Difficoltà tecnica   Facile

Coordinate 214

Uploaded 19 settembre 2016

Recorded settembre 2016

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vicino Canonica, Lombardia (Italia)

18/09/2016
Ville Aperte
Parco valle del lambro

https://vimeo.com/183321733

’area di studio è posta nel tratto meridionale e all’interno del Parco Regionale della Valle del Lambro e comprende la fascia boscata lungo la valle del Rio Pegorino, presso i Comuni di Lesmo e Triuggio.
Il sito si snoda in direzione nord-sud ed è circondato da campi coltivati prevalentemente a mais. Alcuni abitati delle frazioni di Corrazzana e Canonica sono adiacenti al sito e arrivano a toccare i confini del SICp.
Il sito è inserito in una matrice agricola e urbana: sebbene l’area sia circondata da campi coltivati, numerosi nuclei abitati sono dislocati nelle immediate vicinanze. Si osservano inoltre filari e piccoli relitti boscati che, sebbene in molti tratti discontinui, attraversano i coltivi e fungono da collegamento tra il Rio Pegorino e l’adiacente SIC del Rio Cantalupo.
Da un punto di vista geologico l’area è costituita da depositi morenici del periodo mindelliano, analogamente al SICp limitrofo del Rio Cantalupo, caratterizzati da materiali di origine glaciale molto alterati, con aree ondulate formate da conche e dorsali poco rilevate.
A causa dell’antichità del substrato e della lisciviazione dei sali minerali dovuta alla forte piovosità, il suolo è ferrettizzato, caratterizzato cioè da un’elevata percentuale di argilla, con ossidi e idrossidi di ferro, a reazione subacida.
In alcuni punti si ha inoltre l’affioramento del ceppo lombardo, un conglomerato di origine alluvionale precedente alla glaciazione Mindel. Si ritiene che il ceppo sia la prima facies continentale dopo l’emersione della pianura padano-veneta tra la fine del Terziario e l’inizio del Quatenario (Orombelli, 1979).
Il clima è generalmente di tipo continentale moderato, con estati calde e afose e inverni freddi, in cui la continentalità è mitigata dalla presenza della catena alpina che impedisce l’arrivo di venti molto freddi da nord e dagli Appennini che attenuano il calore proveniente dal bacino mediterraneo.
Per l’inquadramento ambientale ci si è riferiti agli stessi studi effettuati per il confinante SIC Valle del Rio Cantalupo.
Oltre alle osservazioni di campo ci si è basati quindi sugli studi effettuati dal Dott. Paolo Rovelli, su alcune tesi di fitosociologia e sul Piano di Coordinamento Territoriale Parco Naturale Valle Lambro (1988).
Mancano invece studi specifici sulla fauna. Le conoscenze ecologiche generali sono pertanto da ritenersi ancora piuttosto scarse.

Vegetazione, flora ed ecosistemi
Sebbene il territorio sia compromesso a causa dell’intervento antropico, si possono riscontrare habitat ancora parzialmente intatti che rispecchiano condizioni di seminaturalità interessanti dal punto di vista conservazionistico.
Di seguito vengono riportate le tipologie vegetazionali: in primis quelle inserite come Habitat della Direttiva 92/43, poi le altre tipologie escluse dalla Direttiva, ma comunque ritenute significative.
Sono state riscontrate due tipologie principali:

vegetazione boschiva mesofila (HABITAT 9160)
vegetazione dei corsi d’acqua (HABITAT 3260)


HABITAT 9160: Foreste di farnia e carpino dello Stellario-Carpinetum.
La vegetazione boschiva appare in realtà compromessa in molti tratti della valle.
Potenzialmente tale cenosi rientrerebbe nell’alleanza Carpinion betuli Issl. 31, poiché si tratta di boschi mesofili in cui si ha ancora sporadicamente la presenza di carpini bianchi, farnie, ciliegi selvatici, aceri, biancospini, sambuchi.
Specie nemorali di pregio rinvenute in alcuni tratti della fascia boscata, soprattutto nella porzione sud della valle, sono le geofite Scilla bifolia, Geranium nodosum, Erythronium dens-canis, Leucojum vernum, Helleborus viridis, Pulmonaria officinalis, Primula vulgaris. Inoltre sono stati osservati Salvia glutinosa, Asarum europaeum, Carex pilosa e Potentilla sterilis, le ultime due specie importanti anche per l’inquadramento fitosociologico.
In alcuni tratti, soprattutto in prossimità del corso d’acqua, si è osservata la presenza di boschetti con farnie e carpini bianchi molto grossi (alcuni anche con un diametro di circa 40-50 cm) e con un sottobosco tenuto molto pulito: lo strato erbaceo e quello arbustivo risultano quasi completamente assenti.

