Tempo  3 ore 8 minuti

Coordinate 1445

Caricato 2 febbraio 2020

Registrato febbraio 2020

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354 m
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11,38 km

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vicino a Valsanzibio, Veneto (Italia)

Dal parcheggio di Villa Barbarigo, ora Pizzoni-Ardemani, con il suo meraviglioso giardino seicentesco, iniziamo il percorso, abbiamo la possibilità di notare i vecchi muri a secco in pietra trachitica che delimitavano i terrazzamenti tenuti ad olivi e piante da frutto di pertinenza della villa. Proseguiamo su bel sentiero (percorso spesso anche dalle mountain bike) fino alle pendici del Monte Castellazzo dove si apre una bellissima vista sulla piana di Galzignano con la vecchia chiesa di S. Maria Assunta sopra il colle. In breve raggiungiamo le “Guaive”, i crinali dei colli che si snodano dolcemente, con continuità. Questo sito un tempo era coltivato, ora la vegetazione ha preso il sopravvento, ma ancora si apprezza la bellezza del luogo. Proseguiamo costeggiando dall’alto la Val Cingolina attraversando il Monte delle Grotte e portandoci sulle pendici del Monte Gallo e da qui all'agriturismo dalla Teresa. Molto di questo tratto è stato rovinato dai passaggi dei motociclisti e dalle MTB, le ferite sono solchi profondi che nessuno sicuramente rimarginerà.
Attraversiamo la strada asfaltata e imbocchiamo un sentiero che ci farà costeggiare la mezza costa del monte Gallo e dopo sbucare di nuovo sulla strada asfaltata attraversata in precedenza. Da qui attraverso prati raggiungeremo il cippo dedicato ai partigiani morti, scendiamo lungo il comodo sentiero sopra il Calto Callegaro sino a raggiungere di nuovo la Villa Barbarigo, toccando prima la Pieve di San Lorenzo.
Building of interest

Villa Barbarigo

Villa Barbarigo, Pizzoni Ardemani è una villa veneta costruita a Valsanzibio di Galzignano Terme nel Seicento, su commissione del nobile veneziano Francesco Zuane Barbarigo. Il parco della villa di Valsanzibio copre un'area di 15 ettari ed è un raro esempio di giardino simbolico seicentesco, che presenta un complesso sistema di fontane tutte funzionanti. Le notizie più antiche attorno al sito su cui sorge la villa risalgono alla metà del Quattrocento, allorché il padovano Giacomo Scrovegni vendette al veneziano Ludovico Contarini "di San Paternian" una gastaldia esistente in loco[1]. In effetti, in una mappa del 1570 vi viene rappresenta una corte fortificata, proprietà di Pietro Contarini. Già da qualche decennio le era annesso un giardino, citato nel 1539 dall'astronomo Alessandro Piccolomini come locus amoenus; nello stesso periodo si ha anche notizia di una peschiera[1]. Nel 1588 i Contarini cedettero il complesso a Piero Michiel e a Nicolò Ferro; fu quest'ultimo ad avviare lo sviluppo della villa. Alla sua morte, nel 1619, il complesso venne ereditato dalle famiglie Barbarigo e Michiel Barbarigo[1]. Dopo la morte prematura di Francesco Zuane Barbarigo, i lavori si protrassero per sette anni fino al 1669[2], grazie al figlio Antonio Barbarigo, procuratore veneziano, e al primogenito Gregorio (che diventerà prima cardinale, poi santo), secondo il progetto dell'architetto e fontaniere pontificio Luigi Bernini[senza fonte]. Agli anni 1619-1623 risale la costruzione dell'asse est-ovest del giardino attuale, mentre l'asse nord-sud fu realizzata nel 1664-1665[1]. La villa, di struttura semplice, era un tempo raggiungibile tramite canali anche da Venezia, attraverso la Valle di Sant'Eusebio, da cui la località prende il nome. La casata si estinse dopo sei generazioni con la morte di Contarina Barbarigo (1804) la quale nominò suo erede il cugino Marco Antonio Michiel, a cui seguirono nel 1835 i conti Martinengo da Barco, poi i conti Donà delle Rosee, infine, nel 1929, i nobili Pizzoni Ardemani, proprietari da tre generazioni dell'intera tenuta. Nel 2013 è defunto all'età di 91 anni Fabio Pizzoni Ardemani. Il giardino contiene ben settanta statue con motti didascalici incisi sul basamento, eseguite da Enrico Merengo, tra cui si ricordano la personificazione del tempo, Endimione, Argo, Tifeo e Polifemo. Il parco è percorso da sentieri che conducono alle fontane (in tutto sedici, tra cui quelle dei Fiumi, di Eolo, dei Venti), al labirinto in bosso, a laghetti, peschiere, ruscelli e giochi d'acqua, alla galleria dei carpini[4] e a piccole costruzioni. Una di queste è la Grotta dell'Eremita. Vi sono circa 120.000 piante, tra cui diverse specie arboree piuttosto rare: in particolare, si contano 24 varietà di conifere, 16 di alberi a foglia perenne, 24 a foglia caduca e altri tipi di arbusti. Il giardino della villa è stato recentemente insignito del premio internazionale "Il più Bel Giardino d'Europa“. L'itinerario, che simboleggia il cammino dell'uomo verso la Salvezza, ha inizio dal monumentale ingresso, un'elegante costruzione su cui spiccano pregevoli bassorilievi e statue, come quella di Diana-luna, la dea della natura e degli animali selvaggi, votata a mutamenti e prodigi. Il percorso prosegue entrando nel giardino, fino a raggiungere l'arco di Sileno, da qui costeggiando la peschiera detta "Bagno di Diana", la Fontana dell'Iride e la Peschiera dei Venti si giunge al labirinto geometrico, che rinvia ad un episodio legato alla vita di San Gregorio Barbarigo. Questo labirinto in bosso, con un percorso di 1500 metri, rappresenta uno dei più estesi labirinti dell'epoca tuttora esistenti. In prossimità della Fontana della Pila, il cammino continua imboccando a destra il Gran Viale affiancato dall'Isola dei Conigli, una delle rare garenne ancora esistenti, rappresenta l'immanenza, nonché la condizione caratteristica degli esseri viventi racchiusi entro i confini spaziali e temporali. Giustapposta all'isola e al di là del Gran Viale si trova una maestosa statua raffigurante il Tempo, che ha interrotto il suo volo attraverso lo spazio: ciò simboleggia la trascendente condizione dello spirito umano. Procedendo tra statue e fontane che delimitano anche simbolicamente Isola e Tempo si giunge alla scalinata delle Lonze, che richiama i versi dell'Inferno dantesco, contrassegnata dal sonetto che illustra i significati del giardino a livelli diversi. Si perviene così alla meta finale del percorso simbolico, la Fontana della Rivelazione, coronata dalle otto allegorie delle prerogative del giardino stesso e del suo signore. Il giardino si unisce, infine, come in un ideale "continuum naturale", al Monte Gallo, attraverso un suggestivo filare di cipressi.
picco

