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11,22 km

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vicino Chamonix-Mont-Blanc, Rhône-Alpes (France)

Ormai desolato per la scelta costretta, passo la mattina a chiacchierare con Romain e gli alpinisti canadesi mentre faccio asciugare i vestiti, però muovendomi nel campeggio in ciabatte sento che il tendine non mi da alcun fastidio, così decido di fare un salto in un negozio di sport a provare delle scarpe da trekking con caviglia bassa. Mentre l'arrivo al negozio è stato dolorante, il ritorno al campeggio con le scarpe nuove è stato una felicissima passeggiata.Euforico per la scoperta decido di non tornare in Italia e ricominciare il tour. Un pranzo veloce, ricostruzione dello zaino e giro in centro per cercare una mappa del percorso; alle 16 sono sul sentiero, un giorno di pausa è stato comunque riposante e arricchente di nuove belle persone.

Quando sono già in cammino mi assale un dilemma: tornare un pezzo indietro e ricominciare dal punto di interruzione o proseguire ricongiungendomi al sentiero del Tour più avanti?
Se proseguo da questo punto sono più saggio o sto diventando più vecchio ?
La mia indole, come una piccola essenza arrampicata al mio orecchio per sussurrarvi di ritornare al rifugio Flégère e riprendere il percorso, stavolta viene sopraffatta dalla consapevolezza che devo imparare a prendere spunto dagli eventi per proseguire guardando avanti e non troppo indietro. Anche se una parte di me pensa che può essere sintomo di vechiaia :) prendo il
sentiero "piccolo balcone" cercando di pensare a cosa questa decisione potrà serbarmi di bello per il futuro. Sicuramente se tornassi indietro potrei vedere panorami celati dalle nuvole ieri, gustarmi l'arrivo al Col du Brevent e incontrare altre persone, ma altre ce ne saranno anche avanti.
Il senno di poi darà ragione alla mia indole avventuriera, visto che il tempo ha concesso delle aperture nel cielo e il sentiero basso era praticamente deserto e poco panoramico, ma sono sereno per la mia scelta, questo viaggio mi ha insegnato anche a non rammaricarmi per l'accaduto e a cogliere il meglio dalle scelte, seppur limitative e costrette.
Sono per lo più contento di sentire che con le scarpe basse posso finalmente sfruttare la spinta del polpaccio, penso che con questo nuovo passo più fluido e non claudicante potrei anche recuperare qualche ora del giorno perso per pioggia, ma presto l'ottimismo viene ridimensionato dal fatto che le scarpe senza caviglia non consent ono di evitare lo schiacciamento delle dita in discesa e ben presto ci vorrà anche una pausa infermeria per limitare lo sfregamento e le vesciche.
Oggi solo 4 ore di cammino e già inizia ad imbrunire il cielo. Penso e ripenso, alla sera arriva anche la stanchezza mentale, quella che appesantisce lo zaino e aumenta la fatica, quella che mi vorrebbe già dalle 18:00 dentro un rifugio a riposare e a guardare il cielo anziché le asperità del terreno, quella che porta a maggiore nostalgia, alla voglia di condividere con qualcuno questa bella esperienza, quella che mi fa vedere l'ambiente simile a zone che ho sempre frequentato con persone care, quella che mi fa pensare alla giornata passata in simpatica compagnia dopo tre giorni di quasi completa solitudine, quella che mi fa desiderare di riuscire a parlare in un soffio di cose non dette, a correggere errori protratti; sono tutti pensieri che girano in testa ora che dovrò affrontare un'altra notte all'aperto. E' proprio questa la forza che cerco da questo viaggio, se riuscirò a non desistere, se andrò avanti nonostante i dolori, la fatica e la stanchezza mentale sarò anche più tenace e più determinato di prima, la vera difficoltà è riuscire a perseverare mentalmente.

L'idea sarebbe di cercare di recuperare un po' di tempo camminando anche con il buio, approfittando della bassa quota e della vicinanza dei centri abitati, penso che comunque un qualsiasi riparo lo troverò abbastanza facilmente, ma se anche non fosse a questa altitudine sarà più facile dormire anche all'aperto. Subito dopo questa riflessione giungo a "le Christ Roi", una gigantesca statua di Gesù che sovrasta la cittadina di Les Houches dall'alto, noto alla base una piccola cappella con porticato laterale. Sono ancora le 20:00 e l'esitazione è tanta. Se mi fermo per mangiare so che sarò troppo allettato dal riparo per la notte, se vado avanti rischio di dover camminare molto per superare il centro abitato e cercare un altro riparo. Ormai è andata così ,un giorno l'ho perso, decido per la sicurezza del momento e mi fermo a mangiare, sfrutterò il porticato della cappelletta per dormire al riparo dall'umidità notturna.
Il pomeriggio noiosissimo verrà allietato dall'unico incontro della giornata, padre e figlio che stanno percorrendo gli ultimi passi del loro tour, giunti a Les Houches riprenderanno la macchina lasciata 8 giorni prima e torneranno a casa. Consumo la mia cena cuocendo anche qualche fungo trovato lungo il sentiero, poi in assenza del solito amico torrente mi pulisco un po' con le salviette insaponate e mi infilo nel sacco a pelo a scrivere un po' di appunti e a vedere la mappa per il percorso di domani.

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