• Foto di VIA DELL'ARGENTO e le miniere del Sarrabus (tutto il percorso)
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Coordinate 950

Uploaded 19 aprile 2017

Recorded aprile 2017

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660 m
76 m
0
9,5
19
38,02 km

Visto 1495 volte, scaricato 63 volte

vicino Burcei, Sardegna (Italia)

VIA DELL'ARGENTO e le miniere del Sarrabus (scheda in fase di aggiornamento)

Avviso ai "naviganti"
Via dell'argento è uno straordinario itinerario non attrezzato, con pochi passaggi dove è necessario prestare attenzione per l'orientamento. Sono posti molto belli ma se privati del loro contesto geominerario possono indurre a pensare "si tratta di una bella passeggiata a besta".
Chi non apprezza il passato minerario e la complessità di via dell'Argento è meglio se rimane a casa o fa altro. Questa descrizione e la traccia sono un primo passo per la realizzazione di un itinerario di maggiore sviluppo. Altre informazioni nella pagina facebook Via dell'Argento.

La storia
Ad iniziare dalla seconda metà del diciannovesimo secolo studio geominerari individuarono una successione di manifestazioni mineralizzati e allineate secondo un asse est-ovest, cui si diede il nome di “Filone Argentifero del Sarrabus”.
Tale dizione, sebbene smentita da successivi studi che esclusero una origine comune ai siti mineralizzati, è rimasta nella bibliografia geomineraria ed è pervenuta fino ai giorni nostri.
I primi lavori “industriali” presero avvio dalle falde settentrionali di Monte Narba ad iniziare dal 1867 ad opera di un gruppo di imprenditori sardi e liguri. In meno di un decennio si moltiplicarono i permessi di ricerca e le dichiarazioni di scoperta, fino al rilascio di una quindicina di concessioni, ovvero (tra queste, ad iniziare da ovest: Sa Terra Mala (Soleminis), Tuviois e Serr'e S'Ilixi (Sinnai), Nicola Secci, Tacconis e S'Arcilloni (Burcei), Masaloni Giovanni Bonu, Monte Narba, Peddeattu e Perd'Arba (San Vito), Baccu Arrodas (Muravera).
La mineralizzazione ricorrente era rappresentata da solfuri di piombo e argento (galena e argentite), notevole la presenza di argento metallo (nel Sarrabus si registrarono i tenori più elevati di argento puro rispetto alle altre miniere del vecchio Continente).
Parallelamente ai lavori di preparazione e di estrazione sorsero una ventina di nuclei abitati, alcuni dotati di servizi (Monte Narba), mentre la maggior parte era costituito da caseggiati adibiti ad alloggi comuni, qualche edificio destinato ad ospitare uffici e direzioni. Per razionalizzare il processo produttivo furono impiantati a Tuviois, Monte Narba e Baccu Arrodas impianti per il trattamento idrogravimetrico dei minerali.
In diverse miniere furono scavati dei pozzi di estrazione del minerali e per il personale, con sistemi di eduzione e di produzione dell'aria compressa, a questi si associarono officine e falegnamerie fino alla costituzione di un unico e continuo tessuto industriale.
A questo insieme produttivo fornivano manodopera i centri vicini, ma anche territori più lontani, per livelli occupativi che nel 1890 toccarono le duemila unità lavorative (circa un quinto delle maestranze impegnate nell'industria estrattiva isolana). Sotto questo ultimo aspetto è ben rilevabile il peso che l'industria mineraria ha avuto sul territorio del Sarrabus e del vicino Gerrei, interessato, seppure con ritardo, dalla nascita del bacino estrattivo dell'antimonio (importante risorsa mineraria per l’industria)..
Nei primi del secolo scorso la quasi totalità delle concessioni era detenuta da due società: La Società Anonima delle Miniere di Lanusei (che controllava la miniera più importante Monte Narba) e la società delle Miniere del Rio Ollastu (che disponeva di ottimi giacimenti purtroppo disagiati sotto l'aspetto dei trasporti). La prima per collegare Tuviois agli impianti di Monte Narba costruì, a partire dal 1880, una strada di servizio oggetto del presente progetto.
Il percorso iniziava, come detto, da Tuviois, proseguiva sulla sponda destra del Rio Ollastu, incrociava nell'area della miniera di S'Arcilloni la Strada Reale del Sarrabus per deviare verso Giovanni Bonu. Mediante una galleria di carreggio lunga circa 1000 metri e un piano inclinato, il percorso toccava la laveria di Monte Narba per dirigersi, dopo aver interessato la miniera di Baccu Arrodas, sulla Strada Reale nei pressi di Muravera. Da questo centro il percorso si concludeva all'imbarco di Gibbas, attuale Porto Corallo.
La scoperta di nuovi giacimento d'argento nell'America Latina, l’aumentare della profondità dei lavori con un conseguente aumento dei costi di estrazione e la concorrenza della miniera di Montevecchio (dove l'argento era estratto come sottoprodotto della galena), portarono velocemente ad iniziare dal 1905 al declino delle attività sul filone argentifero.
Negli anni successivi al Primo Conflitto Mondiale quasi tutte le miniere chiusero i lavori, nella sola Monte Narba si sostituì una azienda agricola, chiusa definitivamente meno di venti anni fa.
Negli altri centri estrattivi calò il silenzio, interrotto solo negli anni Cinquanta da successive ed infruttuose campagne di sondaggio geominerario, che dimostrano, una volta per tutte, la scarsa convenienza economica del giacimento argentifero del Sarrabus.
Da allora il nome della regione rimane solo impresso nei testi di geologia, mentre continua a riscuotere una grandissima attenzione presso gli appassionati cercatori e collezionisti di minerali che, a migliaia, frequentano le discariche e i cantieri sotterranei alla ricerca di campioni, noti nel mondo per la bellezza dei cristalli e per il nome del celebre giacimento.
L'itinerario è stato studiato per la prima volta da S.Mezzolani (1989), inizia da Serr'e S'Ilixi e termina a Monte Narba.

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