Tempo  8 ore 7 minuti

Coordinate 7258

Caricato 27 ottobre 2019

Recorded ottobre 2019

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2.136 m
441 m
0
3,6
7,1
14,26 km

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vicino Gene Media, Veneto (Italia)

Salita al Monte Agnelezze o Agneléze dalla Valle del Mis seguendo un percorso veramente solitario, quasi “fuori dal tempo”.
Ci sono dei passaggi che è giusto definire impegnativi, ma non sono mai lunghi.
Quasi tutto il percorso è su tracce di sentierini, e in buona parte c’è il “conforto degli ometti”.
Non ci sono segnavia di vernice.
I 400 metri di dislivello della Val Scortegàde o La Valàza che, visti sulla cartina, possono sembrare “rognosi” in realtà si percorrono in tutta tranquillità se rapportati all’avvicinamento precedente.
Siccome è quasi improponibile una discesa per la stessa via di salita, ho scelto quella che credo sia la più comoda verso Pattine.
Arrivo e partenza distano circa 7,5 km, con rientro tutto in discesa: una comodissima biciclettata può essere una soluzione senza la doppia auto.
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La guida di riferimento è: “Agneléze Erèra Pizzòcco Monti della Destra Mis” a cura di Pietro Sommavilla e Paolo Bonetti (FONDAZIONE GIOVANNI ANGELINI CENTRO STUDI SULLA MONTAGNA).
Il percorso è compreso anche nel libro: “Sentieri e Viaz dimenticati delle Alpi Feltrine” di Aldo De Zordi, Paolo Lovat e Ivan De Zordi (EDIZIONI DBS ZANETTI); per questo itinerario, però, la descrizione di questa bella guida è un po’ troppo approssimativa.

