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vicino a Bivio Bonacci, Calabria (Italia)

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Contrada Corazzo

Rovine

Ruderi Lanificio Sacchi - Macchina della lana.

Storia. Nel 1895 Filippo Marincola S. Floro, nella relazione alla Camera di Commercio di Catanzaro, per quel che riguarda le forze economiche della stessa provincia, riporta: “Quasi tutta la produzione lanaria della provincia viene pettinata, cardata, filata e tessuta da donne a domicilio per la massima parte nei paesi di montagna.” Ma egli aggiunge: “Nonpertanto in Carlopoli è stato impiantato da Antonio De Leo e comp. un piccolo filatoio con 60 fusi attivato da forza animale, e vi lavorano 6 operai per circa 180 giorni. Il piccolo filatoio di cui si parla è attivo in Carlopoli già da un ventennio circa, fondato dai fratelli Antonio Leo fu Bernardo e Giuseppe Leo fu Bernardo, e con buona sostanza, è possibile fissare la sua fondazione al 1873. Tale data è desumibile sia dall’analisi dell’età dei fondatori che per quanto descritto nella copia di compravendita datata 14 marzo del 1908 in cui si precisa che già intorno al 1898, gli “utensili del lanificio…per il tempo decorso, stante l’uso sono quasicché consunti”. Del resto, non meraviglia che il Lanificio Leo nasca a Carlopoli. Infatti, il piccolo centro della presila catanzarese viene ricordato sin dal 1845 per l’abbondanza di lana, per la produzione dell’arbaso, per la qualità fine dei tessuti ivi prodotti e dunque per un knowhow diffuso nel settore tessile. E proprio a Carlopoli, la prima attività dell’allora “Lanificio Fratelli Leo”, sito in un locale al piano terra dell’abitazione della famiglia, consiste nel processo di cardatura (effettuata per mezzo di tre carde con divisore azionate da forza animale), nella filatura (effettuata per mezzo di una filanda manuale a 60 fusi) e nel lavoro di tessitura (effettuato al principio con telai manuali). Probabilmente risale agli inizi del 1900 l’apertura di una filiale a Castagna, sul fiume Corace, a valle dell’Abbazia Cistercense di Santa Maria di Corazzo. Qui operano i fratelli Mariano ed Emilio che, in seguito alla morte del padre Antonio avvenuta nel 1894, e in virtù di una divisione amichevole avvenuta tra gli eredi del defunto nel 1915, sono gli unici depositari degli “ordigni del lanificio”. In quegli anni sono attivati: un “murgiunì” di 200 fusi, due carde, un divisore di capi 30, un diavolotto, una manganella, e una filanda manuale di 60 fusi. L’integrazione dell’attività del lanificio sul territorio, dunque la sua valenza socio economica e le suggestioni provocate nell’immaginario collettivo (la filanda appare agli occhi della gente del posto, come “il diavolo che fila con 60 mani”) dovette essere di certo rilevante se, ancora oggi, il luogo in cui sorgeva la filiale di Castagna e di cui rimangono solo i ruderi, è ricordato, anche nelle cartine topografiche dell’IGM, con il toponimo “a machina da lana”. Alla fine del primo conflitto mondiale, Emilio Leo, rimasto il solo ad occuparsi dell’opificio, in seguito alla partenza del fratello Mariano per la Cirenaica, trasferisce l’attività principale a Bianchi, piccolo centro della provincia cosentina e paese d’origine della propria giovane consorte. L’opificio di Castagna, come filiale del “Lanificio Fratelli Leo” di Carlopoli, rimane attiva sino al 1920. Estratto dal sito: http://lanificioleo.it/it/heritage/
Intersezione

Incrocio con strada asfaltata 'Difesa'

Intersezione

Incrocio con strada sterrata 'Censi'

panoramica

Località 'Cugnimuzzo' - Punto panoramico.

Località "Cugnimuzzo", incrocio con strada Provinciale ex Statale 19. Punto panoramico sul Reventino.
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Località "Manchicella"
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Località "Manca"
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Incrocio ed attraversamento Strada Provinciale
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Fine del sentiero, si procede liberamente nel bosco.
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Incrocio strada sterrata 'Rena Bianca - Lustra'

Incrocio strada sterrata "Rena Bianca - Lustra"
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Prima di attraversare il Corace si imbocca l'acquaro della "Puera"
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Sosta sulle rive del Fiume Corace.
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Si lascia l'acquaro e si imbocca una sterrata
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Incrocio con strada provinciale
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Fontana
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Prma del ponte si lascia la provinciale e, appena imboccata la sterrata, si scende nell'acquaro di "Rosario"
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Si lascia l'acquaro e si imbocca una strada sterrata.
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Si incrociala strada sterrata "Censi".
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Dopo aver attraversato il fiume Corace si incrocia la strada asfaltata comunale e la si percorre anche oltre la fine dell'asfalto.
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Incrocio "Bioittica della sorgente"
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"Bioittica della sorgente"
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Area picnic
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Ponticello di legno sul fiume Corace
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Abbazia di Corazzo

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