Tempo  10 ore 37 minuti

Coordinate 9145

Caricato 25 luglio 2019

Recorded luglio 2019

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2.013 m
456 m
0
4,2
8,5
16,91 km

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vicino La Muda, Veneto (Italia)

Traversata dei Monti del Sole dalla Val Cordevole alla Valle del Mis, seguendo quella che nelle guide è definita come via normale, ma che pur essendo normale non è affatto semplice.
La guida di riferimento è “Monti del Sole e Piz de Mezodì”, antologia a cura di Pietro Sommavilla e Luca Celi.

DA LA MUDA ALLA FORZÈLA DE LE CORAIE O FORCELLA DELLE CORAIE
Da La Muda si passa il ponte sul Torrente Cordevole e si segue verso sud la stradetta sterrata fino a passare il ponte all’imbocco della Val Pegolera.
Pochi metri dopo il ponte, segnalata da un ometto, c’è la deviazione sullo stretto sentierino che risale la destra orografica della valle.
Il sentierino non è difficile da seguire, c’è qualche segno (anche tipo CAI visto che siamo sul numero 871) e i tratti inerbati sono brevi e ci si ritrova in fretta.
L’unico problema rilevato oggi in questa parte iniziale è venuto da qualche albero schiantato da aggirare proprio in corrispondenza di tornantini della traccia: penso che in tutto avrò perso 10/15 minuti.
Si arriva così con tracciato vario al bivio, segnalato da frecce, tra Forcella delle Coraie e Forcella Zana.
Ora si sale la dorsale della Costa dei Faghèr in media pendenza fino a un ripiano boschivo dove i segnavia portano verso destra a scendere nel fondo della Val Chegadór o Val del Cargadór: qui c’è un tratto di cengia esposto con cavetto di aiuto.
Dal circo finale di fondo valle, si risale un po’ in mezzo e poi verso destra a immettersi in una bancata che sale decisamente a destra; poi si lascia la bancata per un breve tratto di cengia verso sinistra che immette in qualche metro di canalino-fosso roccioso, e (dalla sinistra del canalino) in un ripido sentiero che fa uscire in un bosco dal pendio più che tranquillo.
Si traversa tutto il bosco (Al Boscón) quasi senza tracce a terra, ma guidati dai molti segnavia CAI sui tronchi degli alberi e da qualche ometto.
Finito il bosco si entra nella Busa de le Caze Alte su letto di torrentello che bisogna risalire; si piega a sinistra prima della fascia rocciosa e si sale un facile canale che immette, dopo una sella, in un fianco montuoso tappezzato di mughi: per fortuna che il sentiero continua su buoni tagli.
Si arriva così sul fondo del Van Grant che si risale fino a dove una grande scritta bianca su roccia “FOR. CORAIE”, con freccia rossa, indica di immettersi su una bancata verso sinistra.
La bancata porta su una sella erbosa che immette nell’ultimo van, ovvero il Van Pìciol.
Qui si traversa tutto il circo del van in leggera salita fin sotto il canale finale che porta alla Forzèla de le Coraie o Forcella delle Coraie.
Pochi metri prima della forcella c’è un passaggio chiave: un grande masso incastrato.
Si supera a destra con 3/4 movimenti di II° grado: buoni appigli per le mani, ma oggi ROCCIA UMIDISSIMA.
Se fossi arrivato in discesa, oggi – con un bagnato simile – per scendere avrei cercato di assicurarmi da sopra.
Io sono passato circa alle 11 di mattina, il canale ha un’esposizione nord pieno, e non credo che orari diversi possano dare condizioni molto diverse.

