Tempo  11 ore 12 minuti

Coordinate 9360

Caricato 11 agosto 2019

Recorded agosto 2019

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1.686 m
451 m
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4,0
8,0
15,92 km

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vicino Gene Media, Veneto (Italia)

Traversata dei Monti del Sole dalla Valle del Mis alla Val Cordevole percorrendo le Banche de le Caze Alte.
Le Banche de le Caze Alte sono uno dei posti più solitari dei Monti del Sole, sono belle e semplici da percorrere (direi valutazione di difficoltà media “nella scala Wikiloc”), ma hanno un accesso assai difficile e complicato da seguire.
Perché valutazione di difficoltà per esperti: perché considero la difficoltà di una prima percorrenza e la parte difficile non ammette errori di orientamento; anche in un eventuale secondo o terzo giro – quando si sa benissimo cosa si trova e cosa fare – è un percorso che rimane MOLTO IMPEGNATIVO.

DA GENA BASSA A FORCELLA ZANA (O FORZÈLA DE IÉNA O FORZÈLA DE L'ÒN)
Subito prima del Bar alla Soffia si imbocca la stradina asfaltata chiusa al traffico che porta fino a Gena Alta: questa si può fare al buio per chi vuol partire molto presto.
All’ingresso di Gena Alta si stacca il sentiero con indicazione Bivacco Valdo.
Il sentiero parte bello tranquillo nel bosco, sorpassa la deviazione per Cógol de la Loreza e Zimón de Gena, e arriva a un salto di roccia attrezzato con scaletta e cavo metallico.
Dopo il salto di roccia, il percorso si fa “più nervoso” e bisogna stare attenti a qualche passo esposto; di passaggio c’è un ulteriore saltino roccioso di un paio di metri abbastanza ben appigliato.
Si arriva al fondo della Val Soffia che si attraversa da sinistra a destra direzione salita, e poi al bivio che a destra conduce al Bivacco Valdo.
Ancora un po’ di salita su sentierino e ci si cala nell’impluvio della Val Soffia che si seguirà fino a Forcella Zana ben guidati dai segni rossi fra i salti di roccia su cui, a volte, bisogna usare le mani.
C’è un difficile lastrone inclinato (spesso umido) che si sale con l’aiuto di alcune grappe metalliche che formano una scaletta.
Le ultime decine di metri prima di Forcella Zana sono in un taglio di mughi abbastanza comodo.

