Tempo  12 ore 13 minuti

Coordinate 11829

Caricato 24 giugno 2020

Registrato giugno 2020

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1.862 m
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8,8
17,57 km

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vicino a Gene Media, Veneto (Italia)

Escursione che ricalca un itinerario storico in quanto – secondo la bella guida “Monti del Sole e Piz de Mezodì” di Pietro Sommavilla e Luca Celi – prima della costruzione del Bivacco Valdo, e segnalazione di quel percorso, la direttrice per la Forcella Covolera era il sentiero più agevole da Gena alla Forzèla dei Pón.
Vista come escursione nell’anno 2020, è interessante per la salita molto varia a Forcella Covolera e, soprattutto, per la percorrenza della successiva e bellissima Zéngia del Pa’ Furlàn.
Per il rientro, bisogna attraversare la Val Ferùch in un punto obbligato non difficile, ma c’è un punto difficile in avvicinamento a questo passaggio.
Un’alternativa tutta per cenge potrebbe essere il ritorno per la Zéngia Bruta del Covolèra – vedi → Monti del Sole: Zéngia Bruta del Covolèra e Viàz del Bus del Diàol con Forzèla dei Arnèr e Forzèla dei Pón o Forcella dei Pom.

Da Gena Bassa alla Forzèla (Forcella) Covolèra o Cogolèra
Dopo il solito tratto asfaltato fino a Gena Alta, si imbocca la stradetta forestale a fianco della fontanella e, pochi metri prima della fine, si esce a destra per sentierino ad attraversare l’impluvio della Val Soffia appena sopra una bella cascatella.
Qui comincia un lungo tratto sempre segnalato con bolli rossi (molto) sbiaditi e ometti.
Ci si alza decisi sopra la Val Pisson fino a un piccolo pulpito quasi in corrispondenza del bivio (poco visibile) per la Forzèla dei Cóvoi Brusàdi.
Poi si continua in saliscendi dolce, sopra la Val dei Forti, fino all’attraversamento dell’impluvio della Val Covolera, e subito dopo c’è uno strappo in notevole pendenza.
Ancora un paio di strappi più corti fino a un traverso in bosco di faggi dove (a quota 1.330 secondo la guida) si abbandona il sentiero di destra idrografica della Val dei Forti per svoltare a sinistra e inoltrarsi in sinistra idrografica (destra direzione salita) della Val Covolera.
Non mi fisserei sulla quota di 1.330 perché ogni volta il GPS mi segnala qualcosa di un po’ diverso, e si può svoltare su più tracce labili con almeno 10/15 metri di dislivello tra la più bassa e la più alta.
(A mio giudizio, l’impronta a terra più comoda è la più bassa, al cui inizio si trovano due grossi ometti ai due lati di alcuni faggi raggruppati – un altro riferimento è una bassa e scura fascia rocciosa che, in quel punto, sta poco sopra il sentiero della destra Val dei Forti.)
Dopo i primi metri dalla svolta, il sentierino si fa più evidente.
È spesso in esposizione e, soprattutto, arrivano all’improvviso un paio di brevi punti in cui è VERAMENTE ESPOSTO tipo “viàz di razza”.
Prima di riattraversare l’impluvio da destra a sinistra direzione salita, c’è un minuscolo archetto di roccia che anticipa circa 2/3 metri esposti e franosi, sotto una bassa roccia aggettante, che costringono a un “passaggio con contorsione”.
L’attraversamento dell’impluvio è su una piatta placca rocciosa con un paio di evidentissimi ometti: qui bisogna subito alzarsi sull’altro lato per iniziare l’aggiramento del primo salto roccioso di fondo valle.
