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3,33 km

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vicino Chiaserna, Marche (Italia)

Il percorso classificato nella carta dei sentieri con grado di difficoltà T (turistico) presenta, in realtà, il maggior grado di pendenza di tutto il comprensorio, su di un difficile terreno scosceso con tratti rocciosi misti a ghiaioni, per un dislivello di ben 500 metri. La classificazione, vista la somma delle sopraelencate difficoltà, non può che essere almeno E (escursionistico), ma più verosimilmente EE (escursionisti esperti), soprattutto per la fortissima pendenza.

Il sentiero 58 merita una trattazione particolare nel novero dei percorsi appartenenti al gruppo del Catria, in quanto è l’unica via che consente di raggiungere la vetta del monte Acuto.
L’inizio del sentiero si trova al rifugio Casetta Mochi, facilmente raggiungibile mediante una delle tante strade che salgono sul massiccio, quella proveniente da Frontone. E’ anche possibile giungere al rifugio via sentiero, in particolare è consigliato il bel tratto del Sentiero Italia che sale da Chiaserna, e che incrocia il 58 subito dopo la partenza.
Dal rifugio si prende una debole traccia, su prato, subito in discreta salita, che permette in poco tempo di raggiungere la cresta, proprio nel punto dove si incrocia il Sentiero Italia, il quale prosegue poi diritto sull’altro versante, verso la Fonte del Faggio prima e la sella dell’Infilatoio poi. La via da seguire per la vetta, invece, si trova sulla sinistra (debole segno sulla roccia) e, nonostante il tracciato sia praticamente privo di segnatura, risulta essere comunque evidente in quanto segue perfettamente, tranne in un primo breve tratto dove occorre aggirare una balza con passaggio su dei ghiaioni, il filo di cresta fino a raggiungere la cima.
Questo percorso è tanto facile dal punto di vista dell’orientamento quanto difficile per la fatica da profondere, come già accennato le pendenze sono veramente micidiali, la salita non da un attimo di respiro e non esistono punti dove rifiatare fino all’anticima sud, posta a quota 1619, raggiunta la quale, dopo breve tratto in falsopiano si affronta l’ultima ascesa che conduce alla vetta, a quota 1668, segnalata da una rudimentale croce di legno sorretta da un cumulo di pietre (in passato vi era un contenitore metallico con un “libro di vetta”, sempre sorretto da pietre, ora sostituito forse perché andato perduto a causa del fortissimo vento che spira nella zona in inverno).
Il paesaggio, sia durante tutta l’ascesa che in vetta è veramente stupendo, con l’ampia sella dell’Infilatoio ed il Catria a far da cornice sulla destra, mentre sulla sinistra troviamo i rilievi minori del massiccio, i monti Alto, Tenetra e Morcia che lasciano poi, più in lontananza, spazio alle vette di Petrano e Nerone…
Assaporata la vetta si inizia a scendere per la cresta est, dapprima attraverso un tratto pianeggiante ed aereo, contrassegnato da diversi cumuli di sassi, poi iniziando a scendere repentinamente con la traccia che si fa evidente e che taglia più volte, con ripidi zig-zag, il filo di cresta, fino a giungere su di un ampio pratone dove si trova il punto di arrivo di un piccolo impianto di risalita che serve la sottostante stazione sciistica (quota 1400). Da qui è evidentissima la strada sulla sinistra che conduce, in pochi minuti, al rifugio Cupa delle Cotaline, termine del percorso, che si trova in corrispondenza della stazione d’arrivo della funivia del Catria e che offre (nei periodi d’apertura) la possibilità di riposarsi e rifocillarsi.

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