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Coordinate 2384

Caricato 11 maggio 2019

Registrato maggio 2019

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vicino a Siracusa, Sicilia (Italia)

Siracusa - Ortigia
ad ortigia qualsiasi camminata va bene, basta perdersi nei vicoli interni poco turistici oltre a vedere la magnifica piazza duomo e il santuario di santa Lucia con il magnifico caravaggio.
il percorso è pianeggiante. si può sia estendere che accorciarlo.
se si vuole accorciarlo si può togliere la tappa al museo Paolo Orsi e al santuario della Madonna delle lacrime che si possono raggiungere in macchina.
il museo Paolo Orsi è altamente consigliato visitarlo, è penso uno dei più grandi della Sicilia
Sito archeologico

Tempio apollo

è quindi il tempio dorico più antico della Sicilia o quanto meno il primo corrispondente al modello che si andava affermando in tutto il mondo ellenico di tempio periptero con colonne di pietra.[4] Il tempio subì diverse trasformazioni: fu chiesa bizantina, di cui si conserva la scalinata frontale e tracce di una porta mediana, e poi divenne moschea islamica[5] (di cui si conserva un'iscrizione araba sulla parete superstite, forse parte del mihrab). Successivamente si sovrappose agli edifici precedenti la chiesa normanna del Salvatore che venne poi inglobata in una cinquecentesca caserma spagnola e in edifici privati, rimanendo comunque visibili alcuni elementi architettonici. È nota la descrizione del viaggiatore Dominique Vivant Denon che per poter vedere una parte del tempio si dovette rivolgere ad un privato e accedere all'interno dell'abitazione:
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Santuario Madonna delle lacrime

La basilica santuario Madonna delle Lacrime è una basilica minore e santuario mariano eretto a ricordo della miracolosa lacrimazione di un'effigie in gesso raffigurante il Cuore Immacolato di Maria, posta al capezzale dei coniugi Iannuso presso la loro umile abitazione in via degli Orti a Siracusa, nel 1953.L'evento miracoloso si ripeté dal 29 agosto al 1º settembre 1953 nella generale commozione di un'immensa moltitudine di fedeli, in casa dei coniugi Iannuso. Raccolte le lacrime, furono sottoposte ad un'analisi scientifica secondo cui risulterebbero liquido lacrimale umano. La devozione che ne è seguita è stata di enormi proporzioni. La piccola effigie della Madonna delle Lacrime, prima provvisoriamente ricoverata nella vicina piazza Euripide dal 1953 al 1968[1], venne collocata all'interno del santuario nell'attuale cripta, dove rimase dal 1968 al 1994[2], per poi essere traslata all'interno del tempio superiore del Santuario in occasione della consacrazione. Il 9 maggio 1954 il cardinale Ernesto Ruffini, arcivescovo di Palermo, con un rito solenne e alla presenza delle più alte autorità e di circa 40.000 persone, benedisse e pose la prima pietra del santuario nel terreno destinato alla sua costruzione.[3] L'opera fu progettata nel 1957 dagli architetti francesi Michel Andrault e Pierre Parat a seguito di un bando di concorso internazionale[4] ma le opere strutturali sono dell'ingegnere Riccardo Morandi[5]. La costruzione ebbe inizio nel 1966: a causa dell'estrema modernità del progetto vi furono fin dall'inizio molte polemiche da parte della cittadinanza che reputava e reputa l'opera un "mostro di cemento armato" che andava a gravare ulteriormente su di un'area urbana già pesantemente compromessa; queste diatribe ne ritardarono molto la realizzazione che si concluse solo nel 1994. Durante gli scavi delle fondamenta venne ritrovata un'area abitativa del VI secolo a.C. e portato alla luce un pezzo di strada che in passato costituiva la via principale del quartiere Akradina. La costruzione fu completata dopo circa 28 anni ed il santuario venne consacrato, inaugurato e dedicato alla Madonna delle Lacrime il 6 novembre 1994 da papa Giovanni Paolo II[6].
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Museo Paolo orsi

Il nuovo spazio museale, affidato all'architetto Franco Minissi che applicò moderni criteri architettonici di musealizzazione. Il Museo venne inaugurato nel gennaio del 1988 presso la Villa Landolina su due piani espositivi di 9.000 m2, di cui inizialmente solo uno dei piani fu aperto al pubblico, e un seminterrato di 3.000 m2, dove è situato un auditorium e gli uffici. La forma della struttura museale ruota attorno ad un corpo centrale utilizzato come sala conferenze al seminterrato e sala espositiva al piano terreno. L'illuminazione delle sale è ottenuta lasciando filtrare la luce solare direttamente dal tetto e dagli spazi laterali. L'allestimento è stato curato dall'architetto Franco Minissi[6]. con il coordinamento dell'archeologo Giuseppe Voza. Nel 2006 è stato inaugurato l'ampliamento espositivo del piano superiore dedicato alla Grecia classica. Nel 2014 un ulteriore ampliamento al piano superiore consente la visione del Sarcofago di Adelfia e di altri reperti relativi alle catacombe di Siracusa. Nel 2015 diviene il primo museo siciliano (e il primo museo archeologico da Roma in giù) a consentire la visione delle sue sale tramite Google Street View.[7] Inoltre, grazie a un progetto pilota, per la prima volta si possono effettuare dei virtual tour di alcuni reperti archeologici, cliccando direttamente su mappe interattive o sui punti di interesse nelle vetrine, approfondendone la descrizione con apposite schede descrittive, direttamente navigando all'interno del museo in modalità Street View[8]: in questo modo il tour virtuale è stato "aumentato" grazie a specifici software[9]. Al termine del 2015 il museo, oltre a registrare un sensibile aumento di visitatori è diventato il primo museo archeologico della Sicilia per numero di visitatori.[10] Nel 2016 il museo ha creato delle audioguide gratuite sulla piazzaforma Izi travel per cui è possibile ottenere informazioni su molte delle opere esposte.[11] Le sale sono state arricchite di elementi multimediali per spiegare le varie sezioni.
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Castel maniace

Nel sito in cui sorge il castello dovettero quasi certamente esistere delle fortificazioni sin dai tempi dei Greci in quanto è strategicamente importante per la difesa del Porto Grande[2]. È pertanto credibile la tesi che nel 1038 il comandante bizantino Giorgio Maniace, da cui il castello prende nome, abbia promosso la restaurazione o la costruzione di opere a difesa del porto di Ortigia nel corso della sua campagna militare[3]. Qualche anno dopo gli arabi si impadronirono nuovamente di Siracusa e del maniero che tennero fino al 1087 quando furono sconfitti e cacciati dai Normanni. Non ci sono tuttavia tracce evidenti di tale costruzione precedente[2]. L'impianto originario del castello Maniace è dovuto all'imperatore Federico II di Svevia, che ne affidò la realizzazione all'architetto Riccardo da Lentini tra il 1232 e il 1239[4], poco tempo dopo il ritorno dalla Crociata in Terra Santa. La costruzione avvenne nello stesso lasso di tempo in cui sorsero alcuni altri castelli "federiciani" di Sicilia e dell'Italia meridionale[2]. La somiglianza architettonica ne è l'evidenza[5]. Passato agli angioini nel 1266 venne assaltato ed espugnato dalla popolazione siracusana in rivolta l'11 aprile del 1282. Nel 1302 Federico d'Aragona vi siglò l'armistizio con gli angioini.[2][6]
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