Tempo  12 ore 25 minuti

Coordinate 11386

Caricato 7 luglio 2019

Recorded luglio 2019

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2.008 m
433 m
0
4,5
9,0
18,0 km

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vicino Gene Media, Veneto (Italia)

Escursione lunga, varia e complessa.
La valutazione per esperti è la somma del tutto: è il Viàz del Bus del Diàol affrontato alla fine (con la stanchezza nelle gambe) che “sballa verso l’alto”.
D’altra parte questo pazzesco viàz è così lontano dai parcheggi che non si arriverà mai all’inizio riposati e perfettamente lucidi: qui la condizione fisica generale è importante come la tecnica.
Per fare un qualcosa di più equilibrato verso il basso (ma tutt’altro che basso in assoluto) si potrebbe percorrere la bellissima Zéngia Bruta del Covolèra e poi ritornare per la Zéngia del Pa’ Furlan attraverso la Forcella Covolèra.
Attenzione – in fase di programmazione – a non confondere “questa Zéngia Bruta” con la Zéngia Bruta della Róa Bianca (vedi → Monti della Destra Mis: Zéngia Bruta (o Zéngia Burta o Zengión Nord) della Róa Bianca dal km 13-III SP 2 Valle del Mis) che si trova a meno di 3 km in linea d’aria, ma è tutt’altra cosa in altro gruppo montuoso dall’altro lato della Valle del Mis.
La guida che cito nella descrizione è “Il Libro delle Cenge” di Vittorino Mason.
Sono molti i punti in cui il GPS va in crisi sotto le basse rocce spioventi della Zéngia Bruta e nei pressi della grotta del Viàz del Bus del Diàol: in questi punti ho fatto qualche modifica a mano alla traccia registrata che sicuramente rimane imprecisa, ma la traccia in cengia non si guarda.

AVVICINAMENTO FINO ALLA FORZÈLA DEI CÓVOI BRUSADI DOVE INIZIA LA ZÉNGIA BRUTA DEL COVOLÈRA
Dopo il solito tratto asfaltato verso Gena Alta, si imbocca la forestale che porta, senza sbalzi di quota, ad attraversare il fondo della Val Soffia appena sopra una bella cascatella.
Da lì inizia il sentiero verso la Val dei Forti che bisogna seguire fino al doppiaggio di un costone poco prima dei 1.200 metri di quota.
La traccia a terra è sempre abbastanza evidente (evidente “secondo i parametri dei Monti del Sole”), con ometti dove serve e qualche sbiaditissimo segno rosso; non manca qualche deciso anche se breve strappo.
Al doppiaggio del costone, dove inizia un tratto di traverso pianeggiante, si nota sulla sinistra un taglio di mughi che sale abbastanza ripidamente (sbiaditissimo segno rosso su un mugo a destra poco dopo l’inizio del taglio).
Per farla breve, basta seguire quella traccia e si arriva alla Forzèla dei Cóvoi Brusadi fra vari cambi di pendenza con qualche punto dove bisogna appoggiarsi con le mani.
Poco prima della Forzèla dei Cóvoi Brusadi si doppia una costola rocciosa della Cima del Valarìn e si segue una breve cengia.

PERCORRENZA DELLA ZÉNGIA BRUTA DEL COVOLÈRA E DELLE SUCCESSIVE CENGE DEL COVOLÈRA FINO ALL’INCONTRO DELLA ZENGIA DEL PA’ FURLAN
La Zéngia Bruta del Covolèra è bellissima, in gran parte su cornici e con vari tratti di rocce basse aggettanti che costringono ad “abbassare la capoccia” se non a fare qualche “passo del gatto”.
Qui il caschetto serve, è molto facile toccare le rocce con la testa se non si pone massima attenzione.
Molto belli anche i piccoli circhi di attraversamento dei canali.
Molti brevi tratti molto esposti, ma non è una cengia estrema di quelle che un po’ ti bloccano il piacere di assaporarla.
La fine è definita a una forcella con evidente gendarme, dove si continua ancora brevemente su cengia e poi a lungo su bancate di un percorso che è nominato “Cenge dei versanti occidentale e settentrionale della Cima Covolèra”.
Nel primo tratto di queste cenge c’è un ultimo passaggio di svariati metri molto esposti sotto un tetto di rocce basse spioventi.
Le successive bancate partono con dei tagli di mughi a volte stretti, ma ci sono sempre.
Poi diventa più largo e comodo, con un’interruzione di una diagonale in salita di roccette, seguita da qualche altro metro di risalita in un canale per riportarsi su facile bancata sotto fascia rocciosa.
Prima dell’interruzione finale della bancata, si arriva sotto una fascia rocciosa dove si intuisce che sopra c’è un bel “verde” e si dovrebbe notare almeno un gran larice in alto a destra: bisogna risalirla su buoni appigli a occhio con difficoltà iniziali sul I° grado: molte le linee possibili.
Dopo il gran larice “vivo” si dovrebbe incontrare un gran tronco abbattuto sempre di larice, e si sbuca su dolce fianco erboso dove, da destra, arriva la Zéngia del Pa’ Furlan.
Da qui, puntando alla sinistra della fascia rocciosa di fronte, si arriva all’ometto che anticipa l’ingresso nel canale di sinistra che è quello che sale alla Forzèla dei Arnèr.