TRAVERSATA DALLA FORZÈLA DE LE CORAIE O FORCELLA DELLE CORAIE ALLA FORZELA DEI PÓN O FORCELLA DEI POM
Dalla Forcella delle Coraie, la guida di riferimento di oggi indica due possibilità: se si arriva in discesa c’è una calata in corda doppia di circa 20 metri da cordino su spuntone di roccia (direi un II° grado abbastanza costante); se si va in salita si può seguire un viàz verso nord-ovest con passaggi comunque di II° e oltre (qui dalla forcella le difficoltà massime non mi sembravano continue dal punto di svolta in cui il viàz sale decisamente: però è una valutazione da lontano).
Alla fine sono salito diritto perché la roccia mi è sembrata pulita, sicuramente bella assolata e asciutta, e di appigli se ne vedevano.
Dopo qualche metro ho incontrato uno spezzone di corda penzolante: ho seguito la linea della corda senza appendermi e sono arrivato allo spuntone di calata per chi scende.
Oltre lo spuntone (segnavia anche da qui) si continua qualche metro ancora sul I° grado e infine diventa “solo molto ripido”.
Da questo punto bisogna mirare all’evidente forcella verso sinistra che aggira lo spigolo della base di questo versante della Cima Est del Ferùch.
Ho visto un altro segnavia, ma poi sono salito liberamente perché avevo il sole proprio negli occhi in quella direzione, e il pendio si può interpretare.
Sono arrivato al punto di aggiramento dello spigolo proprio sopra un gran segnavia CAI, e il cambio di scenario è stato spettacolare con la vista della Cima del Bus del Diàol.
Ora gran traverso verso sud-ovest tutto su cengia varia molto esposta, con un breve tratto di listarella su roccia compatta molto stretto (ho visto un vecchio chiodo subito prima).
Subito dopo c’è un covolo (ben segnalato in tutte le guide) utile come riparo di emergenza, e dopo pochi metri ancora si arriva sotto lo spigolo sud della Cima Est del Ferùch dove è dipinto un gran 871 della numerazione CAI.
Da qui in breve si scende alla Forzèla dei Pón con ultimi metri di camminamento assai stretto (ma c’è sempre posto per i piedi e per appoggiarsi come equilibrio).

DISCESA DALLA FORZÈLA DEI PÓN O FORCELLA DEI POM FINO A GENA BASSA
Ho già scritto “la mia visione di salita” di tutto questo tratto nell’escursione Monti del Sole: Bivacco Valdo, Forzèla dei Pón (o Forcella dei Pom) e Forcella Zana da Gena Bassa.
Non credo sia prudente affrontare questa discesa nel tratto fino al Bivacco Valdo senza qualcuno in gruppo che l’abbia già fatta in salita.
Rispetto alla salita, bisogna tener conto che in questa discesa i segnavia rossi o bianco-azzurri sono un po’ meno individuabili: sempre sufficienti per non perdersi, ma ci vuole più attenzione, e come sempre guardare in avanti e ricontrollare con sguardi all’indietro.
Il senso generale del percorso è molto semplice: si sta sulla “gran bancata sopraelevata” in destra orografica sopra la Val Feruch.
In particolare, però, la traccia buona è abbastanza contorta in vari tratti, e siccome scorre ai limiti di pendii assai ripidi bisogna stare concentrati.
La discesa dalla Forzèla dei Pón inizia con un bel ripido fra roccette e liste erbose fino ad uscire dalla strettoia alta della Val Feruch.
Poi si gira verso destra e con lunga diagonale vicino a una fascia rocciosa si scende sopra la testata di una larga, lunga e ripida placconata.
Giù per la placconata con qualche passo finale dove sono utili le mani: un passaggio tecnico si può evitare calandosi attraverso un caratteristico buco nella roccia.
Da qui è tutta una serie di diagonali più o meno ripide e con più o meno saltini: di evidente per tutti ci sarà un ripido e largo taglio fra i mughi su base rocciosa e un altro canale sempre a fondo roccioso (inizialmente su pietre e poi compatto).
Con altra diagonale si arriva su un gruppo di rocce compatte discendenti dove c’è da risalire un brevissimo passaggio molto esposto ma ben appigliato: in discesa si passa bene mentre in salita sarebbe di più difficile interpretazione per chi non lo conosce.
Da qui si continua finché ci si infila in un boschetto e si esce dall’altro lato con comoda salitella che porta sul tratto di cengia che collega al Circo della Borala e poi al Bivacco Valdo.
La cengia è sicuramente esposta ma non preoccupante tranne un breve passaggio instabile in corrispondenza di un piccolo franamento.
Dal Bivacco Valdo si seguono tracce e segnavia (un tratto non chiarissimo e con una variante poco dopo l’inizio) per sentierino anche esposto fino all’immissione nel sentiero che scende da Forcella Zana.
Poco dopo si attraversa il fondo della Val Soffia passando da sinistra a destra orografica, e per tracce via via un po’ più comode si ritorna a Gena Alta al bivio di fine asfalto dell’andata.
Fra le tracce via via più comode ci sono comunque qualche passo esposto, un paio di “cavi corrimano” di sicurezza e un vero saltino roccioso attrezzato con scaletta e cavo.
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Il dislivello reale dell’escursione è di circa 350 metri in meno di quanto indicato nei dati di riepilogo Wikiloc.

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