Coordinate 173

Uploaded 24 febbraio 2017

Recorded febbraio 2017

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vicino Pian di Rota, Toscana (Italia)

Percorso Botanico nell'ambito dell'evento inagurale del Progetto Occhi sulle Colline - 27.5.2012
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Pianta erbacea dei luoghi freschi, argillosi umidi, tra le prime ad emettere i fiori gialli tra febbraio e marzo; composita dai capolini composti da un gran numero di ligule sottili (fiori femminili) che circondano fiori maschili tubulosi, su fusti squamosi, sprovvisti di vere foglie. I fiori si trasformano rapidamente in pappi di colore bianco lucente che hanno la funzione di diffondere i frutti affidandosi al vento. Dopo la fioritura spuntano le foglie, grandi, biancastre al di sotto, lamina, che è ovale, o più o meno esagonale con base cuoriforme, dentellata, dando l’idea di uno zoccolo e per questo è detta volgarmente anche Piè d’asino, oltre a Tussilaggine, in quanto nella cultura medica popolare veniva usata come sedativo della tosse. In vecchi formulari di piante medicinali nella terapia medica, le foglie ed i fiori venivano indicati, in infuso, come mucolitici, contenendo mucillaggine, e sedativo della tosse. La pianta oltre a pectine,tannini, flavonoidi contiene anche quantità variabili di alcaloidi insaturi pirrolidinici (AP), epatotossici per l’uomo e gli animali (malattia occlusiva delle vene sovra epatiche). In esperimenti su animali sono state dimostrate le proprietà cancerogene degli AP, con un meccanismo d’azione genotossico. Per questo si sconsiglia l’utilizzo terapeutico della pianta visto anche i modesti benefici ottenuti.
Il Ciavcrdello (Sorbus Torminalis) è una pianta appartenente al genere delle rosacee. Produce un frutto selvatico commestibile, assimilabile per il sapore a quello prodotto dal sorbo domestico (Sorbus domestica). Il frutto è, tuttavia, molto più piccolo.
Pianta erbacea perenne tipica del serpentino. È caratterizzata dalla presenza di un rizoma che si riproduce annualmente.
È il rio, che poco più avanti, prende il nome di Rio Puzzolente in corrispondenza della sorgente di acqua solforosa un tempo sfruttata per usi terapeutici, in particolare nella cura delle malattie della pelle. Nel posto è ancora presente la costruzione sede fino all'inizio del novecento dei bagni termali "la Puzzolente".
È la parte iniziale del tracciato.Vi si accede dalla Via delle Sorgenti prima del Cisternino o dal Cisternino stesso. Consta di un lunghissimo prato, che ne giustifica il nome, e confina con la macchia della Cerretina che lambisce (lato dx) per un buon tratto
Albero deciduo, alto fino a 15 metri o più, ma inferiore al frassino comune (Fraxinus excelsior)che arriva fino a 25 metri. Le foglie sono imparipennate lunghe fino a 25 cm, composte da 7-13 foglioline lunghe ciascuna 7,5 cm, con margine dentellato. I fiori sono piccoli, verde violacei, in grappoli, con fioritura invernale da novembre a gennaio. I frutti sono samare alate, lanceolate, in grappoli penduli che rimangono sulla pianta per tutto l’anno, disperdendosi nella primavera successiva. Si ritrova nei boschi umidi planiziali di latifoglie decidue. Viene distinto dal Frassino comune per alcune particolarità, difficili da verificare perché non sempre nette: le gemme sono di solito verde-brunastre anziché nere, il numero dei dentelli delle foglie è generalmente uguale a quello delle nervature secondarie, anziché con un numero superiore o doppio ed inoltre i dentelli delle foglie sono rivolti più verso la base anziché verso l’apice. Su questi caratteri però si può fare poca affidabilità per la forte variabilità che si può riscontrare.
Già da febbraio, presso gli argini erbosi, scarpate e nel sottobosco umido, è gradevole osservare le fioriture delle varie specie di Viola perenni a fiore da viola ad azzurro. Difficili da classificare per un botanico non esperto si possono rassomigliare molto, ma si distinguono per gli scapi fiorali che partono dalla rosetta basale oppure dai rami vegetanti più o meno lunghi, per la presenza o meno di stoloni radicanti, per i petali laterali che possono essere ripiegati verso i due petali superiori o verso quello inferiore e per altri caratteri che riguardano i sepali, lo sperone, le foglie ed altri ancora. Quella rappresentata nella foto è la Viola riviniana, ma nei nostri boschi si possono rinvenire anche Viola reichenbachiana, Viola alba subsp. dehnhnardtii, e Viola canina.
L’Olmo campestre è un albero che si ritrova spontaneamente nei boschi di latifoglie decidue freschi su terreni alluvionali e profondi, pianeggianti, con acqua stagnante e lungo i corsi d’acqua anche in boschi mediterranei di latifoglie sempreverdi. La fioritura avviene normalmente già dal mese di Febbraio anche se si nota poco sui rami sempre spogli dell’anno precedente. I fiori, piccoli, ermafroditi, di colore rossastro, sono riuniti in fascetti laterali sui rami. Poco dopo, fino ad Aprile prima delle foglie, appaiono le ampie samare alate, che rappresentano il frutto, di colore verde chiaro, poi giallo e bruno a maturità che fanno apparire vistose macchie di colore nel bosco ancora spoglio o con il verde cupo delle essenze mediterranee come il leccio. La samara come tipo di frutto è una noce alata, ovato-oblunga, attenuata alla base, smarginata all’apice, glabra con seme eccentrico, spostato in alto. Le giovani samare non ancora mature, un tempo, venivano consumate in insalata ed i bambini delle campagne le chiamavano pane di maggiolino e le sgranocchiavano andando a scuola.
