Coordinate 1419

Caricato 8 luglio 2020

Registrato luglio 2020

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1.972 m
1.614 m
0
2,3
4,6
9,29 km

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vicino a Vivaio Piano Noce, Sicilia (Italia)

Itinerario Anello
Partenza/arrivo Battaglietta SP113 / N 37°52'47" - E 14°01'43”
Lunghezza km 9,23
Guadagno/perdita mt 554/-554
Pendenza media 10,56%
Elevazione min/max mt 1611/1979
Tipo di suolo sentiero agevole 87%, sentiero sconnesso 2,2% (km 2,95-3,15), strada 10,8%
Difficoltà livello Medio

L’itinerario si sviluppa sul massiccio del Carbonara, una delle più belle aree paesaggistiche delle Madonie (1). Il percorso è impegnativo e richiede una attenta programmazione, specie per le condizioni meteo che dovranno essere buone, con assenza di nebbia che pregiudicherebbe la sicurezza dell’escursione e, possibilmente, con ottima visibilità per apprezzare i paesaggi.
L’escursione può essere fatta in tutte le stagioni dell’anno, compresa quella estiva per le gradevoli temperature offerte dalla elevata altitudine (1600-2000 mt).
Il complesso del Carbonara ha la forma di un immenso panettone di calcare, con pareti a strapiombo nei versanti nei versanti settentrionale e occidentale mentre a meridione e ad oriente si raccorda morbidamente con il pianoro di Piano Battaglia e con Monte Ferro.
La sua parte sommitale è un vasto altopiano tondeggiante, caratterizzato da una serie di rilievi, Pizzo Carbonara (1979 mt), Pizzo Antenna o della Principessa (1977 mt), Pizzo Palermo (1964 mt) e Pizzo Scalonazzo (1904 mt), e dalla presenza di oltre 400 doline con un diametro da pochi metri ad oltre 300 metri.
Grandi boschi di faggio ammantano le parti più alte del massiccio, mentre alle quote più basse si trovano residui di leccete e, sul versante nord-orientale, anche querceti e roverelle. Meno frequenti, ma con esemplari di grande imponenza l’Acero e l’Olmo montano.
Durante l’escursione una particolare attenzione meritano le formazioni rocciose, per le numerose inclusioni di fossili marini, dai banchi di spugne, alle alghe e coralli anche di notevoli dimensioni.

L’itinerario parte dalla Battaglietta, la dolina più grande delle Madonie insieme a Piano Battaglia.
Da qui ha inizio il sentiero che costeggia la dolina fino a raggiungere le pendici di monte Ferro, da dove inizia un tratto in salita. Dopo un breve tratto di sentiero immerso nella faggeta, si raggiunge un bivio (km 1,3): a destra si scende nella dolina Zottafonda e continuando poi a salire si raggiunge Piano Principessa; noi procederemo a sinistra raggiungendo, dopo avere superato tratti immersi nella faggeta e tratti esposti, le Fosse di San Gandolfo (km 2,2), una spettacolare valle formata da una successione continua di doline.
Dal km 2,95 al km 3,15 il percorso diventa irto e pietroso, proseguendo si arriva a Pizzo Carbonara (km 3,3) che con i suoi 1979 mt slm è la vetta più alta della Sicilia dopo l’Etna. Dalla vetta si godono ampi e spettacolari panorami che si spingono fino all'Etna, ai Nebrodi, alle Eolie, ai monti della Conca d'Oro, ai Monti Sicani ed al centro della Sicilia.
Il percorso prosegue in leggera discesa, costeggiando alcune caratteristiche doline, tra cui la più bella a forma di “anfiteatro” (km 3,9).
Al km 4,2 necessaria deviazione a dx fino a raggiungere un margine del “panettone” del Carbonara, in un ardito ma spettacolare punto panoramico sul Vallone delle Madonie (salto ca. 700 mt).
Ritornati sul sentiero principale, il percorso si svolge, per un paio di km (km 4,2-6,2), quasi in piano prevalentemente nella faggeta. In questa zona si possono osservare numerose inclusioni fossili nella roccia calcarea.
Al km 6,3 seconda deviazione verso i resti del rifugio Scalonazzo ed un particolare punto panoramico verso Piano Battaglia, dove è stata eretta una stele in ricordo del cane Argo, fedele accompagnatore di un escursionista amante delle Madonie.
Ritornati sull’itinerario principale, il sentiero continua in faggeta fino al km 7,2, con una pendenza del 20%. Nel successivo tratto esposto si aprono interessanti scorci paesaggistici verso il litorale di Palermo. Il sentiero termina sulla SP118, che si percorre per 1 km fino alla Battaglietta.

