Tempo  4 ore 4 minuti

Coordinate 833

Uploaded 24 marzo 2017

Recorded marzo 2017

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254 m
128 m
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2,3
4,5
9,03 km

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vicino San Lorenzo II, Lazio (Italia)

Il percorso inizia al bivio della statale 311 (coordinate 42,2751848, 12,3553239) località San Lorenzo (frazione di Castel Sant'Elia). Dopo breve percorso su strada sterrata si giunge al tratto denominato Tre Ponti. Visita dell'imponente ponte più conservato della via Amerina (notevole asse di comunicazione che collegava Roma all'Umbria). Il ponte è interamente costruito in blocchi di tufo, disposti senza malta; le facce esterne sono disposte in file di testa (diatoni) e taglio (ortostati). La parte interna, che per analogia con gli altri ponti di questa strada, era certamente in muratura, non è visibile in alcun luogo. C'è un ricorso di pietre che si getta in avanti all'interno dell'arco, che serviva per sorreggere la centinatura durante la costruzione; non si vedono buchi di ponteggio. La caratteristica distintiva è data da due gruppi di contrafforti rettangolari: due coppie esterne che salgono al punto più alto del ponte, una su ogni faccia delle due spalle e due altre più interne che si alzano verso la gettata dell'arco incorporandola per dargli, presumibilmente, un assetto più ampio e stabile. La struttura del ponte è totalmente uniforme, senza traccia di successive modifiche o riparazioni. L'uso di ponti con tale aspetto e dimensione è usuale lungo il tracciato di questa strada consolare. Tra tutti i particolari costruttivi sorprende trovare le fila esterne dei conci di tufo incastrate in quelle dei mattoni contigui piuttosto che descrivere un circolo concentrico con l'intradosso. La datazione è omogenea per tutti i blocchi facenti parte della costruzione e può essere fatta risalire agli ultimi decenni del terzo secolo a.C.. In considerazione di queste attestazioni è evidente che il ponte sia contemporaneo alla costruzione della strada. Proseguendo nel percorso storico si attraversa una seconda tagliata che conduce alla sommità del crinale dove la vista si apre sul paesaggio dominato dalla superba presenza del Monte Soratte. In lontananza la strada sembra terminare davanti ad un bosco, ma si restringe penetrando nella vegetazione. Lungo questo sentiero ombreggiato si aprono sia a destra che a sinistra delle tombe a camera, alcune delle quali presentano ancora tracce di colori ed evidenti segni di saccheggio operati da clandestini che hanno asportato le pitture parietali. Cartelli illustrativi in loco. Si scende quindi nella forra dove si potranno osservare i resti delle due spalle del ponte crollato che anticamente, come in quello prima, serviva per passare il fosso. Si prosegue da qui sulla riva destra del rio Maggiore. Il sentiero, assai bello e suggestivo, si snoda sui dei saliscendi a mezza costa, con piccoli ponticelli che passano sopra dei ruscelli, per arrivare alla confluenza del "Fosso dei Tre Ponti". Si continua costeggiando il fiume prima sulla riva sinistra, poi attraverso un ponticello, sulla riva destra fino ad arrivare alla "cava buia dei Fantibassi", spettacolare tagliata lunga circa 190 metri e alta dai 10 ai 14 metri, che dalla spianata sovrastante permetteva a una strada falisca di superare agevolmente il profondo solco della forra. Entrandovi, si avverte una profonda sensazione di meraviglia e si rimane affascinati da questa imponente opera. La strada si presenta larga dai tre ai quattro metri circa, con una pendenza media del 15%. Nel suo corso centrale, dove il fondo stradale non è ancora interrato dai detriti, si mostra divisa in un passo più approfondito e segnato dai solchi lasciati dalle ruote dei carri, e un passo più alto con funzione di marciapiede. La sezione del taglio si presenta con un profilo a bottiglia che non solo ha permesso di risparmiare nello scavo, ma offriva anche una maggiore protezione dalle intemperie. La caratteristica di questa via cava è la presenza di una grande quantità di segni, lettere alfabetiche ed iscrizioni incise sulle pareti. Proseguendo quindi nel fondovalle attraverseremo il fiume sulla riva sinistra, per ritornare più avanti sulla riva destra. In prossimità potremo visitare alcune grotte naturali abitate nel neolitico. Possibilità per i più coraggiosi di visitare con le torce un vecchio acquedotto che si addentra per un bel po' di metri dentro il tufo, per sbucare da un altro lato della forra. Ritorno sullo stesso sentiero (il proseguimento auspicabile fino a Civita Castellana diventerebbe difficoltoso ed il sentiero in questo punto è piuttosto sporco e trascurato) fino alla necropoli "Tre Ponti", attraversamento del fiume su un ponte di ferro e legno e risalita dalla forra con la visita sul costone di fosso Maggiore di tombe e monumenti funerari tra cui quello a fregio dorico e "Tomba della Regina" che anticipano lo spettacolare "Cavo degli Zucchi": tagliata della necropoli, con circa 200 tombe, che conserva l'antica pavimentazione a lastre di basalto con ai lati numerose sepolture di epoca romana, colombari a cielo aperto e resti di un mausoleo. Ritorno quindi dalla stessa strada fino al punto di partenza. Un sentito ringraziamento da parte di tutti i fruitori del posto a Massimiliano Cicconi, che ho incontrato lungo il percorso, e che con grande passione (e a proprie spese...) sistemava e ripuliva il sentiero.

"La condizione fruitrice di questo paesaggio è dunque il movimento. La strada determina percezioni oggettive dinamiche e variabili: discesa nelle forre con visuali chiuse, percorrenza dei pianori con visuali aperte, attraversamento delle piantate con visuali chiuse e condizionate, visioni ravvicinate (nelle tagliate) e visioni distanziate dei punti di riferimento (il Soratte, i Cimini) (…) A differenza di noi adulti il cui sentire e il cui vedere passano attraverso le conoscenze acquisite e la nostra memoria storica, i bambini hanno invece sensazioni immediate, emozioni impulsive. Gli esiti tuttavia, a nostro parere, non sono lontani: un paesaggio è fatto di chiusure visuali (che i bambini esprimono nella preoccupazione di non vedere quello che c‘è oltre), di aperture (che loro esprimono come sensazioni di libertà), di colori (che trasmettono caldo o freddo, tristezza o allegria), di forme (la presenza costante e rassicurante del Monte Soratte). Un paesaggio è, infine, anche per noi, una somma di emozioni che derivano dalla nostra capacità di lettura…" (da "la via Amerina e il suo paesaggio" di G. Cerri e P. Rossi)
Ponte sul fosso "tre ponti"
Rio Maggiore.
Ponticello per la cava buia dei Fantibassi
Cava buia di Fantibassi
Ponte albero per passare sulla riva sinistra verso le grotte paleolitiche
Ponte per ritornare sulla riva destra prossimo alle grotte
Grotte paleolitiche
Scorcio di bosco
Tomba della Regina
Resti del ponte sul rio Maggiore
Cavo degli Zucchi
Colombari

2 commenti

  • Foto di Armando M

    Armando M 23-apr-2017

    Ho rifatto il percorso arrivando a Civita Castellana ed ora è abbastanza pulito. Si può andare un pezzo oltre la diga ma l'uscita dalla forra bisogna farla prima.

  • elena.pioppina.conti 18-mar-2018

    E' possibile fare il percorso da soli, è ben segnalato? o è necessaria una guida?
    Grazie

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