DA FORCELLA ZANA (O FORZÈLA DE IÉNA O FORZÈLA DE L'ÒN) ALLE BANCHE DE LE CAZE ALTE
Questo è il tratto difficile dell’escursione, uno dei più difficili dei percorsi escursionistici dei Monti del Sole.
Da Forcella Zana bisogna scendere verso nord la Val de la Costa del Casón per circa 200 metri di dislivello fino alla base di una paretina rocciosa da risalire (sulla destra canalone) fino a una piazzola sovrastante di erba e mughi.
La parete di uscita è ben visibile già da Forcella Zana, ma nonostante si veda sempre bene non è facile capire a un primo colpo d’occhio la linea giusta da seguire per raggiungerla e minimizzare i rischi della discesa del gran canalone.
Comunque, all’inizio da Forcella Zana si scende qualche metro su fondo scivoloso con ghiaino, costeggiando le rocce di destra finché si trova un chiodo con cordino per una prima calata in corda doppia.
La calata è nei primi metri sempre su fondo non molto inclinato ma instabile, e poi gira su una placca rocciosa molto scivolosa e quasi verticale.
Si finisce “sullo stretto” (quasi un intaglio) e si scende qualche metro su ghiaie e pietrisco ancora instabili fino a un altro chiodo con cordino (a destra) che permette la successiva calata su un salto di roccette lisce e umide.
Dalla base della seconda calata, se si guarda in giù, sembra che ci siano dei saltini “abbordabili”, ma è tutto su terreno ancora instabile o, se compatto, liscio e umido.
Un paio delle varie guide che ho consultato, a questo punto, indicano di spostarsi decisamente a sinistra e rientrare (vicino alla fascia rocciosa di destra del canalone) solo alla fine poco prima della paretina di uscita: e così ho fatto.
Dal “punto di atterraggio” della seconda calata, sulla sinistra si nota una traccia (evidentemente di animali) che passa sotto una bassa e breve fascia rocciosa, e continua con tendenza discesa attraversando alcune costole che delimitano dei canalini secondari.
Nei vari attraversamenti la traccia può scomparire fra il terreno friabile, ma si nota sempre il proseguimento poco dopo.
Sono arrivato così all’ultimo canalino secondario delimitato da una costa sovrastata dai mughi; sono salito sulla costa e ho cominciato a scendere qualche metro a bordo mughi; poi ho trovato un saltino di un metro e mezzo circa che mi ha fatto scendere su una dorsale riportandomi sotto le rocce di destra del canale principale; da qui pochi metri ancora di discesa e si arriva alla base della paretina di uscita in corrispondenza di un altro gran canalone che proviene da destra.
(Una delle guide scrive di scendere direttamente nel canalino secondario che anticipa la costa finale con mughi, ma l’ho visto troppo umido sulle rocce lisce della parte bassa, e ho cambiato linea.)
Dalla base della “paretina-obiettivo”, finalmente e per fortuna, si capisce che la salita non è così verticale come sembra vista da Forcella Zana.
Arrivando si nota una cengia a mezza altezza che taglia la parete in salita da destra a sinistra, e che porta fuori quasi sopra la piazzola di erba e mughi di riferimento: bisogna raggiungerla salendo sul I° grado un po’ verso destra, e poi si trova un ometto che indica la lista-camminamento giusta da seguire per infilarsi nella cengia che, chiaramente, è molto esposta ma sufficientemente larga da non dover mai procedere con il corpo di traverso.
Arrivati verso lo spigolo di sinistra, si sale per qualche metro sempre su roccette (in compagnia di qualche mugo e arbusto) fino allo slargo erboso sotto roccia, che dà inizio a un’altra cengia che conduce in piano a un evidente ulteriore spigolo con piccolo gendarme.
Dopo questo spigolo con piccolo gendarme c’è il tratto finale di salita verso le Banche de le Caze Alte, di cui si danno tre diverse soluzioni/possibilità nelle guide che ho consultato: io ho seguito quella … di cui mi sono accorto con più evidenza.
La cengia di arrivo allo spigolo con gendarme continua quasi in piano e quasi subito passa accanto a una piccola grotta, e poi attraversa un primo canale; ancora avanti e arriva a un secondo canale indicato da una guida a circa 100 metri dallo spigolo precedente con gendarme: è un dato corretto perché il GPS mi indicava poco più di 70 metri di distanza “in linea d’aria” senza considerare le varie svolte per seguire il pendio tortuoso.
Dal secondo canale si nota la cengia che prosegue in piano fino allo spigolo successivo ma, ATTENZIONE, si nota molto anche un ometto che sta qualche metro più in alto sul crinale originato dallo spigolo.
Quindi si aggira lo spigolo e dopo pochi metri, quando la traccia di cengia scende decisa e muore poco dopo, si torna un po’ indietro in salita su altra traccia più esile ma riconoscibile, e si raggiunge l’ometto sul crinale: ora bisogna salire e basta.
Da qui, in successione:
  • Si segue il crinale su traccia “stile viàz”, fra mughi e ripido erboso-roccette di difficoltà equivalente a un I° grado circa
  • Si esce dal tratto con mughi sotto un tratto di crinale libero e più verticale dove, a destra, si nota il canale attraversato più in basso che prosegue a “livello alpinistico”
  • A sinistra (sempre direzione salita) si nota, invece, un lungo intaglio stretto, scuro e umido che sale con pendenza accettabile: dopo alcuni metri c’è un ometto sulla destra (ma si vede solo avanzando)
  • La ristrettezza dell’intaglio e le buone basi di appoggio consentono di passare senza troppi problemi anche se è umido
  • Quando sembra manchi poco all’uscita sui terrazzamenti di mughi in alto che indicherebbe la fine delle difficoltà … l’intaglio precipita sul fondo di un successivo canalone impraticabile; però qui siamo sul punto più stretto e, salendo sul bordo sinistro esterno dell’intaglio, con un passo in leggera spaccata si può salire a destra su pochi metri non difficili che portano su altro “pendio mugoso” che è quello buono; tuttavia questo passo di attraversata dell’intaglio necessita di 2/3 movimenti di un buon II° grado per tirarsi su
  • Raggiunti i mughi si prosegue per poco su qualche corridoio naturale non molto largo, e poi c’è da “ravanare” qualche metro cercando di spostarsi verso destra per trovare dove il solito canale attraversato in basso diventa, nell’origine della parte alta, un semplice canale superficiale che crea un comodissimo passaggio fra i mughi
  • Seguendo questo canale superficiale ho raggiunto sotto roccia l’inizio ovest delle Banche de le Caze Alte, con salita di circa 70/75 metri di dislivello e bastoncini alla mano che ora si possono tirar fuori dallo zaino e usare tranquillamente