RISALITA ALLA FORZÈLA DEI ARNÈR E POI ALL’ATTACCO DEL VIÀZ DEL BUS DEL DIÀOL
Dall’incontro con la bella Zéngia del Pa’ Furlan che arriva da destra, si piega a sinistra e ci si infila subito per traccia (sopra un salto impraticabile) nel canale che sale alla Forzèla dei Arnèr.
Il canale si sale tranquillamente senza quasi mai appoggiare le mani.
La parte stretta iniziale è un po’ a rischio di accumuli di neve: trovata anche oggi ai primi di luglio, poca per fortuna.
Nella guida di Mason è scritto che a un certo punto ci si può alzare anche sulla destra: a occhio può essere.
Passata la strettoia, il vallone si fa largo e porta senza problemi a un secondo restringimento per la Forzèla dei Arnèr: sulla sinistra c’è tutto il gran fianco montuoso che porta alla base della fascia rocciosa sommitale ovest di Cima Bus del Diàol, e che bisogna risalire per percorrere il mitico viàz della grotta.
Io non volevo andare fino alla Forzèla dei Arner, ma da sotto non capivo bene quando girare a sinistra per trovare la via migliore di salita: però alzandomi è diventato tutto abbastanza chiaro e alla fine sono arrivato in forcella.
Breve discesetta a ritroso sempre guardando l’obiettivo finale della forcelletta allo spigolo ovest di Cima Bus del Diàol: da lontano si nota un masso proprio al centro della forcella.
Qui la guida di Mason indica di salire un largo canale fra i mughi e poi fare un paio di pieghe a sinistra, con altra salita di roccette in mezzo, per arrivare direttamente in forcella.
Io ho salito il canale e poi, a parte una esse per addolcire un saltino roccioso, ho proseguito diritto per altro canale non difficile fino alle “incerte” cenge del versante occidentale di Cima Bus del Diàol.
Raggiunte le cenge quasi sotto parete, ho piegato infine a sinistra e con ultimo strappetto sono arrivato all’ometto di forcella che sta sopra il masso che si vede da lontano: vista da togliere il fiato sul Viàz del Bus del Diàol che bisogna percorrere.

PERCORRENZA DEL VIÀZ DEL BUS DEL DIÀOL
Qui non c’è molto da descrivere: è tutto obbligato!
Dividendo in tre il viàz:
  • Dalla forcella ovest fino alla grande grotta del Bus del Diàol – le liste di cengia per camminare ci sono, ma è tutto molto sporco di sassolini e pietrisco; in genere instabile e inclinato lateralmente, e ci vuole MASSIMA attenzione; prima della grotta bisogna abbassarsi qualche metro sul ripido che (esposizione a parte) sarebbe “normale” con fondo stabile, ma neanche qui è pulito e stabile
  • Attraversamento della grande grotta del Bus del Diàol e uscita sulla cengia dall’altro lato – se non si vuol salire al fondo della grotta, si attraversa quasi in piano sempre con molta attenzione al fondo scivoloso; si punta lo spigoletto roccioso dall’altro lato dove si vede “una listarella camminabile” di qualche metro che sorpassa anche lo spigolo: è il punto chiave; qui tutte le guide indicano una risalita (3-4 metri) con difficoltà di II° grado su roccette super-esposte per prendere la linea di cengia leggermente più alta che porta fuori alla Forzèla dei Pón; io sono salito appena prima del bordo dello spigolo dove ho visto delle buone maniglie, con solo l’ultimo passo che aveva un appiglio poco generoso; ho dato un’occhiata anche oltre lo spigolo e mi sembra ci siano altre soluzioni, ma non voglio dare consigli, è tutto TROPPO DELICATO e ognuno deve fare quello che si sente; passato il II° grado sono salito ancora poco in diagonale ripida e ho trovato un “mini-ometto” che mi ha fatto capire di essere sulla giusta linea di cengia per uscire (ma è evidente anche a vista)
  • Dall’uscita dalla grande grotta del Bus del Diàol su nuova linea di cengia, alla Forzèla dei Pón o Forcella dei Pom – a mio giudizio, questo tratto è meglio del primo: sempre super-esposizione ma fondo appena più largo, piatto e decisamente meno sporco; solo poco prima dell’uscita c’è un restringimento delicato ma sempre con fondo (quasi) rassicurante
È tutto molto adrenalinico, siamo su una categoria a parte.
Credo che in senso contrario sia difficile capire cosa fare al tratto di II° grado che in questa direzione è in salita se, appunto, non si è già percorso in salita.

