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12,76 km

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vicino a Isola Santa, Toscana (Italia)

Devo la scoperta di questo splendido itinerario alle relazioni fotografiche di Paolo Mazzoni che con il suo gruppo lo ha scoperto e in parte segnato ad ometti, a mia conoscenza l’unica fonte web o stampata in cui compaia (https://www.flickr.com/photos/139780633@N05/albums/72157695910142052 https://www.flickr.com/photos/139780633@N05/albums/72157671633763778 ).

Si tratta di una serie di cenge e tracce a mezza costa che traversano per intero lo spettacolare versante SO della Pania della Croce traversando in successione tutti i famosi canali che lo solcano, in pratica un’alternativa “alta” esplorativa al più basso sentiero CAI 125. La traccia di sentiero risulta spesso sorprendentemente evidente per un itinerario così sconosciuto, forse ad opera di alpinisti che usano il percorso come via di fuga dai canali, se non semplicemente per il passaggio dei tanti mufloni presenti. Ho concluso l’itinerario salendo in vetta per la cresta S, che non avevo mai percorso in precedenza e ho trovato molto bella.

La percorrenza è consigliata a partire da primavera inoltrata visto l’attraversamento di canali che possono tenere neve abbastanza a lungo (io l’ho fatta a febbraio, ma quest’anno è meteorologicamente equivalente a maggio). Il casco può essere utile sulle cenge ed è assolutamente consigliato nella parte alta della cresta S.

Si parte dalla foce di Mosceta, che io ho raggiunto parcheggiando al Piglionico ma a cui si può arrivare da numerosi altri punti di accesso, il più rapido probabilmente Fociomboli.
Per una percorrenza integrale delle cenge (che forse sconsiglierei, vedere successivamente) bisogna salire al ripiano sovrastante Mosceta sulla via normale per la Pania, detto le Gorfigliette, dove si trova una piazzola adibita all’atterraggio di elicotteri di soccorso, raggiungibile seguendo il sentiero CAI 126 oppure per una traccia più diretta non segnata che risale direttamente la dorsale.

Raggiunta la piazzola dell’elicottero si abbandona la traccia e si sale brevemente il costone a monte di essa, mirando a un roccione bianco (1420 m circa, l’ometto che dovrebbe essere presente su di esso è già svanito). Si nota già evidente sulla destra una forcelletta contraddistinta da una formazione rocciosa a forma di uncino, a cui si traversa a partire dal roccione, in questo tratto senza alcuna traccia. Raggiunta la forcelletta si trovano i primi ometti e una vaga traccia che si inizia a seguire traversando in quota. Bisogna ora traversare tre colate ghiaiose, la prima è breve e non pone problemi, la seconda presenta inizialmente un tratto scabroso di ghiaino fine e instabile su cui bisogna fare molta attenzione vista la pendenza (ometto a un possibile punto di traverso), la terza è la più estesa ed è per la maggior parte di facile attraversamento (presente traccia) a parte un nuovo pericoloso tratto di ripido ghiaino all’uscita. Si raggiunge adesso una nuova spalla rocciosa (grosso ometto) dove la traccia diventa decisamente più chiara.

Guardando a valle si vede chiaramente il sentiero CAI 125, separato da questa spalla da un valloncello erboso di circa un centinaio di metri di dislivello. Non ho percorso questo versante ma dato che ho personalmente trovato gli attraversamenti delle ghiaie il tratto più delicato e pericoloso del percorso potrebbe convenire, invece di partire dalle Gorfigliette, risalire senza difficoltà apparenti tale valloncello fino a raggiungere la traccia.
La traccia traversa dalla spalla su cenge di paleo e detriti, a tratti evidente e a tratti molto vaga, con andamento comunque abbastanza ovvio dato che si passa in quota poco a valle delle pareti rocciose, traversando ogni tanto alcuni canali non molto significativi. Non sono presenti particolari difficoltà tecniche e neanche una grande esposizione ma il terreno rimane delicato.

Svoltata una nuova spalla oltre la quale non sono più visibili le Gorfigliette la traccia inizia a traversare in ambiente più roccioso una serie di profondi canali di rocce e detriti, scendendo e risalendo nel solco di ognuno di essi con percorsi generalmente facili ed evidenti, segnati da ometti. Gli ultimi due di questi canali dovrebbero essere quelli dei Carrubi e degli Ortali.

Oltrepassati i canali la traccia valica il costone più occidentale della cresta S della Pania (Piton del soglio sulle carte) e si affaccia su un meraviglioso anfiteatro, forse il tratto più bello della traversata. È necessario percorrere una serie di cenge discendenti fino a giungere all’uscita dell’anfiteatro, dove la traccia che prosegue è già ben visibile da lontano. Il terreno dell’anfiteatro è detritico e abbastanza instabile e l’esposizione si sente di più rispetto alle cenge precedenti, quindi ogni passo è da affrontare con attenzione per evitare scivolate e di scaricare sassi sull’immediatamente sottostante sentiero CAI. In prossimità dell’uscita non bisogna farsi ingannare da una traccia che risale verso una spalla rocciosa (porta ad un pulpito panoramico da cui è impossibile continuare) ma bisogna continuare a scendere verso la traccia bassa avvistata in precedenza, che passa a valle di una torretta rocciosa portando sotto a una roccia aggettante che costringe a chinarsi.