1) Madonie
Il complesso delle Madonie è composto da un mosaico di blocchi, la cui uniformità fisica è solo apparente. E’ facile riconoscere le sostanziali differenze tra le zone centrali di natura calcarea, con morfologia aspra e dura, e le zone periferiche, di natura argilloso-sabbiosa, caratterizzate da morfologia decisamente più dolce.
Il nucleo centrale del massiccio del Carbonara si sviluppa sopra i 1600 metri di quota, da Pizzo Carbonara (1979 m) a Pizzo Antenna (1977 m) e a Monte Ferro (1906 m). E’ separato da un'ampia vallata dal Monte San Salvatore (1912 m) e dal Monte Quacella (1869 m), tipico massiccio dolomitico, da un'altra vallata dal Pizzo Dipilo (1385 m), caratterizzato da profonde balze e dirupi e dal vallone delle Madonie dal massiccio Monte dei Cervi (1794 m).
Fiumi e torrenti solcano in lungo ed in largo questi monti, trasportando l'acqua dalla montagna al mare. L'ampia rete idrografica che interessa le zone periferiche lascia fuori solo le zone centrali dell'altopiano fra Pizzo Carbonara e Pizzo Dipilo dove invece si sviluppa un fitto sistema di circolazione idrica sotterranea, permesso dalle notevoli manifestazioni carsiche.
Gli inverni sono rigidi con temperature in alcuni casi inferiori a -10 °C, ed estati calde ma non afose. Fenomeni come la neve e la nebbia spiuttosto frequenti. La neve si può trovare anche in estate all'interno di doline chiamate "neviere", sopra i 1800 metri.
I fossili che si incontrano facilmente nelle rocce delle Madonie sono testimonianza dei paesaggi oceanici con grandi barriere coralline dell'era secondaria (200-150 milioni di anni fa), poi coperti nel Terziario durante l'avvicinamento tra Africa ed Europa, da sedimenti di varia natura.
Il carsismo è un fenomeno ben rappresentato nelle Madonie. Le manifestazioni superficiali sono rappresentate da doline, valli morte, inghiottitoi, quelle sotterranee da grotte, pozzi e veri e propri abissi. Quelle superficiali rappresentano l'aspetto più evidente della morfologia carsica delle Madonie, in modo particolare nel Carbonara, ove i processi carsici pare abbiano avuto inizio circa due milioni d'anni fa, nel quaternario, sviluppandosi in modo particolare nelle fasi glaciali. Tali processi sono tuttora attivi, sia per le caratteristiche climatiche determinate dall'elevata piovosità (più del doppio della media regionale), sia dalla persistenza del manto nevoso alle quote più elevate, che consente una corrosione prolungata. Si conoscono almeno quattrocento doline, la maggior parte delle quali è ubicata al disopra dei 1600 metri di quota.
Un'altra forma di carsismo particolarmente interessante è quella di Piano Battaglia e della Battaglietta, due depressioni dotate sul fondo di inghiottito.
Le Madonie costituiscono uno scrigno di biodiversità tra i più importanti del Mediterraneo. In un territorio di modeste dimensioni, appena l’1,5% del territorio siciliano, vegetano più di 1500 specie, con ben 170 endemismi.
La principale causa di questa straordinaria ricchezza botanica sono state le glaciazioni. Molte specie centro-europee per potere sopravvivere alle bassissime temperature polari si sono spostate a sud fino in Sicilia, estremo lembo di terra europea prima dell'Africa. Successivamente a causa delle mutazioni del clima, le temperature si sono innalzate e molte specie vegetali, per trovare le condizioni di vita a loro più adatte, hanno risalito le alture delle Madonie, dove si sono isolate e con il passare del tempo hanno generato un elevato numero di endemismi.
