Tempo  7 ore un minuto

Coordinate 509

Uploaded 27 aprile 2018

Recorded giugno 2002

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1.985 m
1.386 m
0
2,3
4,7
9,33 km

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vicino La Maina, Friuli Venezia Giulia (Italia)

Avvicinamento
Da Tolmezzo si risale il corso del fiume Tagliamento lungo la statale n.52 attraversando in successione Villa Santina, Enemonzo e Socchieve. Giunti ad Ampezzo lo si oltrepassa proseguendo verso la sella di Cima Corso fino a raggiungere il bivio per il passo Pura dove si lascia la statale per imboccare la strada che si stacca a destra. La rotabile sale lungamente, dapprima a tornanti, raggiungendo il passo Pura e quindi il rifugio Tita Piaz. Si scende nel versante di Sauris imboccando dopo circa 500 m la sterrata che si stacca a sinistra e che si percorre fino al divieto di transito presso un ampio spiazzo (m 1412, comodo parcheggio).
Descrizione
Lasciata l’auto si prosegue lungo la pista (segnavia CAI n.215) oltrepassando quasi subito una zona erosa caratterizzata da una alternanza di rocce friabili quali gessi, argille e marne. La strada traversa poi con piccoli saliscendi un bosco misto di faggio e abete rosso, uno dei tipi di vegetazione più comuni nell'orizzonte montano della nostra regione. Un rigoglioso intreccio di felci ricopre il sottobosco di giugno nel quale possiamo osservare anche il geo, la barba di capra, il ranuncolo a foglie di aconito ed il geranio stellato. La pista scende moderatamente andando ad intersecare il Rio de la Calcina nel punto più basso dell'escursione (m 1393): qui sulla sinistra un cartello indica la deviazione per il sentiero alpinistico che porta sulla vetta orientale del monte Tinisa (EE). Il nostro itinerario invece si dilunga ancora sulla strada che riprende quota salendo un paio di rampe più ripide ed uscendo sull’ampio pascolo di casera Tintina (m 1495). La casera, da tempo non più monticata, è stata trasformata in accogliente ed attrezzato rifugio sempre aperto e dotato di un grande camino, panche e tavolo. Straordinario il colpo d'occhio che la radura offre ad inizio estate quando appare ricoperta dalle fioriture del botton d'oro, della crepide e dell’ormino.
Si prosegue ancora per poco lungo la pista fin dove essa interseca un piccolo rio con vicina sorgente. Qui sulla sinistra, un cartello indica la direzione da prendere per il Malpasso e la Punta dell'Uccel (segnavia CAI n.233). Imboccata questa deviazione si inizia a salire in maniera decisa attraversando una fascia di pino mugo con larice e abete rosso. A strette serpentine si arriva ad una sorta di piccolo ripiano disseminato di rocce dove possiamo osservare l’aquilegia comune, la clematide alpina, il rododendro nano ed il camedrio. Il sentiero si alza seguendo rivoli sassosi che ci conducono pian piano ad uscire dalla fascia dei mughi per raggiungere gli ultimi larici. L’uscita più in alto sembra sbarrata dalle pareti rocciose ma giunti alla base di queste il sentiero piega a sinistra contornando la testata del vallone. Il sentiero sale poi con qualche svolta ad uno spallone approssimandosi al punto più impegnativo dell’escursione. Si tratta di attraversare una breve cengia, ottimamente attrezzata, che necessita di attenzione per la marcata esposizione. Pochi metri dopo si giunge all’intaglio del Malpasso di Tinisa (m 1960), piccola forcella rocciosa dove la visuale si apre sul corso del Tagliamento e sulle Prealpi Carniche. Il fazzoletto erboso e le roccette circostanti ospitano un piccolo compendio della flora delle rupi calcaree, rappresentata qui da genziana di Clusius, ranuncolo alpestre, globularia, orecchia d'orso, soldanella alpina e achillea del Clavena.
Sulla sinistra (cartelli) sale la via attrezzata che raggiunge la vetta occidentale del monte Tinisa mentre il sentiero Tiziana Weiss scende nell’opposto versante su terreno malagevole. Si interseca poi una lingua di ghiaia e si scende ancora qualche metro per andare a rasentare la base di un grande sperone roccioso sul quale vegetano la pederota e le sassifraghe. Aggirato il costone, l’ambiente naturale cambia decisamente, trasformandosi in un pendio erboso piuttosto inclinato lungo il quale il sentiero inizia a rimontare. Tagliando queste ripide pendici ci si riporta di nuovo sul filo di cresta, lambito ora da macchie di mugo e ontano verde che salgono dal versante nord. Si percorre ora uno dei tratti più suggestivi della escursione lungo una dorsale erbosa che si ricopre tra giugno e luglio di spettacolari fioriture di rododendro rosso assieme a scorzonera, geo montano, arnica e genziana punteggiata . Con breve risalita si tocca infine la quota più elevata in corrispondenza della Punta dell'Uccel (m 1983, buon panorama) dove è presente una rosa dei venti con i nomi delle vette circostanti. Da notare la presenza del rododendro ferrugineo lungo la cresta e la differente copertura vegetale del versante nord, colonizzato dall'ontano verde, rispetto a quello sud caratterizzato dal pascolo continuo. L’escursione continua ancora in cresta, tra affioramenti di scure rocce vulcaniche sulle quali fioriscono numerosi gli astri alpini e le stelle alpine. Si inizia poi a scendere in modo più deciso rasentando l’orlo del precipite versante nord. Un semplice gradino roccioso è stato opportunamente attrezzato con la corda fissa ed in breve ci si affaccia sul caratteristico pendio a zolle discontinue che digrada verso la forca Montof. L’ampia insellatura (m 1822), sorvegliata da una curiosa sagoma rocciosa, è un autentico crocevia di itinerari: a sinistra, infatti, il segnavia CAI n.215 scende lungamente fino a Forni di Sotto mentre davanti a noi il sentiero n.214 si dirige verso la cresta del Brutto Passo . Guardando invece a destra (nord) possiamo notare che vi sono due marcati sentieri che scendono verso casera Tintina. Per un rientro più veloce è possibile prendere il segnavia CAI n.215 che taglia il ghiaione sulla destra. Avendo del tempo a disposizione, tuttavia, è consigliabile ultimare il percorso naturalistico scendendo sulla sinistra in una zona ondulata di antico pascolo. Ci si innesta così sulla dorsale del monte Cavallo di Cervia che si segue piacevolmente attraversando un luminoso bosco di larici. Il segnavia ci conduce infine a calare sulla destra, con una serie di svolte che si esauriscono sul greto di un torrente dove ritroviamo anche la mulattiera. Ritornati a casera Tintina si ripercorre a ritroso quanto fatto all'andata.

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