SALITA DAL PARCHEGGIO DEI CADINI DEL BRENTON AL MONTE AGNELEZZE PER LE SCORTEGADE
Dal parcheggio si percorre il primo tratto del Sentiero Tematico i Cadìni del Brentón, che si abbandona prima di entrare nella zona dei “cadini” seguendo il sentiero che sale verso sinistra.
Poco dopo si attraversa il fondo della Val Brentón e si prosegue fino ai ruderi di Casera Morsecca o Morseca, tralasciando due sentierini che si inoltrano, verso sinistra, in Val Brentón in corrispondenza di due tornantoni verso destra del sentiero corretto.
Dalla casera si continua seguendo, poco dopo, un evidente ometto in un punto dove una traccia secondaria può creare indecisioni e si arriva all’attraversamento di un ruscello.
Qui c’è l’unico punto dell’itinerario che, a mio giudizio, si presta a più interpretazioni che possono generare confusione.
E proprio su questo punto, ho trovato una piccola imprecisione nella splendida descrizione della guida di riferimento.
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La guida indica di tralasciare un bivio subito dopo il ruscello, e continuare in piano fino a un secondo bivio dopo 40 metri, da cui salire per la ripida traccia di sinistra a tornanti; se al secondo bivio si va ancora diritti si può rientrare dopo verso sinistra sotto fascia rocciosa.
Questo secondo la guida, ma in realtà la situazione è leggermente diversa.
Dopo circa 10 metri dal ruscello, c’è il primo bivio evidenziato (ma ci vuole l’occhio per questo “tipo di segnature”) da un tronchetto spezzato di un alberello: siamo quindi nei segnali tipo “rami e alberelli spezzati”.
Questo è il bivio dove si sale a sinistra per ripidi (ma neanche tanto) tornanti su buona traccia e che è la via più lineare e corta per la prosecuzione.
Dopo i 40 metri indicati in guida, c’è un secondo bivio (con ometto questa volta) dove si prende il ramo di sinistra in lieve pendenza, si continua fino a un ometto che fa tornare indietro con tornante sinistro, e poco dopo la traccia sparisce e si continua a vista nel bosco sotto fascia rocciosa fino al ricongiungimento con la buona traccia del primo bivio.
Ho provato tutte e due le soluzioni cancellando la seconda dalla registrazione GPS, perché la prima del bivio con alberello spezzato è nettamente preferibile.
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Dopo il punto di ricongiungimento delle due alternative, si continua sempre su buon sentiero su una “bancatina quasi-cengia” sopra fascia rocciosa, fino a un pulpito panoramico al raggiungimento del costone della dorsale nord-est della Morsecca.
Dal pulpito si sale la larga dorsale per una sessantina circa di metri di dislivello seguendo la traccia di calpestio nel fondo erboso: un paio di ometti aiutano a capire di stare sul calpestio giusto e non su qualcuno secondario di animali.
Poco prima delle rocce sovrastanti si abbandona la dorsale verso destra per trovare subito il Cógol della Gióza o Cóvol de la Gióza.
Qui c’è un gocciolamento permanente convogliato in un piccolo raccoglitore di legno, con impresso “marchio di fabbrica” COGOL DELLA GIOZA.
Dopo il covolo si entra in un tratto di vera cengia esposta fino al passaggio di un canalino.
Dal centro canalino si scende qualche metro sul bordo sinistro per immettersi nel buon sentiero di prosecuzione che si vede da quel punto.
Ora si traversa a lungo con leggera discesa e poi leggera salita, incontrando un paio di ometti che anticipano due punti in cui la traccia “si indebolisce”.
Si arriva a un costone che delimita un dirupo: si sale il costone per poco più di 70 metri di dislivello su ripido (proprio ripido questa volta) corridoio a base erba in mezzo ai mughi.
Dalla fine del ripido si vede bene tutto il lungo tratto fino alla sella che introduce nella Val Scortegade o La Valàza.
Si inizia traversando verso destra con tendenza generale di leggera salita, e si passano vari canalini-impluvi secondari.
Il passaggio di uno di questi è su base piatta di roccia bianca sopra un gran salto, ma non è questo il problema; subito dopo, a una rientranza, c’è un piccolo franamento sul sentiero che lascia scoperto un passaggio con appigli instabili o umidi e comunque ultra-esposti.
Siccome non mi piaceva per nulla, sono tornato indietro di 2/3 metri e ho aggirato il problema salendo nei mughi con “breve ravanata” in tutta sicurezza.
Alla fine di questo lungo traverso, si arriva in testata del canale principale che scende in Valle Costa Lunga (o Costa Longa) sotto una placca rocciosa nerastra visibile già da lontano (ometti fino a qui).
Sulla destra della placca c’è un vallone boschivo, inizialmente fitto, da salire per esile traccia senza ometti.
Quando il bosco si dirada, ricompaiono gli ometti che guidano verso l’uscita anticipata dal vallone che sopra sarebbe impraticabile.
Bisogna stare attenti a un più evidente ometto appoggiato al fianco sinistro (direzione salita) del vallone, e poi a un caratteristico “ometto sospeso” sopra un piccolo arco di roccia che si trova (come quota) appena più in alto e (come direzione) appena più indietro.
Ora si sale su un costone per quasi 100 metri di dislivello fin sotto altissime fasce rocciose, per lo più su fondo erboso in corridoio di mughi: pendenza sostenuta ma non come il primo ripido fra mughi.
Alla base della fascia rocciosa si notano ometti anche in direzione sinistra, ma è un altro itinerario: bisogna seguire verso destra direzione arrivo.
Verso destra c’è un grande circo-anfiteatro: all’inizio si sta vicini alle rocce e poi si traversa in salita con minor pendenza rispetto alla base delle rocce, allontanandosi progressivamente da queste.
Si arriva a una zona con più ghiaie e poi dentro una pietraia-macereto: qui si sale (tracce multiple senza ometti) fino a trovare l’inizio del netto sentiero in taglio di mughi che porta a scavalcare la cresta divisoria fra questo circo-anfiteatro e il successivo che è (finalmente!) quello della Val Scortegade o La Valàza.
Dalla sella si scende dolcemente su traccia con ometti fino al fondo valle proprio sotto un salto roccioso con pietraia spacca-gambe che sale sulla destra.
Però si sale appena e si ritorna subito a sinistra sopra il salto roccioso, dove ci si trova su un fondo valle più che tranquillo e camminabile fino all’uscita circa 400 metri di dislivello più in alto.
È chiaro che è tranquillo e camminabile nella categoria “valloni selvaggi e solitari (quasi) senza tracce”.
La Valàza si può dividere in tre parti: inizio in media pendenza, tratto centrale in bassa pendenza e finale nuovamente con maggior pendenza (però mai veramente ripido).
Ogni tanto si trova qualche traccia e qualche punto con ometti: tenere presente che dal vallone escono, verso sinistra direzione salita, un paio di percorsi assai impegnativi – attenzione con le prove esplorative seguendo gli ometti.
A un certo punto, verso sinistra, si nota un buon covolo utile in caso di emergenza.
Credo che la linea migliore sia intuitiva per tutti.
Nella parte alta, tuttavia, ho deviato un po’ dal fondo più facile per cercare l’ombra dato che avevo il sole negli occhi e non ci vedevo nulla, ma non credo che a qualcuno verrà in mente di seguire la mia traccia GPS in questa parte dell’itinerario.
Da Forcella Agnelezze (o Forzèla Agneléze o Forzèla de la Valàza o Forzèla de le Scortegàde) per salire al Monte Agnelezze bisogna “saltare” i primi affioramenti rocciosi che impongono l’uso delle mani.
Ho visto varie possibilità più o meno equivalenti, e ne ho scelto una di fronte a un caratteristico “ometto stile obelisco”: veramente bello, speriamo che qualcuno non lo abbatta.
Da qui un paio di passi più o meno sul primo grado, poi ancora qualche metro sul ripido e infine la bella cresta erbosa fino all’ometto di vetta del Monte Agnelezze.
Di passaggio ci sono alcuni metri su caratteristici affioramenti rocciosi.

