Difficoltà tecnica   Impegnativo

Tempo  7 ore 13 minuti

Coordinate 1180

Uploaded 20 marzo 2016

Recorded marzo 2016

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1.059 m
355 m
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3,4
6,8
13,66 km

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vicino Raviscanina, Campania (Italia)

Versacrum MMXVI: da Sant’Angelo d’Alife a Selvapiana (1100 m).
ANELLO SENTIERI: SARRACINA-PIZZONE & NOCELLE-RENA BIANCA
Un’escursione che attraversa la macchia mediterranea del sentiero Sarracina-Pizzone e le bellissime faggete del sentiero Nocelle-Rena Bianca, tra storia, natura e tradizioni.
Il Ver Sacrum, dedicato alla memoria degli antichi Sanniti Pentri che abitavano il Matese, primi esploratori e primi escursionisti della storia. Grazie a al rito delle Primavere Sacre: “Ver Sacrum”, i giovani dedicati al Dio Marte, fondarono numerose città come Alife, Boiano, Isernia, Benevento ed altre ancora. Per tale ragione idearono nuove strade e delinearono nuovi sentieri di collegamento che, oggi tutti noi conosciamo, ma soprattutto frequentiamo.
L’escursione è realizzata dal Club Alpino Italiano sezione di Piedimonte Matese e dall’Intersezionale del Club Alpino Italiano sottosezione di Montaquila, in compartecipazione del Centro Studi Aligerno, Associazione Cuore Sannita, il Gruppo di Rievocazione dei Sanniti e Gruppo medievale di Vita Antiqua.
L’itinerario si sviluppa lungo i declivi montani del versante sud-ovest del Matese, su un percorso ad anello di circa 15 km.
Il percorso inizierà dopo una breve visita alle mura medievali…sannitiche del castello di Rupecanina, a cura dell’Associazione Cuore Sannita, poi si partirà in direzione di Sarracina, con i resti delle antiche mura medievali della torre. Si proseguirà in direzione del punto panoramico del Pizzone e, da qui per la piana delle Neviere, antico luogo di approvvigionamento del ghiaccio per la conservazione di alimenti. Subito dopo si arriverà a Selvapiana, la radura che durante la seconda guerra mondiale, accolse numerosissime persone che, vi si rifugiarono, in fuga dai bombardamenti che avvenivano nei centri urbani della piana, provenienti da ogni luogo.
Prima ancora e, in epoca napoleonica, vi si rifugiarono le prime bande di partigiani in lotta contro gli occupanti francesi, definiti da questi ultimi col nome di briganti. I patrioti che si unirono alla lotta politica e contro l’invasione, furono molti cittadini dei vicini paesi di: Sant’Angelo-Raviscanina e Pietravairano.
In epoca post unitaria, alcuni patrioti di epoca napoleonica e gli stessi nipoti dei primi cosiddetti “briganti”, lottarono tra queste montagne contro la persecuzione e gli inseguimenti della Legione del Matese, comandata dal locale tenente Felice Stocchetti, cittadino di Sant’Angelo. Le bande che si asserragliarono tra i boschi del Matese e sulla piana tra Selvapiana e Camporuccio, furono quelle di: Domenico Fuoco e Andrea Santaniello, quest’ultimo seguito dalla druda (compagna) Maddalena De Lellis.
L’areale di Selvapiana, è ricco di funghi e tartufi, meta di monitoraggio e ricerca, dei micologi dell’Associazione Micologica del Matese di Sant’Angelo d’Alife, gruppo capofila in ambito regionale, per la tutela e salvaguardia delle aree tartufigene.
Sull’area antistante al pozzo, chiamato dai locali: “la Piscina… Pece”, sarà allestita una piccola mostra, dell’abbigliamento in uso presso gli antichi guerrieri sanniti, curato dal Gruppo di Rievocazione Sanniti, mentre parteciperanno durante la manifestazione, il gruppo dei mestieranti di Vita Antiqua, in abito medievale a dimostrazione della frequenza dei luoghi durante il medioevo. Dopo la colazione al sacco, si ridiscende per il sentiero: Nocelle-Rena Bianca.
Appuntamento e orario di partenza
Il raduno è fissato alle ore 8.30 sul piazzale antistante al Castello di Rupecanina, dove si lasceranno le auto. Seguirà una breve visita guidata al castello. Possibilità di ampi parcheggi, nel luogo del raduno. Dopo la visita guidata, la partenza in escursione è prevista per le ore 9.00.
Caratteristiche tecniche e livello difficoltà escursione
