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35,35 km

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vicino Castelfranco in Miscano, Campania (Italia)

Ringrazio Vilma , Enzo e Michele

Per maggiori informazioni:
www.camminodellarcangelo.it
[email protected]


https://www.facebook.com/groups/328172620540455/

http://www.camminafrancigena.it/it/resource/news/il-cammino-dellarcangelo/

Il Cammino dell'Arcangelo
Sull'asse viario della Via Appia Traiana, a Benevento, si innesta un suggestivo cammino, detto Via dell'Arcangelo, o Via dell'Angelo, o Via Micaelica, meta antichissima di pellegrinaggi da tutta l'Europa cristiana longobarda e germanica.

L’apertura della Via Micaelica, come inizio del “peregrinare a livello europeo”, può essere datata al 708, quando sul Monte Tumba, in Normandia, viene fondato il Santuario di “Saint Michel au peril de la mèr”, su reliquie fatte prelevare dal Gargano dal Vescovo Oberto e costruito a sua imitazione. A partire dal X secolo viene costruita sul Monte Pirchiriano, in Val di Susa, la Sacra di San Michele, a metà strada tra Normandia e Gargano, come il terzo grande luogo di culto dell’Angelo in occidente. Ed ecco delinearsi il percorso della Via che vede come tappe più importanti Mont Saint Michel–Le Puy en Velay–Sacra di San Michele in Val di Susa-Roma– Benevento-Monte Sant’ Angelo sul Gargano.

Il Gruppo di ricerca “Terre Alte” nato nell’ambito del Comitato Scientifico del Club Alpino Italiano, che si occupa della ricerca, dello studio e della catalogazione dei “Segni dell’uomo”, dalle più semplici emergenze architettoniche agli antichi percorsi, sia di pellegrinaggio che di comunicazione, nel 2005 riporta in auge l'antica Via Micaelica o Cammino dell’Arcangelo, percorso unitario lungo l’antica Traiana da Benevento al Gargano che, con il Cammino di Santiago di Compostela e con la Francigena, è stato una delle direttrici viarie più importanti di pellegrinaggio del Medioevo.
L’idea viene tramutata in progetto da Vilma Tarantino e Michele del Giudice, rispettivamente delegati di Terre Alte su Benevento e Foggia.
Dopo anni di ricerca dei “Segni dell’uomo”, finalmente il Cammino è stato completato.

Il progetto della Via Micaelica che da Benevento, “Città Santa” della Longobardia minore, giunge a Monte Sant’Angelo, luogo scelto dall’Arcangelo Michele come sede del suo culto terreno (V sec.), prevede un percorso su sentieri o sterrate che (evitando per quanto possibile le strade asfaltate) attraversa monti e valli del Sannio, dell’Irpinia e della Daunia per giungere al Gargano attraverso 9 tappe di circa 20/25 km ciascuna:

1. Benevento - Pietrelcina (15 Km)
2. Pietrelcina - Buonalbergo (22 Km)
3. Buonalbergo - Ariano Irpino /Aequm Tuticum (20 Km)
4. Aequm Tuticum - Monte San Vito / Troia (26 Km)
5. Troia - Lucera (20 Km)
6. Lucera - San Severo (23 Km)
7. San Severo - Santuario di Stignano (21 Km)
8. Santuario di Stignano - San Giovanni Rotondo (21 Km)
9. San Giovanni Rotondo - Monte Sant’Angelo (23 Km)

Il progetto prevede il partenariato attivo di tutti gli Enti Pubblici e Privati dei territori attraversati; in prima istanza le Regioni Campania e Puglia, le Province di Benevento, Avellino e Foggia e i Comuni di Benevento, Pietrelcina, Buonalbergo, Ariano Irpino, Troia, Lucera, San Severo, San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo.

Il progetto del Cammino dell’Arcangelo fa parte di un programma più ampio che prevede, nell’immediato futuro, il raccordo dei sentieri da Roma e Monte Sant’Angelo in una prospettiva internazionale che da Mont Saint Michel giunge a Monte Sant’Angelo.