Le aree più naturali delle Madonie restano quelle montane, gran parte delle quali è coperta da boschi, garighe e pascoli ricchi di piante erbacee ed arbustive. Diverse sono le specie di piante endemiche, cioè esclusive delle sole Madonie o della Sicilia.
Il caso certamente più noto è quello dell'abete dei Nebrodi (Abies nebrodensis) che deve il nome al fatto che anticamente per Nebrodi s'intendevano le Madonie. Ne sono stati censiti ormai meno di una trentina di esemplari, concentrati nel Vallone Madonna degli Angeli ad una quota compresa fra i 1400 ed i 1650 metri. In tempi recenti, in seguito a un progetto accurato di conservazione in situ, ha ricominciato a produrre strobili con semi fertili, e ciò fa ben sperare per la sua conservazione a lungo termine.
Un'altra specie endemica di notevole interesse è l'astragalo dei Nebrodi, una pianta arbustiva a forma di cuscinetto spinoso, molto simile all'astragalo dell'Etna e vegetante sopra i 1200 metri di quota.
Di particolare interesse è il lecceto di Monte Quacella, ove questa tipica quercia mediterranea s'incontra col faggio, tipico invece del centro Europa. Il fatto è insolito in quanto tra le due formazioni vegetali, lecceto e faggeto, generalmente s'interpone il querceto misto caducifoglio o un altro tipo di vegetazione, caratterizzata da agrifoglio, rovere ed olmo montano.
Il faggio vegeta al disopra dei 1000 metri trovando il suo optimum a 1600-1700 metri di quota; sulle Madonie raggiunge l'estremo limite meridionale occidentale della specie, che è soprattutto diffusa in Europa centrale.
Purtroppo, una nota negativa è l’introduzione nella fauna delle Madonie, negli ultimi decenni, di due specie che stanno gravemente danneggiando l’ambiente. Sono i Cinghiali ed i Daini, che in assenza di specie antagoniste si sono diffuse a dismisura.
Un esempio di quello che succede. Con il termine Basilisco si indica in genere un fungo, il Pleurotus nebrodensis che cresce nel mese di maggio sui pendii più alti delle Madonie. Il fungo è saprofita dei resti della Cachrys ferulacea (ombrellifera anch'essa detta basilisco) dalla quale trae il nome e la particolare e rara essenza che rende pregiata la sua polpa bianca e soda.
Il Basilisco pianta forma delle spettacolari praterie verdi sulle alture delle Madonie, che si trasformano in un vistoso tappeto giallo nella prima quindicina del mese di giugno. Purtroppo la pianta è un foraggio ricercato dai Daini, che negli ultimi anni stanno proliferando in maniera incontrollata sulle Madonie. Quest'anno, siamo nel 2020, le praterie di Basilisco non hanno fiorito, perché i Daini hanno brucato sistematicamente tutti i germogli con gli scapi floreali.
La Cachrys ferulacea è una specie erbacea perenne, cioè con un ciclo di vita superiore ai due anni. La pianta, per qualche anno, riesce a rivegetare attraverso le radici ed il rizoma carnoso, che si mantengono vivi nel periodo di riposo invernale. Ma proprio perché questo sistema di rivegetazione è a termine, il Basilisco fiorisce abbondantemente ogni anno, producendo numerosi semi che gli consentiranno comunque di riprodursi. In assenza della riproduzione per seme le praterie di Basilisco sono destinate a scomparire nell'arco di qualche anno.
parcheggio