Guardando in direzione dell’altra sponda, si notano dei piccoli ometti sulla sinistra, ma non c’entrano nulla perché sono quelli del sentiero che arriva dalla Forzèla dei Cóvoi Brusàdi (vedi traccia di → Monti del Sole: da Gena Bassa alla Forzèla dei Cóvoi Brusadi, e collegamento diretto da Gena Alta a Casèra Piscalòr).
Bisogna salire un breve tratto dell’avvallamento che sta più sulla destra: ci sono un segnavia (lunga linea rossa) sulla sinistra dell’imbocco e un ometto qualche metro sopra in centro.
Poco dopo l’ometto, si piega a destra per esposto taglio di mughi, poi pochi metri di cengetta con ometto, e si finisce su una piazzola rocciosa sopra il salto in corrispondenza di un altro grande ometto alla cui base c’è un bollo rosso (ultimo segnavia di vernice che ho visto per il resto della salita).
Si continua nell’impluvio fino a dove il corso principale svolta verso destra in vista di una cascata insuperabile: l’aggiramento ha uno schema simile al precedente ed è un po’ più lungo.
Si sale per un vallone che si apre verso sinistra, e poi si piega in salita diagonale verso destra dentro a un taglio di mughi che sale anche un breve costone lungo la linea di massima pendenza; poi si traversa per rientrare nell’impluvio e ci sono più punti di discesa: io sono sceso subito anche se gli ometti guidano verso un rientro in avanti.
Ora c’è il punto chiave di questa prima parte.
Si continua nell’impluvio fino ad individuare un facile canale di roccette varie sulla sinistra, che bisogna salire parzialmente: qui si abbandona definitivamente l’impluvio della Val Covolera.
La quota è 1.550 secondo la guida: ho tarato il mio altimetro a 1.550 e ho trovato il punto di uscita a 1.590 metri.
Appena iniziata la risalita c’è un covolo tutto a destra con ometto, poi un altro ometto sulla destra, e poi gli ometti si spostano verso sinistra: se ne trova uno appoggiato al fianco sinistro del canale con un altro appena sopra sul fianco: qui si deve notare l’inizio del taglio di mughi da seguire in uscita.
Il taglio è molto comodo e conduce, con andatura di traverso, fino a uno slargo prativo sotto fascia rocciosa scura e ometto chiaro alla base.
Sulla destra direzione arrivo si apre un facile canalino (3 metri di larghezza) che, non si vede da sotto, dopo pochi metri si dirama: si va a sinistra e, prima della testata, si esce a sinistra all’inizio di un taglio di mughi.
Ora cambia il tipo di segnaletica da individuare: si entra in una zona di vegetazione non fitta con piccoli traversi, brevi cambi di livello e fondo vario tra erba e pietrisco.
Si va avanti con pochi ometti e, soprattutto, seguendo i rami tagliati che guidano in mezzo a tutte le varianti che si vedono.
Si arriva a bordo della fascia rocciosa sommitale delle Covolere Alte che si segue, per mughi tagliati, verso sinistra.
Poi la traccia si abbassa dal bordo fascia rocciosa, e bisogna riprogrammare ancora il criterio di individuazione dei segnali di orientamento.
I mughi si fanno fitti con stretti e labirintici passaggi che non danno visuale di media distanza.
Bisogna essere concentratissimi sui tagli di rami: ci sono, sono sempre vicini, ma la visibilità complessiva è scarsa e non bisogna saltarne uno: con attenzione si vedono sempre dall’uno all’altro.
In queste condizioni di mughi e segnaletica, è molto sottile la differenza tra l’arrivare alla Forcella Covolera quasi riposati o completamente sfiniti.
Prima della forcella c’è un tratto libero, ma si rientra nella giungla con tagli di rami per gli ultimi metri.
Dalla forcella (uno stretto intaglio) c’è visibilità solo verso la Val Ferùch, ed è una bella vista.

