Tempo  7 ore 7 minuti

Coordinate 1387

Uploaded 21 giugno 2015

Recorded giugno 2015

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2.202 m
1.601 m
0
3,8
7,6
15,1 km

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vicino Valle Granara, Lazio (Italia)

Dal valico di Serra Sant'Antonio (1608 mslm), attraverso il sentiero Giovanni Paolo II (sentiero CAI 651), che segue una comoda strada forestale, si arriva con un leggero saliscendi a Fonte della Moscosa (1618 mslm). Da qui imboccare l'evidente sentiero CAI 696a che conduce al belvedere di Monte Piano (1770 mslm) in circa 20 minuti superando uno "strappetto" di buona pendenza. Dopo aver ammirato il panorama sulla Valle Roveto (Abruzzo) e i suoi paesi, si prosegue sullo stesso sentiero CAI 696a che da qui in poi supera il dislivello maggiore dirigendosi dapprima sulla linea di massima pendenza (leggera cresta) del Monte Piano (cima nord: 1838 mslm), per poi tagliare obliquamente il versante nord dello stesso Monte Piano fino a guadagnarne la sua cima sud (1992 mslm), segnata da una grande statua di San Giovanni Battista. Dopo l'evidente tornante che porta sulla cresta del Monte Piano, è possibile decidere di imboccare la variante del sentiero che aggira i Càntari e il Gendarme del Viglio, oppure affrontare la serie di cime dei Càntari. La via normale lascia a sinistra il Monte Piano e piega decisamente a destra per arrivare in breve alla più alta delle cime de i Càntari (2103 mslm). Si ridiscende da qui di circa 50 metri attraverso un ripido salto (prestare attenzione alla discesa - interessante una roccia forata che apre una finestra verso la Valle Granara e Filettino), su una sella di cresta (2045 mslm) che collega la cima più alta dei Càntari al Gendarme del Viglio. Si affronta quindi quest'ultimo attraverso un ripido canalino che richiede indispensabilmente l'uso delle mani (i bastoncini da trekking vanno giocoforza chiusi e attaccati allo zaino). Dalla cima del Gendarme (Segnata da un piccolo ometto di pietra, 2113 mslm) si prendono le misure dalla meta successiva, la cima del Viglio, e si ridiscende leggermente per imboccare il sentiero che dal versante sud del Viglio, in circa 20 minuti porta alla sua vetta. Il passaggio del Gendarme può essere evitato se si è scelto di utilizzare il sentiero che dalla cresta del monte Piano segue un percorso più in basso (vedi sopra). La cima del Viglio (2156 mslm) è segnata da una grande croce di colore azzurro qui posta dall'Azione Cattolica di Anagni nel 2003 in collaborazione con il CAI, in sostituzione della precedente del 1973, che mani ignote hanno divelto e scaraventato verso la sottostante Valle Roveto. E' disponibile il libro di vetta, conservato nell'apposito contenitore alla base della croce, avvolto in una busta di plastica e ben asciutto. Alla base della croce, su una piccola targhetta metallica, si legge. "Quanto siamo piccoli di fronte a tutto questo. 13/08/2011 M.F.". Sottoscriviamo. Fatta una meritata sosta nei pressi della Madonnina del Viglio, che protegge i paesi della Valle Roveto, dove si può consumare il pranzo, per la ridiscesa si punta verso il centro della piccola conca verde dove pascolano pacifici cavalli e mucche, per sostare brevemente sul cippo n. 249 che, posto qui nel 1847, segnava il confine tra il Regno delle due Sicilie e lo Stato Pontificio. Da notare il giglio borbonico (lato abruzzese) e le chiavi petrine (lato laziale) e, sulla cima del cilindro, la linea che segnava l'andamento del confine. Si guadagna quindi il sentiero CAI 651 che scende verso la Bocchetta del Viglio e che permette di godere il panorama su Campo Catino e le boscose pendici dei Monti Ernici. Si incontra un primo segnale con frecce. Noi lo superiamo e proseguiamo ancora in discesa fino al secondo segnale. Da qui pieghiamo decisamente a destra seguendo un sentiero del Parco dei Simbruini (segnali di colore rosso e giallo) che segue la costa del pendio e che si ricongiunge dopo una ventina di minuti con il sentiero CAI 696b che scende dal Crestone del Viglio. Si segue quindi il sentiero del crestone che scende ripidamente verso la sottostante faggeta, dove si introduce ben presto. Da qui in poi il percorso è interamente all'interno del bosco. Il percorso però non è battutissimo anche se è molto ben segnalato da numerosi segnavia CAI (bianco-rossi) e Parco (giallo-rossi). La discesa è decisamente faticosa per le caviglie e le ginocchia poiché il dislivello