Il percorso è complessivamente classificato per esperti escursionisti (EE) sul tratto iniziale “Sarracina – Pizzone”, mentre sulla parte di rientro del sentiero: “Nocelle-Rena Bianca” è classificato come escursionistico (E). Partenza dal piazzale del castello 500 m s.l.m. ca., Sarracina 600 m.s.l.m. ca., Pizzone 992 m s.l.m. ca., Neviere a 1000 m s.l.m. ca., Selvapiana a 1027 m s.l.m. La circonferenza dell’anello è di circa 15 km.
Dislivello
Il percorso è caratterizzato da salita con dislivello complessivo di 500 m ca. e, di 700 m ca. nel tratto di ritorno. Quota di partenza è posta a 500 m. s.l.m., quota max 1027 mt ca. in località Selvapiana, quota min. di rientro a 367 m s.l.m. .
Tempi di percorrenza
Durata totale A/R circa 7 ore.
La partenza in escursione, è fissata per le ore 9,00 dal piazzale del castello, dopo la visita guidata alle mura del castello e, si prevede l’arrivo a Selvapiana per le 13,00 ca. in tempo per il pranzo. Il rientro è previsto, con partenza alle ore 15,00 e arrivo in Piazza Umberto I di Sant’Angelo d’Alife, alle ore 18,00.
La durata delle soste è in funzione della velocità di marcia in relazione al tempo di arrivo previsto.
  • Foto di Bivio Pizzone Selvapiana
  • Foto di Cima Monte Pizzone
  • Foto di Bivio
  • Foto di Le Neviere
  • Foto di Selvapiana
  • Foto di Inizio Rena Bianca
  • Foto di LA Piscina
  • Foto di LA Piscina
  • Foto di LA Piscina
  • Foto di Castello Rupecanina
  • Foto di Castello Rupecanina
Epoca: XI-XII secolo, su preesistente fortificazione sannitica. Conservazione: rimangono resti. Come arrivarci: prendere l’autostrada per Roma e raggiungere la A1/E45 seguendo il cartello per Caianiello, uscire e svoltare a destra per la SS 372 (strada statale Casilina), entrare a Pietra Vairano e seguire S. Angelo d’Alife. Cenni storici. Fino alla fine dell’Impero Romano, e per tutto l’alto Medioevo, del castello di Rupecanina o Sant’Angelo d’Alife non si ha notizia in nessun documento scritto, nonostante i reperti archeologici ritrovati sul territorio testimonino come già dall’epoca antica esso fosse un centro abitato della zona alifana, facente parte del Sannio. Le prime vere fonti storiche del castrum de Rupecanina comparvero in epoca normanna. Riccardo di Rupecanina è il primo conte di cui abbiamo notizia. Discendente della famiglia normanna dei De Quarellis Drengot, era fratello di Rainulfo III, conte di Aversa, Caiazzo e Alife. Dalla giovane Maria, figlia de conte Gregorio, ebbe tre figli: Roberto, conte di Boiano, Andrea, conte di Rupecanina, e Giovanni, conte di Rupecanina e Alife. Nel Catalogus Baronum, redatto per ordine del re normanno Guglielmo II nella seconda metà del XII secolo compare il nome di un certo Malgerio, che viene indicato come il nuovo conte d’Alife «…militum, et de Presentiano feudum jiij…militum et de Patra feudum ij militum, et de Mignano feudum militum», che ottenne la contea dopo la morte del conte Rainulfo, al quale probabilmente fu imparentato, e rimanendone titolare fino al 1155, quando fu scacciato da Andrea, figlio di Riccardo di Rupecanina, fratello del defunto Rainulfo d’Alife. Giovanni di Rupecanina, figlio di Riccardo, è l’ultimo conte normanno di cui abbiamo notizia. Egli detenne il potere dal 1190 al 1197, il suo nome compare in alcuni atti monastici, precisamente sette pergamene compilate fra il 1194 e il 1197 a santa Maria di Monte Drago. Dall’ultimo documento il cognomen toponomasticum Rupecanina compare solo dopo 30 anni, ma senza alcun dubbio in quest’arco di tempo la terra fu dominata direttamente dal governo regio. Durante l’epoca federiciana, nel riassetto catastale della Terra di Lavoro, il ruolo affidato all’Ordine Teutonico nel 1230-31 contempla, secondo gli accordi con papa Gregorio IX del novembre 1229, la custodia di alcuni castelli tra cui compare anche la «Roccam Sancti Angeli de Rupe Canina». Nel 1308 Sant’Angelo di Rupecanina è feudo di Tommaso di Marzano, che alla sua morte (1335) lo lasciò in eredità al primogenito Goffredo Marzano8. Questi ne detennero il potere per tutto il ‘400. Proprio in