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vicino a Cesovo, Lombardia (Italia)

Questo è un percorso particolare che consente di raggiungere il Monte Guglielmo utilizzando sentieri poco conosciuti e frequentati. Sono quelli che appartengono alla tradizione della mia Valle Trompia che non è solo industria del ferro e delle armi ma anche agricoltura, allevamento del bestiame e caccia.

Vale la pena di partire dalla piccola frazione di Cesovo (o volendo anche da Brozzo) per immergersi immediatamente nella natura e per godere di ogni metro trascorso nel bosco, circolanti da una vegetazione che pian piano assume i colori dell'inverno. Si potrebbe abbreviare il percorso raggiungendo Caregno ma si perderebbe gran parte del valore stesso di questa escursione. Lasciata l'auto nel piccolo parcheggio antistante la Chiesa si percorre a ritroso la via principale fino ad individuare, in prossimità di una Madonnina, una strada secondaria che sale a destra. Qui è presente anche un cartello che indica la direzione da seguire per raggiungere l’altopiano di Caregno passando per la “scaletta”.

Si segue la bella e comoda mulattiera che alterna brevi tratti in salita e pianeggianti per circa un chilometro per proseguire poi lungo il sentiero, con bollatura bianco-verde, che si inerpica nel bosco. Il percorso diviene più impegnativo dal punto di vista della pendenza consentendo di guadagnare rapidamente quota. Si attraversano un paio di postazioni fisse di caccia per cui è bene prestare la dovuta attenzione ma in questo periodo il problema non si pone: siamo in periodo Covid, in piena “zona rossa” per cui questa attività è sospesa. Si raggiunge la “scaletta”, uno stretto passaggio a ridosso di un enorme masso che si supera con l’aiuto di una corda metallica (attenzione con terreno umido) superata la quale si affronta un ultimo tratto pianeggiante che conduce sulla strada principale che sale da Inzino a Caregno.

La si percorre quindi per qualche centinaia di metri fino a raggiungere il ristorante “La Fabbrica”. Da qui si potrebbe salire in Guglielmo con i sentieri CAI, sia per il Passo del Sabbione che per il Lividino, ma oggi l’idea dell’amico Mike è di fare un salto nel passato e io non posso far altro che assecondarlo, incuriosito e ansioso di scoprire nuovi sentieri. Proseguiamo quindi lungo la carrareccia cementata fino a superare il Torrente Nistola (è presente una fontana in ghisa sulla desta) e poi imbocchiamo la ripida deviazione che sale a sinistra. Non vi sono molte indicazioni, si tratta di un percorso non segnato, se non conoscete bene la zona affidatevi alla traccia del GPS per non sbagliare. Si sale fino a quando la mulattiera svanisce in prossimità di un abitazione e si prosegue alle sue spalle superando la staccionata a sinistra.

Qui è subito possibile individuare un bel sentiero che risale il dosso erboso, sulla mappa riportato come “Dosso di Zumio”, superato il quale si raggiunge la Strada della Nistola. E’ un tratto piuttosto faticoso perché, come accade spesso con i sentieri “non CAI”, il percorso è quello più breve ed intuitivo: diciamo che la funzione era quella di condurre ai capanni di caccia, senza badare troppo ad alleggerire la pendenza. Attraversata la strada proseguiamo sul versante del Monte Stalletti tenendo come riferimento il grosso pannello riflettente presente sulla sua sommità. Anche qui il sentiero non è “bollato” ma si può individuare facilmente grazie alla presenza di qualche roccia e di una marcata traccia nell’erba. Dopo un primo tratto in marcata salita, in direzione del pannello, la traccia devia verso sinistra divenendo quasi pianeggiante e conducendo verso alcuni grossi massi.

Questo passaggio è detto “La Portola” ed è stato ricavato dagli allevatori locali per consentire il passaggio del bestiame. Superato il passaggio si prosegue a destra fino a raggiungere la vetta del Monte Stalletti. Da qui è ben visibile il monumento al Redentore e per raggiungerlo basta navigare a vista. Si segue la debole traccia che conduce prima alla Malga delle Signore e poi alla Malga Stalletti Alti dove ci si congiunge al sentiero CAI che sale da Pezzoro. Seguendo la bollatura bianco-rossa si raggiunge quindi la vetta del Monte Guglielmo. Oggi la giornata è particolarmente favorevole dal punto di vista del meteo ed è possibile osservare il Lago d’Iseo senza foschia.

Anche per la discesa decidiamo di optare per un percorso alternativo: raggiungiamo il Passo del Sabbione attraverso la Nistola e poi viriamo verso il Lividino scendendo però direttamente sulla strada con un ripido sentierino che attacca poco dopo il Monte Bifo. Anche qui le indicazioni sono assenti e visto che il sentiero è ripido e poco frequentato bisogna prestare molta attenzione. Una volta raggiunta la strada cementata decidiamo di percorrere il sentiero che taglia il orizzontalmente il versante transitando dalla “Voliera”, una gabbia metallica per volatili ben evidente sulla sommità di un dosso. Ci troviamo quindi sul sentiero CAI che sale dal sabbione e possiamo scendere a Caregno con il sentiero bollato, percorrendo alcuni tornanti, o con il tortuoso “vecchio” percorso che però risulta ufficialmente chiuso per lavori di ripristino (anche qui è necessario prestare molta attenzione).

Dall’altopiano di Caregno attraversiamo il piazzale del ristorante e ci immettiamo sulla mulattiera che scende verso Cesovo decidendo però di allungare il percorso per portarci a casa un ultima perla paesaggistica: le Cascate di Cesovo. Anche qui individuare il sentiero non è semplicissimo ma la guida locale Mike conosce bene la zona e raggiungiamo questo luogo meraviglioso nel giro senza intoppi. Scattata qualche fotografia all’imponente parete rocciosa proseguiamo lungo il sentiero che taglia orizzontalmente il bosco fino a ricongiungerci con la mulattiera percorsa all’inizio dell’escursione che consente di rientrare comodamente al centro abitato concludendo questa magnifica escursione. Un modo diverso di visitare il Monte Guglielmo, consigliassimo a chi desiderasse percorrere nuovi sentieri in silenzio e solitudine.

Commenti

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