da superare è notevole e il sentiero procede con numerosi ripidissimi zig-zag. Si arriva finalmente ad un segnale che reca quindi (girare a destra), l'indicazione per la Fonte della Moscosa (da qui ancora 1,20 h. seguendo il sentiero 654 che sale da Filettino). Il sentiero prosegue da qui con una serie di saliscendi leggeri seguendo l'andamento del pendio che attraversa dolcemente. Dopo una ventina di minuti si giunge ad un nuovo segnale. Qui prestare attenzione perché il sentiero 654 prosegue in salita verso il Pozzo della Neve e la Fonte della Moscosa (1,00 h. da qui), mentre il 696a scende verso sinistra verso Valle Granara. Qui noi abbiamo percorso per sbaglio parte del 696a perché alcuni del gruppo erano già avanti al seguito di un altro gruppo di escursionisti. Scoperto l'errore siamo dovuti tornare al segnale (perdendo circa 20 minuti) per imboccare il poco evidente 654 verso Fonte della Moscosa. Prestare molta attenzione in questo punto per evitare di commettere il nostro stesso errore. Il sentiero comincia a salire di nuovo per superare una serie di costoni e fossi di scolo delle acque. Nell'ultimo fosso di scolo delle acque s incontra ancora (21 giugno), parecchia neve, ma qui ci troviamo poco più in alto del Pozzo della Neve che non raggiungiamo perché si sta facendo troppo tardi. Si prosegue ancora in direzione di Fonte della Moscosa fino ad un successivo cartello indicativo (ancora 10 minuti alla Fonte). Giunti alla Fonte della Moscosa e alla sua area attrezzata si imbocca di nuovo il sentiero Giovanni Paolo II e si torna al punto di partenza di Serra Sant'Antonio, dove abbiamo parcheggiato le macchine. Il giro ad anello è un po' lungo e faticoso. La segnaletica verticale è un po' carente e in alcuni punti (subito dopo la conca del Viglio e i cippi di confine borbonici), sarebbe necessaria per non costringere l'escursionista in continui esercizi di orientamento. Inoltre sarebbe opportuno che i segnavia CAI rechino ogni tanto il numero del sentiero che stanno indicando. L'escursione è nel complesso molto bella con una varietà di paesaggi straordinaria. Superbi sono i panorami sulla Val Granara e sulla Valle Roveto. Dalla cima de Viglio, grazie ad un tempo magnanimo e a un'atmosfera abbastanza tersa, abbiamo potuto distinguere a nord il Velino, la Magnola, il Sirente, la gola di Celano e Ovindoli (il Gran Sasso faceva capolino ogni tanto dalle nuvole che ce lo hanno coperto per tutto il tempo), Avezzano e la conca del Fucino, la Maiella (con Monte Amaro coperto dalle nuvole), i monti della Marsica, col Marsicano completamente visibile e scoperto, il Petroso e la Meta. Poi, oltre la valle Roveto, a sud, gli Ernici con il Pizzo Deta e il Monte del Passeggio, le ultime propaggini dei Càntari con il Crepacuore. Continuando la vista a 360° si incontrano quindi i Monti Lepini, il mare Tirreno attraverso una larga finestra tra questi monti e i Colli Albani, i monti Prenestini, con la inconfondibile mole del Guadagnolo, i Ruffi e il resto dei Simbruini con il Cotento, il Tarino e l'Autore, vicino al quale, in lontananza, l'occhio esperto riesce a distinguere bene il profilo del vulcano Cimino e del suo monte più alto (in provincia di Viterbo!). SI prosegue poi con i monti Reatini con la serie Terminilletto, Terminillo, Elefante, i Porcini e Cambio molto ben visibile e tornare al Velino, nostro punto di partenza in questo periplo panoramico. Peccato che le nuvole dietro al Velino ci hanno impedito la vista del Gran Sasso e dei più lontani Monti della Laga, ma non si può avere tutto dalla vita! Il panorama è stato comunque fantastico e ripaga ampiamente l'escursionista della fatica per l'ascesa alla cima del Viglio. Escursione da consigliare caldamente. Si consiglia di studiarla bene prima di affrontarla.
E' il punto di partenza e di arrivo dell'escursione. Utile una lettura del tabellone dei sentieri.
Bivio a fonte della Moscosa
Con incrocio e segnaletica verticale
Cima più alta de I Càntari (2103 mslm)
Il Gendarme
Monte Viglio (2156 mslm)
Madonna del Viglio
Cippo di confine n. 249
Cippo di confine n. 248
Bivio per Valle Granara (sentiero 696a)
Bivio per Fonte della Moscosa (654 - 1,20 h)
Masso erratico all'interno del bosco. Si incontra poco prima del bivio per Fonte della Moscosa.
Per Fonte della Moscosa (654 - 1,00 h)
Fonte della Moscosa (654 - 0,20 h)
Bivio
Fonte della Moscosa (area attrezzata)

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