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vicino Ponte Nuovo, Toscana (Italia)

Tratto da PAPERS XXV Valcamonica Symposium 2013
Testimonianze di graffiti rupestri tra emergenze storico archeologiche lungo un'antica via transappenninica, dalla Val di Bure a Treppio ( Toscana Centro - Settentrionale )
Pagine 407 - 409 - 410 - 411 - 412

Giancarlo Sani (Terre Alte - Comitato Scientifico del Club Alpino Italiano, Italy)
Gianluca Cinquilli (Indipendents researchs, Italy)
Mirko Urso (Indipendents researchs, Italy)

1. Premessa e brevi cenni storico - geografici

L’area geografica in corso di studio si trova lungo la dorsale appenninica settentrionale che ha costituito fin dall’epoca preromana un’importante direttrice viaria tra il settentrione Padano e l’Italia centrale. Al centro del tratto Pistoia – Treppio sono ancora visibili i ruderi dell’Abbazia di S. Salvatore a Fontana Taona (documentata dal 1004) posta a circa 1100 metri di quota, a poca distanza dal crinale spartiacque che separa le valli delle tre Limentre da quelle meridionali della Bure e dell’Agna, L’importanza della fondazione del monastero in un luogo così isolato va ricercato nella possibilità di controllo della viabilità e fornire adeguata assistenza ai pellegrini e viandanti. In direzione Nord, una minuziosa ricerca sul territorio, compiuta dalla metà degli anni ‘90 del secolo scorso, ha portato alla scoperta di quattro siti di arte rupestre, prossimi tra loro e con migliaia di segni incisi. Le raffigurazioni di numerose croci di varia tipologia, i segni a “phi”, a reticolo, le figure alberiformi, i dischi solari e le coppelle testimoniano un’attività incisoria perdurata per molti secoli. Il Sasso alla Pasqua, il masso di Catirio e la grotta denominata Buca del Diavolo si trovano ai margini dell’antica via, mentre il Masso del Consiglio è posto in prossimità del fondovalle del torrente Limentra Orientale (quota 700 metri s.l.m.). Le nostre ricerche, effettuate dal 2011, si sono concentrate nel tratto che risalendo la Val di Bure conduce sul crinale in direzione di Badia a Taona. Oltre alla scoperta di un tratto di strada di epoca medievale, di croci di tipologia templare (croce delle Otto Beatitudini) incise su pietra e di un sito rupestre in località Pozzo del Bagno, è stata identificata una roccia fittamente incisa con simboli religiosi come la Triplice Cinta e il Centro Sacro e otto figure antropomorfe, strettamente associate ai segni sacri, di tipologia che non trova confronti con altre figure nella nostra penisola.

2. Descrizione dei siti rupestri nell’Alta Valle delle Limentre

4. Campagne esplorative anni 2011/13 nel tratto Pistoia - Badia a Taona

Le nostre ricerche effettuate dal 2011 si sono concentrate nel tratto che risalendo la Val di Bure conduce sul crinale in direzione dell’Abbazia di S. Salvatore a Fontana Taona posta nei pressi dell’importante valico appenninico. Tre sono le principali aree (Poggio Castellare – Pozzo del Bagno – crinale per Acquifredola) indagate che hanno messo in luce testimonianze rupestri ed evidenze archeologiche di notevole interesse.

4.1 La Val di Bure e il Castello di Pecunia

L’itinerario che dalla pianura Pistoiese si dirigeva verso l’Emilia, risaliva il contrafforte montuoso posto a est della Bure di Santomoro e in breve arrivava alla pieve di S. Quirico (q. 283 slm) per salire verso la cima di Poggio Castellare (q.550 slm) dove si trovano i ruderi del Castello di Pecunia. L’esplorazione del poggio, la cui parte sommitale fu di certo spianata artificialmente, ha portato alla luce le poche strutture murarie ancora in loco, soprattutto la tipologia delle ceramiche e dei laterizi trovati durante le ricerche di superficie, ciò ha permesso di appurare la sovrapposizione di un castello altomedievale sui resti di un abitato preromano databile all’età ellenistica. E’ proprio a valle della sommità del poggio, dove secondo noi passava l’antica via, che abbiamo fatto le prime due importanti scoperte: Il masso degli Antropomorfi e un breve tratto della strada altomedievale, eccezionalmente conservata. Questo conferma la nostra ipotesi.

