Tempo  12 ore 24 minuti

Coordinate 1084

Caricato 21 marzo 2019

Recorded marzo 2019

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1.760 m
1.256 m
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2,5
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9,8 km

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vicino Segreta, Sicilia (Italia)

Da Monte Concilio a Monte Nero.
Da Monte Gemellaro tutta in salita fino a Monte Nero.
Intersezione

Bivio

Intersezione

Bivio a destra

parcheggio

Parcheggio Cancello Forestale

Picnic

Area pic-nic Monte Grosso

Monte Grosso - altezza 1383 m s.l.m. – versante S) - Si trova in territorio di Nicolosi poco a sud di Monte Gemmellaro. L’origine del nome di questo antico cono vulcanico è facile dato che è il più grande dei crateri avventizi che lo circondano. Nei suoi pressi è stato costruito un rifugio del Corpo Forestale dello Stato molto attrezzato. E’ verosimile che, come Mompilieri, sia stato coperto alla base da numerose colate laviche anche storiche come quella del 1886 scaturita da Monte Gemmellaro che si trova poco più a monte e che quindi doveva essere per l’appunto “grosso” rispetto agli altri coni vulcanici dell’area di Nicolosi. Di G. Tringali
albero

Dagala Monte Nero

picco

Monte Nero

(monte Nero del Bosco - altezza 1880 m s.l.m. – versante S – Eruzione del 1537) – Si trova immediatamente più a valle del Monte Silvestri inferiore, vicino al Rifugio Sapienza sulla frattura che nel 1892 ha dato luogo alla formazione dei Monti Silvestri dai quali si distingue nettamente per il suo colore nero. Se non vi fosse stata questa caratteristica cromatica sarebbe sembrato il cratere più a valle della frattura del 1892 ben visibile dal piazzale del Rifugio Sapienza. Giuseppe Recupero nel suo libro “Storia Naturale e Generale dell’Etna” pubblicato nel 1815 lo descrive a proposito dell’eruzione del 1763: “proseguiva nel giorno 21 a pullulare il fumo nero che scaricava gran quantità di arena nel bosco: e nella balza sottoposta al nuovo vulcano comparve una gran fenditura , che tirava da tramontana a mezzogiorno per più centinaia di passi, fin sopra Monte Nero”. Ovviamente a quel tempo non si erano ancora formati i Crateri Silvestri generati dall’eruzione del 1892, quindi 129 anni dopo. Pertanto l’area sgombra da questi coni vulcanici consentiva di seguire bene la frattura. Si tratta di un’importante via di risalita magmatica facente parte del cosiddetto “rift Sud” la quale nel corso dei secoli ha dato luogo a violente eruzioni (1763, 1766, 1886 1892, 2001). Primariamente questo cono vulcanico è stato chiamato “Montenegro” ed il Carrera lo cita nella sua opera “il Mongibello descritto in tre libri”: “L’11 maggio 1537, a seguito di nuovi brontolii simili a tuoni, altre bocche apparvero a monte di quelle dell’anno precedente (frattura vicino Monte San Leo apertasi il 23 marzo 1536) (Grotte di Paternò e Montenegro, attuale Monte Nero del Bosco). La colata di questa eruzione arrivò Mompilieri successivamente coperto completamente dalla lava del 1669. Di G. Tringali
rifugio non gestito

Rifugio Monte Gemellaro

Monte Gemmellaro - eruzione del 1886 – altezza 1529 – versante S) – L’eruzione che formò questo cono effusivo ed esplosivo è passata alla storia come l’eruzione del velo di S. Agata portato in processione davanti al fronte lavico per impetrare la grazia di fermare la lava che minacciava da vicino il paese di Nicolosi. Testimonianza di questo importante evento storico la danno i famosi “altarelli” di Nicolosi eretti dai nicolositi in ricordo della grazia ricevuta. Infatti il fronte lavico era arrivato quasi a ridosso delle case come ancora si può osservare dietro la grande edicola votiva. Su Wikipedia viene riportato testualmente: “Carlo Gemmellaro (Catania, 14 novembre 1787 – Catania, 22 ottobre 1866) è stato un naturalista e geologo italiano. Si distinse presto negli studi e conseguì la Laurea in medicina e chirurgia nel 1808, presso l'Università degli Studi di Catania. Per sette anni fu al seguito dell'Armata britannica impegnata contro Napoleone. Viaggiando da un capo all'altro d'Europa, poté studiare, collezionare e catalogare rocce, minerali, fossili e ogni altro possibile oggetto di studio. Tornato a Catania pubblicò, attraverso l'Accademia Gioenia di Scienze Naturali, istituita nel 1824, i risultati delle sue ricerche, dando impulso alla Geologia, a quel tempo in Sicilia quasi sconosciuta, creando a Catania una scuola geologica di fama europea. Nominato professore di Storia Naturale all'Università di Catania, con una serie di lavori, redasse uno studio della stratigrafia della Sicilia, della fauna del golfo di Catania, e dell'origine geologica di molti terreni siciliani. Elaborò una delle prime carte geologiche della Sicilia. Nel 1832, presso l'Università di Catania, istituì l'Osservatorio Meteorologico, dotandolo di strumenti, come un pluviometro di sua invenzione. Dotò l'Ateneo catanese del Gabinetto di Storia Naturale. Fu Rettore dal 1847 e membro dell'Accademia Gioenia di Catania, dell'Accademia dei Lincei di Roma, del Reale Collegio dei chirurghi di Londra, dell'Accademia Sankenbergiana di Francoforte sul Meno, dell'Istituto Colombiano di Washington e della Società Geologica di Francia. Nei suoi settantanove anni di vita Carlo Gemmellaro viaggiò moltissimo e scrisse propugnando la necessità di realizzare il Porto di Catania, indispensabile alla città per il suo sviluppo commerciale; Scrisse anche sullo sviluppo dell'agricoltura in Sicilia e sul Risorgimento siciliano. Come geologo e vulcanologo studiò l'Etna; I suoi studi sono riassunti nella monografia "Vulcanologia dell'Etna 1859-1860". Quando emerse il vulcano dell'Isola Ferdinandea, si affrettò a studiarlo e ne disegnò anche delle tavole prospettiche. Si spense a Catania il 21 ottobre 1866”. Il 19 maggio 1886 da quota 1500 a quota 1300 m s.l.m. si aprì una frattura eruttiva che diede origine ad un’importante eruzione che minacciò l’abitato di Nicolosi. Durante i 19 giorni di eruzione, conclusasi il 7 giugno, furono emessi 51 milioni di metri cubi di lava con una media di 31 metri cubi al secondo e 10 di proiezioni che diedero origine al cono che fu intitolato all’illustre geologo Carlo Gemmellaro deceduto nello stesso anno (immagine tratta dal sito “Cataniacultura”).Di G. Tringali

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