Tempo  7 ore 32 minuti

Coordinate 6178

Caricato 20 agosto 2019

Recorded agosto 2019

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1.784 m
542 m
0
3,5
7,1
14,14 km

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vicino Sala, Campania (Italia)

Salita nel “cuore selvaggio” del Monte Terminio per due canaloni/valloni che tagliano il lato sud-ovest.
È un percorso impegnativo, ispirato dalle descrizioni di poche righe di due itinerari che compaiono alle pag. 263-264 del volume (di Luigi Ferranti) della Guida dei Monti d’Italia dedicato all’Appennino Meridionale.
È un percorso veramente solitario e, nella parte del Vallone del Balordo, ci si può sentire un po’ persi senza riferimenti.
Ci sono vari strappi molto ripidi e più di qualche passaggio dove bisogna mettere in atto un po’ di “tecnica arrampicatoria” fino al II° grado o poco più.
Tuttavia nei tratti tecnici più impegnativi si vede sempre chiaramente la fine fin dalla base, e se capita di trovarsi in qualche passaggio ostico di cui non si vede l’uscita significa che non si è sulla strada giusta.

AVVICINAMENTO ALL’IMBOCCO DEL VALLONE CÀRPINO COMUNE CON IL VALLONE DEL BALORDO
Dal solito parcheggio al km 5 della SP 574 si sale per il sentiero CAI 133 fino al bivio segnalato da cartello con il 132 (c’è un’altra variante più bassa del 132 con segnavia CAI, non è segnalata da cartelli ed è quella utilizzata in questa escursione per il ritorno).
Si segue brevemente il CAI 132 quasi in piano fino a una recinzione dove, a sinistra in salita, si stacca un’altra traccia con segnavia CAI; bisogna seguire questa traccia di sinistra per quasi 70 metri di dislivello fino a pochi metri prima di rientrare nella stradetta che conduce al SS Salvatore, dove c’è una pietra a terra con segnavia CAI più un altro segno rosso molto grande ed evidente: si piega a destra nella direzione del segno rosso e ci si immette in un sentiero non segnato ma sempre discretamente evidente.
Quest’ultimo sentiero scorre verso est, parallelo e più alto del CAI 132 ufficiale e muore all’incrocio del Vallone Càrpino.
Qualche decina di metri prima del Vallone Càrpino, dalla destra arriva un altro buon sentiero che sale dal CAI 132 (con un bel passaggio intermedio su breve cengia): non più di 10 metri prima di questo evidente sentiero, sulla sinistra si stacca una traccia meno evidente ma sicuramente individuabile.
Questa è la traccia che porta all’imbocco del Vallone del Balordo nel punto in cui si dirama dal Vallone Càrpino.
Si può arrivare a questa diramazione anche salendo a fianco dell’impluvio del Vallone Càrpino, ma mi sembra una linea più confusa e infestata dalla vegetazione.
Prendendo la sopra citata traccia di sinistra, bisogna tralasciare gli altri sentierini più bassi creati dal passaggio di animali e cercare di stare vicini alla fascia rocciosa; dopo un breve passaggio su facili roccette il sentiero diventa evidente e porta proprio alla diramazione dei due valloni dal lato del Vallone del Balordo.
Nella larga costa boschiva che divide i due valloni si noterà senz’altro un intrico di tracce create dal passaggio delle mucche che accedono ad alcuni prati adatti al pascolo che stanno poco sopra, e che entrano parzialmente anche nel fianco destro direzione salita del Vallone del Balordo.

