Tempo  un'ora 8 minuti

Coordinate 462

Uploaded 2 giugno 2018

Recorded gennaio 2010

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1.604 m
302 m
0
2,8
5,7
11,38 km

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vicino Gronda, Toscana (Italia)

Il bellissimo percorso che vado a raccontarvi l’ho fatto il 2 Giugno 2018. Se vedete scritto Gennaio 2010 è perché ho sistemato la traccia con apposito programma dalle “sbavature” che fa il GPS quando la ricezione non è ottimale.
Una volta corrette compare sempre quel mese e anno…mistero.
Per lo stesso motivo, ovviamente, il tempo impiegato per fare il percorso non è di 1 ora e 8 minuti ma di esattamente 8 ore comprese le tante piccole pause per fare le foto, segnare gli waypoint e ammirare il paesaggio.
Escursione molto impegnativa per il notevole dislivello che è sconsigliabile a chi non è allenato e a tratti pericolosa per punti esposti quindi adatta solo a chi conosce il terreno apuano.
Non ci sono fonti d’acqua se non il fantastico torrente Renara che vi accompagnerà per tutto il tratto della lizza della monorotaia entro il quale potrete abbeverarvi o ancor meglio fare il bagno magari a termine dell’escursione.
Consiglio in estate di portare almeno 3 litri d’acqua a testa e non sto esagerando; consiglio quindi l'utilizzo di una sacca idrica.
Si inizia dalla località Renara (circa 6 Km da Massa) che si trova in pieno ambiente apuano selvaggio e si seguono le indicazioni per la lizza della monorotaia. Per sapere di cosa si tratta consiglio vivamente di documentarvi prima su internet oppure, meglio, acquistare il bellissimo libro ALPI APUANE FERROVIE E SENTIERI 17 ITINERARI DA SCOPRIRE TRA STORIA E NATURA di Giuseppe Alfio Ciabatti dal quale ho tratto questo percorso riadattandolo.
La lizza della monorotaia inizia tranquilla con pendenza contenuta, un breve tratto cementato fino ad arrivare al ponte caricatore dove i marmi portati dalla cava Ronchieri a valle dal carrello motorizzato Denham (dal nome del suo inventore) venivano caricati sui mezzi di trasporto e tutto questo dal 1922 al 1975 fatta eccezione per tutto il periodo della seconda guerra mondiale che rimase inattiva.
Da questo punto la via di lizza diventa molto ripida (80 - 85% di pendenza) e ha la caratteristica di essere gradinata a destra mentre a sinistra è presente il monobinario. La via di lizza passa dentro lo stretto Fosso del Chiasso in ambiente selvaggio dove l’unica presenza è quella delle capre apuane e a tal proposito attenzione perché dall’ alto potrebbero cadere sassi quindi il casco è consigliabile indossarlo.
La lizza della monorotaia è conservata bene anche se a tratti è distrutta o coperta da paleo. A tal proposito sconsiglio l’escursione quando è piovuto da poco perché alla fatica si aggiungerebbe il rischio di scivolare. Inoltre, per sentito dire, sconsiglio di fare l’escursione quando minaccia pioggia perché questo tratto di percorso con la pioggia diventa in breve un vero e proprio torrente in piena.
La salita tanto è ripida sembra interminabile ma poi si arriva con fatica alla cosiddetta “casa del guardiano” un edificio simile alla “casa degli alberghi” che si trova nella omonima valle (per chi la conosce) solo più piccola.
Qui la lizza della monorotaia continuerebbe fino alla cava Ronchieri ma è meno interessante percorrerla perché il tempo e la costruzione della sovrastante strada di arroccamento l’hanno distrutta.
Quindi si esce dalla lizza e si punta dritto verso “Focola del Vento” sul CAI 160….ho dimenticato di dirvi che tutto il tragitto che sto raccontando è segnato da bolli rossi per cui è molto difficile perdersi.
La Focola del Vento che si trova a 1330 metri ha come punto di riferimento una torretta dell’Enel che ho inserito come waypoint e foto ed è ben visibile dal punto in cui si lascia la lizza (più o meno a ore 13).
La salita è sempre ripida fra roccette e paleo. Arrivati alla Focola del Vento il panorama comincia a farsi bello tosto…nella vallata adiacente si intravede il Rifugio Nello Conti e in il Monte Tambura che domina con la sua mole.