questi anni si assiste alla discesa della popolazione a valle anche se le istituzioni rimangono ancora per poco sul vecchio borgo, come mostra un’ordinanza vescovile del 1416 della diocesi d’Alife, non da tutti accettata, nella quale è riportato: «Clerus santi Angeli et Rupiscaninae cum eorum presbyteris et parochis sancti Vicoli, sanctae Mariae vallis, sanctae Crucis et sancti Bartholomaei, sub eorum matrici ecclesia sanctae Luciae, juxta ordinem antianitatis conscendent…». Se dunque devono conscendere, risalire insieme per la processione, è chiaro che la popolazione già abitava in basso. La fortezza di Rupecanina dovrebbe essere stata costruita dunque in epoca normanna, molto probabilmente sulla base di un insediamento antico preesistente, probabilmente di epoca longobarda. Il castrum di Rupecanina è circondata da un due cinte murarie: la cinta esterna, che chiameremo “cinta del borgo”, racchiude l’intera fortezza, inglobando non solo il borgo rurale, ma anche un secondo recinto murario all’interno del quale sono inglobati una serie d’edifici signorili, oggi solo in parte visibili. La cinta del borgo segue un andamento quasi ellittico per una lunghezza di circa 800 metri ed è rinforzata da torri poste a circa 100 metri l’una dall’altra. Il materiale utilizzato per la costruzione della cinta è la locale pietra calcarea bianco/grigia legata insieme con una malta color crema, impiegata per tutti gli edifici della fortezza. L’apparecchio murario è realizzato con conci o pietre non sbozzate e disposte in modo irregolare. Secondo l’ing. Martone il villaggio era dotato di almeno di due accessi, dei quali oggi è visibile solo quello a nord-est. Lo spessore delle mura del recinto varia da 80 a 90 cm circa e l’altezza massima è di circa 7 metri, compresi i merli. L’andamento planimetrico della cinta è condizionato dalla decisione di recuperare una cinta muraria sannitica preesistente, i cui resti furono infatti usate per sopraelevare la nuova muratura. Tracce di mura sannitiche sono presenti a partire dal palazzo sito all’angolo nord-est della cinta e sino alla porta orientale del borgo che sembra aver conservato la tipologia a “corridoio obliqua” di una precedente porta sannitica 15. Osservando l’apparecchio murario della cinta del borgo dall’esterno si nota un leggero distacco tra le torri e le pareti del muro, il che fa presupporre che le torrette siano state costruite in un secondo momento, anche se probabilmente sempre in epoca normanna. Tra le torri quella con maggiori dimensioni è l’ unica a forma circolare, sita a nord-ovest, che sovrasta l’ampia strada d’accesso alla vetta del colle. Questa torre presenta una base piana, una breve scarpa e un solaio sorretto da travi di legno16. Seguono le altre torri, per la maggior parte nascoste nella vegetazione. Un secondo recinto murario, che chiameremo “cinta del mastio”, circonda la rocca inglobando tutti gli edifici signorili. Questo recinto murario segue un andamento perimetrale pressoché pentagonale, mentre un muro verticale di controtorre, alto circa 7 metri, senza scarpa e curvilineo agli angoli, corre parallelo alle pareti sud, est ed ovest del mastio. Questa cinta muraria racchiude all’interno gli edifici signorili, oggi in parte alterati, dominati dal poderoso mastio, restaurato dall’ing. Martone negli anni ’60 del secolo scorso. Tra le mura del castello edificio di notevole interesse storico-artistico è la cappella che conserva ancora oggi tracce di affreschi di notevole interesse storico-artistico, ma di difficile datazione. L’attribuzione della data di fondazione della cappella di S. Lucia resta pertanto molto difficile, malgrado lo studio delle malte e i resti rinvenuti durante la ricognizione in superficie. I materiali trovati durante la ricognizione riguardano in maggior parte reperti di ceramica del XIII secolo. Attraverso il raffronto con altre pitture locali gli affreschi della cappella sembrano risalire alla fine del XI-inizio XII secolo, quindi al periodo in cui con molta probabilità venne fondato il castello.

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