Tempo  7 ore 6 minuti

Coordinate 5847

Uploaded 21 ottobre 2018

Recorded ottobre 2018

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1.379 m
439 m
0
2,8
5,5
11,06 km

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vicino Gene Media, Veneto (Italia)

Cengia “multiforme” che permette di risalire tutto il ramo orientale della Val fino al Forzelìn de la Val de l’Ègua.
Si può dividere in due parti:
  • Prima parte fino al bivio con un sentierino che si stacca dalla cengia e va ad attraversare la Val Brentón (tutt’altro che facile anche questo): fino a qui percorrenza prevalentemente su classiche cornici
  • Seconda parte dal bivio precedente fino al Forzelìn de la Val de l’Ègua con percorrenza quasi esclusivamente su bancate di vario tipo e fondo
Fra i tanti punti di attenzione, ce ne sono due particolarmente importanti: uno tecnico nella prima parte e uno di orientamento nella seconda parte.

ACCESSO ALLA CENGIA
Per accedere alla Zengia Bruta, ci sono altri punti possibili di partenza dalla Strada Provinciale 2 della Valle del Mis: ho scelto quello del km 13-III perché è quello che percorre i sentieri a fondo migliore e a cui si rientra con il finale migliore.
C’è già tanto da faticare fisicamente e mentalmente in cengia, ed è meglio arrivarci freschi e uscirne con un finale di (quasi) relax.
Il sentiero inizia proprio dove c’è la tabellina del km 13-III che, in questo caso, è appesa al palo di sostegno di un segnale stradale di pericolo caduta massi, e si trova fra le Gallerie Mioranza a sud e Cogolani a nord.
La traccia rimonta sul muretto di sostegno del terrapieno e dopo pochi metri diventa largo sentiero.
Tutto facile ed evidente (anche bello) fino a Carpenada Alta dove l’impronta a terra svanisce in mezzo ai ruderi: basta proseguire diritti e subito dopo riappare bella marcata.
Si continua sempre sulla stessa diagonale con poche curve secche fino a un tornante che anticipa una diagonale contraria che finisce pochi metri prima di Casera del Colàz.
Non è necessario raggiungere i ruderi della Casera del Colàz, e a questo punto (senza traccia che qui è finita) si fa dietro front e si risale con leggerissima pendenza in direzione della Val Brentón fino al punto in cui la dorsale precipita in valle; poi pochi metri di risalita sulla dorsale e si scende in dolce pendenza sulla destra fino all’inizio della Zengia Bruta.
Quando si arriva sul “bordo di caduta” per la Val Brentón NON BISOGNA raggiungere l’evidente fascia rocciosa che sta poche decine di metri sopra, ma bisogna scendere prima sulla destra.
Da sotto la fascia rocciosa più alta, parte un’altra cengia assai difficile e acrobatica fin dall’inizio e che muore poco dopo.

PRIMA PARTE ZÉNGIA BRUTA
Si inizia su cornice netta con fondo erboso alternato a tratti rocciosi: subito alta esposizione, qualche passaggino un po’ più stretto ma niente di preoccupante per chi va spesso per cenge.
Si arriva a un ometto alla base di un canalino da risalire per poi continuare su una cornice superiore.
Più avanti la cornice superiore si interrompe all’attraversamento di un canale roccioso molto ripido, molto esposto e dal fondo quasi sicuramente umido se non bagnato: è il punto chiave di tutta la prima parte e si può definire SCABROSO.
Nel puro tratto di traversata ho contato 5 chiodi (di cui 4 con cordini) per organizzare eventuali manovre di assicurazione: i 2 esterni con anello sono quelli segnalati nella guida “Agneléze-Erèra-Pizzòcco” e gli altri 3 sono ad altezze diverse che non li rendono utilizzabili tutti insieme.
C’è un sesto chiodo con cordino qualche metro dopo la fine della traversata.

