Tempo  8 ore 46 minuti

Coordinate 4096

Caricato 9 ottobre 2019

Recorded ottobre 2019

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109,61 km

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vicino Comacchio, Emilia-Romagna (Italia)

Lungo anello cicloturistico con tratti su sterrato e asfalto.
Privo di particolari difficoltà tecniche. Periodo consigliato primavera/autunno.

Punti di interesse (POI):
- Capanno Cavalieri e "trafila Garibaldina":
Venerdì 3 agosto 1849 Otto bragozzi vengono catturati dalle navi austriache; due imbarcazioni si arenano nella secca. E’ di queste il bragozzo sul quale, con altri, si trovano Garibaldi, Anita – aggravatissima – e “Leggero“. Il punto preciso di approdo è nella «pialassa», circa 8 chilometri a Nord di Magnavacca. Ore 8 circa. Gli altri tre prendono terra, a poca distanza, fra Volano e Magnavacca. In mare sono in tutto catturati 162 Garibaldini, fra cui 11 ufficiali, nonché 31 fra padroni e pescatori chioggiotti.
Controverso è il punto preciso dell’approdo dei bragozzi: certo si è che esso avviene in spiaggia bassa, presso una pialassa sita fra Magnavacca e la bocca del Canal Bianco.
Quivi il Generale, sollevando Anita sulle braccia, scende nell’acqua che gli arriva al petto e dopo breve guado, posata l’inferma sulla spiaggia, ordina ai suoi compagni di disperdersi prontamente.
Testimone della vicenda è un povero comacchiese – Battista Barilari – detto Baramoro – che offre i suoi servigi e conduce il Generale, Anita e «Leggero» fino ad una bassa capanna di canna palustre di proprietà di Ignazio Cavalieri (Capanno Cavalieri), abitata da una povera vedova, – Caterina – la quale nulla o quasi può offrire di conforto ai profughi. Sono circa le 9 «Leggero» si avvia esplorando i dintorni in cerca di aiuto; così incontra Gioacchino (detto Nino Bonnet, fratello di Gaetano Bonnet e con lui torna alla capanna Cavalieri. Erano ormai le 10. Il Generale riconosce con gioia Nino Bonnet, col quale si era incontrato l’anno prima a Ravenna per la formazione di un gruppo di lancieri da porre sotto il comando del Masini.
Nino Bonnet – ed il suo agente Battista Carli detto «Carlon» – concordano una partenza immediata perchè le pattuglie austriache erano di già in moto. Alle ore 11 lasciano tutti la capanna. La marcia è faticosa perché Anita deve essere trasportata di peso e sostenuta a braccia.
Lungo il percorso (circa 3 Km) il gruppo incontra e si associa Filippo Patrignani. Garibaldi e «Leggero» sorreggono Anita, la quale viene poi adagiata «sopra un somarello bianco» e guidati dallo stesso Bonnet per passaggi difficili, noti soltanto al Carli, s’incamminano verso la casa colonica del casa colonica Cavallina dove Anita riceve le prime cure, ma il pericolo non era perciò meno incalzante. Alla casa colonica Cavallina, finalmente, Anita trova confortevoli cure dalle donne di casa. Bonnet propone di trasportare Anita in casa sua a Comacchio, ma Ella si rifiuta decisamente per restare accanto al suo Josè.
E da qui ha inizio la “Trafila” garibaldina.
Fonte: "Sito ufficiale della Società Conservatrice del Capanno Garibaldi"

- Ponte di barche di Gorino Veneto:
realizzato nel 1979 e aperto al transito l'anno successivo, collega Gorino Veneto con Gorino Ferrarese.
Fonte: "Wikipedia - Gorino Veneto"

-Riserva naturale Bosco della Mesola:
Il Gran Bosco della Mesola, o Boscone, rappresenta con i suoi 1058 ettari la più estesa area boschiva del ferrarese e certamente la più rilevante dal punto di vista naturalistico: l'esempio più cospicuo di "bosco termofilo planiziale litoraneo", testimonianza delle antiche foreste che vegetavano un tempo lungo la costa adriatica, originatosi probabilmente nell'alto medioevo su cordoni dunosi formati dal Po di Goro e dal Po di Volano.
Per il suo notevole interesse vegetazionale, che presenta sia specie termofile, tipiche della macchia mediterraneo, che mesofilo-igrofile, ma soprattutto per la varietà e peculiarità della fauna: in primo luogo la popolazione di cervi autoctoni (ultimo nucleo degli antichi cervi della Padania), il Bosco della Mesola è dal 1977 Riserva Naturale.
Fonte: "Comune di Mesola"
N.B. Ingresso a pagamento 1 euro a persona. E' possibilie entrare in bicicletta e percorrere i 3 itinerari proposti e segnalati. La traccia all'interno del Bosco è relativa al percorso rosso, il più lungo.

