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20,84 km

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vicino Groppallo, Emilia-Romagna (Italia)

VIA DEGLI ABATI da Bobbio a Pontremoli in 6 tappe
Tappa 3-gv 27 apr = Groppallo (PC)-Bardi (PR)
Dati percorso: ore 6,00 km 21 disl. salita m 565 discesa m 835
Logistica a BARDI: B&B La Casa di Irene, via Kennedy 15; - 100 m dal percorso; tf. 0525/71.796 Cell. 333-135.26.55 Sito: www.lacasadiirene.it; e.mail: [email protected] € 30,00 a persona con prima colazione; cena nei pressi

Descrizione
(liberamente tratta, con adattamenti, dal sito : http://www.viadegliabati.com/prodotti/)

Dal paese si va verso Croce. Nei suoi pressi, in località Tornara (fuori percorso), si trova la torre omonima, di guardia alla strada che collegava il piacentino al parmense. Inizialmente a quattro piani, la torre è oggi ridotta a tre. Citato in un atto del 1576, l'edificio era abitato da messer Bernardo Cavanna, proprietario di terre e di ben 925 capi di bestiame.
Scendendo da Croce verso Selva Sotto, in mezzo a due rivi, troviamo la torre medievale di Sant’Antonino. Attraversata la strada provinciale, si sale a Selva Sopra e si prosegue per Bruzzi e il passo di Linguadà, si scende verso Le Chiastre e, superata una curva, si prende a sinistra per Boccolo dei Tassi.
Circa 500 metri prima del passo di Linguadà, è possibile immettersi a sinistra sulla variante panoramica e impegnativa del Monte Lama. Il monte Lama, la più grande placca di diaspro dell’Emilia-Romagna, dove numerosi sono i ritrovamenti di età Paleolitica, raggiunge un’altezza di 1347 m. Dalla cima, tra faggi contorti dal vento, serpentini e diaspri, si gode una vista stupenda sulle Alpi e sugli Appennini. Lungo i crinali, nascondiglio sicuro di numerosi partigiani nell’ultimo conflitto, oggi si raccolgono funghi e frutti del sottobosco, accompagnati dallo sguardo dei cavalli di razza bardigiana al pascolo.
A Boccolo dei Tassi esisteva, infra vallem, una chiesa con hospitale per accogliere pellegrini, viandanti, malati e poveri. La chiesa, di cui l’abate di Bobbio aveva il diritto di nominare il cappellano, era dedicata a S. Pietro, venerato anche dai Longobardi come portinaio del cielo. Essa era al centro di alcuni ricchi poderi, come si può dedurre dall’ammontare del canone, pari a circa un quarto dei ricavi, che questi pagavano all’abbazia: 93 moggia di cereali, oltre a fieno, giornate lavorative, ecc. I resti dell’ospizio, recentemente ritrovati, sono situati in sponda sinistra del torrente Dorbora, presso l’antico tracciato Linguadà – Bardi. Della chiesa precedente, più volte riedificata e infine abbandonata definitivamente, rimane una statua di S. Pietro, conservata nell’attuale edificio di culto .
Dalla frazione si prosegue in direzione Cerreto. Poco dopo Cerreto la traccia scaricata dal sito della Via degli Abati manda sulla Provinciale, mentre i segni la seguono parallela su sentieri e stradelle nel bosco in diversi tratti, fino a che si ritrovano.
Il sentiero continua per Cogno di Grezzo, si attraversa l’abitato di Grezzo per poi raggiungere, dopo circa 3 chilometri, la chiesa romanica di S. Siro , da cui si gode una bella vista della valle del Ceno e della fortezza di Bardi . Questa, documentata già nell’898, ed edificata - probabilmente contro l’avanzata degli Ungari -, in posizione strategica, domina ancor oggi il torrente e gli affluenti Noveglia e Toncina.
L’attuale struttura si deve a numerosi ampliamenti, voluti soprattutto tra ‘400 e ‘500 da Manfredo, Agostino, Claudio Landi, e, tra ‘500 e ‘600, dal principe Federico, che trasforma la fortezza medievale in fastosa residenza signorile. Con l’estinguersi della dinastia (1679) - l’ultima Landi sposerà un Doria di Genova -, il castello sarà ceduto ai Farnese e, divenuto presidio militare, seguirà le sorti del Ducato di Parma e Piacenza sino all’unità d’Italia, quando diventerà proprietà del Comune.
Attualmente la rocca è sede dei Musei della Civiltà Contadina e del Bracconaggio, ed è inoltre inserita nel circuito dei “Castelli del Ducato”. Interessanti le sale affrescate con le rappresentazioni dei domini delle famiglie Landi e Grimaldi di Monaco: Maria Landi sposò infatti, nel 1595, Ercole Grimaldi; il loro figlio, Onorato, ereditando il titolo dalla madre, sarà il primo principe di Monaco. Ai piedi del castello sorge la chiesa sconsacrata di S. Francesco, fatta erigere negli anni 1571-1579 da Giovanna di Cordova e Aragona, moglie di Claudio Landi, quale Pantheon di famiglia. Sotto Federico la cura dell’edificio, riedificato nell’aspetto odierno, passò ai frati Francescani di Genova e vi fu annesso un convento soppresso in età napoleonica. L’attuale auditorium, di proprietà comunale e gestito dal Centro Studi della Valle del Ceno, è sede di mostre, conferenze, concerti.
La sosta a Bardi consente di visitare le chiese di S. Giovanni (1500-1700) e dell’Addolorata (ca. 1930), che conserva un’importante pala del Parmigianino, il centro storico con i suoi vicoli, l’ex palazzo Maria Luigia, forse sede della comunità in epoca Landi e riadattato in seguito dalla contessa, che lo dotò anche di un teatro, oggi trasformato in sala conferenze.
Al km 1 il settecentesco oratorio di S. Maria delle Grazie, al km 6 la pieve di Casanova (fuori cartografia), con all’interno strutture di X-XII secolo e un’importante “Assunzione” del manierista Malosso.
Attorno a Bardi si alzano le cime dei monti Ragola e Nero (dove sopravvive l’unica enclave di Pinus Uncinata Miller), Pelpi, Barigazzo (su di un pianoro a 977 m.s.l.m. sorgono i resti del castelliere altomedievale di Città d’Umbria), Carameto, Lama, ecc., mete raggiungibili attraverso sentieri immersi in una natura che merita di essere riscoperta.

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