4.2 Il masso degli Antropomorfi

Durante una ricerca effettuata nell’estate di due anni fa, allo scopo di verificare nuove testimonianze dell’estensione del sito archeologico ospitante il Castello di Pecunia e dell’omonimo villaggio, è stata individuata (q. 433 slm), sul lato sinistro della spianata prima del culmine di Poggio Castellare, una roccia semi interrata che lasciava scoperto solo pochi centimetri della piatta superficie. La completa pulizia del masso ha permesso l’individuazione di alcuni segni a carattere geometrico e delle figure antropomorfe d’insolita tipologia che rappresentano un unicum per la nostra regione e hanno poche affinità con altri graffiti nell’intera penisola italiana.

4.3 Repertorio e tipologia dei segni

Sull’intera superficie della roccia (cm. 190 x 130) sono stati rilevati in totale 90 segni incisi, così suddivisi:
● 7 figure geometriche che rappresentano delle Tria/Centro Sacro
● 3 figure geometriche che rappresentano un Filetto/Triplice Cinta.
● 8 figure Antropomorfe
● 6 Coppelle con dimensioni medie di cm 1,5 x 0,6 di profondità tutte incise nel settore Dx della roccia (zona delle Triplici e dei Centri)
● 65 Colpi sparsi effettuati con strumento metallico, anch’essi tutti nella zona delle Triplici e dei Centri.
● 1 foro dimensione cm. 7 x 6, profondo cm. 7, probabilmente realizzato in epoca moderna allo scopo di sorreggere un palo, una croce.

4.4 Triplice Cinta e Centro Sacro

L’analisi dei graffiti non può che iniziare dal Filetto e dalla Tria (o tris), figure ricorrenti fra le incisioni rupestri, spesso classificate come giochi usati dai pastori per ammazzare il tempo durante i momenti di ozio e riposo, che hanno origini antichissime. Riguardo al Filetto s’ipotizza un’origine orientale, forse inventato in Cina nel I secolo a.C. e importato in Europa nel periodo alto medievale, assieme agli scacchi, mentre la Tria è uno schema molto antico e la presenza in Europa è datata al primo millennio a.C. Il Filetto e la Tria sono solo giochi? Per alcuni studiosi non vi è dubbio alcuno che sono dei simboli religiosi, sacri. Il Filetto è chiamato la Triplice Cinta e la Tria prende il nome di Centro Sacro. L’Angolo di Hermes nella sua pagina sui simbolismi sottolinea che “Triplice è la cerchia druidica delle mura dei Celti, e nella Bibbia troviamo menzionati i tre cortili cinti da pietre del Tempio di Salomone (I Re, 7,12), ma anche la Gerusalemme Celeste con dodici porte (Apocalisse, 21) mostra il solito schema. Nel medioevo si trova in varie versioni nelle cattedrali gotiche (come Amiens e Somme) e fu adottata dai Templari che la usavano per contrassegnare dei luoghi di particolare sacralità tellurica. Si ritrova spesso incisa sia in orizzontale, sia in verticale, sui muretti e sulle soglie dei gradini delle chiese medievali fino al XII-XIV secolo.” Scrive lo studioso italiano Aldo Tavolaro “la presenza di una Triplice Cinta indica che si trova in un luogo che rappresenta l’omphalos della zona, ossia il centro di energie fisiche (correnti telluriche, magnetiche e cosmiche) che possono venire esaltate da un raggruppamento di persone legate da alta spiritualità. Di contro il luogo contrassegnato da quel simbolo è l’ombelico, il punto centrale di un territorio in cui esistono le premesse fisiche perché possano moltiplicarsi le energie psichiche emesse, per esempio, da uomini in preghiera”. A dimostrazione dell’adozione templare dei due simboli segnaliamo i graffiti ritrovati nella torre della prigione - castello di Chinon in Francia dove illustri cavalieri templari erano in attesa di giudizio. La Triplice cinta più visibile è situata al centro della roccia, misura cm 22 x 21 ed è stata graffita con punta metallica, così come le altre due che sono di difficile lettura trovandosi una in una zona del masso molto rovinata mentre l’altra è molto consunta ma ancora visibile con luce radente. I centri sacri sono in totale sette graffiti, in maggior parte nella zona destra della roccia, sono molto consunti e sovrapposti tra loro in maniera caotica; si può pensare che il segno del centro sacro abbia un valore nell’atto d’inciderlo, azione che ha un valore ritualizzante, evocativo, magico, propiziatorio.