PERCORRENZA DELLE BANCHE DE LE CAZE ALTE FINO ALL’IMMISSIONE NEL SENTIERO CAI 871 SOPRA LA BUSA DE LE CAZE ALTE
Le Banche de le Caze Alte sono descritte in qualsiasi guida come uno dei “luoghi solitari di eccellenza” dei Monti del Sole, e stanno sospese sopra la Val Pegolèra (che è pure ben poco frequentata) addossate alle pareti nord dei Ferùch.
Si possono dividere in tre parti distinte: due larghi circhi su bancate libere per una gran fascia sotto roccia, e un terzo settore verso est fra tagli di mughi e vegetazione varia che si percorrono senza “ravanare” se si seguono bene le evidenti tracce vicino alla base rocciosa delle varie cime dei Ferùch.
Lungo tutte le Banche de le Caze Alte, le tracce a terra possono momentaneamente sparire all’attraversamento di qualche lingua di ghiaia o di neve, ma sulla media distanza si vedono sempre, e direi che non c’è alcun problema di orientamento.
Qualsiasi escursionista non occasionale potrebbe percorrere le Banche de le Caze Alte se avessero un accesso meno difficile.
Alla fine verso est si arriva nel canale che sale dalla Busa de le Caze Alte: se si attraversa si imbocca il sentiero CAI 871 in direzione della Forcella delle Coraie; se si scende qualche metro si imbocca il CAI 871 verso la discesa a La Muda che chiude la traversata.

DISCESA A LA MUDA DALLA BUSA DE LE CAZE ALTE LUNGO IL SENTIERO CAI 871
Dalla fine est delle Banche de le Caze Alte, si scende il canale per circa 45 metri di dislivello seguendo segnavia CAI e ometti vari.
Poi si esce verso destra dentro il boschetto denominato “Al Boscon” e lo si attraversa seguendo sempre i numerosi segnavia e ometti (la traccia a terra non è sempre molto visibile, ma ci sono molti segnavia).
Dal Boscon si esce in discesa ripidina, dopo un po’ c’è breve tratto in un “fosso roccioso”, fino a un sentiero-cengia che dopo un tornante a destra conduce fino al fondo in testata della Val Chegadór o Val del Cargadór (qui, a parte che il GPS non riceve bene e la linea registrata sarebbe comunque imprecisa, ho abbandonato i segnavia CAI per andare a rinfrescarmi nelle pozze d’acqua sotto la cascata di fondo valle).
Attraversato l’accidentato fondo valle verso la destra orografica, si imbocca una cengia che presenta anche un breve tratto molto esposto con cavo in acciaio di aiuto.
Da qui si arriva alla dorsale boschiva della Costa dei Faghèr che bisogna scendere per oltre 300 metri di dislivello fino ad incontrare il sentiero della destra Val Pegolèra: svolta a destra per La Muda.
Subito all’inizio c’è un grande albero schiantato da aggirare e si prosegue per lungo tratto libero fino a una serie di altri schianti in corrispondenza di alcuni tornantini ravvicinati: qui la traccia GPS non rispetta il sentiero perché ho tagliato il pendio (che non è troppo ripido in quel punto) per evitare del tutto i fastidiosi scavalcamenti/aggiramenti – il taglio è di circa 40 metri di dislivello e ho saltato 5 tornantini, 3 a destra e 2 a sinistra.
Poi avanti senza altri problemi fino all’immissione nella stradetta di valle della Via degli Ospizi e per questa, verso sinistra, al ponte sul Torrente Cordevole e al parcheggio di La Muda.
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Il dislivello reale dell’escursione è di circa 550 metri in meno di quanto indicato nei dati di riepilogo Wikiloc.

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