Dalla Focola del Vento in breve si raggiunge facendo qualche tratto di facile arrampicata e leggermente esposto Cava Bagnoli passando sopra quello che rimane di una vecchia via di lizza.
La salita è sempre piuttosto ripida e faticosa e in breve si raggiunge il punto di congiunzione fra cava Bagnoli e cava Ronchieri (siamo a circa 150/200 metri sotto la vetta del Monte Sella). Questo tratto, lungo circa 50 metri è espostissimo ed è un viottolino largo circa 30 cm ricavato su una placca di marmo quasi liscia e ripida che casca in breve nel vuoto. Va fatto con cautela, senza fidarsi dei pioli conficcati nel marmo dai cavatori chissà quanto tempo fa e soprattutto non percorrerlo se il terreno è bagnato perché da li a ritrovarsi alla Focola del Vento….è una volata.
Finito questo tratto cachereccio si arriva alla “finestra” ricavata nel marmo sul fianco scosceso del Monte Sella di cava Ronchieri dove c’è un portone che (pensandoci dopo) fortunatamente non hanno pensato di chiudere a chiave.
Si entra nella cava, l’ambiente è immenso, le pareti, il pavimento e il soffitto sono di marmo puro e altro preferisco non dirlo perché poi mi censurano.
Nella semi oscurità si va prima a destra, poi a sinistra e poi si scende al piano sottostante da una strada che evidentemente prima non c’era perché alcune relazioni dicono che per passare dal piano superiore a quello inferiore bisogna scendere una lunga scala che ho visto ma non occorre scenderla.
Usciti dalla cava siamo sulla marmifera che porta al Passo Sella, si arriva alla galleria di entrata della cava Ronchieri che durante i festivi è chiusa da un cancello.
In alcune relazioni spiegano e fanno vedere che dal cancello si passa agevolmente perché c’è una sbarra piegata che genera un varco dal quale passare ma ad oggi non è cosi.
Come indico nella foto con il bastoncino da trekking è stata aggiunta una barra che non fa passare anche senza zaino.
All’interno è presente una scala che ho salito ma poi si trattava di buttarsi da circa 3 metri di altezza e non me la sono sentita per non rischiare di farmi male e allora ho deciso di fare una buca e passare sotto il cancello nel punto in cui lo spuntone di ferro che va a terra è piegato…proprio come farebbe un galeotto o un cane che vuole fuggire dalla gabbia.
La terra si scava bene però consiglio di ricoprire la buca perché quelli della cava non se ne accorgano per evitare che prendano altre iniziative e sigillare meglio l’entrata. Per lo stesso motivo consiglio di lasciare dentro la cava tutto quanto al suo posto e non scrivere magari sui muri ABBASSO LE CAVE, SPERIAMO CHE FALLIATE TUTTI QUANTI, ecc….tutte cose giuste ma che è bene non fare. Non devono accorgersi del nostro passaggio!!.
Aggiungo inoltre che la visita alla cava è bene farla durante i festivi quando è chiusa e questo anche per un discorso di sicurezza personale…essere li quando esplodono mine e staccano blocchi di marmo non è una bella cosa.
Usciti dalla galleria si fa un altro pezzetto di marmifera e poi, poco prima del Passo Sella, poco dopo un piccolo ravaneto si va a destra per fare il lungo CAI 150 che ci porterà al Passo del Vestito.
Il primo tratto passa a mezza costa sotto la cresta che collega il Monte Sella e il Monte Macina; si svolge su paleo ripido e in leggera esposizione. Arrivato sotto il Monte Macina, che si trova a circa 150 metri sopra (la vetta) ci sono salito ma è una deviazione non obbligatoria che potete non fare.
Scesi dalla vetta del Macina si prosegue sul 150, si aggira il monte e si arriva a una placca con dei tralicci e poi alla cresta dello “Schienale dell’asino” che non è difficile ma va fatta con attenzione perché molto esposta in due o tre punti.
Si prosegue in discesa fino a raggiungere la carrozzabile che a sinistra porterebbe alla galleria del Passo del Vestito. Noi si va a destra, si raggiunge in breve il Passo del Vestito e da li si scende verso Renara per il CAI 42.
