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84,42 km

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vicino Borgo Salvatore Giuliano, Sicilia (Italia)

E' tutto bene quel che finisce bene, si dice così.
E tutto è finito bene, ci siamo divertiti, nessuno s'è fatto troppo male, tutti siamo ritornati alla base, in sella.
Certo la giornata non è cominciata bene, dopo essere arrivati alla base, presso l'agriturismo Leanza, zona Cesarò, appena scaricate le bici, subito il primo problema, una delle bici ha la ruota anteriore praticamente senza cuscinetti.
Ho provato a sistemarla ma a mani nude è stato impossibile.
Luca si è fatto più di 80 km col mozzo appoggiato direttamente sull'asse, solo lui poteva farcela.
Il giro comincia con 300 metri in discesa, il viale di accesso all'agriturismo, ma non una discesa normale, una discesa al 20%.
Poi in salita fino a Cesarò dove abbiamo fatto la prima sosta e mentre qualcuno comprava i panini per mezzo giorno, io provavo a sistemare la ruota senza cuscinetti; niente da fare.
Sempre in salita siamo passati dietro la statua del "Cristo della montagna" e poi giù a precipizio, su strada sterrata fino al torrente Cutò, che poco più a valle diventa il Simeto.
Siamo già in ritardo sulla tabella di marcia, provo a non pensarci, non è facile, sono preoccupato, comincio sin da subito a pensare a qualche alternativa, una via di fuga che ci permetta di rientrare prima che faccia buio.
Seconda pausa, ci fermiamo davanti l'ingresso del castello di Nelson (Maniace), qualche foto, si mangia qualcosa, intanto sono già trascorse 2 ore e 20 minuti e ancora abbiamo fatto solo 18km scarsi.
Riprendiamo a pedalare in direzione di Randazzo, lungo il torrente della Saracena, il giorno prima ha piovuto, ci sono profonde pozzanghere, ci infanghiamo un po’, la marcia è ulteriormente rallentata, non avendo mai fatto prima questo percorso, a ogni biforcazione, a ogni incrocio ci fermiamo a consultare il GPS e la traccia e questo ci rallenta ulteriormente.
Lasciamo lo sterrato lungo il torrente e ci immettiamo sulla SS120 per poco più di 1 km e mezzo, poi di nuovo sterrato in direzione Flascio, ci fermiamo a fare rifornimento di acqua a una fontana/abbeveratoio; abbiamo fatto solo 26 km in 3 ore e mezza.
Iniziamo a salire lungo il torrente Flascio, in direzione di Floresta, provo a forzare un pochino l'andatura.
La salita è piacevole, non fa caldo, il terreno compatto (pista della forestale), in meno di un'ora raggiungiamo il rifugio Zarbato, è circa l'una e gli addetti della forestale si stanno riunendo per il pranzo, sono già passate quasi 4 ore e mezza e abbiamo fatto solo 32 km, passando da quoto 655 m slm del torrente Cutò a 1100 m slm del rifugio Zarbato.
Un simpatico forestale ci chiede da dove veniamo e dove abbiamo intenzione di andare, prova a dissuaderci, meglio se andiamo a mangiare carne arrostita a Floresta, secondo lui.
Continuiamo a salire in direzione di Floresta, incontriamo un gran numero di macchine, i forestali che vanno a mangiare, poi la strada peggiora, pedalare è un po’ più difficile, si spezza la catena della bici di Salvo, ci dobbiamo fermare di nuovo, lo smagliacatena è rimasto a Modica, dimenticato.
Ci arrangiamo con una piccola pinza che per fortuna Gianluca si porta dietro, strappiamo a forza la maglia rotta dalla catena, ricuciamo con una falsa maglia di scorta che ho con me, in meno di mezz'ora siamo di nuovo in sella, ci è andata bene anche questa volta.