Poi, come riferimenti in successione, si trovano:

  • Un buco nella roccia che, seppur piccolino, conviene attraversare per evitare un passaggio esterno azzardato
  • Una rampetta misto erba-roccia ben gradinata dove bisogna usare un po’ le mani e che alza qualche metro il livello della cengia
  • Un piccolo arco di roccia che, in questo caso, conviene aggirare su buona traccia esterna

Dopo l’archetto di roccia si continua fino a quando bisogna prendere una labile traccia sulla destra che fa scendere dalla cornice alcuni metri prima di arrivare all’attraversamento di un altro canale.
Se si tira diritti si arriverà a un punto di interruzione non superabile subito prima del canale: nessun problema … si torna indietro e si guarda meglio.
Questa discesetta aggira su fondo erboso ben inclinato lateralmente una costa arrotondata, e va ad attraversare il canale più in basso dove c’è un evidentissimo ometto al bivio con la traccia che esce dalla Zengia Bruta per andare ad attraversare la Val Brentón.
Qui finisce la prima parte.

SECONDA PARTE ZÉNGIA BRUTA
La traccia che va ad attraversare la Val Brentón prosegue sulla destra in piano, mentre la Zengia Bruta continua subito dopo l’ometto su traccia in decisa salita che riporta al livello di cengia che precede la discesetta.
Riguadagnata la cornice (che diventerà meno netta) si va avanti verso destra e, con qualche “contorsione di traccia” in più, si arriva dove a sinistra si apre la vista e si nota la gran spaccatura della montagna che divide la cima secondaria della Roa Bianca dalla cima principale.
Al livello in cui scorre la Zengia Bruta, questa gran spaccatura presenta due canalini divisi da una costa rocciosa: bisogna attraversarli per immettersi su un ripido pendio erboso ben evidente.
Qui c’è il punto chiave orientativo della seconda parte della Zengia Bruta.
Il pendio erboso è delimitato in alto da una fascia rocciosa che lascia intravedere una buona traccia di cengia alla base: non è da seguire perché conduce … nel vuoto.
Poco sotto ci sono altre tracce (immagino di animali) nell’erba fra i radi mughi/arbusti che conducono sempre nel vuoto o quasi.
Anche se si continua alla base del pendio si finisce nel nulla.
La soluzione va cercata verso metà pendio o poco più, forse a una ventina di metri dalla base della fascia rocciosa.
In quell’area c’è la traccia giusta che conduce prima in lieve discesa (a fianco di una bassa fascia rocciosa non visibile da prima) e poi in discesa assai decisa (ma gestibile) al punto in cui si può attraversare il canale successivo e immettersi in un (quasi) comodo pendio erboso (definito “pala erbosa” nella guida “Agneléze-Erèra-Pizzòcco”).
Di fatto qui sono finiti i problemi di orientamento, ed ora non resta che far lavorare gambe e braccia.
Si risale il pendio erboso fin quasi sotto la base delle rocce sovrastanti e si segue la lunghissima bancata che assume molte forme diverse cambiando aspetto ogni pochi metri: si può stare a base rocce su traccia, un po’ più sotto su erba, magari si aggira qualche corpo roccioso staccato dalla fascia principale, magari si passa in mezzo, si evitano mughi ed arbusti (non serve mai camminarci sopra), si sale qualche roccetta, ecc. ecc.
C’è qualche bel cambio di pendenza che taglia il fiato, specialmente quello che conduce alla base della grande grotta (la linea di cengia passa qualche metro sotto, ma val la pena fare la deviazione per entrarci).
Dopo la grotta si incontrerà una bancata che arriva da un livello superiore da sinistra e che è la linea di percorrenza di un altro tracciato ben difficile.
Infine ci si immette nell’ultimo tratto a semicerchio in “stile sentiero dolomitico” che conduce al fondo della Val Brentón.
Qui finisce la Zengia Bruta.