Battaglietta P/A

Waypoint

Inghiottitoio Battaglietta

Inghiottitoio della Battaglietta L'inghiottitoio della Battaglietta costituisce una piccola grotta che si apre alla base del versante settentrionale di Monte Spina Puci (1.596 m s.l.m.), nella parte sud-orientale della depressione della Battaglietta. In base alle esplorazioni fino ad oggi condotte, la cavità ha uno sviluppo complessivo di circa 80-100 m ed una profondità di quasi 30 m, terminando con un sifone intasato dal fango. La grotta è caratterizzata da strette e basse gallerie che raramente superano il metro, sia in larghezza che in altezza, in cui si notano le evidenze morfologiche di un abbondante scorrimento idrico attuale, a causa del quale peraltro sono assenti forme di concrezionamento (stalattiti, stalagmiti, ecc.). L'inghiottitoio, oltre a costituire l'ingresso della grotta, rappresenta infatti anche il punto attraverso cui le acque meteoriche e di fusione nivale, drenate dalla depressione della Battaglietta, vengono convogliate nel sottosuolo. Per questo motivo stagionalmente i passaggi più interni vengono ostruiti dal materiale argilloso che vi confluisce, rendendo difficoltose le campagne di esplorazione condotte annualmente da gruppi di speleologi. La visita della grotta è consigliata solo a speleologi esperti e provvisti dell'adeguata attrezzatura.
Waypoint

Corallo fossile

I fossili che si incontrano facilmente nelle rocce delle Madonie sono testimonianza dei paesaggi oceanici con grandi barriere coralline dell'era secondaria (200-150 milioni di anni fa), poi coperti nel Terziario durante l'avvicinamento tra Africa ed Europa, da sedimenti di varia natura.
picco

Monte Ferro

fotografia

Foto

Intersezione

Bivio

Sn dolina Zottafonda e nevaio Principessa Dx Pizzo Carbonara
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Dolina Zottafonda

Dolina Zottafonda
albero

Acero monumentale

Acero monumentale
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Fosse di San Gandolfo

... raggiungendo, dopo e dopo avere superato tratti immersi nella faggeta e tratti esposti, le Fosse di San Gandolfo (km 2,2), una spettacolare valle formata da una successione continua di doline.
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Fioritura Basilisco

Con il termine Basilisco si indica in genere un fungo, il Pleurotus nebrodensis che cresce nel mese di maggio sui pendii più alti delle Madonie. Il fungo è saprofita dei resti della Cachrys ferulacea (ombrellifera anch'essa detta basilisco) dalla quale trae il nome e la particolare e rara essenza che rende pregiata la sua polpa bianca e soda. Il Basilisco pianta forma delle spettacolari praterie verdi sulle alture delle Madonie, che si trasformano in un vistoso tappeto giallo nella prima quindicina del mese di giugno. Purtroppo la pianta è un foraggio ricercato dai Daini, che negli ultimi anni stanno proliferando in maniera incontrollata sulle Madonie. Quest'anno, siamo nel 2020, le praterie di Basilisco non hanno fiorito, perché i Daini hanno brucato sistematicamente tutti i germogli con gli scapi floreali. La Cachrys ferulacea è una specie erbacea perenne, cioè con un ciclo di vita superiore ai due anni. La pianta, per qualche anno, riesce a rivegetare attraverso le radici ed il rizoma carnoso, che si mantengono vivi nel periodo di riposo invernale. Ma proprio perché questo sistema di rivegetazione è a termine, il Basilisco fiorisce abbondantemente ogni anno, producendo numerosi semi che gli consentiranno comunque di riprodursi. In assenza della riproduzione per seme le praterie di Basilisco sono destinate a scomparire nell'arco di qualche anno.
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Dolina