Monte Staffolo

Monte Staffolo. Piccolo rilievo di riolite alcalina persilicica. 97 m
rifugio custodito

Agriturismo Teresa

Il Bar Trattoria da Teresa si trova a Cinto Euganeo in via Roverello e dispone di una splendida terrazza esterna dove poter fare uno spuntino con ottimi affettati e formaggio accompagnati da un bicchiere di buon vino. Locale amato da ciclisti e motociclisti come punto di sosta per ammirare uno splendido panorama sui Colli Euganei.
Waypoint

Tabella percorso ippico

Percorso tematico per cavalli, realizzato su tracciati che presentano dimensioni e caratteristiche idonee al transito a cavallo. Sono state predisposte attrezzature e piccole infrastrutture adatte alla fruizione prevista, con adeguamento della viabilità dei tratti esistenti, nei quali sono stati ripuliti i percorsi dalla vegetazione invadente e portata l'altezza del tunnel di vegetazione a livelli ottimali per il transito a cavallo. Sono state collocate staccionate in legno di castagno ottenuto dalle operazioni di diradamento del bosco per un minore impatto, per valorizzare eventuali situazioni di particolare pregio naturalistico o di testimonianze di un'attività rurale del passato e per garantire la sicurezza dei cavalli in passaggi particolarmente stretti o ripidi; sono stati installati abbeveratoi/mangiatoie e staccionate per legare i cavalli nei momenti di riposo e predisposto un sistema segnaletico ordinario del sentiero coinvolto dal progetto per facilitare l'orientamento. Il percorso rientra in un circuito regionale di sentieri a cavallo.
Waypoint

Pozza d'acqua

Religinė architektūra

Chiesa Valsanzibio

La Chiesa di San Lorenzo a Valsanzibio di Galzignano Terme è documentata come oratorio già nel Duecento ma fu ampliata alla metà del Seicento nella sistemazione attuale dalla nobile famiglia patrizia dei Barbarigo. Originariamente, fino alla fine del XII secolo, la prima e principale chiesa della frazione era quella di Sant’Eusebio, in seguito però all’espansione dell’abitato verso l’interno della valle (oggi borgo “vecchio”), la Chiesa di San Lorenzo salì al rango di Pieve, mentre quella di Sant’Eusebio fu trasformata in oratorio di un piccolo convento che raccoglieva le decime per i frati dell’Abbazia di Praglia (Monastero di Sant’Eusebio). I Barbarigo, già proprietari di una splendida villa a Valsanzibio (Villa Barbarigo), oltre a ingrandire, decorare e consolidare la chiesa, modificarono anche l’orientamento dell’abside, fino ad allora rivolta verso la valle, poiché disdicevole per la potente famiglia recarsi alla messa dal suo palazzo facendo l’intero giro dell’edificio sacro. All’operazione di datazione dell’ingresso non mancavano neppure delle motivazioni politiche: il popolo che si riuniva sul sagrato della chiesa, com’era nell’uso di quei tempi, era in tal modo sotto il controllo della famiglia dominatrice. Oggi l’antica Pieve di San Lorenzo (non funzionante anche se officiata), recentemente restaurata sia esternamente che internamente, si presenta con un bel prospetto neoclassico, con quattro paraste coronate da un timpano. Ha una sola navata centrale con capriate e soffitto piano. Sul lato sud sorge un campanile di sapore romantico. All’interno sono stati messi in risalto gli splendidi affreschi che lo caratterizzano.

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