Tempo  8 ore 17 minuti

Coordinate 793

Caricato 28 settembre 2017

Recorded settembre 2017

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  • Easy to follow

     
  • Scenery

     
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2.630 m
1.816 m
0
4,1
8,2
16,34 km

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vicino Piazzi di Dentro, Lombardia (Italia)

Brevissima premessa: stavolta la neve non ci ha fregato, nonostante…

La sera prima guardo il Tg3, la meteo prevede in nottata neve oltre i 2200-2300 mt di quota, rimango un po basito e penso che sia la solita esagerazione, con queste belle giornate settembrine dove le temperature arrivano a 24° come fa a nevicare a quelle quote?

Partiamo da Brescia che piove ma sappiamo che è una cosa locale, al Lago d’Iseo troviamo un semi diluvio, da Marone in poi la pioggia man mano scema e la bassa Valcamonica ha solo nuvole spesse, guardando verso N il cielo sembra sgombro da nuvole. Fiuuu!

Arriviamo a Edolo poi prendiamo per Monno, pian piano che saliamo la strada del Mortirolo effettivamente cominciamo a vedere la neve, a quote piuttosto basse, scoramento… ma oramai siamo qua. Giungiamo quasi al Passo, poi prendiamo la stradina per le Saline, la temperatura è intorno ai 5° ed il vento fa aumentare la sensazione di freddo, rinunciamo così alla salita prevista al M. Serottini, e lì su due piedi decidiamo per un giro alla ceca.

Partiamo dal sentiero vicino all’Albergo Mortirolo e seguendo le indicazioni poste su una palina saliamo sino al vecchio Passo di Mortirolo, dove una vecchia casa con lo stemma Sabaudo giace abbandonata, poco prima, un sentiero si stacca sulla destra (cartello Croce) e comincia a salire senza troppa pendenza (bolli giallo e rossi) . Appena fuori dal bosco la pendenza aumenta in maniera decisa e dopo poco più di 1h di cammino siamo al Piz.

Ci guardiamo attorno e cerchiamo di capire cosa si può fare, non essendoci sentieri veri e propri decidiamo per una breve cavalcata a muzzo lungo la larga cresta che ci porta prima al M. Resverde e poi alla Cima Q 2370 dove per arrivarci la cresta diventa un po più stretta. Essendo partiti piuttosto tardi qua ci fermiamo per pranzare.
Il tempo passa, ma non così alla svelta, non intravedendo una possibile discesa dalla cima che ci porti sino al Passo di Varadega decidiamo di ritornare sui nostri passi, non prima di aver provato, con qualche rischio, a periplare la cima. Giunti di nuovo quasi al Piz rinotiamo la bollatura gialla e rossa, uno stretto sentiero in maniera ripida scende verso le Casere e noi lo imbocchiamo per poter chiudere il giro ad anello.

Sono solo le 14 quando arriviamo alle Casere e il tempo è bello anche se l’aria non ci permette di togliere la giacca vento, dopo un veloce gesto d’intesa, seguendo la sterrata (452) che punta verso N partiamo sparati come se non ci fosse un domani così che arriviamo al Passo dopo solo 35 minuti. La neve ora è sparita. Qua troviamo una palina con diverse indicazioni e avendo ancora tempo a disposizione ci portiamo verso le pareti del Varadega.

È una strada militare ben tenuta, ed in moderata pendenza proseguiamo tranquilli sino al bivio per il Varadega, seguendo il comodo sentiero che sale in traverso arriviamo ad una stretta bocchetta, preso il versante opposto il sentiero continua su larga cengia, si risalgono tre tornantini stretti, e ancora su cengia, ora un po più stretta ed esposta si giunge alla palina dove c’è scritto M. Varadega 2616 mt; questa non è la vera cima, in compenso ci sono diverse postazioni del ‘15/’18 e la Valtellina è proprio sotto di noi.
Lascio lo zaino alla palina poi cerco la salita per la cima, cammino sui massi centrali, ma nada, ghiaccio e beve nascondono pericolose insidie, ritorno quasi alla palina, ma prima di arrendermi faccio un ultimo tentativo, aggirando i massi verso sinistra, la via è buona e con un po di attenzione raggiungo la meta mentre Rosa, preoccupata per il mio silenzio, aspetta alla palina. 1h dal Passo.

Ora non ci resta che ritornare all’auto, per la stessa strada, una volta intercettata la strada asfaltata che porta alle malghe Saline pieghiamo a destra ed in meno di 30 minuti per 1,8 km di discesa, ci si ritrova di nuovo alla partenza.
Nota 1): Stavolta la neve non ci ha impedito di compiere un bel giro, in zone che oramai stanno diventando famigliari; bella la salita al Piz e bella la cresta per la Cima Q 2370, evitate però di fare i ganassa come noi che ci siamo buttati in traversi erbosi piuttosto esposti. Facile la salita sino alla bocchetta del Varadega, un briciolo di attenzione per arrivare alle postazioni. Chi non vuole rischiare rimanga nei pressi della palina, è già una bella soddisfazione. Bella visuale dalla cima.

Nota 2): Cose a caso!

Camera Cafè: Non passa alla Camera la liberalizzazione delle droghe leggere. Va in fumo lo spinello libero.

Lercio India: Fachiro mangiatore di chiodi e vetro svela il suo trucco: il segreto è non cagare mai.

Nota 3): bentornato Eric…

VARADEGA.

Col sole bello alto il giro non si nega,

bisogna alzare il culo e mollare la cadrega,

speriamo che stavolta non esca ‘na ciufega.

Varadega,

le nuvole minacciano e Rosa è lì che prega,

il vento poi c’aiuta ed è tutta un'altra piega,

io piscio controvento poi chiudo la bottega.

Varadega,

io mangio il mio panino e odio il polpo alla Gallega,

chi mangia carne a nastro poi il budello gli si slega,

a chi s’abbuffa col prosciutto poi gli grido sei 'na “sega”!

Concludo il mio poema facendo lo stratega, e in fondo mi domando: chi conosce il Varadega?



A la prochaine! Menek,Rosa

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