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3.320 m
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7,09 km

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vicino Tiraculo, Piemonte (Italia)

Lasciato il Rifugio Vaccarone seguire le tracce di sentiero che si inerpicano sul pendio retrostante in direzione NW. Tale sentiero, marchiato con evidenti bolli di vernice gialli ed ometti di pietre sempre ben visibili, costituisce una vecchia mulattiera tracciata nel periodo tra le due guerre mondiali che collegava il Colle dell'Agnello con il pianoro sul quale sorge il Rifugio e quindi con la stretta ed aspra Val Clarea. Essendo stata tracciata in un periodo in cui il ghiacciaio dell'Agnello era ancora presente e corposo percorre tutta una serie di morene centrali del vallone che puntano direttamente al Colle dell'Agnello; in molti punti oggigiorno tale mulattiera sia scomparsa o comunque confusa nella vasta pietraia. La traccia scende dalla cresta morenica e, attraversando un canalone facilmente innevato risale ripido sulla dorsale della morena sulla destra. Da qui il percorso si sviluppa tutto su un terreno lunare cercando e seguendo fedelmente gli ometti di pietre.
Giunti sul Colle, superando una bella rampetta finale che ad inizio stagione è probabile sia ancora molto innevata, a destra si nota una traccia di sentiero in alcuni punti abbastanza esposta che percorre mezzacosta sul versante francese sino ad arrivare nei pressi di un primo modesto ma ripido salto roccioso. Non aggirarlo dal verticale versante italiano e nemmeno risalirlo sui primi grossi cengioni che conducono ad un vicolo cieco, ma abbassarsi di una ventina di metri sulla pietraia del versante francese in un tratto in cui il sentiero è poco marcato e visibile. Rimanendo alla base dei grossi blocchi verticali del salto roccioso lo si aggira in direzione N-NW sino ad arrivare ad una ripidissima rampa di sfasciumi marci sui quali si ritrova la traccia un po' più marcata. Risalire faticosamente a ripide svolte in direzione E, ortogonalmente al filo di cresta soprastante, fino a riguadagnarlo in un punto molto panoramico sul versante italiano e sull'intero massiccio d'Ambin (3.200 m - 1,50 h'). Su terreno decisamente più solido costituito da rocce di maggiori dimensioni percorrere l'ampia traccia che segue abbastanza fedelmente il filo di cresta sino a giungere su un punto più elevato della stessa oltre il quale discende ripido di alcune decine di metri in un colletto. Sempre seguendo la traccia discendere sino al colletto e tagliare a mezzacosta sul versante francese sempre in leggera discesa per portarsi appena al di sotto di un secondo ripido salto roccioso. Aggiratolo in modo analogo al precedente ci si porta alla base di un modesto canalone detritico abbastanza inclinato che si raddrizza sempre più in direzione del filo di cresta; percorrerlo sino a giungere in uno stretto colletto tenendo in considerazione il fatto di risalirlo mantenendosi al centro dello stesso sugli sfasciumi senza lasciarsi attirare dalle rocce di destra che pur sembrando più salde in realtà si rivelano ripide, marce e molto pericolose (3.339 m - 2,20 h). Raggiunta la cresta NE che scende sino al Nodo di Confine, la si percorre in discesa fino al grosso nevaio che si vede sulla destra poichè da lì si può scendere verso il ghiacciaio del Muttet. A questo punto si vede in direzione N l'ultimo tratto di salita alla vetta costituita da un tratto di facile cresta sulla quale è abbastanza evidente la traccia ed un tratto di facile arrampicata proprio sotto il segnale di vetta, comunque evitabile proseguendo in mezzacosta sino a ritrovare la cresta opposta che sale più regolare alla vetta dal Nodo di Confine (2,45h).

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