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vicino Casoli, Toscana (Italia)

La Grotta del Tanaccio.

Sul panoramico versante sud delle Alpi Apuane, presso i villaggi di Farnocchia e Pomezzana, esiste ancora un poco conosciuto manufatto preistorico di grande interesse antropologico all’interno della grotta del Tanaccio.

All’interno di un’ampia cavità naturale sul fianco di una scarpata una colonna stalattitica fu modellata in modo singolare per ricavare una sorta di seggio di pietra risalente probabilmente a circa 11.000 anni fa: un vero e proprio trono di pietra. La documentata presenza di un insediamento preistorico poco distante oltre la valle, nella Grotta all’Onda, fa pensare a un’area sacra non residenziale composta da almeno due grotte: il Tanaccio è la più settentrionale di queste.

Il culto lunare e matriarcale imperante nella cosiddetta Era del Cancro prevedeva che certi luoghi sacri fossero dedicati alla Grande Madre , e che l’accesso fosse consentito alle sole donne. Il seggio, rivolto verso l’apertura della grotta, è scolpito e ricavato da una colonna simile ad altre presenti lungo le pareti della cavità naturale ed è composto da una “spalliera” alta con una coppella, e da una specie di “seduta” prevalentemente occupata da una concavità scavata e rifinita manualmente come per contenere un liquido. Dal soffitto della grotta, infatti, ancora oggi l’acqua filtrata dalla roccia cade in frequenti gocce nella concavità.

La presenza di abbondante acqua sorgiva nei pressi fa escludere un uso strettamente potabile della piccola riserva così prodotta, mentre appare probabile un utilizzo rituale. La ricercatrice Maria Cristina Ciriello ipotizza che il manufatto sia servito come “seggio da parto” e che i neonati scivolassero dolcemente nella vasca quasi come in un moderno parto in acqua, ricordando anche l’usanza delle puerpere del luogo di seppellire la placenta presso la grotta; usanza venuta meno soltanto verso la metà del secolo scorso .

Pur condividendo tale ipotesi, suggerisco anche un possibile utilizzo sacrale del seggio in riti di fecondità. In tal caso il manufatto in pietra sarebbe oggi mancante di una importante parte presumibilmente presente in passato. È possibile infatti che in origine la parte alta della stalattite pendente dal soffitto non fosse stata asportata del tutto, bensì scolpita e modellata in forma fallica a realizzare un complesso di roccia in cui la donna seduta sul seggio si sottoponeva al gocciolare della sovrastante stalattite durante rituali di fertilità e di sacralizzazione dell’origine della vita. Il rito avveniva all’interno di una grotta, simbolicamente inneggiante al sacro Femminino e alla Dea Madre, emblema dell’utero della Madre Terra ancora vivo nell’incoscio collettivo sia in oriente che in occidente.

Una ben visibile croce incisa sulla spalliera ed altre meno evidenti sul manufatto e sulle pareti di entrambe le grotte testimoniano del processo di cristianizzazione dell’area sacra e dell’operazione sincretistica operata fin dal V secolo. Un’operazione che mirava a recuperare ed integrare parte della tradizione sacra pagana radicata nella popolazione locale, e che, contemporaneamente era volta a eliminare i simboli e le usanze meno riutilizzabili, o decisamente meno accettabili da parte della nuova cultura religiosa che si andava affermando. Risale probabilmente agli ultimi 1600 anni l’asportazione della stalattite fallica sovrastante il seggio e la proibizione del rito sacro femminile, di cui rimasero solo tenui tracce. Analoghe trasformazioni storiche sono documentate in gran parte d’Europa a carico di numerosi siti megalitici, come a Carnac, dove il clero cattolico dovette agire con determinazione almeno fino al XVIII secolo per estirpare la millenaria tradizione dei rituali di fertilità delle donne bretoni presso i menhir preistorici della zona.

La seconda grotta, appena più a sud e poco più bassa del Tanaccio, sempre in epoca preistorica era invece riservata ai riti maschili di iniziazione, sfruttando una cavità dalla forma che ricorda gli organi femminili posta leggermente in salita nel fondo della caverna. All’età di 12 anni i maschi della tribù erano pronti a entrare nella società degli adulti affrontando la prova iniziatica detta del “ Compimento ” come se fosse una seconda nascita. I candidati venivano legati e lasciati per un’intera notte da soli all’interno della cavità uterina. Il mattino successivo, superata la prova, veniva festeggiata la loro nascita nella società maschile del villaggio. Questa prova di coraggio non deve essere sottovalutata, in quanto uno dei rischi concreti per gli iniziandi era quello di diventare il pasto dei leoni che ancora frequentavano queste montagne o di altri predatori come lupi e orsi. Era comunque facoltà degli anziani della tribù permettere una vigilanza notturna svolta con discrezione all’esterno della grotta per scongiurare tale infausta eventualità, mantenendo però intatta la valenza sacra della cerimonia che necessitava in ogni caso di un deciso atto di coraggio da parte dei candidati.

(Giovanni Pelosini)

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