HABITAT 3260: Fiumi delle pianure e montani con vegetazione del Ranunculion fluitantis e Callitricho-Batrachion.
Dal Piano di Coordinamento Territoriale si evince comunque che all’interno della Valle del Lambro (ma non specificatamente in questo tratto) si ha la potenzialità per l’espressione del Ranunculion fluitantis Neuh. 59, alleanza propria delle vegetazioni di acque correnti.
Viene inoltre sottolineato come in realtà, a causa dell’inquinamento delle acque presente ormai in qualsiasi tratto della Valle del Lambro, vi sia una scarsa varietà floristica. Si possono trovare al massimo specie come: Nasturtium officinale, Lemna minor, Callitriche stagnalis e l’esotica Elodea canadensis. Non sono state rinvenute, neppure in tratti del Parco particolarmente conservati, i significativi Potamogeton pusillus, P. pectinatus, Ranunculus fluitantis, R. trichophyllos.
Per queste motivazioni e per l’impossibilità di verificare concretamente le effettive potenzialità del Rio Pegorino, si è scelto di prediligere la condizione di “potenzialità” della vegetazione acquatica, senza escluderla a priori, ma neppure esaltandone la valenza naturalistica.

Altre tipologie vegetazionali importanti.
Accanto alle essenze autoctone caratteristiche di Fagetalia sylvaticae si ha però presenza, con coperture in alcuni punti anche molto elevate, di specie alloctone.
Nello strato arboreo ed arbustivo spesso domina Robinia pseudacacia: molti querco carpineti ridotti a piccoli relitti sono circondati da boscaglie a robinia, destrutturate e tendenzialmente aperte, con un sottobosco a rovi e alloctone erbacee, come Solidago canadensis, Phytolacca americana, Parthenocissus quinquefolia, Oxalis fontana, Spirea sp.
Ciò si verifica soprattutto in prossimità del corso d’acqua o in alcuni tratti boscati meno inforrati.
Altre zone sono invece dominate da castagno. La presenza di questa pianta è da ritenere di origine secondaria, come sottolineato anche nel Piano Territoriale di Coordinamento del Parco, nonostante l’aspetto di questi boschi sia apparentemente naturale. Si legge infatti che “la presenza del castagno sarebbe da attribuire all’azione antropica che ha favorito la sua diffusione a scapito del bosco misto originario a querce e carpini”. In effetti le cenosi dominate dal castagno sono situate principalmente lungo i margini del bosco, in prossimità dei campi coltivati, dove più probabilmente l’uomo si recava per rifornirsi di legna.
Sotto il castagno la flora è acidofila proprio perché la pianta stessa tende ad acidificare direttamente il terreno: si ha la presenza ad esempio di Pteridium aquilinum e Viola riviniana, ma in generale il corteggio floristico è più povero rispetto al querco carpineto originario.
Anche la quercia rossa americana (Quercus rubra) tende a colonizzare brevi aree in prossimità dei campi coltivati, al confine con il bosco vero e proprio, ma più frequentemente entra a far parte del corteggio floristico di tutte le tipologie boscate rilevate, sia nello strato arboreo, che arbustivo, che juvenile, fortunatamente con coperture non eccessive.
Ultima cenosi caratterizzata da dominanza di alloctone è il bosco a ciliegio tardivo (Prunus serotina). Tale essenza, proveniente dal Nord America, spesso è presente con coperture discrete sia nello strato arbustivo che arboreo in molti tratti del bosco, ma, fortunatamente, solo in rari casi forma cenosi a se stanti. In questi casi il ciliegio tardivo non permette al sottobosco di crescere (al contrario del castagno) e si osservano quindi piccoli tratti in cui oltre a Prunus serotina non cresce nient’altro.

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Categoria: Le mie sedute

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