DEVIAZIONE PER IL PUNTO PANORAMICO DELLA BASE DELLA CIMA EST DEL FERÙCH
Dalla Forzèla dei Pón si va in salita verso nord seguendo la freccia rossa su roccia con indicazione “CORAIE”.
Poi c’è qualche segno rosso che guida fino a base fascia rocciosa dove c’è un gran “871” di numerazione CAI.
Primi metri dalla partenza in forcella stretti ed esposti.

DISCESA DALLA FORZÈLA DEI PÓN O FORCELLA DEI POM
Ho già scritto “la mia visione di salita” di tutto questo tratto nell’escursione Monti del Sole: Bivacco Valdo, Forzèla dei Pón (o Forcella dei Pom) e Forcella Zana da Gena Bassa.
Non credo sia prudente affrontare questa discesa nel tratto fino al Bivacco Valdo senza qualcuno in gruppo che l’abbia già fatta in salita.
Rispetto alla salita, bisogna tener conto che in questa discesa i segnavia rossi o bianco-azzurri sono un po’ meno individuabili: sempre sufficienti per non perdersi, ma ci vuole più attenzione, e come sempre guardare in avanti e ricontrollare con sguardi all’indietro.
Il senso generale del percorso è molto semplice: si sta sulla “gran bancata sopraelevata” in destra orografica sopra la Val Feruch.
In particolare, però, la traccia buona è abbastanza contorta in vari tratti, e siccome scorre ai limiti di pendii assai ripidi bisogna stare concentrati.
La discesa dalla Forzèla dei Pón inizia con un bel ripido fra roccette e liste erbose fino ad uscire dalla strettoia alta della Val Feruch.
Poi si gira verso destra e con lunga diagonale vicino a una fascia rocciosa si scende sopra la testata di una larga, lunga e ripida placconata.
Giù per la placconata con qualche passo finale dove sono utili le mani: un passaggio tecnico si può evitare calandosi attraverso un caratteristico buco nella roccia.
Da qui è tutta una serie di diagonali più o meno ripide e con più o meno saltini: di evidente per tutti ci sarà un ripido e largo taglio fra i mughi su base rocciosa e un altro canale sempre a fondo roccioso (inizialmente su pietre e poi compatto).
Con altra diagonale si arriva su un gruppo di rocce compatte discendenti dove c’è da risalire un brevissimo passaggio molto esposto ma ben appigliato: in discesa si passa bene mentre in salita sarebbe di più difficile interpretazione per chi non lo conosce.
Da qui si continua finché ci si infila in un boschetto e si esce dall’altro lato con comoda salitella che porta sul tratto di cengia che collega al Circo della Borala e poi al Bivacco Valdo.
La cengia è sicuramente esposta ma non preoccupante tranne un breve passaggio instabile in corrispondenza di un piccolo franamento.
Dal Bivacco Valdo si seguono tracce e segnavia (un tratto non chiarissimo e con una variante poco dopo l’inizio) per sentierino anche esposto fino all’immissione nel sentiero che scende da Forcella Zana.
Poco dopo si attraversa il fondo della Val Soffia passando da sinistra a destra orografica, e per tracce via via un po’ più comode si ritorna a Gena Alta al bivio di fine asfalto dell’andata.
Fra le tracce via via più comode ci sono comunque qualche passo esposto, un paio di “cavi corrimano” di sicurezza e un vero saltino roccioso attrezzato con scaletta e cavo.
***
Il dislivello reale dell’escursione è di poco meno di 1.900 metri e non oltre 2.800 come indicato nei dati di riepilogo Wikiloc.

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