Percorrenza della Zéngia del Pa’ Furlàn
Dalla Forcella Covolera si scende qualche ripido metro vicino alle rocce di destra fino all’inizio vero e proprio della cengia che va verso destra.
Poi c’è poco da dire: è bella e bisogna godersela.
Si effettua una serie di semicerchi per assecondare i vari circhi di questo lato del Covolera.
Premesso che nelle cenge non si ragiona MAI in termini di velocità, ci ho messo il doppio di quanto avrei potuto andando comunque in sicurezza: ero sempre fermo a guardare ed ammirare le varie prospettive.
Chiaramente è esposta come una vera cengia, ma non è “da ansia continua”: pochi e brevi i passaggi delicati.
Il finale è sopra una bancata erbosa.

Dalla fine nord-est della Zéngia del Pa’ Furlàn alla bancata di prosecuzione verso l’attraversamento della Val Ferùch
Pochi metri prima dell’interruzione della fascia rocciosa di destra direzione arrivo, c’è un ometto che si può considerare la fine della Zéngia del Pa’ Furlàn e che è il riferimento per iniziare l’eventuale discesa per un ritorno per la Zéngia Bruta del Covolèra.
La fascia rocciosa è interrotta dal canale che scende dalla Forzèla dei Arnèr.
Bisogna imboccare il canale con sentierino che ci entra appena sopra un salto assolutamente impraticabile.
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Qui voglio riportare quanto scritto in guida che descrive questo tratto in senso inverso, cioè in discesa dalla Forzèla dei Arnèr.
«Alquanto prima di incontrare un salto impraticabile, si obliqua sulla sponda destra idrografica, traversando un canalino (attenzione!) e raggiungendo (1730 m c.) una grande banca erbosa del basamento nord-occidentale della Zima del Bus del Diàol».
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Cosa vuol dire “alquanto prima” (cioè dopo nel caso odierno) e cosa vuol dire “attenzione!”?
La quota indicata di 1.730 è corretta secondo il mio altimetro a pressione e il terminale GPS in modalità GPS+GLONASS (tuttavia ho pubblicato la traccia dell’altro terminale in GPS+GALILEO che ha registrato linee più precise e che però oggi dava quote sballate molto inferiori).
La quota di 1.730 è, più o meno, quella della fine della Zéngia del Pa’ Furlàn che si dovrebbe vedere alla stessa altezza una volta completato l’attraversamento delicato (e così è stato).
A mio giudizio, conviene entrare nel canalino (quello segnalato in guida con “attenzione!”) il prima possibile, tanto il problema non è il fondo del canalino che è gradinato e solido con poche pietre, ma è la risalita dell’altra sponda che si fa su roccette di buon II° grado a voler giudicarle con MOLTO ottimismo.
Mi sono fatto il canalino (da 1 a 3 metri di larghezza) su e giù per intero, e non c’è una salita ottimale: o è diretta con appigli minimi e poco formati, o un po’ diagonale ma comunque precaria e molto esposta.
È chiaro che un rocciatore passa e va, ma può essere molto impegnativo per un escursionista.
Più in alto si traversa, più roccette MOLTO ESPOSTE da scendere si troveranno poi per raggiungere la bancata a 1.730 metri.
In caso di percorrenza in senso contrario, a mio giudizio, serve uno spezzone di corda per calarsi nel canalino assicurandosi sui mughi.
Ho notato, dal canale principale della Forzèla dei Arnèr, tre punti di uscita per accedere al canalino, e il migliore mi sembra quello dalla prima piazzola rocciosa poco sopra l’ingresso nel canale.
Raggiunto il canalino … ognuno valuti dove risalire dall’altro lato secondo le proprie preferenze.
Però, se si risale l’altra sponda nella parte più bassa, si accede a un secondo e assai facile canalino con meno sviluppo verticale, e da questo si notano benissimo (scendendo un po’) un paio di corridoi nei mughi di uscita finale (corridoi di animali immagino): provati tutti e due, e quello più in basso è perfetto per accedere alla bancata successiva alla stessa quota della Zéngia del Pa’ Furlàn.
Ho cancellato dalla registrazione GPS tutte le prove, ma quanto rimane non è certo affidabile da seguire viste le normali imprecisioni che ci sono in spazi così ristretti e angusti.
Anche le foto non dicono nulla: solo con un drone si potrebbe dare una visione chiarificatrice.

Attraversamento della Val Ferùch per raggiungere la Forzèla dei Pón o Forcella dei Pom
Raggiunta finalmente la bancata erbosa si inizia a salire dolcemente senza tracce precise ma con linee intuitive.
La guida indica che il punto obbligato di attraversamento dell’impluvio della Val Ferùch è a quota 1.730 e ci si arriva in discesa per facili roccette, dunque alzandosi prima un po’ di più.
Sinceramente il mio GPS di oggi più affidabile per quota e l’altimetro a pressione mi hanno dato una quota di attraversamento più alta, tra i 1.770 e 1.780 metri.
Comunque, salendo si nota molto bene l’unico punto praticabile di risalita dall’altro lato dell’impluvio, e di conseguenza ci si porta un po’ più alti (la piatta base del passaggio si vede solo poco prima di arrivarci).
Ci sono due canali che convergono verso il passaggio, e sono sceso per la costa divisoria tra i due.
Nel finale in basso, la costa diventa quasi verticale, ma sul fianco destro si nota un “micro canaletto-intaglio” che, in effetti, fa scendere in modo quasi facile.
Dall’altro lato è tutto intuitivo, l’impronta a terra è evidente, ed è a tratti esposta fino ad imboccare un non difficile canale di ghiaie compatte e pietrisco (tra fascia rocciosa e mughi) che immette nel sentiero CAI 871 (nonché Alta Via dei Monti del Sole) nel traverso prima della strettoia finale di salita alla Forzèla dei Pòn.
Adesso tra ometti, bolli rossi, segnavia bianco-rossi e bianco-azzurri, serve ancora attenzione ma con buona visibilità non ci si perde più fino in forcella.

