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Coordinate 595

Caricato 17 novembre 2019

Registrato novembre 2019

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6,67 km

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vicino a Cinto Euganeo, Veneto (Italia)

Il sentiero inizia a 100 metri dal piazzale del Museo Geopaleontologico di Cava Bomba, sulla sinistra della strada in direzione del centro di Cinto Euganeo.
Cava di Bomba è un ex-fornace utilizzata nell'800 per l'estrazione e la produzione della calce, che testimonia la fiorente attività produttiva tipica del territorio dei Colli Euganei del passato e segna inoltre, il punto di partenza del sentiero del Monte Cinto. Mediante dei percorsi guidati, avrete la possibilità di conoscere tutte le varie fasi del processo produttivo delle tre fornaci di Cava Bomba e gli strumenti utilizzati per la lavorazione dei materiali lapidei.

Nel 1974, nella cava vicina alla fornace vennero scoperti dei pesci fossili risalenti al Cretaceo Superiore e, grazie ad un meticoloso restauro, oggi è divenuta la sede del museo geopaleontologico. Il museo possiede tre aree espositive: la sezione geologica dedicata ai cambiamenti avvenuti nei Colli Euganei nelle varie ere geologiche, la sezione della mineralogia che raccoglie fossili, gemme e rocce (oltre 4000 pezzi) provenienti da tutto il mondo e la sezione della prestigiosa collezione “Da Rio”. Quest'ultima è composta da rocce minerali e fossili raccolti tra la fine del Settecento e la prima metà dell'Ottocento dal conte Niccolò Da Rio, importante letterato e naturalista padovano.
Segnaliamo inoltre splendide collezioni private come la collezione Delmo e la collezione Girardi.

Il museo geopaleontologico offre numerosi percorsi dedicati alle scuole in base al grado d'istruzione (Infanzia, Scuola Primaria e Secondaria).
- I cavatori dei colli Euganei
- La geologia
- Le forme dei Colli
- Cartografia
- Sauro il dinosauro
- Come si formano i fossili
- Giornata da paleontologo
- Il mondo dei minerali
È presente anche un parco geologico esterno con estratti di roccia e riproduzioni di animali preistorici a grandezza naturale come l'alliosauro, l'apatosauro e l'androsauro.

Il sentiero risale il versante sud calcareo del Monte Cinto. Superata una casetta in pietra, si costeggia un vigneto adagiato su terrazzamenti e contornato da ulivi, per poi attraversare in salita un boschetto di robinia e proseguire tenendo la pista forestale che attraversa un querceto termofilo ricco di roverella, orniello, erica arborea, cisto, pungitopo e asparago selvatico. Superata una breve curva in salita, dotata di steccato in legno, si raggiunge un pianoro (pianoro delle masegne) dove confluisce la vecchia strada sterrata un tempo utilizzata dai cavatori di riolite; qui si trovano alcune masegne, blocchi vulcanici lasciati a svolgere il ruolo di panchine. Dal pianoro si tiene la sinistra e si prosegue lungo la carrareccia nel castagneto; dopo un paio di dolci tornanti, il panorama si apre sulle colline centro meridionali, dal Venda al vicino Gemola con Villa Beatrice d'Este, fino ai più lontani M. Rua e i colli di Monselice e Baone.
Qui troviamo la cava di riolite, un piccolo anfiteatro molto suggestivo. Il Monte Cinto, alto 281 metri circa, è costituito nella parte bassa da rocce sedimentarie, formate sul fondo dell'antico mare prima dei fenomeni vulcanici, e da mezza costa fino alla sommità da Riolite, roccia vulcanica del secondo ciclo. In questa spettacolare cava è visibile il fenomeno della cosiddetta "fessurazione colonnare", cioè la suddivisione della massa rocciosa in prismi alti 40–50 metri, causata dal meccanismo di raffreddamento progressivo della lava immediatamente dopo la sua fuoriuscita. La massa calda, a contatto con l'ambiente freddo si raffredda velocemente a partire dall'esterno verso l'interno e può, come è evidente in questo caso, rompersi in prismi molto regolari.