Sembra strano ma di tutta l’escursione che è stata lunga e faticosa il punto chiave secondo me è questo e il problema è che si affronta da affaticati per cui mi raccomando attenzione perchè quando non si è più freschi commettere errori è più facile !!.
Il CAI 42 pur essendo ben segnato è una discesa lunga, faticosa, su terreno infido e in molti tratti molto esposto che diventa proibitivo con terreno bagnato.
La discesa che si andrà a fare scende il Fosso del Vestito e devo dire che nome più adatto non poteva essergli dato visti gli spazi angusti.
In tre punti pericolosi hanno messo un cavo (lente) ma di punti pericolosi ce ne sono altri.
La prima parte si svolge su paleo, poi si trovano placche rocciose da attraversare e un paio di traversi senza protezione.
Va percorso con cautela, attenzione e senza fretta. La discesa è veramente lunga e il dislivello notevole fino a che si raggiunge un immenso ravaneto di una ex cava alla base, se non erro, del Monte Pelato.
Si prosegue e in breve si raggiunge casa Bonotti e dopo un altro e ultimo sforzo il punto di partenza con i piedi rotti, le caviglie stanche, le palle sudaticcie ma con la soddisfazione di aver fatto un escursione con la E maiuscola ammirando vedute eccezionali.
Una escursione questa, che reputo fra le migliori mai fatte finora.
Renara
Placche di marmo
Passo del Vestito
Carrozzabile
Tralicci dell Enel
Monte Macina
Carrozzabile
Focola del Vento
Poco prima dell'inizio della vera e propria via di lizza
Ponte caricatore
In alcuni punti il fondo cementato è assente oppure molto instabile. Prestare attenzione.
Tratto molto ripido con la monorotaia quasi interamente ricoperta da paleo. Renara è laggiù sulla destra alla base della ex cava
Rudere che probabilmente aveva a che fare con la via di lizza proveniente da cava Bagnoli ormai quasi del tutto scomparsa
Ottimo punto di riferimento in caso di nebbia appena usciti dalla lizza della monorotaia. Basta guardare in alto a circa ore 13
Lungo circa 50 metri . Si tratta di uno stretto passaggio delicato su placca che precipita nel vuoto. Ci sono protezioni messe forse dai cavatori ma sulle quali non bisogna farci affidamento. Passaggio da fare con calma e cautela e da evitare con terreno bagnato
Speriamo che a quelli della cava non gli venga in mente di chiudere questa entrata altrimenti l'escursione va a farsi fottere. Questa è una finestra interamente ricavata nel marmo sul fianco del Monte Sella che fa accedere all'interno di cava Ronchieri appena terminato il passaggio esposto che parte da cava Bagnoli
Appena entrati in cava Ronchieri nella prima foto. Nella seconda foto l'interno cava quasi all'uscita. In alcune descrizioni si legge che bisogna scendere da quella scala lunga che si trova a destra ma non occorre perchè al centro ci hanno fatto una strada che collega piano superiore a piano inferiore
Che per come è impostato il giro per noi è l'uscita
Per capire il significato della seconda foto leggete attentamente la descrizione del percorso
Essendo solo circa 150 metri più in alto ho deviato per la vetta del Monte Macina ma è facoltativo potete non andarci e proseguire sul lungo CAI 150 fino al Passo del Vestito
Prima foto: Il mio cane sul CAI 150 quasi sotto il Monte Macina Seconda foto: la marmifera che porta a cava Ronchieri, sulla destra il Passo Sella e sulla Sinistra la mole del Monte Sella
ATTENZIONE: Punti esposti da fare con cautela e con terreno asciutto
Attenzione. Discesa lunga, molto ripida su sentiero stretto ed esposta in molti punti. DA NON FARE CON TERRENO BAGNATO per la presenza di paleo e rocce che possono diventare ancora più scivolose rendendo il tratto ancora più pericoloso
Siamo quasi alla fine del CAI 42. Sulla sx il Monte Macina e sulla destra alla base della nuvola centrale il Passo del Vestito dal quale scende il ripido CAI 42 che abbiamo fatto

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