Rientro dalla Forzèla dei Pón o Forcella dei Pom
Vale sempre la descrizione di tutte le discese delle mie altre escursioni transitate per questa forcella: le ho fatte tutte uguali!
Vedi, come esempio, quella dell’itinerario già citato all’inizio → Monti del Sole: Zéngia Bruta del Covolèra e Viàz del Bus del Diàol con Forzèla dei Arnèr e Forzèla dei Pón o Forcella dei Pom.
Forse è una descrizione un po’ “all’acqua di rose”, ma è tarata sulla difficoltà media di questi itinerari: e poi, prima di scendere dalla Forzèla dei Pón, bisogna pur salirci, e qui qualsiasi altra salita non è da meno di questa discesa classica. 😊

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Attenzione:
la registrazione GPS supera di poco i 10.000 punti, che è il limite di visualizzazione di molti terminali anche di fascia alta – eventualmente bisogna tagliare in più spezzoni la traccia con gli appositi software.
Però i 10.000 arrivano poco dopo l’immissione nel sentiero che scende da Forcella Zana, e a quel punto non serve l’aiuto del GPS per completare il giro.
Il dislivello reale dell’escursione è di circa 200 metri in meno di quanto indicato nei dati di riepilogo Wikiloc.
Waypoint

01 - Parcheggio a Gena Bassa poco prima del Bar Ristorante alla Soffia

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02 - Bivio di andata-ritorno a fine asfalto in località Gena Alta

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03 - Pulpito appena prima del bivio per la Forzèla dei Cóvoi Brusàdi

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04 - Attraversamento impluvio della Val Covolera lungo il sentiero della destra Val dei Forti

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05 - Uscita dal sentiero della destra Val dei Forti verso la Val Covolera

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06 - Punto foto lungo il sentiero della sinistra Val Covolera

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07 - Punto foto lungo il sentiero della sinistra Val Covolera

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08 - Attraversamento impluvio Val Covolera e inizio primo aggiramento salto di fondo

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09 - Rientro nell'impluvio della Val Covolera dopo il primo aggiramento salto di fondo

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10 - Inizio secondo aggiramento salto di fondo nell'impluvio della Val Covolera

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11 - Rientro nell'impluvio della Val Covolera dopo il secondo aggiramento salto di fondo

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12 - Uscita definitiva dall'impluvio della Val Covolera per canale sulla sinistra direzione salita

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13 - Uscita da canale laterale della Val Covolera per taglio di mughi

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14 - Slargo prativo di riferimento e imbocco canalino a destra direzione arrivo

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15 - Uscita dalla diramazione sinistra del canalino del waypoint precedente

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16 - Arrivo sotto fascia rocciosa alle Covolere Alte

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17 - Punto foto lungo le Covolere Alte

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18 - Punto foto lungo le Covolere Alte

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19 - Forzèla (Forcella) Covolèra o Cogolèra

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20 - Inizio sud-ovest della Zéngia del Pa' Furlàn

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21 - Punto foto lungo la Zéngia del Pa' Furlàn

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22 - Punto foto lungo la Zéngia del Pa' Furlàn

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23 - Punto foto lungo la Zéngia del Pa' Furlàn

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24 - Punto foto lungo la Zéngia del Pa' Furlàn

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25 - Punto foto lungo la Zéngia del Pa' Furlàn

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26 - Fine nord-est della Zéngia del Pa' Furlàn

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27 - Ingresso nel canale che scende dalla Forzèla dei Arnèr

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28 - Punto foto verso l'attraversamento IMPEGNATIVO del canalino

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29 - Punto foto verso la bancata di avvicinamento all'impluvio della Val Ferùch

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30 - Punto foto verso la bancata di avvicinamento all'impluvio della Val Ferùch

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31 - Punto foto nella bancata di avvicinamento all'impluvio della Val Ferùch

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32 - Attraversamento dell'impluvio della Val Ferùch

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33 - Immissione nel sentiero CAI 871 e Alta Via dei Monti del Sole

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34 - Forzèla dei Pón o Forcella dei Pom - waypoint 1

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35 - Forzèla dei Pón o Forcella dei Pom - waypoint 2

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36 - Testata ripida placca rocciosa in discesa nella destra Val Ferùch

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37 - Base ripida placca rocciosa in discesa nella destra Val Ferùch

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38 - Punto foto in discesa nella destra Val Ferùch

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39 - Punto foto in discesa nella destra Val Ferùch

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40 - Punto foto in discesa nella destra Val Ferùch

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41 - Inizio della cengia sotto il Tornón che scende al Circo della Boràla

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42 - Bivacco Umberto e Matilde Valdo

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43 - Immissione nel sentiero che scende da Forcella Zana

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44 - Punto foto verso la Val Ferùch e la Forzèla dei Pón o Forcella dei Pom

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