Una curiosità è data dalle colonne ripiegate ad uncino nell'angolo in alto a sinistra della parete di cava, modifica della posizione originaria dovuta al ripiegamento della lava in fase di raffreddamento e al suo assestamento in posizione di equilibrio gravitativo.
La cava, tra le più antiche della zona, fu utilizzata fin dall'Ottocento per l'estrazione della pietra vulcanica (riolite e trachite), comunemente detta "masegna", impiegata nell'edilizia, nell'architettura, nella pavimentazione di vie e piazze (es. piazza S. Marco a Venezia) e nella costruzione di arginature di fiumi e canali. Il lavoro di cava era molto duro e si suddivideva in tre fasi di lavorazione effettuate dai cavatori, dai tagliatori e dagli scalpellini..
Usciti dalla cava, il percorso sull’immediata sinistra conduce, con breve salita, alla cima del Cinto, occupata dalle rovine del castello medievale.
Il castello, di forma ovale e di piccole dimensioni era completato da una cinta muraria e, nella parte meridionale, da un contrafforte. Inserito, probabilmente, in un sistema di fortificazioni e collegato ad un secondo castello costruito dove oggi sorge la chiesa di Cinto Euganeo, ebbe un’importante funzione strategica di controllo sugli accessi dalla pianura all’area occidentale dei Colli. Già esistente nell’anno 1000, come testimonia un documento scritto dallo storico padovano Gloria, il castello tra il XII e il XIII sec. fu di proprietà della famiglia De Lendinara. Occupato da Ezzelino da Romano, nel 1275 passò sotto il controllo del Comune di Padova e venne presidiato da una piccola guarnigione di 7 soldati, mantenuti dagli abitanti dei paesi sottostanti di Cinto, Cornoleda, Valle San Giorgio e Rusta. Nel XIV sec. i Carraresi presero possesso delle fortificazioni di Cinto, Lozzo e Valbona per scongiurare gli attacchi da parte degli Scaligeri su tutta la fascia sud occidentale dei Colli. Sotto la dominazione della Repubblica Veneziana, tra il XV e XVI sec., il castello perse la sua funzione strategica e, a causa della sua posizione isolata ed impervia, venne abbandonato.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, i soldati tedeschi costruirono nell’area alcune trincee, visibili in parte appena sotto la cima, ed utilizzarono le murature come postazione antiaerea. Un aspetto curioso è dato dalla presenza, al centro dell’ovale di cinta, di un antico mortaio in pietra, perfettamente conservato e forse utilizzato all’epoca del brigantaggio per la produzione della polvere da sparo.
Si ritorna indietro sino al pianoro delle masegne e si prosegue a sinistra per raggiungere il Buso dei Briganti. Arrivati ad un'area di sosta e al punto segnalato da pannelli e segnaletica Cai, si devia a sinistra fino a raggiungere la roccia viva. Prima si sale un po' godendosi il panorama, poi si scende sino ad oltrepassare un foro nella roccia ed ammirare il monte Lozzo e la pianura circostante. questo luogo è intriso di storia e leggenda, a questo indirizzo web https://www.euganeamente.it/busa-dei-briganti/
trovate l'interessante storia del fenomeno del brigantaggio che si era sviluppato in quest'area.
Rientrati presso l'area di sosta, si prosegue lungo il sentiero che scende costeggiando prima il prato poi il bosco del versante nord, prestando attenzione, presso alcune coltivazioni e un allevamento di api, ad una deviazione segnalata per aggirare zone non accessibili.

Ricongiuntisi al percorso principale, procedendo a saliscendi nel castagneto ceduo del versante ovest, si incontrano in alcuni punti dei blocchi in cemento collocati per impedire l'accesso ai mezzi motorizzati, dopo i quali la direzione da tenere è sempre la sinistra.
Si continua a tenere la sinistra sino ad incontrare un altro punto sbarrato con dei grossi blocchi di cemento e continuando ancora sinistra in salita e in mezzo alla vegetazione per poi giungere ad un bivio incontrato nel percorso di andata. A questo punto si ripercorre a ritroso in discesa la strada precedentemente seguita in salita sino a giungere prima alla casa in pietra e poi alla cava in disuso e in seguito alla fornace di Cava Bomba, per poi ritornare al parcheggio del museo Geopaleontologico di Cava Bomba.
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Pannello Parco Colli Euganei 1

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Tabella Segnaletica sentiero 11. 1

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Pannello Parco 2

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Pannello Parco 3

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Tabella Segnaletica 11. 2

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Bivio da segnare

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Pannello n. 4 Parco Colli Euganei sentiero n. 11 Monte Cinto

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Tabella Segnaletica n.3 su sentiero n.11

Pianoro delle masegne
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Pannello n. 5 su sentiero n. 11 monte Cinto

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Pannello n. 6 su sentiero del monte Cinto n. 11

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Tabella Segnaletica n. 4 su sentiero del monte Cinto

Cima Monte Cinto m. 282
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Tabella Segnaletica n. 5 su sentiero del Monte Cinto

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Pannello n. 7 sentiero Monte Cinto n. 11

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Tabella Segnaletica n. 6 su sentiero n.11 del monte Cinto

Tabella Segnaletica n. 6 su sentiero n.11 del monte Cinto
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Tabella Segnaletica 11. 7

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Tabella Segnaletica vecchia1

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Tabella Segnaletica vecchia n.2

Tabella Segnaletica vecchia
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Tabella Segnaletica vecchia n.3

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