4.5 Le figure antropomorfe

Nell’arte rupestre una delle figure maggiormente rappresentate è quella antropomorfa, con forme, dimensioni ed espressioni spesso collegate alla sfera magico religiosa. Sulla roccia scoperta, convenzionalmente denominata “Masso degli Antropomorfi”, è in evidenza la particolarità iconografica delle figure graffite che non sono caratterizzate sessualmente: non portano armi e strumenti da lavoro e il corpo è tratteggiato a lisca di pesce. Il volto è identificato con una sottile incisione cruciforme e dei microincavi per gli occhi. Il tratto testa corpo assomiglia a quella della figura di un girino, il tratteggio a lisca di pesce è preciso e in un caso richiama il drappeggio di un vestito o tunica. Cosa, chi rappresentano? Sciamani, pellegrini di passaggio, uomini e donne del popolo, morti? L’ipotesi da noi formulata è che si tratti di rappresentazioni di sacerdoti legati a ritualità associate ai simboli presenti sulla roccia e indicherebbe un luogo di particolare sacralità tellurica, che ci si trova in un luogo che rappresenta l’Omphalos della zona. La zona circostante Poggio Castellare presenta una visione panoramica a 360° sulle vallate sottostanti e forte è il senso di sacralità e spiritualità che emana, un luogo ideale per rappresentare il centro sacro. Le figure graffite sul masso sono in totale otto e presentano queste caratteristiche:

● Antropomorfo 1: misura cm 14 x 12 (apertura braccia), 2 occhi, naso con crocetta, piedi con 5 dita e mani con 4 dita. Nel corpo presenta una linea verticale ben marcata da cui partono linee oblique a lisca di pesce (tipo A).
● Antropomorfo 2: misura cm 6,5 x 5,8, 2 occhi, naso con crocetta, piedi e mani con 4 dita, corpo tipo A. Si tratta della figura antropomorfa più piccola presente sul masso.
● Antropomorfo 3: misura cm 13 x 8, 2 occhi, naso con crocetta, mano Sx con 4 dita, braccio Dx verso il basso mancante della mano, corpo tipo A.
● Antropomorfo 4: misura cm 9 x 8, 4 occhi, naso con crocetta, piedi e mani con 4 dita, corpo tipo A.
● Antropomorfo 5: misura cm 11,5 x 10, 2 occhi, naso con crocetta, piedi e mani con 4 dita, corpo tipo A.
● Antropomorfo 6: misura cm 11 x 4,2, 2 occhi, naso con crocetta, mancante di piedi, braccia e mani, nel corpo ha solo la linea verticale centrale.
● Antropomorfo 7: misura cm 14,5 x 7,5, testa triangolare, 2 occhi, naso e bocca, mani a 5 dita, mancante di piedi. Corpo tipo A.
● Antropomorfo 8: misura cm 27 x 4, 2 occhi, naso e bocca a T rovesciato, mancante di bracci e mani, solo un piede con 4 dita, corpo tipo A. Si tratta della figura più lunga graffita sulla roccia.

5. Conclusioni

Il tratto Pistoia – S. Quirico – Badia a Taona si è rivelato interessante sia dal lato delle evidenze archeologiche che da quello riguardante le incisioni rupestri che confermano la frequentazione e l’importanza dell’antica via, in epoca che va dal XIV al XVII secolo, da pellegrini che dal Castello di Pecunia risalivano il crinale verso Badia a Taona, luogo di certa frequentazione templare, ordine cui apparteneva anche la nobile famiglia fiorentina dei Pazzi, proprietaria dell’abbazia fino al ‘900. Le ricerche, soprattutto nella zona di Poggio Castellare, sono a tutt’oggi in corso con l’obiettivo di individuare nuove testimonianze a sostegno che il masso degli Antropomorfi sia al centro di un luogo sacro.

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