Oltre la torretta si sbuca in un ennesimo canale, l’ultimo della traversata, qui una volta raggiunto il fondo è necessario seguirlo in discesa per un breve tratto per ritrovare poi la traccia in sinistra idrografica e doppiare una paretina rocciosa. Oltre di questa l’ambiente diventa erboso e alberato e si continua a seguire la traccia fino a una sua biforcazione, dove a destra un sentiero prosegue in falsopiano, probabilmente verso il vicino sentiero CAI mentre io ho seguito a sinistra l’altro sentiero che sale ripidamente e progressivamente più vago verso la visibile croce del Nonno sulla cresta sud, che si raggiunge infine salendo a vista una facile balza rocciosa.

Dalla croce è possibile scendere in breve verso Foce di Valli. Io ho continuato invece verso la vetta della Pania della Croce per la sua cresta sud. Questa via è per la sua maggior parte una semplice salita per prati, seguendo vaghe tracce o salendo a vista senza difficoltà a destra del filo di cresta. Verso i 1600 m di quota la cresta diventa più detritica ed è interessante affacciarsi sul filo per osservare dall’alto di 200m di parete l’ambiente delle cenge percorse.

Si raggiunge in breve per il filo del crinale la zona rocciosa sottostante alla vetta dove iniziano le difficoltà (1670 m di quota). Qua si nota e si segue una traccia che porta a destra del filo, entrando in un invaso molto ripido che bisogna risalire per una serie di paretine rocciose, la prima di queste è molto breve e semplice (I) ed è seguita da un tratto ripido ma camminabile in cui si nota di nuovo la traccia che porta alla parete successiva, di maggiore difficoltà e affrontabile in vari modi, io sono salito leggermente a sinistra del centro dell’invaso per una specie di largo diedro che ho risalito direttamente fino alla cima della parete (20m di I e I+, roccia di qualità variabile mista a paleo). Segue un nuovo tratto camminabile che porta a una nuova parete che è probabilmente il tratto più impegnativo della salita. Tale parete è divisa in due trasversalmente da un ripido canalino di paleo che mi è parso poco consigliabile, io sono di nuovo passato per il versante a sinistra del canalino, compreso fra di esso e il filo di cresta, che sale decisamente verticale per circa 40m. Le difficoltà obbligate di nuovo non superano il I+ ma è necessario effettuare brevi traversi per raggiungere di volta in volta i punti deboli della parete. Si esce dalla parete su un terrazzino ghiaioso sul quale una traccia diretta a sinistra porta in breve al filo di cresta, adesso largo e agevole con la croce di vetta ben in vista. Ho trovato questa successione di pareti decisamente più semplice e su roccia migliore rispetto alle opinioni delle altre relazioni che si trovano online (un paio delle quali parlano addirittura di III grado!), non so se per la inevitabile soggettività di valutare la difficoltà della montagna o perché ho effettivamente scelto passaggi più facili.

Sul filo di cresta compare un’ultima difficoltà, un piccolo ma ripido risalto roccioso. Tale risalto è probabilmente aggirabile su ripido paleo a sinistra ma non dovrebbe presentare problemi per chi è arrivato fin qui. La via di salita più ovvia è per un evidente canalino situato appena a sinistra del filo di cresta ma ho avuto problemi alla sua uscita in quanto leggermente strapiombante. Obliquando leggermente a sinistra alla base del canalino si può raggiungere un adiacente camino roccioso che è salibile con minori difficoltà (passo di II all’uscita su buona roccia con ottimi appigli). Dalla cima del risalto si arriva in breve in vetta senza ulteriori difficoltà. Panorama spettacolare come sempre.
Dalla vetta si può riscendere per sentieri CAI verso entrambi i versanti del monte, io ho deciso di scendere per il Vallone dell’Inferno visto che ho notato che la quantità di neve presente era ancora minore di quella che mi aspettavo e i brevi tratti ghiacciati sono risultati percorribili con attenzione anche senza calzare i ramponi.
Waypoint

rocce

Waypoint

terrazzino

1 commento

  • Foto di Lorenzo Verdiani

    Lorenzo Verdiani 25-feb-2020

    Bellissima escursione e descrizione molto dettagliata. Concordo anche sull' opinione riguardo al grado di difficoltà della cresta Sud che anche io ho percorso poi chiaramente, come scritto da Matteo, cambiano le difficoltà in base a come la si affronta

Puoi o a questo percorso