DISCESA A PATTINE DALLA VETTA DEL MONTE AGNELEZZE
Bisogna scendere il largo circo del Van dei Cavai che sta sotto a sud-ovest del Monte Agnelezze.
Si può fare un largo giro per cresta ovest per trovare le pendenze minori, o scendere più o meno diretti a seconda delle proprie voglie e capacità: io ho scelto una via di mezzo dopo un primo tratto sulla cresta ovest.
Poi si segue una direzione abbastanza intuitiva fra il sud e il sud-ovest, con scarse tracce ma in campo abbastanza aperto da lasciar confidenza di ritrovarsi.
Si arriva a un paio di primi ometti ravvicinati, e da quel punto è bene star concentrati e seguire tutti i successivi che conducono lungo un sentierino altrimenti ben difficile da seguire senza errori, fra contorsioni varie, brevi sbalzi di livello e tagli fra mughi/arbusti.
Si arriva a un ultimo ometto molto evidente piazzato sopra un roccione piatto all’immissione in un buon sentiero che, svoltando a destra, conduce al ricongiungimento con il sentiero CAI 802 del Vallone di Campotorondo.
Da qui tutto facile fino al parcheggio della cabina elettrica appena sotto Pattine.
Restano circa 7,5 km per il parcheggio di partenza, tutti in discesa, oggi in bicicletta!
Waypoint

01 - Parcheggio dei Cadìni del Brentón al Ponte di Gena

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02 - Ruderi di Casera Morsecca o Morseca con annessa grande stalla

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03 - Bivio 10 metri dopo ruscello successivo a Casera Morsecca segnalato da alberello spezzato

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04 - Punto foto in sentiero-bancata dopo Casera Morsecca o Morseca

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05 - Pulpito panoramico nella dorsale nord-est della Morsecca o Morseca

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06 - Cógol della Gióza o Cóvol de la Gióza

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07 - Passaggio (dopo cengia) di un canalino di roccia bianca con cambio di livello sentiero più in basso

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08 - Punto foto a fine ripido corridoio fra mughi a fondo erboso

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09 - Passaggio piatto in canale esposto e poi breve franamento da aggirare

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10 - Fine traverso in testata di un largo canale sotto placca di rocce scure

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11 - Ometto sospeso su piccolo arco di roccia in uscita da vallone verso sinistra

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12 - Arrivo sotto fascia rocciosa dell'anfiteatro precedente la Val Scortegade o La Valàza

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13 - Inizio taglio di mughi per uscita dall'anfiteatro precedente la Val Scortegade o La Valàza

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14 - Sella in cresta divisoria che introduce nella Val Scortegade o La Valàza

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15 - Fondo della Val Scortegade o La Valàza e inizio risalita verso Forcella Agnelezze o Forzèla Agnéleze

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16 - Fine breve aggiramento prime roccette della Val Scortegade o La Valàza e inizio salita regolare fino all'uscita

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17 - Punto foto nella Val Scortegade o La Valàza

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18 - Covolo possibile riparo nella Val Scortegade o La Valàza

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19 - Inizio tratto a bassa pendenza nella Val Scortegade o La Valàza

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20 - Punto foto nella Val Scortegade o La Valàza

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21 - Punto foto nella Val Scortegade o La Valàza

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22 - Punto foto nel finale della Val Scortegade o La Valàza

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23 - Forcella Agnelezze o Forzèla Agneléze o Forzèla de la Valàza o Forzèla de le Scortegàde

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24 - Ometto alla base della risalita primi affioramenti rocciosi verso il Monte Agnelezze

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25 - Anticima con ometto in avvicinamento al Monte Agnelezze

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26 - Affioramenti rocciosi nella cresta erbosa sud del Monte Agnelezze

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27 - Ometto di vetta del Monte Agnelezze o Agneléze - waypoint 1

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28 - Ometto di vetta del Monte Agnelezze o Agneléze - waypoint 2

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29 - Punto foto alla base del Van dei Cavai

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30 - Inizio ometti in discesa dopo il Van dei Cavai

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31 - Immissione in buon sentiero nella Val del Menegaldo

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32 - Immissione nel sentiero CAI 802 verso la discesa finale nel Vallone di Campotorondo

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33 - Parcheggio alla cabina elettrica poco sotto Pattine

2 commenti

  • Foto di KTM7066

    KTM7066 29-ott-2019

    Salve ZioMario, i suoi percorsi sono meravigliosi ed ottimamente dettagliati.
    La ringrazio per condividere le sue conoscenze!

  • Foto di vittoriobesazza

    vittoriobesazza 29-ott-2019

    ...racconti di una volta..da favola..solo complimenti...piacere di seguirti..

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