Per maggiori informazioni: dal sito
www.camminodellarcangelo.it

La riscoperta delle vie di pellegrinaggio, la loro grande frequentazione ( si pensi alle migliaia di pellegrini che frequentano ogni anno tappe del Cammino di Santiago ) non è un fatto casuale, ma risponde ad una serie di esigenze dell’uomo
contemporaneo che, senza rinunciare alla tecnologia e al progresso scientifico, cerca di colmare dei vuoti della sua spiritualità, laica o religiosa che sia. Si è avvertito il bisogno di riavvicinarsi alla natura e di riscoprirla, si è rinnovato
l’amore per il camminare dolce, lontani dal caos cittadino, dalla frenesia del quotidiano.
Quel procedere lentamente, senza la ricerca del gesto atletico, permette di riflettere e meditare su aspetti della propria esistenza, spesso tralasciati, invita a mettersi alla prova, per riscoprire proprie capacità sopite.
Ed ecco il successo del Sentiero di Santiago, la ricerca dei tracciati della Via Francigena e di altre vie storiche incoraggiata anche dal Club Alpino Italiano, in nome della conoscenza e delle tutela del territorio montano su cui queste insistono.
È nato cosi il desiderio del Gruppo “Terre Alte” di riscoprire, con il supporto del mondo accademico,il tracciato storicamente più attendibile, nel Centro Sud, della grande via di pellegrinaggio europea, la Via Micaelica, la prima, in ordine di tempo, e l’unica che ha come meta un Santuario del Sud, San Michele a Monte Sant’ Angelo sul Gargano.
Già a partire dal V-VI secolo il Santuario pugliese, come scrive sull’Osservatore Romano dell’11.09.’08 il Prof. Otranto, punto di riferimento a livello scientifico per la nostra ricerca, era meta di pellegrinaggi di gente di ogni condizione ed estrazione
sociale.
Tra il VI e IX secolo il Santuario visse un periodo di particolare splendore, come attestato dalle iscrizioni (circa 200 incise o graffite nella parte più antica del complesso, tra cui almeno cinque in carattere runico). Durante il medioevo continuarono
a percorrere le vie impervie e i tratturi del Gargano pellegrini provenienti da ogni parte d’Italia, ma anche longobardi, ispanici, franchi, inglesi e sassoni, i quali lasciarono i segni della propria presenza sui muri della grotta e trasformarono il pellegrinaggio al Gargano da fenomeno locale o italico in fenomeno di ampiezza e rilevanza europea, facendo dell’internazionalità il suo segno distintivo.
L’apertura della Via Micaelica, come inizio del “peregrinare a livello europeo”, può essere datata al 708, quando sul Monte Tumba, in Normandia, viene fondato il Santuario di “ Saint Michel au peril de la mèr”, su reliquie fatte prelevare dal Gargano dal Vescovo Oberto e costruito a sua imitazione. A partire dal X secolo viene costruita sul Monte Pirchiriano, in Val di Susa, laSacra di San Michele, a metà strada tra Normandia e Gargano, come il terzo grande luogo di culto dell’Angelo in occidente. Ed ecco delinearsi il percorso della Via che vede come tappe più importanti Mont Saint Michel–Le Puy en Velay–Sacra di san Michele in Val di Susa-Roma– Benevento-Monte Sant’ Angelo sul Gargano. l’itinerario si sviluppa generalmente sulla Via Francigena da Mont Saint Michel a Roma, sull’Appia da Roma a Benevento, sulla Traiana da Benevento a Troia e da Troia a Monte Sant’Angelo sul Gargano sulla Via Francesca detta anche “Strata peregrinorum” o “Strata Michaelica”. Durante il Medioevo sia l’Appia che la Traiana assumono anch’ esse il nome di
Via Francigena. Inizia così un flusso di pellegrini tra i paesi franchi e il Santuario Garganico, considerato come meta finale o come tappa intermedia prima di imbarcarsi per la Terra Santa.
Sarà proprio la difficoltà di raggiungere i Sacri luoghi, dopo la fine dell’epoca crociata o per altre ragioni, a far sì che Monte Sant’ Angelo diventasse, per lunghi periodi, la meta del Pellegrinaggio. La si poteva raggiungere con vari percorsi, così come si evince dai racconti degli antichi pellegrini o dai numerosi saggi.
Il più frequentato, dice il Piemontese (San Michele e il suo Santuario, Foggia 1999) partiva da Roma per poi dirigersi verso Benevento, dopo aver attraversato Anagni, Frosinone e Montecassino.
Da Benevento proseguiva verso Ariano Irpino
per poi immettersi lungo gli itinerari che conducevano al Gargano. Il Prof. Infante, dell’Università di Foggia nel suo saggio “I cammini dell’Angelo nella Daunia tardo antica e medievale” ci parla appunto dei reticoli di strade percorse dai pellegrini verso il Gargano. Da alcuni anni, i Gruppi Terre Alte di Benevento e di Foggia, coordinati rispettivamente da Vilma Tarantino e Michele del Giudice, hanno iniziato a lavorare per la ripresa del Cammino dell’Arcangelo (tratto finale della Via Micaelica) da Benevento a Monte Sant’ Angelo, con l’obiettivo di privilegiare sentieri, carrarecce e tratturi, anche per dare un contributo alla rinascita delle zone interne del nostro Appennino. I percorsi sono stati individuati intervistando anziani protagonisti di pellegrinaggi, consultando archivi abbaziali e parrocchiali, ricercando riferimenti storico-culturali che legittimassero un certo itinerario, attingendo a studi e ricerche effettuate dal Prof. Giorgio Otranto e dai docenti del Dipartimento di Studi Classici e Cristiani dell’Università di Bari, dal Prof. Pietro Dalena dell’Università della Calabria, dal Prof. Renzo Infante dell’Università di Foggia, ma soprattutto verificando i percorsi “con i piedi” (come suggeriva Giustino Fortunato), consumando scarponi
e potenziando muscoli. Lasciate le colline sannite e irpine, ricche di storia e di emergenze archeologiche (dal Ponte Valentino, al ponte delle Chianche sulla Via Appia Traiana, a Aequum Tuticum, città sannita poi romanizzata) si passa alla Daunia, con la Statio di Aecae (riportata nella Tabula Peutingeriana) a Troia, famosa per la sua Cattedrale e ricordata
per i quattro hospitalia per pellegrini a Lucera, ricca di ricordi federiciani, a San Severo. Dopo l’attraversamento della “meseta” pugliese, eccoci ad uno dei percorsi più emozionanti del percorso garganico: il Convento Santuario di
San Matteo, già abbazia benedettina di San Giovanni de Lama, la chiesa santuario di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, i ruderi di Sant’ Egidio e di San Nicola, la chiesetta della Madonna degli Angeli e infine la Grotta dell’Arcangelo.
Michele del Giudice, che vi ha lavorato dal 1998, descrive così la via: «È un cammino emozionante perché attraversa un territorio che cambia aspetto continuamente, mettendo in risalto la bellezza naturale e mistica che il Monte Gargano

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