Lungo i corsi d’acqua, che sulle nostre colline sono normalmente stagionali, è possibile osservare una vegetazione forestale a dominanza di specie decidue i cosiddetti boschi ripariali. Queste formazioni si differenziano fortemente, anche dal punto di vista cromatico, sui versanti più asciutti dei Monti Livornesi dove domina la lecceta o la macchia di essenze sclerofille sempreverdi. Nel caso del fosso di valle Lunga, lungo le pendici orientali dei primi rilievi a nord, le essenze individuate sono principalmente: frassino di palude (Fraxinus angustiflolia subsp oxycarpa), Olmo campestre (Ulmus minor) salici (Salix alba, Salix purpurea), carpino nero ( ostrya carpinifolia) pioppi (Populus alba, Populus nigra). Raramente in Italia, ma abbondante nel territorio livornese a N-E, ma rara sui rilievi dei Monti Livornesi è la liana Periploca graeca che si intreccia sulle essenze arboree sopra citate. La vegetazione arborea osservata nei pressi del fosso è rappresentata da querce decidue (Quercus cerris, Quercus petraea, Quercus pubescens) dall’orniello (Fraxinus ornus) e raramente dal leccio.
Liana legnosa con fusti volubili che si avvolgono strettamente agli alberi ed arbusti. Caratteristica dei boschi planiziali o ripariali umidi, presente in Toscana nella fascia costiera da Viareggio fino alla provincia di Livorno che rappresenta il limite meridionale della regione. All’interno è stata ritrovata in un bosco planiziale della Magia (Quarrata) e sul Monteferrato. Comune sulle prime propaggini a Nord dei Monti Livornesi (lungo la prima parte di questo sentiero) e sui versanti occidentali alla foce dei corsi d’acqua, mentre è rara al di sopra di una certa altitudine sempre presso sorgenti o corsi d’acqua. Nella provincia si trova sempre più rara fino alla sua scomparsa prima di Cecina. Rappresenta un relitto terziario di origine pontica di notevole interesse geobotanico di una antica vegetazione scomparsa. Presenta foglie ellittiche od ovate, arrotondate alla base, con fiori caratteristici, purpurei e frutti caratteristici (follicoli) che somigliano a sottili baccelli con le valve aperte ed unite alla sommità.
Il corniolo (Cornus mas) è un alberello, fino a circa 6 metri, poco amante della luce che si ritrova nei boschi di latifoglie decidue. La fioritura avviene precocemente tra febbraio e marzo (talvolta già a dicembre), prima della emissione delle foglie, ciò che lo distingue dalla specie similare Sanguinello (Cornus sanguinea). I fiori ermafroditi appaiono riuniti in infiorescenze ombrelliformi, semplici e brevi,di colore giallo citrino, circondate alla base da un involucro di quattro brattee verdognole, talvolta sfumate di rosso. I fiori presentano un calice di quattro sepali verdognoli, brevi ed acuti, la corolla di petali giallo dorato, odorosi e stami alterni ai petali. Il frutto è una drupa carnosa, ovoide (10-15 mm), liscia e lucida, rossa a maturità, di sapore acidulo, ma gradevole, contenente un solo seme osseo.
L'amianto, qui presente, è detto amianto di serpentino ed è una varietà del minerale crisotilo che è un fillosilicato (silicati caratterizzati da una struttura a strati) a struttura finemente fibrosa
Neosilicato appartenete al gruppo dei granati di ampio uso in gemmologia, in particolare la varietà gialla che prende appunto il nome di topazolite
Silicato appartenete alla famiglia delle zeoliti, minerali a struttura cristallina microporosa con frequenti vuoti all'interno dei cristalli
Appartiene ai sorosilicati composti da silicio e ossigeno, associati nel caso dell'epidoto a calcio alluminio e ferro. La pietra è utilizzata in gemmologia.
Il fungo mortale per eccellenza. Appartiene al Genere Amanita, funghi a lamelle caratterizzati dalla presenza di una membrana che, allo stadio primordiale, avvolge completamente i carpofori. Nello stadio successivo le Amanite presentano ben distintamente un anello sul gambo e una volva alla base dello stesso. Tracce della volva possono essere presenti sul cappello. Il colore dell'Amanita phalloides è assai mutevole anche se si presenta, principalmente in tonalità che vanno dal verde al bianco. La volva è molto avvolgente. Allo stato di ovulo è facilmente confondibile con l'ovolo buono (Amanita caesaria). Tralasciamo, in questa sede, di evidenziare i caratteri distintivi delle due specie in quanto la raccolta di funghi allo stato di ovolo è decisamente da evitare ed è, altresì, proibita dalle vigenti leggi sulla raccolta dei funghi. In tema di tossicità dei funghi è, infine, opportuno ricordare che non esiste alcun mezzo empirico per determinarne la compatibilità o meno.
È il "cimaballo reale", fungo gregario molto apprezzato per le sue qualità commestibili, evidenziate e riconosciute anche dall'insigne micologo Giacomo Bresadola (1847-1929) che ne paragonò le caratteristiche organolettiche al tarfufo. Preda sempre molto ambita dai ricercatori, negli ultimi tempi la Geotropa ha aumentato considerevolmente la sua attrattiva di ricerca sia per minora diffusione rispetto al passato sia per l'avvenuta esclusione dal consumo della clitocybe nebularis (imballo grigio), un tempo molto ricercata dagli appassionati.

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