Tempo  7 ore 35 minuti

Coordinate 680

Caricato 18 dicembre 2017

Recorded dicembre 2017

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1.475 m
237 m
0
3,5
7,0
14,06 km

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vicino Sacca, Lombardia (Italia)

Facile parlare di questo giro, il nome della valle da scoprire in parte dice cosa mi aspetterà, sarà un giro bello come una botta di Cul o ci sarà da farsi il Cul? Purtroppo la seconda che ho detto…

Parto da Sacca, laddove una palina indica l’inizio del sentiero, faccio i primi cento metri e già c’è un primo inghippo, 7 e dico 7 cani pastore mi sbarrano la strada e ad impatto non sembrano molto socievoli, allungo le bacchette e mi faccio coraggio, ne punto uno e lo invito ad avvicinarsi, cosa che fa con attenzione, una volta vicino a me mi guarda senza ringhiare, mi studia un po e poi… scodinzola! E’ il segnale, tempo due secondi e sono circondato da cani festanti. Fiuuu.

Continuo il mio cammino per altri 50 metri, e stavolta a sbarrarmi la strada è una sorta di cancello, aldilà della recinzione ci sono 2 somari, una mucca e due vitelli, ma soprattutto c’è molto letame. Andiamo bene. Sfrutto due pioli posizionati nel muro e mi attacco alla rete, passo l’ostacolo ma rimango sul muretto passando la zona “melmosa”, i due asini mi guardano straniti ma io mi faccio beffa dei loro sguardi e plano in una zona “over the shit”. Anche il secondo ostacolo è passato, ma ho fatto solo 200 metri di strada!

Passo il torrente, e come da tradizione dei sentieri bresciani la traccia comincia subito a salire, ma di brutto, tanto che faccio fatica a rompere il fiato, se in più calcolo che bisogna mettere le mani sulla roccia (umida) per tirarsi su il pensiero fisso è che sta tiritera finisca presto. Ma non è così, e si sale, per 450 metri di dislivello finché non trovo il bivio per la Valle dell’Inferno, la cosa mi attira, poi penso alla neve e al ghiaccio che posso trovare e decido di andare altrove…sarà Val di Cul.
Prendo la sterrata che sale in moderata pendenza verso sinistra, passo Splazzere e poi Guillo, dove poco oltre il sentiero si inerpica di nuovo nel bosco: direzione Budek. In giro non c’è nessuno e l’unica presenza animale è l’incontro qua e la con degli sfuggenti Camosci. Arrivo in una zona che sembra un piccolo slargo boschivo e guardo il gps, qua sono vicino al Dosso di Selz, che individuo alla mia destra, sembra un muro (10/15 metri di altezza) di roccia, come faccio a salirci? Ci sono, una brevissima cengetta ghiacciata ed esposta mi porta sul Dosso dove niente ne indica la cima, con i due sassi a disposizione riesco a costruire un ometto. 2h20.

Ridiscendo dal Dosso, ed invece di salire di nuovo mi faccio ingolosire da una traccia che prosegue in falsopiano, tempo 10 minuti e sono sul ponticello di una cascata che impressiona per altezza e ripidità, il sentiero sembra continuare ma l’incognita è alta, meglio il dietrofront. Ritorno a salire su per un sentiero malagevole, ripido, finché non entro in una abetaia che mi accompagna al Rifugio Budec che si mischia con altre belle baite.

Mi piacerebbe salire alla Rocchetta Selz, ma non trovo indicazioni e la neve copre qualsiasi traccia, sono a quota 1300 metri, in linea teorica dovrei salire per altri 40 metri; proseguo verso la vicino Casinettae mi guardo attorno, su una palina trovo le indicazioni per la Baita del Giaol (EE). Percorrenza 50 minuti per 160 metri di dislivello. E’ un po tardi, ma perché non provarci? Già, perché?

Intravedo la traccia e comincio a salire in moderata pendenza nel bosco, poi quasi subito si viaggia su una sorta di stretta cengia, a volte esposta e molto scivolosa per la presenza di ghiaccio o neve molto solida, ho i ramponi nello zaino, ma io mi incaponisco a continuare senza. Pian piano che si avanza il sentiero si restringe ulteriormente, si incontrano due brevi tratti attrezzati e altrettanti torrentelli semi ghiacciati che bisogna attraversare con attenzione; alla fine la tempistica non mi consente di proseguire, presumo che manchino una decina di minuti prima di arrivare alla Baita, ma sono già le 13:25, devo fare i conti con la luce solare e con un impegno, a malincuore faccio dietrofront.
Calzo i ramponi e riparto, ma senza correre, non è il caso, una volta raggiunta la Casinetta tolgo i ramponi, scendo al vicino Budec, poi via, ora un po più spedito sino alla località di Guillo, poco prima però intercetto una palina che indica Sacca/Valle dell’Inferno, provo questa via che sembrerebbe una scorciatoia. E così è, si arriva presto alla Valle dell’Oiolo dove c’è una bella baita, poi si prosegue di nuovo sino ad intercettare la sterrata che mi porta al bivio per la Valle dell’Inferno, da qua, ritorno all’auto con meno patemi d’animo ma stando attento comunque a non scivolare sulle roccette. Oggi mi sono fatto veramente il Cul… e doveva essere un giretto semi soft!

Nota 1): Belli questi posti, molto selvaggi, dove i sentieri sono belli tosti, i sentieri, alcuni, sono ottimamente mantenuti dai Lupi del Glisente. In primavera ci ripasso, facendo la Valle dell’Inferno, sarà sicuramente divertente.

Nota 2): Cose a caso!

Lercio e Roma Capoccia: Emergenza rifiuti a Roma, la Raggi assume altri 7000 Gabbiani.

Spinoza e il Berluska: “Mussolini non era proprio un dittatore”, ha detto quello che non era proprio un puttaniere.

Spinoza N.Y. : L’attentato a Manhattan è venuto talmente male che l’Isis ha querelato il terrorista per danno d’immagine.



A la prochaine! Menek
Waypoint

Sacca di Esine

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La Busa

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Bait

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Bivio Trecciolino/Guillo

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Shpladère

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Guillo

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Dosso di Selz

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Cascata

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Chiesetta S. Maurizio

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Ristoro Alpino

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Casinetta

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Aial de l'Opol

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