- Bunker della seconda guerra mondiale:
Mesola vede nel 1943 l’arrivo delle truppe tedesche, che – consapevoli di un probabile sbarco degli Alleati nella zona tra Porto Garibaldi e Volano – individuano nella località la zona strategica per l’attraversamento del Po di Goro e imboccare la strada di Venezia: il delta del Po, le paludi, i canali artificiali della bonifica sono già uno sbarramento ottimo, naturale, contro l’esercito nemico.
A partire dall’inverno del 1943 vengono costruite difese a Codigoro, muri di sbarramento a mare nella zona degli attuali Lidi di Comacchio, mentre lo sbarramento più imponente è collocato a Mesola, lungo la vecchia strada Romea.
Nella primavera del 1944 la costruzione dei “fortini” (bunker) è terminata, grazie all’incessante impegno di manodopera locale, una cinquantina di giovani attorno ai vent’anni che lavorano in qualsiasi condizione di tempo, per un minimo di dodici al giorno, come racconta un testimone di Mesola, reclutato mediante l’ufficio di collocamento dai tedeschi, che costantemente monitorano lo stato dell’opera. Il badile e la carriola erano i nostri strumenti di lavoro, – prosegue – si iniziava dagli scavi per passare in seguito alla posa del calcestruzzo e alla creazione dell’armatura in ferro... Assunti dalla ditta Todt di Monaco di Baviera (impresa per la costruzione di strade convertita in struttura paramilitare specializzata in bunker) con lo stipendio mensile di 500 lire, i giovani non hanno molta scelta, come racconta un altro testimone: o ti impiegavi nei cantieri della Todt o finivi a lavorare in Germania o peggio al fronte in prima linea.
Il cambio di strategia da parte delle forze alleate rese inutile lo sbarramento, poiché la “linea Gengis Khan” rimase lontano dai combattimenti (il secondo sbarco degli Alleati avvenne ad Anzio).
Fonte: "Resistenza mAPPe"
Altre info: "Bunker di Mesola"

-Castello Estense della Mesola:
Il castello di Mesola è una delle 19 prestigiose residenze (chiamate delizie) degli Este. È ubicato nel comune di Mesola in piazza Umberto I.
Realizzato tra il 1578 ed il 1583 su volere di Alfonso II d'Este, da Giovan Battista Aleotti su progetto di Marc'Antonio Pasi, detto Il Montagnana, fu utilizzato dagli Estensi come dimora durante le battute di caccia nell'attiguo bosco di Mesola. La delizia presenta un impianto architettonico a pianta quadrata con agli angoli quattro torri quadrate merlate, circondato da edifici porticati. Rimase di proprietà degli Estensi fino al 1771. Seguirono vari passaggi di proprietà fino al 1952 quando passò sotto il controllo dell'Ente Delta Padano ed ora è in proprietà della Provincia di Ferrara.
Fonte: "Wikipedia - Castello di Mesola"

- Dune Fossili di Massenzatica - Oasi WWF
La Riserva Naturale si trova nel Comune di Mesola (Fe) e, in piccola parte, nel Comune di Codigoro (Fe).
Le Dune Fossili di Massenzatica sono l'ultimo relitto di un'antica linea dunale costiera. Un ambiente fragile di circa 3000 anni fa, che finora ha resistito al tempo e alle aggressioni antropiche, un complesso di dune sabbiose consolidate, alte fino a 8 mt. sul livello del mare, emergenti nel paesaggio pianeggiante della bonifica.
Fonte: "WWF Oasi - Dune fossili di Massenzatica"

-Abbazia di Pomposa
La grande abbazia con il campanile-faro ed il borgo monastico di Pomposa erano situati all’incrocio del tracciato viario delle vie “romee”, che portavano a Roma attraverso i valichi orientali delle Alpi e degli Appennini.
Fu un caposaldo della cultura nella vita non solo dei territori circostanti ma di tutta l’Italia centro-settentrionale, meritandosi l’appellativo di «monasterium princeps», come scriveva Guido, il monaco “inventor musicae”.
Il complesso è articolato in tre nuclei essenziali: la chiesa, preceduta da un elegante atrio e con accanto il campanile, il monastero ed il palazzo della Ragione.
Il nucleo più antico è la basilica di Santa Maria (tardo sec. VIII), ma in una fase precedente sarebbero esistite due piccole chiese. A fianco della basilica sorge, autonoma, la torre campanaria, realizzata nel 1063 dal “magister Deusdedit”.
Del grande monastero rimangono l’aula capitolare, il sovrastante dormitorio ed il refettorio che si affacciano sul cortile, dove restano i pilastri angolari dell’antico chiostro (XII sec.) e, al centro, una vera da pozzo veneziana del XV secolo.
Il palazzo della Ragione (XI sec.), dove gli abati amministravano la giustizia sulle terre di loro giurisdizione, sorge isolato di fronte all’abbazia; fu ricostruito, modificando anche la facciata, nel 1930-31.
Fonte: "UNESCO Ferrara e Delta del Po"
altre info"Wikipedia - Abbazia di Pomposa"
Ponte

Canali di Comacchio

Sito archeologico

Capanno Cavalieri - Percorso Garibaldi

Waypoint

Dinosauro

fontana

Fontanella pubblica

Ponte

Ponte di Barche

Informazione

Ingresso Riserva Naturale Bosco della Mesola

Ingresso a pagamento 1€ a persona
Sito archeologico

Ingresso Bunker memo

Purtroppo l'area è in stato di abbandono con la vegetazione che sta ricoprendo i bunker ed alberi caduti che non permettono di seguire il percorso segnalato!
Castello

Castello Estense della Mesola

Sito archeologico

Dune fossili di Massenzatica

Religinė architektūra

Abbazia di Pomposa

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