Raggiungiamo finalmente la dorsale, sono già 5 ore e mezza che pedaliamo e abbiamo fatto solo 38 km, ci fermiamo a un abbeveratoio, l'acqua sgorga fresca dalla roccia, qualche esitazione sulla potabilità, poi decido di bere lo stesso, il sapore è ottimo e poiché non muoio subito non deve essere così velenosa, anche gli altri fanno rifornimento d'acqua.
Ci dirigiamo lungo la dorsale in direzione del lago Trearie, visto l'orario, l’idea di abortire il giro è già matura, incontriamo un gran numero di mucche al pascolo, le pendenze si fanno scoraggianti, non si riesce a salire in sella.
Ci fermiamo per mangiare, sono le 15:30, solo 40 km di strada, si scherza, si decide il da farsi, il giro è abortito, prendiamo la strada del ritorno.
Ancora una salita allucinante, non pedalabile, tocchiamo il punto più alto, 1472 m slm, scolliniamo e si vede il lago Trearie che raggiungiamo in breve tempo.
Qualche foto, ci guardiamo un po’ in giro, il panorama è affascinante.
Prendiamo la strada del ritorno, un po’ di saliscendi, pedaliamo lungo una strada sterrata abbastanza compatta lungo il torrente che esce dal lago.
La strada è per lo più in discesa e scendiamo veloce, qualcuno, il solito scavezzacollo, si prende qualche rischio di troppo e rischia di cadere.
Quando arriviamo al rifugio Trearie, i freni brillano di luce propria, ci fermiamo qualche minuto, il tempo di orientarsi e di nuovo in discesa, sempre su strada sterrata, poi la sorpresa, la strada torna a salire, tanti dubbi, dovremmo scendere e invece...
Stanco e avvilito decido di seguire la traccia senza farmi venire dubbi, alla fine ci ritroviamo in cima a un colle, si domina un panorama che spazia per mezza Sicilia.
Ricomincia la discesa, il fondo è sconnesso e sdrucciolevole ma la stanchezza inibisce il buon senso; scendo veloce, non ho paura di cadere.
Da qualche parte, in velocità, abbiamo saltato una biforcazione e ci ritroviamo un po’ oltre il previsto, ci ritroviamo al primo abbeveratoio che abbiamo incontrato.
L'anello è chiuso, riprendiamo la ss120 in direzione di Cesarò, andiamo veloci, la strada è leggermente in discesa, ci alterniamo alla testa, si va a oltre 40 km/h.
Ci fermiamo a un bivio, da un lato Maniace, dall'altro Cesarò.
Io sono convinto che andando verso Maniace troveremo una strada per Cesarò pianeggiante, meno male che non ho insistito per questa direzione, sarebbe stato un disastro.
Andiamo in direzione Cesarò, la strada è in discesa e si va veloci, fino al torrente Cutò, siamo più a sud rispetto all'andata, siamo sulla strada statale.
Dopo il ponte sul torrente, la strada inizia a salire e sarà così fino a Cesarò.
Sono 10 km con una pendenza quasi costante vicina al 5%, niente di che, ma siamo svegli dalle 4 di mattina, abbiamo già fatto 65 km e 10 ore di pedalata, la stanchezza fiacca le gambe, ognuno sale col suo ritmo, il gruppetto si allunga.
Ci fermiamo a un bar, beviamo una coca cola, riprendiamo a pedalare, sono le sette e mezza di sera, restano 8 km si salita e poi 4 km di discesa, in fine quel muro al 20 % per arrivare all'agriturismo; i 300m più terribili della giornata.
Ci facciamo una veloce doccia e andiamo a mangiare, è tutto molto buono e nonostante la grande quantità d'acqua bevuta durante la giornata, non facciamo altro che chiedere bottiglie d'acqua.
Comincia a farsi buio, c’è chi si mette subito a letto e chi resta a godere del fresco della notte ancora per un po’.
Il giro in numeri:
3 macchine
6 bici
360km di trasferta
84,7 km di pedalata
2500m di accumulo altimetrico a salire
11ore e 22 minuti totali
2 ore di pause

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