino o Panfilia" fa parte del patrimonio indisponibile della Regione Emilia-Romagna ed è tra i siti di interesse comunitario con codice IT40600009 La Società Botanica Italiana lo ha classificato nel 1971 “biotopo di rilevante interesse vegetazionale”. Di fronte al Bosco Panfilia, nella golena bolognese del Reno, dopo una serie di interventi di rinaturazione e di rimboschimento curati dai Comuni di Galliera e Pieve di Cento e dal WWF Alto Ferrarese, è stata istituita l'Area di Riequilibrio Ecologico "Bisana" su una superficie complessiva di circa 65 ettari.

Il Bosco Panfilia comprende un tratto del fiume Reno e un lembo di foresta adiacente, tipico esempio di bosco umido di pianura un tempo diffuso in tutta la pianura padana. La vegetazione, insediata su suolo di origine alluvionale composto da stratificazioni alternate di depositi sabbiosi e argilloso-limosi, presenta accentuate caratteristiche di bosco fluviale essendo prevalentemente localizzato in un ambito golenale invaso dalle piene autunnali e primaverili più accentuate. La regione presenta clima tipicamente continentale con un'escursione termica annua superiore ai 23 °C, mentre le precipitazioni medie annue sono di 698,2 mm con un massimo principale in autunno e uno secondario in primavera.

Nonostante alcune trasformazioni subite nel tempo e a pratiche di pioppicoltura, il Bosco Panfilia rappresenta per qualità ed estensione un importante biotopo della regione in ambiente ripariate.

Lasciamo il Bosco dirigendoci verso Nord su Via Cavo verso il paese di Sant'Agostino, e arrivati all'omonimo ponte svoltiamo a sinistra per attraversare il "Cavo Napoleonico". Appena attraversato questo grande canale svoltiamo subito a sinistra per iniziare a percorrere la pista ciclabile asfaltata in direzione Sud. Arrivati ad una curva a destra noi proseguiamo su una strada bianca che in seguito diventerà sterrata. Scendiamo dall'argine alla nostra destra avvicinandoci ai campi coltivati, e raggiunto i resti di una casa abbandonata ne attraversiamo l'area cortili per prenderne la strada bianca che ne forniva l'accesso. Siamo nell'abitato di Rovereto di nuovo sulla SP66 che prendiamo alla nostra destra, e percorriamo per circa tre cento metri prima di svoltare a sinistra su di una strada bianca in direzione Ovest. Arriviamo così nuovamente sul canale Angelino per attraversarlo su Via Mattazzola, che sarà la nostra strada fino a raggiungere la SP 34, dove con un ponte riatraverseremo un altro canale che stavamo costeggiando sul lato destro e inizieremo a percorrere il lato sinistro in direzione opposta. A questo punto la strada bianca di accesso ad una casa ci conduce sulla Via Maestra in frazione Buonacompra.
Percorso poco più di un chilometro svoltiamo a destra su Via Diegoli, che dopo i primi cinquecento metri diventa poi una strada sterrata che dopo quattro cambi di direzione di quarantacinque gradi raggiunge Via Brunelli, che a sua volta finisce sulla SP13. Imbocchiamo la Provinciale alla nostra destra per circa duecento metri prima di svoltare alla nostra sinistra su Via Rusconi. percorsi circa sei cento metri svoltiamo a destra su Via Piantoni che percorreremo per circa un chilometro prima di svoltare a sinistra sull'ennesimo argine di canale che si esaurisce dopo circa un chilometro e mezzo su Via Finalese. Svoltiamo a sinistra su Via Guidetti, che in circa un chilometro ci conduce ad Alberane frazione di Cento.
Imboccata la SP 10 la percorriamo solo per circa quattrocento metri prima di svoltare a destra su strada sterrata che dirige in direzione Nord, e poco dopo stiamo di nuovo percorrendo Via Giovan Battista Gnoli. La strada effettua una svolta a sinistra attraversando il canale che stavamo costeggiando, e dopo aver attraversato Via Maestra del Lavoro giungiamo su Via per Ferrara che imbocchiamo alla nostra sinistra. Arrivati alla rotatoria prendiamo la prima uscita su SP 10 che in tre cento metri ci conduce al ponte sul Fiume Panaro che abbiamo attraversato all'inizio dell'itinerario. Scendiamo dal ponte svoltando a sinistra su Via Aurelio Saffi, siamo rientrati a Finale Emilia.
Quindi ripercorrendo in poco meno di un chilometro Via Cappuccini e Via Dante Alighieri raggiungiamo l'incrocio con Via del cimitero alla nostra sinistra. Abbiamo raggiunto il punto di partenza e quindi siamo alla fine di questo itinerario in Mtb fra le province di Modena, Ferrara e Bologna.
Faccio un ringraziamento ufficiale a " Dr. Frac" che ha postato su Wikiloc questo itinerario.
fotografia

Via delle Roveri

fotografia

Torre spada

fotografia

Strade e Canali

fotografia

Dislivello idrico

fotografia

Strada del Canale Angelino

fotografia

Fiume

fotografia

Bosco di Panfilia

fotografia

Dentro e fuori dal Bosco

fotografia

Cavo Napoleonico

fotografia

Campo

fotografia

Scultura country

fotografia

Via Piantoni

Commenti

    Puoi o a questo percorso