-
-
1.319 m
258 m
0
7,0
14
28,03 km

Visto 430 volte, scaricato 8 volte

vicino Roccasecca, Lazio (Italia)

Il monte Occhio è un’altura del gruppo del monte Cairo, nel basso Lazio in provincia di Frosinone, nonostante non ha quote elevate, è ugualmente molto panoramico.

“Sentiero Perduto” scaturisce dal giro di esplorazione ideato dal Capitano Armando dei Bikersorani, nel cuore del gruppo di monte Cairo, che va a buttare “l’occhio” in un’area poco frequentata, sconosciuta probabilmente anche ai trekker. Notizie del passaggio di ruote, in questa zona, quasi certamente non ce sono, tranne quelle dei Bikersorani nelle zone limitrofe e di Stefano il “Barone Rosso”, che quest’oggi fa parte della comitiva.

Ci si ritrova a Roccasecca, per condividere la giornata di exploring con i Bikersorani. Si inizia a salire in asfalto per Colle San Magno, seguitando sulla sterrata, lungo la valle Cesa dei Tredici, dove imbattendosi in belle impettate e tratti con fondo smosso, si arriva a Le Sett’Are - Case Murro.
Alzando lo sguardo sopra di noi, una brulla cresta, bisogna raggiungerla. Non c’è un sentiero evidente da seguire, solo sottili tracce, su ripido pendio roccioso, aspro e inospitale. Con l’anima in pace, si inizia il tratto di portage, spingendo o direttamente sulle spalle, più si sale e più si somiglia a capre ibex, ma con l’agilità dei caprioli, si va avanti balzando da una roccia e l’altra, qui una buona scarpa fa la differenza.

Con qualche pausa, si aspetta la “maglia nera” e raggiunta la sella sotto Porcaticcio, si apre un magnifico scenario sulle alture circostanti, a cui fa da cornice la suggestiva sagoma del monte Obachelle. Viene da pensare che il più è fatto, ma ci sarà ancora molto da fare per guadagnarsi la pagnotta!

Si scende nella sottostante conca proseguendo su spassose gradinate prative, con bruschi campi di pendenza, ma non bisogna farsi prendere la mano, perché bisogna deviare. Con continui sali scendi si percorre un interminabile sentiero d’altura, con paesaggi lunari e pianori completamente ricoperti di sassi. Non essendoci una pista ben definita da seguire, la pedalata sul fondo erboso diventa più pesante, l’andatura non è spedita, per la similitudine e la conformazione del posto non è rara la possibilità di sbagliare direzione, rispetto alla traccia da seguire.

Ci si perde d’animo e si controlla la cartografia, capita che un gps si scarica, è quindi consigliabile averne più di uno. Si continua ed in compenso il panorama ripaga, si attraversando ambienti agresti, pastorali forgiati del tempo. Quando si pensa di aver raggiunto il punto più alto, dietro al colle bisogna ancora salire uno stretto sentiero tra roccette fisse, dosando bene le energie, perché c’è da spingere per la pendenza.

Poi miracolosamente siamo sopra monte Occhio, le scorte sono quasi terminate, si dividono le ultime barrette rimaste. Si prende la direzione per la discesa, ma non è quella giusta, quella esatta è spostata più a destra, Armando ha caricato un’altra traccia, più attendibile, risale alle ultime informazioni del sabato sera. Si inizia a scendere a vista slalomeggiando tra le roccette, poi si continua su sinuoso single track, che serpeggia nel bosco di lecci, il fondo pietroso smosso e qualche bel passaggio nervoso, impone abilita di guida, la stanchezza inizia a sopraggiungere, ma non bisogna farsi sopraffare, qualche perplessità sotto le coste del monte Pilone, poiché di tanto in tanto si incontrano vari crocicchi.

Successivamente come se non bastasse il sentiero si imbestialisce, diventa una mulattiera affossata su roccia compatta, scavata e arrotondata con il passaggio di muli, dove, sempre se sei una capra ibex, fai la differenza, diversamente piede a terra. Raggiunto un sentiero a cui è stata fatta manutenzione, si scende velocemente raggiungendo località La Cupa. Per terminare il giro in tempi decenti, si decide per un rientro più veloce, mentre i local proseguono andando ad effettuare l’ultima parte del tragitto.

Riassumendo: percorso ciclo-alpinistico, salita in portage impegnativa non tanto per il dislivello, tanto per il disagevole cammino; percorso con andatura ondulata d’alta quota pesante; discesa impegnativa necessarie ottime doti fisiche e tecniche, nell'ultima parte richiede una certa propensione trialistica per essere goduta appieno; il tutto ripagato dai panorami e dalle difficoltà della discesa. Giornata notevole, si è allenato il fisico, ma quel che più conta la mente.

Per completare vanno evidenziati alcuni aspetti: percorsi di questo tipo, esulano da quello che è diventato il normale andare in mountain bike, ormai si è sempre più abituati ad individuare in rete la traccia di altri utenti, poi se soddisfa la propria esigenza, eseguito il download e caricata sul dispositivo la si segue per effettuare l’escursione. Eppure molti di noi, si sono avvicinati alla disciplina del mountain biking, proprio per il piacere dell’esplorazione, dove nulla può eguagliare l’emotività che si prova, nell'effettuare un tour alla scoperta di paesaggi inediti. Ma non ci si può improvvisare, effettuare un giro in un luogo sconosciuto, dove prima difficilmente qualcuno ha fatto rotolare le ruotone, è cosa articolata e complessa. Occorre conoscere un po’ la cartografia, avere un minimo di senso dell’orientamento, ricercare, acquisire quanto più notizie possibili, documentarsi, per poi creare direttamente sul PC una traccia GPS, da caricare sul dispositivo, dopodiché con tutte le incognite che si possono incontrare, si va a verificare la fattibilità, mettendo in conto che si può ritornare con un pugno di mosche!

E’ con questa filosofia che ci siamo uniti al gruppo dei Bikersorani, per effettuare questo giro, consapevoli degli aspetti negativi a cui si andava in contro, anche se il lavoro più articolato in questo caso è stato sostenuto da Armando, che ha creato una traccia alquanto precisa.
(26 marzo ’17)

Commenti

    You can or this trail