Tempo  7 ore 50 minuti

Coordinate 100

Caricato 23 giugno 2019

Recorded giugno 2019

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1.915 m
1.060 m
0
1,2
2,4
4,71 km

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vicino Vinca, Toscana (Italia)

A distanza di un anno sono voluto ritornare sulla vetta più elevata delle Alpi Apuane, il Monte Pisanino (1947 metri), salendolo ancora dalla bella cresta della Bagola Bianca ma optando per la discesa alternativa dal Rio Sambuco.
Si parte dal Rifugio Serenaia e si attraversa il letto del fiume sempre asciutto (Rio Sambuco) che si trova dietro esso e si prende il sentiero non segnato ma abbastanza visibile.
Dal rifugio il sentiero è meglio visibile e se chiedete ai gestori sapranno dirvi come si sviluppa il percorso.
La salita che ci porta sul filo di cresta è piuttosto ripida e per un bel po’ si svolge fra erba alta e una notevole varietà di fiori che all’ aumentare dell’altitudine si abbassa sempre più lasciando emergere le parti rocciose.
Raggiunta la cresta e superato un grande dosso l’esposizione sul lato garfagnino comincia a farsi sentire ma senza grandi difficoltà si segue il filo di cresta con alcune parti da fare in facile arrampicata. Raggiunta la sommità della Bagola Bianca (riconoscibile per il suo versante ovest costituito da interamente da calcare chiaro) la vista della sommità del Pisanino colpisce tanto è bello ed imponente il suo profilo.
Si percorre il filo di cresta con attenzione essendo esposto su entrambi i lati ma comunque facile fino ad arrivare ad un risalto roccioso che va aggirato.
L’anno scorso con un mio amico si decise di andare a sinistra fuori sentiero traversando per poi risalire il ripido pendio erboso ma questa volta siamo andati a destra dove si vede bene un sentiero che sale a zig zag fino alla vetta del Pisanino, sentiero facile ma su pendio molto ripido.
Una volta ammirato il panorama siamo scesi dalla vetta per la via normale e poi, con attenzione, dal Canale delle Rose. A questo punto, poco dopo aver finito il canale anzichè proseguire per la Foce di Cardeto per variare dall’altra volta ho deciso di scendere da una via alternativa che scorcia da un punto di vista chilometrico il giro ma che è decisamente più impegnativa, il Rio Sambuco.
Questa è una discesa che specialmente nella sua prima parte va fatta con attenzione perchè siamo sul ripido.
L’unico modo per scendere è puntare a sinistra e aggirare tutta la base del grande torrione; non è possibile scendere in sicurezza andando avanti o a destra perché circa 100 metri più avanti a quello che sembra un innocuo pendio erboso (visto dalla via normale) c’ è un notevole salto roccioso di varie decine di metri.
Il torrione va aggirato con attenzione passando prima da una placca inclinata abbastanza ripida e poi su paleo cercando di non scivolare perché se si cade in questo punto non ci si ferma e qui il salto roccioso è molto più vicino.
Una volta aggirato il torrione il pendio entra direttamente nel canale del Rio Sambuco anche se abbastanza ripidamente ma senza particolari pericoli.
A questo punto è consigliabile indossare un casco per eventuali cadute di sassi dall’alto e perché specialmente la prima parte del canale è ripida e si svolge su terreno instabile costituito da sassi per cui cadere è facile (non c’è esposizione).
Man mano che si scende la pendenza diminuisce leggermente ma il terreno crea difficoltà nella progressione tanto è instabile per cui consiglio di passare dalle parti erbose per limitare la difficoltà anche se non vengono eliminate del tutto.
Arrivati alla fine della pietraia si punta a sinistra verso il bosco e qui si trovano degli ometti in pietra.
Si entra nel bosco finalmente all’ombra e si segue gli ometti su un sentiero sempre abbastanza visibile per poi ricongiungersi al CAI 178 che in breve ci riporta al punto di partenza.
Escursione che è a metà strada fra l'escursionismo e l'alpinismo per cui classificabile come escursionismo impegnativo oppure come facile alpinismo.

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