Dolina
picco

Vetta Carbonara 1979 mt

Dal km 2,95 al km 3,15 il percorso diventa irto e pietroso, proseguendo si arriva a Pizzo Carbonara (km 3,3; 1979 mt slm), la vetta più alta della Sicilia dopo l’Etna, da dove si godono ampi e spettacolari panorami che si spingono fino all'Etna, ai Monti Nebrodi, alle Eolie, ai monti della Conca d'Oro, ai Monti Sicani ed al centro della Sicilia.
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Pizzo Palermo

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Pizzo Antenna

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Dolina Anfiteatro

Il percorso prosegue in leggera discesa, costeggiando alcune caratteristiche doline, tra cui la più bella a forma di “anfiteatro” (km 3,9).
Intersezione

Deviazione

Al km 4,2 necessaria deviazione a dx fino a raggiungere un margine del “panettone” del Carbonara
panoramica

Panorama NE

... ardito ma spettacolare punto panoramico sul Vallone delle Madonie (salto ca. 700 mt).
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Corallo fossile

I fossili che si incontrano facilmente nelle rocce delle Madonie sono testimonianza dei paesaggi oceanici con grandi barriere coralline dell'era secondaria (200-150 milioni di anni fa), poi coperti nel Terziario durante l'avvicinamento tra Africa ed Europa, da sedimenti di varia natura.
Waypoint

Dolina

Dolina
Intersezione

Deviazione

rifugio custodito

Rifugio Scalonazzo

Rifugio Scalonazzo
panoramica

Stele Argo

Stele Argo
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Pizzo Scalonazzo

panoramica

Foto

... Nel successivo tratto esposto si aprono interessanti scorci paesaggistici verso il litorale di Palermo
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Il Tè di montagna

Il tè di montagna La Sideritis syriaca è conosciuta in Italia come Stregonia siciliana, piccolo cespuglio che cresce spontaneo su suoli rocciosi, a quote superiori ai 1.000 metri slm. Alto circa 40 cm, ha foglie oblanceolate-spatolate e fiori gialli che compaiono tra maggio e luglio. Viene chiamata dai pastori "erba di muntagna" e ricopre i pascoli sul suolo calcareo del Carbonara. Già nel I sec. d.C il medico greco Dioscoride attribuiva a questo genere di pianta una funzione emostatica utile per curare ferite da armi di ferro; non a caso l’etimologia greca del nome Sideritis significa proprio “ferro”. Proprio per le sue capacità emostatiche, i pastori delle Madonie avevano l’abitudine di portarne sempre qualche foglia con se. Detta anche tè del pastore (i pastori greci usavano farne una tisana durante il pascolo delle greggi in alta montagna), in Grecia ha acquisito tanti nomi diversi a seconda del luogo di origine. A Creta, ad esempio, durante il dominio veneziano è stata ribattezzata “Malotira”, parola di derivazione italiana col significato di “tirar via i mali”, in riferimento alle sue citate virtù benefiche sulla salute umana. I rami fioriti e le foglie sono raccolti durante la fioritura tra giugno e luglio, lasciati essiccare a mazzetti e utilizzati per preparare una tisana molto gradevole. Dall’aroma leggermente floreale, il liquore si caratterizza per un bel colore giallo-oro e un sapore che ricorda vagamente la camomilla e la liquirizia. Senza caffeina, è adatta a tutti e, grazie alle sue proprietà antiinfiammatorie e antibatteriche, è utilissima per alleviare mal di gola, raffreddori, sinusiti e disturbi digestivi. Inoltre svolge un effetto rilassante e ansiolitico facilitando il sonno. Il tè montagna si prepara mettendo in un pentolino una manciata di foglie, fiori e rametti e aggiungendo circa 300 ml d’acqua. Portare a ebollizione e lasciare sobbollire per 3-5 minuti a seconda dell’intensità di gusto desiderata. Spegnere il fuoco e filtrare il decotto. Si può aggiungere miele e/o del limone. In estate il tè di montagna è ottimo bevuto freddo.

1 commento

  • Foto di Eros Barreca

    Eros Barreca 22-ago-2020

    Ho seguito questo percorso  verificato  Vedi altro

    Ottimo consiglio tutto ben tracciato

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