RISALITA DEL VALLONE DEL BALORDO FINO ALL’IMMISSIONE NEL CANALONE DELL’OGLIARA
L’inizio sul fondo è bello divertente tra facili massi e ben presto si arriva a un passaggio difficile su un salto di roccia: sulla sinistra è abbordabile con prese di II° grado per un 3/4 metri, ma sono scivolose sia come superficie rocciosa che per il terriccio che frana dal breve ripido che sta appena sopra.
Siccome avevo nello zaino i miei ramponcini forestali (che porto sempre con me in questi percorsi) ho scelto di salire un ripido (… ripidissimo) fianco terroso che sta a sinistra subito prima del salto, per poi calarmi appena sopra sempre su ripido con arbusti.
Senza ramponcini è un po’ dura questa soluzione, ma è dura salire anche per le prese scivolose delle rocce di centro impluvio.
Dal rientro nell’impluvio in breve si arriva dove il Valllone del Balordo si biforca e bisogna seguire il ramo di destra direzione salita.
Ora si continua in modo “selvaggio e divertente” sempre sul fondo fino a dove, appena un po’ più alto sul fianco di destra del vallone, compare una traccia che assomiglia a quelle create dalle mucche e che, probabilmente, arriva fin dalla biforcazione iniziale Vallone Càrpino / Vallone del Balordo.
Ancora avanti per poco senza problemi e si arriva al punto chiave di interpretazione di tutta la salita del Vallone del Balordo.
Si entra in uno slargo che si apre sulla sinistra dell’impluvio: diritti si vede lo stretto (in quel punto) impluvio che si infila in uno strettissimo intaglio con rocce verticali e strapiombanti assolutamente non superabili; a sinistra dell’intaglio scorre una fascia rocciosa bella alta ma di cui non si vede bene lo sviluppo per capire se è “attaccabile” in qualche punto.
Piegando a sinistra per lo slargo (in forma di boschetto di media pendenza) ci si porta all’estremità sinistra visibile della conca formata dalla fascia rocciosa (anche qui qualche traccia a terra discontinua), e si inizia a salire a bordo rocce per comodo corridoio fra gli arbusti.
Dove la conca rocciosa gira verso destra si passa davanti a una bella grotta veramente caratteristica con il suo arco d’ingresso triangolare e le rocce a venature rosa: è profonda e con il fondo morbido, e va benissimo come ricovero di emergenza.
Passato l’ingresso della grotta, si gira naturalmente a destra e si arriva in vista di una piccola e ostica costa rocciosa subito dopo un ripidissimo valloncello terroso che sale da destra.
Subito prima del valloncello c’è un’interruzione della fascia rocciosa in forma di qualche gradone non difficile di roccette ed erba che conduce, inizialmente verso sinistra, alla base di un breve e (molto) ripido canaletto a fondo erba-terra-radici (poco affidabili queste ultime).
Il canaletto sbuca in alto in un rado boschetto a fondo erboso verde sviluppato (almeno a metà Agosto) dove c’è un po’ di confusione di tracce che per lo più portano verso la fascia rocciosa e qualche canalino sovrastanti: qui ho perso tempo a trovare la soluzione … che era molto semplice!
Arrivati in questo rado boschetto c’è quasi subito (senza salire ulteriormente) un sentierino che piega a destra e che oggi era quasi chiuso nei primi metri dall’erba alta.
Individuata (finalmente!) la traccia giusta, poco dopo (alla fine dell’erba) il sentiero è evidente e con 75/80 metri lineari in linea d’aria riporta nel fondo del Vallone del Balordo sopra la parte stretta e con rocce alte strapiombanti.
Ora c’è l’ultimo tratto per la sella di immissione nel Canalone dell’Ogliara: ennesimo canale di circa 135/140 metri di dislivello a fondo vario pietre, terra, erba, ramaglie e un saltino con un paio di movimenti di II° grado (qui ho dimenticato di fare la foto ravvicinata).
Qualche tratto è piuttosto ripido, e poco prima di uscire sulla sella ricompare un sentiero con una breve variante verso sinistra che porta a una selletta secondaria e a un “pulpito” che dovrebbe essere bello panoramico in autunno con il bosco senza foglie (ho lasciato questa divagazione nella registrazione GPS).
Arrivati alla sella di fine canale si passa nel fianco sinistro orografico del Canalone dell’Ogliara che scorre perpendicolare alla direzione prevalente del Vallone del Balordo.
Senza lasciarsi ingannare dalla confusione di tracce vicino alla sella che salgono verso destra (est o nord-est), bisogna scendere direttamente di fronte in direzione nord: dopo pochissimi metri compare un “solo vero sentiero” che molto dolcemente accompagna fino all’impluvio del Canalone dell’Ogliara proprio sopra un salto “incompatibile in modalità escursionistica”.
In totale si scende per circa 20 metri di dislivello su 120 metri lineari in linea d’aria.