RISALITA AL FORZELÌN DE LA VAL DE L’ÈGUA
Da fine Zengia Bruta c’è un ripido canalino di qualche decina di metri di dislivello.
La maggiore difficoltà è evitare-aggirare-superare qualche piccola lastra rocciosa invariabilmente umida.
Con attenzione si fa, si usano poco le mani ed è meglio andar piano per non scaricare pietre su chi eventualmente sta sotto.

RIENTRO DAL FORZELÌN DE LA VAL DE L’ÈGUA
Prima parte su bel canale erboso comune alla via che sale da Pian Falcina.
Alla base del tratto erboso, quando la traccia piega già verso destra, si entra nel fondo (a quel punto roccioso) della Val de l’Ègua e si trova un evidente ometto: andando verso destra a superare una costa nel bosco si continuerebbe per la via normale verso Pian Falcina, mentre a sinistra scende una “bancatina” erbosa che è da seguire per rientrare al parcheggio di partenza.
Dopo i primi metri emerge una traccia che, con poche eccezioni, accompagnerà con “decente evidenza” fino alla fine.
Quando l’impronta a terra scompare, riappare sempre poco dopo: ci vuole attenzione ma si segue.
Non descrivo tutte le svolte: qui il GPS da seguire è utile.
Il sentiero, anche se chiuso nel bosco, a tratti è assai bello e scenografico.
Lunga parte iniziale sempre di traverso con bassa perdita di quota, poi discesa decisa da Col del Cuch (taglio di mughi poco prima) ai ruderi di Cesurai, infine altro traverso con tendenza discesa fino al bivio che immette nel tratto di itinerario in comune con l’avvicinamento alla Zengia Bruta.
Poco dopo Cesurai si può fare una breve deviazione per Caserola Belaval: è un piccolo baito-bivacco in una bella radura con un tavolo, un letto, una cucina economica in muratura.
***
Come sempre in questi tracciati il GPS è andato più volte in crisi con qualche breve perdita totale di segnale.
Ho corretto manualmente alcune anomalie e il tracciato di registrazione non è da seguire a occhi chiusi: valgono sempre l’esperienza e l’osservazione del territorio.
Non portate il terminale GPS dentro la grande grotta perché poi, all’uscita, probabilmente ci metterà vari minuti a ritararsi: il mio consiglio è di lasciarlo fuori con tutto lo zaino, perché lo zaino intero non si può dimenticare, mentre il solo GPS …
***
IL DISLIVELLO DI SALITA/DISCESA, IN QUESTA VERSIONE DELL’ESCURSIONE, CALCOLATO CON “Garmin BaseCamp” – E CONFERMATO CON ALTIMETRO A PRESSIONE – È DI CIRCA 1.100 METRI, ED È QUELLO GIUSTO.
QUANDO CI SONO DI MEZZO CENGE/CRESTE/GOLE CHE SCORRONO AI BORDI DI GRAN DISLIVELLI, WIKILOC RICALCOLA SEMPRE IN MODO MOLTO ABBONDANTE PERCHÉ, PROBABILMENTE, FISSA LE QUOTE SULLA BASE DELLE PROPRIE MAPPE SOVRAPPONENDOCI LA TRACCIA DEL GPS CHE NON È CERTAMENTE PERFETTA: IN CENGIA/CRESTA/GOLA ANCHE UNO SCARTO LATERALE DI 3/5 METRI PUÒ DARE ORIGINE A QUOTE NOTEVOLMENTE DIVERSE SE RICALCOLATE SU ALTRE MAPPE.
NON SONO 2.040 METRI COME INDICATO NEL SITO.

TUTTAVIA I METRI DI DISLIVELLO “PERCEPITI” SARANNO PIÙ DI 1.100!

1 comment

  • Foto di L2-Ruwenzori

    L2-Ruwenzori 22-ott-2018

    E' una cengia da brivido ... mi è venuta la pelle d'oca...
    Chapeau!

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