RISALITA DEL CANALONE DELL’OGLIARA FINO AI PRATI SOMMITALI DEL MONTE TERMINIO
Intanto una bella notizia: non ci sono problemi di orientamento, il percorso è tutto obbligato e sparisce la paura di perdersi.
Inizio tranquillo fra i massi dove si può procedere bastoncini alla mano per chi li usa.
Si arriva a un primo salto di roccia evitabile a sinistra senza difficoltà aiutandosi con qualche solido arbusto.
Ancora avanti senza difficoltà in ambiente molto spettacolare fra strette e alte pareti rocciose fino a un altro salto non evitabile più o meno di II° grado (forse un po’ più).
Sulla destra la roccia presenta un intaglio/fessura (forse un 3 metri) con buone prese e che consente di salire in opposizione ad altri appoggi appena sulla sinistra: ci vuole attenzione ma progredendo per bene ci si sente stabili.
Dopo il salto si arriva a fianco di un possibile punto di uscita verso il Valico dell’Immenso poco oltre i 1.400 metri di quota: difficile da individuare con la vegetazione estiva se già non si conosce (io ero già sceso dal Valico dell’Immenso nel Canalone dell’Ogliara durante un’escursione esplorativa).
Comunque sulla sinistra c’è un breve canalino di terra e sfasciumi che fa salire sopra una cengia (poi sentiero esposto e poi ancora bella cengia) che, tornando indietro come direzione, porta su un fianco più che abbordabile (e con tracce di animali) che conduce al Valico dell’Immenso o in vari punti di uscita verso Costa Friddo.
Superato il punto di possibile uscita, si entra nel tratto a fondo più roccioso e spettacolare del Canalone dell’Ogliara.
Superata questa bella strettoia si arriva sotto una fascia rocciosa friabile che ostruisce completamente l’impluvio: non dico che non è superabile in assoluto, ma non è roba da fare con sicurezza accettabile.
Alla base verso destra si apre una specie di fosso che permette di uscire verso il bosco del fianco del canalone: dopo pochi metri diventa molto ripido ma si può fare.
Saliti per un po’ (15-20 metri di dislivello?) si incrocia una traccia (immagino sempre di animali che … non vogliono arrampicare sul III° grado friabile) che riporta verso sinistra nel centro dell’impluvio: questa è un breve traverso molto esposto, ma si può anche salire di più fra gli alberi e rientrare poco sopra.
Ora le difficoltà sono finite, e si sale fino alla fine su canale dai fianchi meno aspri e con migliore visibilità.
Di passaggio si supera una evidente deviazione verso sinistra per sentiero che va verso Costa Friddo e la deviazione verso destra che porterebbe verso la bella Cengia Alta del Vallone Càrpino che collega il Canalone dell’Ogliara al Canalone Grande del Monte Terminio (vedi → Monti Picentini: Cengia Alta del Vallone Càrpino traversando a sud-ovest il Monte Terminio dalla Croce di Campolaspierto).
Di passaggio … anche molti, ma veramente molti lamponi in questa stagione! 😊

CHIUSURA DELL’ESCURSIONE DALLA TESTATA DEL CANALONE DELL’OGLIARA
Visto che fino a qui “avevo fatto il pieno” di ambiente selvaggio, ho scelto il rientro più semplice in mancanza di doppia auto a disposizione con cui si può programmare la chiusura a Campolaspierto.
Dopo aver raggiunto la vetta del Monte Terminio sono sceso per il Valico di Collelungo e poi verso il Varco del Vernacolo.
Dal Varco del Vernacolo sono rimasto sempre sulle tracce del sentiero CAI 132 fino al parcheggio.
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Il dislivello reale dell’escursione è di circa 220 metri in meno di quanto indicato nei dati di riepilogo Wikiloc.
Qui ho inserito due foto di un’altra escursione scattate da sopra il breve canalino di collegamento fra il Canalone dell’Ogliara e la cengia che porta verso il Valico dell’Immenso.
Oggi 17 Agosto – con la vegetazione molto sviluppata – non era possibile fare foto chiarificatrici da dentro il Canalone dell’Ogliara.

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